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“Il momento più pericoloso per l’umanità”

2 Dic

di Stephen Hawkingil documento, 2 dic. 2019

Esattamente 3 anni fa (il 2 dic. 2016) uscì su Real-World Economics Review Blog uno splendido articolo di Hawking (morto nel marzo 2018), preso dal Guardian. Lo abbiamo tradotto in gran parte.

“Comunque la pensiamo sulla decisione degli elettori britannici di rifiutare l’appartenenza all’Unione Europea e quella degli americani di accettare Donald Trump come presidente, non c’è dubbio per i commentatori che questo fosse un grido di rabbia della gente che si sentiva abbandonata dai suoi leader. …
La preoccupazione espressa da questi voti per le conseguenze economiche della globalizzazione e per l’accelerato cambiamento tecnologico è del tutto comprensibile. L’automazione ha già decimato i posti di lavoro nella manifattura tradizionale, e la crescita dell’intelligenza artificiale tende ad allargare ai ceti medi la distruzione di posti di lavoro, lasciando solo il lavori di manutenzione, creativi e di supervisione.
Ciò, a sua volta, produrrà un’accelerazione nell’allargarsi delle diseguaglianze economiche nel mondo. Internet e le piattaforme che esso rende possibili permettono a piccoli gruppi di individui di fare enormi profitti impiegando poche persone. Ciò è inevitabile, è il progresso, ma è anche socialmente distruttivo.
Dobbiamo aggiungere a questo il crollo finanziario, che ha rivelato alla gente come pochissimi individui della finanza possano avere enormi guadagni, mentre il resto di noi accetta questo fatto e paga il conto quando la loro ingordigia ci porta fuori strada. Nell’insieme viviamo in un mondo in cui la disuguaglianza finanziaria si allarga invece di diminuire, in cui molti vedono scomparire non solo il loro livello di vita abituale ma la stessa capacità di guadagnarsi la vita. Non c’è quindi da meravigliarsi che questa gente cerchi nuove politiche, come quelle che Trump e la Brexit sembrano rappresentare.
Un’altra conseguenza imprevista dell’estendersi di internet e dei social media a tutto il mondo è che la grandezza di queste disuguaglianze appare di più oggi rispetto al passato. …
… Questo significa anche che la vita della gente più ricca delle zone più prospere del mondo è oggi visibile a chiunque abbia accesso al cellulare, per sia quanto povero. E siccome adesso nell’Africa sub-sahariana c’è più gente che ha un cellulare di quanti hanno accesso all’acqua potabile, questo significa che quasi nessuno nel nostro affollato pianeta potrà evitare di vedere la disuguaglianza.
Le conseguenze di ciò sono chiare: i poveri delle campagne si ammassano nelle città, nelle baraccopoli, attirati dalla speranza. E spesso, accorgendosi che il paradiso di Instagram lì non c’è, lo cercano oltremare, aggiungendosi al crescente numero di migranti economici che vanno in cerca di una vita migliore. Questi migranti a loro volta premono sulle infrastrutture e l’economia dei paesi di arrivo, mettendo in pericolo la tolleranza e facendo crescere ancor più il populismo politico.
L’aspetto preoccupante di tutto questo credo sia che adesso, più che in qualsiasi altro momento della nostra storia, la nostra specie deve lavorare unita. Dobbiamo affrontare terribili sfide sull’ambiente: il cambiamento climatico, la produzione di cibo, la sovrappopolazione, la decimazione delle altre specie, le malattie epidemiche, l’acidificazione degli oceani.
Questi fenomeni nel loro insieme ci ricordano che siamo nel momento più pericoloso dello sviluppo umano. Adesso abbiamo la tecnologia capace di distruggere il pianeta su cui viviamo, ma non abbiamo ancora la capacità di lasciarlo. Forse fra qualche centinaio d’anni potremo avere colonie umane fra le stelle, ma adesso abbiamo solo un pianeta, e dobbiamo lavorare insieme per proteggerlo.
Per far questo, dobbiamo abbattere, non costruire barriere dentro e fra le nazioni. Se possiamo avere una possibilità di farlo, i leader del mondo devono prendere atto che hanno fallito e stanno fallendo in maggioranza. Col le risorse concentrate sempre più nelle mani di pochi, dovremo imparare a condividere molto più di adesso.
Con la sparizione, non solo di posti di lavoro, ma di interi settori industriali, dobbiamo aiutare la gente a rieducarsi per un nuovo mondo e nel frattempo sostenerla finanziariamente. Se le comunità e le economie non riescono a sostenere gli attuali livelli di emigrazione, dobbiamo fare di più per accelerare lo sviluppo globale, poiché questo è il solo modo per persuadere i milioni di migranti a cercare il futuro a casa loro.
Possiamo farlo, sono un grande ottimista sulla mia specie; ma è necessario che le élite, da Londra ad Harvard, da Cambridge a Hollywood, imparino la lezione del passato, che imparino soprattutto una certa umiltà”.

L’aiuto internazionale alla repressione in Etiopia

16 Gen

 il documento 16-1-2017 

Giulia Franchi e Luca Manes hanno scritto un impressionante opuscolo sulle devastazioni ambientali ed umane perpetrate in Etiopia con l’attivo sostegno del cosiddetto aiuto internazionale e in particolare di quello italiano.[1] I due autori descrivono innanzitutto i tortuosissimi ostacoli frapposti dal governo etiope alla documentazione su quanto avviene nella valle dell’Omo, una vasta regione che confina con il Kenya. Gli ostacoli sono tali che gli autori non sono riusciti a raggiungere la regione, e hanno solo potuto raccogliere drammatiche testimonianze della popolazione locale. Continua a leggere

Perché i sarahawi hanno paura del milione di Obama

2 Mag

Il documento 2-5-2016  di Giorgia Grifoni (su NENA News)

Sahara  Occidentale, Il muro.Western Sahara, The wallGli Stati Uniti tornano a farsi sentire sulla questione saharawi, stanziando un milione di dollari per un programma che mira a “sostenere il popolo del Sahara occidentale perché formi legami significativi con le organizzazioni della società civile e del governo locale”. Continua a leggere

La storia di Nadia

22 Feb

 Il documento 22-2-2016 di Dante Blagho

damascoLa settimana scorsa Nadia Sukkar (nome convenzionale) è stata a casa mia. Veniva da Aleppo dove l’ho conosciuta nel 1994, come alunna dei corsi d’italiano all’Università e poi, fino a oggi, carissima amica di famiglia, anzi una figlia. Ecco la sua storia. Continua a leggere

Gran Bretagna: la ricchezza del 10% più ricco …

28 Mag

flash 28-5-2015

 Gran Bretagna: la ricchezza complessiva del 10% più ricco della popolazione è quasi 5 volte quella del 50% più povero

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Source: ONS [Office for National Statistics (inglese)]

Socialising losses, privatising gains (in trade and investment agreements)

25 Mag

Il documento  25–5-2015

 by SOMO and other associations

Socialising losses, privatising gains.

Socialising losses, privatising gains.

2.4. Regulatory chill

The limitation of policy space as a result of investment protection provisions is often termed ‘regulatory freeze’. Bilateral investment treaties, as well as other trade and investment agreements like CETA and TTIP ensure that any changes in the regulatory framework, whether or not they relate directly to trade and investment, are open to challenges from foreign investors who can argue that policy changes constitute a regulatory taking and therefore equate to an indirect expropriation, or that they violate their right to a ‘stable regulatory environment’, their entitlement to ‘fair and equitable treatment’ or their ‘legitimate expectations’ in relation to their investments. Continua a leggere

US wages and profits 1970-2014

22 Mag

flash 21/5/2015

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Fonte: Fred Graph (Federal Reserve Economic Data – Chartes)

The rise and decline of US median family income

14 Mag

flash 14-5-2015

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Economic Policy Institute, March 23, 2015  (da Paul Krugamn, “Slandering the 70s”, in New York Times, 8 marzo 2015)

Mazzucato: Servono grandi investimenti in Europa

7 Mag

Flash 7/5/2015

new_premises_bigUn bell’articolo di Mariana Mazzucato (“Europa, ascolta le parole di Atene”, la Repubblica 16/3/2015) mostra nel modo più chiaro gli errori dell’UE nella lotta alla crisi. L’autrice parte dalla sua nota tesi che in periodo di crisi il settore pubblico – anziché contenere le spese, come dicono le politiche di austerità – deve aumentarle. Ciò, sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo, come spiega Richard Koo, l’Europa ha confuso i propri problemi strutturali con i problemi di bilancio. Durante la crisi le imprese e i privati sono oppressi dai debiti, perciò le une non investono e gli altri non spendono, anche quando i tassi di interesse sono molto bassi. Continua a leggere

Per aumentare gli investimenti non serve aumentare il risparmio

30 Apr

Flash 30-4-2015

risparmio_economicoIn un interessante articolo di Fabian Lindner, “Does Saving Increase the Supply of Credit? A Critique of Loanable Funds Theory”, World Economic Review, 4, 2015, pp. 1-26, sembrano tornare di attualità le analisi di Schumpeter sulla creazione di credito e quelle di Keynes sul fatto che gli investimenti non dipendono dal costo del denaro (spesso si trascura la fondamentale connessione tra queste due analisi). L’autore sostiene che non è vero che l’aumento di risparmio aumenti l’offerta di credito, come in genere si crede. Nell’interpretazione dominante, un maggior risparmio, ottenuto abbassando i consumi, aumenta l’offerta di credito, quindi abbassa i tassi d’interesse e, infine, accresce i capitali disponibili per l’investimento. In realtà, argomenta l’autore, l’offerta di credito è del tutto indipendente dal volume del risparmio, perciò ridurre i consumi non serve a nessuno. Addirittura il risparmio finanziario, cioè l’accumulo di capitali finanziari, riducendo i redditi di altri consumatori, riduce anche la loro capacità di spesa e di risparmio. L’autore spiega che l’eccesso di risparmio, lungi dal provocare un eccesso nell’offerta di credito e quindi un abbassamento dei tassi d’interesse, porta a un eccesso nell’offerta di beni e servizi o/e di lavoro, e ciò abbasserà sia i prezzi che la produzione. Continua a leggere