Archivio | SVILUPPO: POLITICHE E PROGETTI RSS feed for this section

E’ possibile parlare di sviluppo se il pianeta sta morendo?

12 Feb

di Maurizia Pierri     –     Ambiente: catastrofe o sviluppo – febbr. 2018

Risultati immagini per Economia del bene comune (Mondadori, 2017)In Economia del bene comune (Mondadori, 2017) il premio nobel Jean Tirole si interroga sulla sorte del bene comune e sul futuro dell’ economia capitalistica, messa in difficoltà da una crisi finanziaria globale che ha peggiorato le condizioni di milioni di persone e deteriorato il principio di pari dignità sociale. Egli individua, tra le grandi sfide che il nostro mondo dovrà affrontare e vincere al più presto, quella dei cambiamenti climatici e del loro impatto sull’ambiente. Continua a leggere

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L’abbaglio sul welfare state

5 Feb

di Cosimo Perrotta

I temi dello sviluppo – febbr. 2018

Negli stati dell’Europa centro-occidentale – ma anche in altre economie mature – si svolsero dal 1950 al 1975 ca. due grandi processi economici, una crescita lunga e impetuosa e un enorme aumento della spesa pubblica per scopi sociali (che va sotto il nome di welfare state). Il benessere aumentò rapidamente e coinvolse, per la prima volta, i ceti che stavano al fondo della scala sociale. Furono assicurate a tutti pensioni, assistenza sanitaria, scuole fino ai 14 anni, case, garanzie sindacali, protezione delle fasce deboli. Si crearono strade, autostrade, ferrovie e altre infrastrutture. L’elettricità, l’acqua corrente, la rete fognaria raggiunsero gran parte delle famiglie. A questo si aggiunsero, grazie all’aumento dell’occupazione, le spese private per la vita domestica: lavatrice, frigorifero, telefono, televisione, automobile.

Crescita e aumento della spesa sociale era connessi. Ma in che modo? Qui le tre grandi scuole economiche allora in auge divergevano.

I neo-classici (spesso liberisti in politica) consideravano la spesa sociale una spesa improduttiva, che sottraeva ricchezza all’investimento privato. Persino la spesa pubblica in quanto tale, era considerata improduttiva, con l’eccezione di Hansen (1) e qualche altro. Quindi la spesa per il welfare frenava lo sviluppo e lo spirito imprenditoriale a vantaggio dell’assistenzialismo. (2)

Anche i marxisti, seguendo l’approccio classico di Marx, ritenevano improduttiva la spesa sociale. Tuttavia questa spesa non andava a danno del capitale, anzi era richiesta da esso. Il capitalismo – argomentavano – doveva impiegare improduttivamente una parte crescente del sovrappiù per evitare che il mercato si saturasse per eccesso di offerta, e che l’accumulazione si ingolfasse. (3) Ma così la crescita diventava solo un aumento continuo di improduttività e parassitismo.

Invece i keynesiani difendevano la spesa sociale perché, innalzando la domanda, sosteneva lo sviluppo. Tuttavia essi trascuravano il fatto che questo avviene solo nel breve periodo. Per lo sviluppo di lungo periodo è necessario, non solo estendere gli investimenti, ma anche accrescere la produttività. Altrimenti la spesa sociale diventa insostenibile.

Dunque, per i neo-classici la spesa sociale frenava la crescita; per i marxisti, era la crescita ad alimentare la spesa sociale come impiego improduttivo del sovrappiù; per i keynesiani la spesa sociale sosteneva l’accumulazione.

 

L’inganno di tutti era di vedere la spesa sociale come mera spesa assistenziale, senza accorgersi che essa era il più grande investimento in capitale umano mai avvenuto. Un investimento che ha innalzato enormemente la produttività del lavoro e ha permesso un aumento mai visto del benessere. Dunque il welfare non era mero assistenzialismo (come credevano persino i suoi difensori); esso apriva una prospettiva di sviluppo di lungo periodo.

Ingannati dallo schema assistenzialistico, gli imprenditori – verso la fine degli anni Sessanta – videro con angoscia la crescita dei salari e della spesa per il welfare, convinti che a pagare tutto ciò fosse il profitto. Questa stessa convinzione indusse alcuni neo- ricardiani, su posizioni opposte, a teorizzare il salario come variabile indipendente (deformando il concetto di Ricardo del salario come variabile esogena), e pensarono di usarlo come grimaldello per far “saltare il sistema”.

Fu questa doppia miopia teorica e politica a sancire la crisi del welfare state. Se lo si fosse considerato come un grande investimento, si sarebbero cercati nuovi settori d’impiego del capitale, nuovi bisogni da soddisfare, nuovi consumi produttivi – come quelli descritti nel nostro post del settembre scorso sul capitale umano (ricordiamo il risanamento ambientale, il riassetto del territorio, l’apparato organizzativo per il controllo del territorio, nuova istruzione, ricerca, ecc.). Si tratta di bisogni necessari che il mercato tuttora non soddisfa e che ancora oggi basterebbero a riavviare lo sviluppo.

Oggi continuiamo a raccontarci che la crisi – che dura, in modo intermittente, da 40 anni, o come ristagno o come recessione – è dovuta al ciclo economico, cioè alle fluttuazioni di breve periodo! Nonostante questo, pur tra mille incertezze, si è affermata l’idea che l’investimento per nuovi consumi come quelli suddetti non è improduttivo, e che può riavviare lo sviluppo. Ma ci blocchiamo di nuovo di fronte alla domanda: dove troviamo i soldi? Cercheremo di rispondere il mese prossimo.

1 Alvin Hansen, Fiscal Policy and Business Cycle, London, Allen & Unwin, 1941. Idem, Business Cycle and National Income, stesso ed., 1951.

2 Robert Bacon – Walter Eltis, Britain’s Economic Problem: Too Few Producers. London: Macmillan, 1976.

3 Vedi, fra i tanti, Paul Sweezy, The Theory of Capitalist Development (1942), London: Dobson, 1962, online: wordpress.com . Joseph Gillman, Il saggio di profitto (1957), Roma: Ed. Riuniti, 1961. Paul Baran – P. Sweezy (1966), Monopoly Capitalism, New York – London: Modern Reader, 1968; online: scribd.com .

RICORDO DI GIACOMO BECATTINI (1927 –2017)

10 Apr

il documento 10-4-2017 Estratti dall’articolo di Marco Dardi

per “Il Ponte” (www.ilponterivista.com) del 9 marzo 2017

Immagine correlataL’articolo integrale di Dardi è una eccellente ricostruzione del complesso itinerario culturale di Becattini. Ne consigliamo la lettura, che non richiede molto tempo, all’indirizzo succitato. Continua a leggere

CONVERSAZIONI A SUD-EST “Visioni, suoni, sapori, poesie, storie di Sud”

9 Feb

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E’ possibile uno sviluppo che sia felice per la popolazione?

12 Dic

logo-sviluppofeliceil documento  12-12-2016 Sintesi della relazione svolta al “Forum of Mediterranean Women Journalists”, Univ. del Salento, 24 nov. 2016.  di Claudia Sunna

 “Sviluppo Felice” è una rivista on-line che utilizza le competenze specialistiche degli autori per discutere in modo divulgativo i problemi economici e sociali. E’ coordinato da Cosimo Perrotta e Gianluca Palma. Ha iniziato le sue pubblicazioni nel settembre 2013. Per i primi due anni ha pubblicato due articoli o documenti a settimana. Adesso ne pubblica uno a settimana, ma l’ultima uscita del mese è dedicata al periodico “Migranti e Sviluppo”, che è interno al blog. Continua a leggere

Rocco Scotellaro e la cultura contadina

5 Dic

l’articolo  5-12-2016 Commento a: Antonio Lamantea, Il sindaco contadino. Rocco Scotellaro tra politica e poesia, Manni editore, 2016. di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per Antonio Lamantea scotellaroAntonio Lamantea ha riportato di recente all’attenzione una nota e nobile figura del meridionalismo del dopoguerra: Rocco Scotellaro (1923-53). Poeta e fine letterato, di modeste origini e di grande impegno intellettuale e sociale, morto ad appena trent’anni, Scotellaro ha un vivo senso dell’oppressione subita da sempre dalla popolazione più povera del Sud. Negli anni della liberazione e delle grandi speranze di rinnovamento, egli si impegna anche sul piano politico e diventa sindaco della sua Tricarico, in Basilicata, nelle liste del PSI. E’ sempre a contatto diretto con i suoi compaesani, per le loro esigenze materiali e morali. Viene anche incarcerato con una falsa accusa, costruita dall’opposizione democristiana, e liberato dopo poche settimane. Ma il colpo subito lo convince a continuare il suo impegno fuori dalla politica, dedicandosi alla ricerca sociologica sul mondo contadino del Sud e alla poesia, che canta la vita umile e faticosa dei contadini. Continua a leggere

Sud: lo sfruttamento parassitario delle risorse pubbliche

14 Nov

il documento 14-11-2016 di Gianni Giannotti

Risultati immagini per Sociologia e sviluppo del Mezzogiorno Sono state pubblicate quest’anno le lezioni universitarie sul Mezzogiorno tenute nel 2002-2003 dal compianto Gianni Giannotti e da lui stesso messe per iscritto. Esse costituiscono una riflessione di eccezionale acutezza e originalità sul sottosviluppo della società meridionale. Ne riproduciamo qui un brano. Continua a leggere

Per la ripresa non basta l’economia dell’offerta – Parte I

12 Set

l’articolo 12-9-2016 di Terenzio Cozzi

  Risultati immagini per ripresa economica       L’economia italiana non riesce a uscire dalla lunga crisi, quanto meno non riesce a farlo con velocità sufficiente a fugare i timori di un possibile ritorno indietro. L’orientamento fortemente espansivo della politica monetaria continua a dimostrarsi del tutto insufficiente a provocare una favorevole inversione di tendenza. Continua a leggere

Bellanca, per un nuovo blocco sociale

18 Lug

l’articolo  18-7-2016 di Aldo Randazzo

Nicolò Bellanca

Nicolò Bellanca

L’interrogativo che vogliamo porci, insieme a Nicolò Bellanca,[1] è se sia oggi possibile costruire un blocco sociale per avviare un’efficace politica di sinistra. Bellanca muove da tre angoli d’osservazione:

  1. Negli USA, la composizione della forza-lavoro negli anni si è profondamente modificata. Robert B. Reich evidenzia una riduzione della manodopera, tra il ’91 e il 2015, del 5% nelle aziende manifatturiere e, in generale, negli uffici amministrativi. Nello stesso periodo, c’è stato un incremento del 20% nei servizi alla persona (commercio, ristorazione, domestici, agenti immobiliari, ecc.). Sorprendente è ciò che accade nel settore che Reich definisce “servizi simbolico-analitici” (ingegneri, docenti universitari, ricercatori, avvocati, banchieri d’affari, consulenti aziendali, analisti di sistema, marketing, moda, architettura, cinema, spettacolo, ecc.). In questo settore si registra una divaricazione tra chi, per l’alta qualificazione raggiunta, opera in settori dinamici ad alto valore aggiunto, con alti redditi e vita intensa ma gratificante, con alti confort e chi resta ai margini in attività precarie, frustranti e poco redditizie.

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Economia: è necessario un cambio di paradigma

11 Lug

il documento  11-7-2016 di  Mauro Gallegati

978880622709GRAQuesto brano, dal titolo “Un cambio di paradigma”, è un paragrafo del libro di Mauro Gallegati, Acrescita. Per una nuova economia, pubblicato da Giulio Einaudi nel 2016, pp. 102-105. Significativo è il titolo dell’ultimo capitolo del libro (il IV) da cui è tratto questo paragrafo. Esso riprende una celebre frase di un film di Totò: “Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”. Continua a leggere

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