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Gli allevamenti intensivi e l’analisi costi/benefici

4 Mag

di Anna Pellanda

 

allevamenti%20inten_%20(polli)   La diversità tra uomo e animale, dapprima rintracciata nelle religioni orientali e nei tre monoteismi, viene ora studiata nella realtà del suo sfruttamento economico con l’aiuto dell’Analisi Costi/Benefici (d’ora in poi ACB). Nell’agire economico, a differenza , che nella sfera religiosa, scompare il rapporto tra Dio, uomo e animali e vale solo il più terragno antropocentrismo. L’uomo avoca la centralità dell’universo e il diverso-animale viene assoggettato alla finalità di rendimento negli affari, nello sport, nei circhi, nella ricerca scientifica. Si deve allora cercare se questo multidirezionale sopruso antropocentrico sia riconducibile a una spiegazione comune. Questa è individuata nell’ACB che risale all’opera di Jule Dupuit, De la Mesure de l’Utilité des Travaux Publics del 1844. Oggi essa, per quanto riguarda i progetti privati, si avvale dei prezzi ombra per omogeneizzare costi e benefici, del saggio di interesse di mercato per collegare i tempi diversi di esborsi e realizzi e dei criteri più comuni del Valore Attuale Netto (VAN) oppure del Rapporto B/C (RBC). Gli allevamenti intensivi di bovini, maiali, ovini e pollame sono una conferma reale di questa analisi, tutta impostata sulla riduzione dei costi rispetto ai benefici. Inoltre essi si avvalgono delle economie di scala; ciò significa che maggiore è il numero degli animali allevati e minore è sia il costo del loro acquisto (nazionale o internazionale) nel primo ciclo produttivo sia il costo del loro successivo nutrimento, ridotto per le grandi quantità di foraggi e mangimi acquistate (economie di scala pecuniarie). Si possono realizzare anche economie di scala reali se, per esempio, si meccanizza al massimo la raccolta del latte e delle uova con dispositivi tecnici appositi. Ma anche economie di scala esterne sono possibili se si trasportano e macellano gli animali in mattatoi il più vicino possibile agli allevamenti. Continua a leggere

Politiche per il rilancio dell’economia italiana

18 Apr

Abbiamo rivolto ad alcuni economisti questa domanda: Quali sono i 5 o 6 provvedimenti principali che possono rilanciare la crescita e L’OCCUPAZIONE PRODUTTIVA in Italia?   – Dopo Paolo Pini e Marcello Messori risponde Paolo Pettenati. Prossimamente risponderanno anche Vera Negri Zamagni, Adriano Giannola, Lilia Costabile, Stefano Zamagni.

Risponde Paolo PettenatiUniversità Politecnica delle Marche

euro-politiche-economichePer rilanciare l’economia italiana è indispensabile in via preliminare una riforma del sistema elettorale e/o istituzionale che consenta al Paese di esprimere un governo stabile e autorevole.

Obbiettivo primario del governo dovrà essere l’aumento della competitività del sistema economico per evitare che l’auspicata crescita del PIL si traduca in disavanzi della bilancia commerciale e quindi in un insostenibile aggravio dell’indebitamento con l’estero. A tal fine è necessario superare la sterile contrapposizione tra politiche della domanda e politiche dell’offerta: l’esperienza storica internazionale insegna, infatti, che ambedue le lame della forbice marshalliana sono indispensabili per tagliare il nodo gordiano che frena la crescita. Continua a leggere

Econonuestra´s proposal

26 Nov

Il 20 novembre 2012 il Real World Economics Review Blog ha pubblicato un lungo e interessante Manifesto di Econonuestra in inglese . E’ una proposta “per promuovere un dibattito sulla crisi”. Qui pubblichiamo in traduzione alcuni passi significativi. Continua a leggere

Crisi, giovani e lavoro manuale

4 Ott

di GIANLUCA PALMA

Recessione, stagnazione, disoccupazione fanno tutte rima con frustrazione. E’ la frustrazione infatti lo stato d’animo più diffuso fra i giovani. Eppure se venti anni fa in Italia gli under 30 erano oltre 30 milioni, adesso sono poco più che dimezzati. Quindi, visto che la dinamica socio-economia contemporanea non è peggiore di allora, verrebbe facile affermare: meno pretendenti ai posti di lavoro disponibili, più giovani occupati. Invece accade il contrario. Continua a leggere

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