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L’aiuto internazionale alla repressione in Etiopia

16 Gen

 il documento 16-1-2017 

Giulia Franchi e Luca Manes hanno scritto un impressionante opuscolo sulle devastazioni ambientali ed umane perpetrate in Etiopia con l’attivo sostegno del cosiddetto aiuto internazionale e in particolare di quello italiano.[1] I due autori descrivono innanzitutto i tortuosissimi ostacoli frapposti dal governo etiope alla documentazione su quanto avviene nella valle dell’Omo, una vasta regione che confina con il Kenya. Gli ostacoli sono tali che gli autori non sono riusciti a raggiungere la regione, e hanno solo potuto raccogliere drammatiche testimonianze della popolazione locale. Continua a leggere

Perché i sarahawi hanno paura del milione di Obama

2 Mag

Il documento 2-5-2016  di Giorgia Grifoni (su NENA News)

Sahara  Occidentale, Il muro.Western Sahara, The wallGli Stati Uniti tornano a farsi sentire sulla questione saharawi, stanziando un milione di dollari per un programma che mira a “sostenere il popolo del Sahara occidentale perché formi legami significativi con le organizzazioni della società civile e del governo locale”. Continua a leggere

La storia di Nadia

22 Feb

 Il documento 22-2-2016 di Dante Blagho

damascoLa settimana scorsa Nadia Sukkar (nome convenzionale) è stata a casa mia. Veniva da Aleppo dove l’ho conosciuta nel 1994, come alunna dei corsi d’italiano all’Università e poi, fino a oggi, carissima amica di famiglia, anzi una figlia. Ecco la sua storia. Continua a leggere

Gran Bretagna: la ricchezza del 10% più ricco …

28 Mag

flash 28-5-2015

 Gran Bretagna: la ricchezza complessiva del 10% più ricco della popolazione è quasi 5 volte quella del 50% più povero

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Source: ONS [Office for National Statistics (inglese)]

Socialising losses, privatising gains (in trade and investment agreements)

25 Mag

Il documento  25–5-2015

 by SOMO and other associations

Socialising losses, privatising gains.

Socialising losses, privatising gains.

2.4. Regulatory chill

The limitation of policy space as a result of investment protection provisions is often termed ‘regulatory freeze’. Bilateral investment treaties, as well as other trade and investment agreements like CETA and TTIP ensure that any changes in the regulatory framework, whether or not they relate directly to trade and investment, are open to challenges from foreign investors who can argue that policy changes constitute a regulatory taking and therefore equate to an indirect expropriation, or that they violate their right to a ‘stable regulatory environment’, their entitlement to ‘fair and equitable treatment’ or their ‘legitimate expectations’ in relation to their investments. Continua a leggere

US wages and profits 1970-2014

22 Mag

flash 21/5/2015

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Fonte: Fred Graph (Federal Reserve Economic Data – Chartes)

The rise and decline of US median family income

14 Mag

flash 14-5-2015

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Economic Policy Institute, March 23, 2015  (da Paul Krugamn, “Slandering the 70s”, in New York Times, 8 marzo 2015)

Mazzucato: Servono grandi investimenti in Europa

7 Mag

Flash 7/5/2015

new_premises_bigUn bell’articolo di Mariana Mazzucato (“Europa, ascolta le parole di Atene”, la Repubblica 16/3/2015) mostra nel modo più chiaro gli errori dell’UE nella lotta alla crisi. L’autrice parte dalla sua nota tesi che in periodo di crisi il settore pubblico – anziché contenere le spese, come dicono le politiche di austerità – deve aumentarle. Ciò, sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo, come spiega Richard Koo, l’Europa ha confuso i propri problemi strutturali con i problemi di bilancio. Durante la crisi le imprese e i privati sono oppressi dai debiti, perciò le une non investono e gli altri non spendono, anche quando i tassi di interesse sono molto bassi. Continua a leggere

Per aumentare gli investimenti non serve aumentare il risparmio

30 Apr

Flash 30-4-2015

risparmio_economicoIn un interessante articolo di Fabian Lindner, “Does Saving Increase the Supply of Credit? A Critique of Loanable Funds Theory”, World Economic Review, 4, 2015, pp. 1-26, sembrano tornare di attualità le analisi di Schumpeter sulla creazione di credito e quelle di Keynes sul fatto che gli investimenti non dipendono dal costo del denaro (spesso si trascura la fondamentale connessione tra queste due analisi). L’autore sostiene che non è vero che l’aumento di risparmio aumenti l’offerta di credito, come in genere si crede. Nell’interpretazione dominante, un maggior risparmio, ottenuto abbassando i consumi, aumenta l’offerta di credito, quindi abbassa i tassi d’interesse e, infine, accresce i capitali disponibili per l’investimento. In realtà, argomenta l’autore, l’offerta di credito è del tutto indipendente dal volume del risparmio, perciò ridurre i consumi non serve a nessuno. Addirittura il risparmio finanziario, cioè l’accumulo di capitali finanziari, riducendo i redditi di altri consumatori, riduce anche la loro capacità di spesa e di risparmio. L’autore spiega che l’eccesso di risparmio, lungi dal provocare un eccesso nell’offerta di credito e quindi un abbassamento dei tassi d’interesse, porta a un eccesso nell’offerta di beni e servizi o/e di lavoro, e ciò abbasserà sia i prezzi che la produzione. Continua a leggere

The Pitchforks Are Coming… For Us Plutocrats

27 Apr

Il documento  27-4-15 by Nick Hanauer

You probably don’t know me, but like you I am one of those .01%ers, a proud and unapologetic capitalist. I have founded, co-founded and funded more than 30 companies across a range of industries—from itsy-bitsy ones like the night club I started in my 20s to giant ones like Amazon.com, for which I was the first nonfamily investor. Then I founded aQuantive, an Internet advertising company that was sold to Microsoft in 2007 for $ 6.4 billion. In cash. My friends and I own a bank. I tell you all this to demonstrate that in many ways I’m no different from you. Like you, I have a broad perspective on business and capitalism. And also like you, I have been rewarded obscenely for my success, with a life that the other 99.99 percent of Americans can’t even imagine. Multiple homes, my own plane, etc., etc. You know what I’m talking about. In 1992, I was selling pillows made by my family’s business, Pacific Coast Feather Co., to retail stores across the country, and the Internet was a clunky novelty to which one hooked up with a loud squawk at 300 baud. But I saw pretty quickly, even back then, that many of my customers, the big department store chains, were already doomed. I knew that as soon as the Internet became fast and trustworthy enough—and that time wasn’t far off—people were going to shop online like crazy. Goodbye, Caldor. And Filene’s. And Borders. And on and on. Continua a leggere

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