Archivio | WELFARE RSS feed for this section

L’abbaglio sul welfare state

5 Feb

di Cosimo Perrotta

I temi dello sviluppo – febbr. 2018

Negli stati dell’Europa centro-occidentale – ma anche in altre economie mature – si svolsero dal 1950 al 1975 ca. due grandi processi economici, una crescita lunga e impetuosa e un enorme aumento della spesa pubblica per scopi sociali (che va sotto il nome di welfare state). Il benessere aumentò rapidamente e coinvolse, per la prima volta, i ceti che stavano al fondo della scala sociale. Furono assicurate a tutti pensioni, assistenza sanitaria, scuole fino ai 14 anni, case, garanzie sindacali, protezione delle fasce deboli. Si crearono strade, autostrade, ferrovie e altre infrastrutture. L’elettricità, l’acqua corrente, la rete fognaria raggiunsero gran parte delle famiglie. A questo si aggiunsero, grazie all’aumento dell’occupazione, le spese private per la vita domestica: lavatrice, frigorifero, telefono, televisione, automobile.

Crescita e aumento della spesa sociale era connessi. Ma in che modo? Qui le tre grandi scuole economiche allora in auge divergevano.

I neo-classici (spesso liberisti in politica) consideravano la spesa sociale una spesa improduttiva, che sottraeva ricchezza all’investimento privato. Persino la spesa pubblica in quanto tale, era considerata improduttiva, con l’eccezione di Hansen (1) e qualche altro. Quindi la spesa per il welfare frenava lo sviluppo e lo spirito imprenditoriale a vantaggio dell’assistenzialismo. (2)

Anche i marxisti, seguendo l’approccio classico di Marx, ritenevano improduttiva la spesa sociale. Tuttavia questa spesa non andava a danno del capitale, anzi era richiesta da esso. Il capitalismo – argomentavano – doveva impiegare improduttivamente una parte crescente del sovrappiù per evitare che il mercato si saturasse per eccesso di offerta, e che l’accumulazione si ingolfasse. (3) Ma così la crescita diventava solo un aumento continuo di improduttività e parassitismo.

Invece i keynesiani difendevano la spesa sociale perché, innalzando la domanda, sosteneva lo sviluppo. Tuttavia essi trascuravano il fatto che questo avviene solo nel breve periodo. Per lo sviluppo di lungo periodo è necessario, non solo estendere gli investimenti, ma anche accrescere la produttività. Altrimenti la spesa sociale diventa insostenibile.

Dunque, per i neo-classici la spesa sociale frenava la crescita; per i marxisti, era la crescita ad alimentare la spesa sociale come impiego improduttivo del sovrappiù; per i keynesiani la spesa sociale sosteneva l’accumulazione.

 

L’inganno di tutti era di vedere la spesa sociale come mera spesa assistenziale, senza accorgersi che essa era il più grande investimento in capitale umano mai avvenuto. Un investimento che ha innalzato enormemente la produttività del lavoro e ha permesso un aumento mai visto del benessere. Dunque il welfare non era mero assistenzialismo (come credevano persino i suoi difensori); esso apriva una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

Ingannati dallo schema assistenzialistico, gli imprenditori – verso la fine degli anni Sessanta – videro con angoscia la crescita dei salari e della spesa per il welfare, convinti che a pagare tutto ciò fosse il profitto. Questa stessa convinzione indusse alcuni neo- ricardiani, su posizioni opposte, a teorizzare il salario come variabile indipendente (deformando il concetto di Ricardo del salario come variabile esogena), e pensarono di usarlo come grimaldello per far “saltare il sistema”.

Fu questa doppia miopia teorica e politica a sancire la crisi del welfare state. Se lo si fosse considerato come un grande investimento, si sarebbero cercati nuovi settori d’impiego del capitale, nuovi bisogni da soddisfare, nuovi consumi produttivi – come quelli descritti nel nostro post del settembre scorso sul capitale umano (ricordiamo il risanamento ambientale, il riassetto del territorio, l’apparato organizzativo per il controllo del territorio, nuova istruzione, ricerca, ecc.). Si tratta di bisogni necessari che il mercato tuttora non soddisfa e che ancora oggi basterebbero a riavviare lo sviluppo.

Oggi continuiamo a raccontarci che la crisi – che dura, in modo intermittente, da 40 anni, o come ristagno o come recessione – è dovuta al ciclo economico, cioè alle fluttuazioni di breve periodo! Nonostante questo, pur tra mille incertezze, si è affermata l’idea che l’investimento per nuovi consumi come quelli suddetti non è improduttivo, e che può riavviare lo sviluppo. Ma ci blocchiamo di nuovo di fronte alla domanda: dove troviamo i soldi? Cercheremo di rispondere il mese prossimo.

1 Alvin Hansen, Fiscal Policy and Business Cycle, London, Allen & Unwin, 1941. Idem, Business Cycle and National Income, stesso ed., 1951.

2 Robert Bacon – Walter Eltis, Britain’s Economic Problem: Too Few Producers. London: Macmillan, 1976.

3 Vedi, fra i tanti, Paul Sweezy, The Theory of Capitalist Development (1942), London: Dobson, 1962, online: wordpress.com . Joseph Gillman, Il saggio di profitto (1957), Roma: Ed. Riuniti, 1961. Paul Baran – P. Sweezy (1966), Monopoly Capitalism, New York – London: Modern Reader, 1968; online: scribd.com .

Annunci

Lavoro per la famiglia e lavoro esterno. Per le donne del Sud conciliarli è più difficile

6 Lug

larticolo 6-7-2015 di Claudia Sunna

logoconciliazione_a-1-300x195Il tema chiamato della conciliazione fra tempi di vita e lavoro, indica il problema di come distribuire il tempo di attività fra impegni familiari e impegni del lavoro esterno. Questo problema non dovrebbe essere distinto dal tema delle politiche per il lavoro e del divario occupazionale fra uomini e donne. Continua a leggere

Intervista a Gallino sul reddito minimo: prima il lavoro

23 Mar

Il documento  23-3-2015 di Sara Farolfi

Per uscire dalle secche della crisi va riportata in cima all’agenda politica la piena occupazione. Perché avere un lavoro è più importante che avere un reddito e la perdita del lavoro può infliggere danni maggiori della povertà stessa. Parla il sociologo Luciano Gallino Continua a leggere

Emilia Romagna: l’economia solidale si fa legge

12 Mar

Flash 12-3-15

Mondo2-590x400Non fare da soli tutto quello che è possibile fare insieme: è questa l’essenza del nuovo Progetto di legge regionale “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale” su impulso del CRESER Continua a leggere

OECD, Speranza di vita e spesa sanitaria

26 Giu

Immagine

Beni pubblici, beni comuni e nuove forme di cittadinanza

16 Giu

di Sofia Costanza

Negli ultimi anni anche in Italia c’è stato un proliferare di campagne per la tutela dei beni comuni, dai referendum sull’acqua alla richiesta di socializzare la Cassa Depositi e Prestiti. È forse in atto un cambiamento culturale? Il dibattito sui beni pubblici, collettivi o privati, risale almeno agli anni ’50, con le loro contrapposizioni ideologiche. Continua a leggere

Cittadinanza per gli stranieri: una priorità da paese civile

12 Mag

di Arianna Genovese

Il riconoscimento della cittadinanza degli stranieri residenti in Italia è un nodo cruciale per lo sviluppo di un paese che intenda definirsi civile.

Dagli anni Novanta l’Italia, da paese con una lunga storia di emigrazione, è divenuto paese di crescente immigrazione, e oggi rappresenta una tappa intermedia per le migrazioni dirette verso il nord Europa.

In questi trent’anni la normativa sull’emigrazione è mutata più volte, senza riuscire ad armonizzare regole e diritti, con un’evidente incapacità politica e legislativa nell’affrontare questi temiin modo complessivo. Continua a leggere

Abbiamo bisogno di ripensare e riscrivere le immagini e i simboli del benessere

29 Ago

di Luigino Bruni *

benessere4u.iobloggo.comPerché sempre più gente corre nei parchi, pedala lungo le strade, fa ginnastica ballando gioiosamente in gruppo sulle spiagge? Per diverse buone ragioni, ma è certo che il nostro corpo non ha ancora capito che il mondo è cambiato – almeno in molte parti del pianeta – e continua a renderci piacevoli cibi grassi e calorici, e meno attraenti verdure e cibi magri. E si capisce bene, se pensiamo che per un centinaio di migliaia di anni (se vogliamo limitarci al giovane homo sapiens) abbiamo vissuto in un ambiente povero di calorie essenziali per cacciare, riscaldarsi, fuggire dai predatori, sopravvivere. I tempi di cambiamento dell’organismo umano sono molto più lunghi dei mutamenti sociali e culturali. Continua a leggere

Iniziativa dei cittadini europei per il Reddito di base incondizionato

4 Lug

di Emanuele Murra

cropped-logo-eci-ubi-eifbi

Spett.le Redazione,

mentre in Italia il reddito di cittadinanza è stato uno dei principali temi di confronto nelle scorse elezioni politiche, al di là delle Alpi si dava avvio ad un processo che potrebbe rivelarsi decisivo per la costruzione dell’Europa dei cittadini e dei diritti sociali: l’iniziativa dei cittadini europei per il reddito di base incondizionato. Continua a leggere

L’inefficienza della disuguaglianza

24 Giu
"Chi troppo chi niente" di Emauela Ferragina - Rizzoli, 2013

“Chi troppo chi niente” di Emauela Ferragina – Rizzoli, 2013

di Valeria Cirillo

Al pari dell’analisi su aid-effectiveness, sviluppatasi negli ultimi anni in economia dello sviluppo, sulla cosiddetta efficacia degli aiuti internazionali, anche in economia politica e in politica economica sta riemergendo uno storico dibattito circa l’impatto delle disuguaglianze sul funzionamento del sistema-paese, sia termini economici che politici. Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: