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L’attualità di Gianni Rodari: “Insegnare le parole a tutti, perché nessuno sia schiavo”

18 Gen


di Franco Martina

“Sotto terra va il minatore,/Dove è buio a tutte le ore “. Sono versi di Gianni Rodari inseriti in I luoghi dei mestieri (Torino, Einaudi, 1960), una filastrocca fatta per i bambini, per la scuola, per imparare e anche per divertire. Ma alle spalle di quei versi, come spesso gli accadeva, c’era una storia vera. Alcuni anni prima, nel 1952, nelle vesti di cronista del settimanale “Vie nuove”, egli aveva raccontato lo sciopero dei minatori di Cabernardi, provincia di Ancona, la più grande miniera di zolfo d’Europa. Lì 300 persone si erano asserragliate a 500 metri di profondità per difendere il loro lavoro. Con la diligenza del cronista il giovane Rodari indica i fatti, elenca i numeri, traccia un quadro della politica industriale del colosso Montecatini nel contesto della nuova Europa: produttività, modernizzazione… Ma a un certo punto del racconto abbandona il filo della cronaca e segue la storia di Ernesto e Maria, due giovani sposi, separati dallo sciopero. Lui chiuso nelle viscere della terra, lei tenuta lontana dalle cure per il loro bambino e per il vecchio padre, ma anche dalla pressione delle forze dell’ordine che impedivano contatti diretti, rendendo pesante perfino la consegna del cibo. Rodari concentra l’attenzione su come quei giovani stessero vivendo non un’avventura, né una disgrazia, ma l’impegno per fare del proprio lavoro il mezzo con cui costruire Il loro futuro. Ma anche il loro disperato bisogno di vedersi, solo per uno sguardo, per una parola e immagina Ernesto rischiare la lunga, faticosa e pericolosa risalita per una ’uscita di sicurezza’ dalla miniera, non controllata dalla polizia perché ritenuta impraticabile. Un cunicolo da percorrere a tratti strisciando, fatto di gradini appena accennati e addirittura di arrampicate con funi, lungo un percorso che sembrava non finire mai e sempre con un rischio incombente. Scrive Rodari : “Cinque ore di strada per nulla fece Ernesto Donini, un giovane minatore di Pergola, domenica, ventidue giugno. Voleva rivedere la moglie, dopo ventiquattro giorni, almeno per un istante. Maria non c’era. Ernesto gridò a qualcuno che l’andasse a chiamare, forse stava attorno alla miniera. Ma alla fine dovette rassegnarsi e ridiscendere”. Per trovarsi all’appuntamento convenuto, la giovane moglie aveva lasciato il bambino di un anno al vecchio padre dalla salute malferma e aveva percorro 12 km a piedi. Ma, al momento opportuno, la polizia impedì loro di incontrarsi e anche solo di parlarsi. Così Rodari racconta ciò che non era visibile della lotta operaia: l’umiliazione, con cui chi ha il potere cerca di sfibrare la resistenza di chi potere non ne ha. Hanno fatto bene Ciro Saltarelli e Silvia Rocchi a riprendere e valorizzare questo vecchio reportage, costruendo un libro (Gianni Rodari, Sepolti vivi, da un’idea di Ciro Saltarelli e illustrazioni di Silvia Rocchi, con un pensiero di Gad Lerner, Torino, Einaudi, 2020) che grazie ai disegni di Silvia Rocchi permette di tornare a riflettere con più calma sul senso del lavoro di Rodari. Perché questo libro non parla del passato. L’umiliazione come strumento di oppressione, oggi più che mai, è all’ordine del giorno in tutte le latitudini della terra. Ma attuale è anche l’impegno per combatterla. E su questo versante l’opera di Rodari è preziosa. Per comprendere l’importanza di quello che era pur sempre uno dei tantissimi episodi di conflittualità economico-sociale dei cruciali anni Cinquanta, occorre ricordare che erano passati solo pochi anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana con al primo articolo il suo fondamento nel lavoro. Se per difendere il salario era necessario ricorrere a forme di lotta che mettevano a rischio la salute e la vita; se la polizia interveniva rendendo più difficile la resistenza, parteggiando così per una delle parti in conflitto, allora cos’era cambiato rispetto al fascismo? Quale discontinuità aveva introdotto l’assetto repubblicano? Qual era il senso vero della Repubblica fondata sul lavoro? Era chiaro che le recenti conquiste politiche non erano la fine, ma solo l’inizio di un nuovo cammino. Di un lungo cammino, per il quale necessitavano forze nuove e nuovi strumenti. Era questo il fronte su cui Rodari impegnò tutta la sua forza creativa. Lo disse espressamente presentando La grammatica della fantasia (1972): insegnare “tutte le parole a tutti, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.
Il senso politico del lavoro narrativo dedicato ai bambini di Rodari non sta nel denunciare ingiustizie dolore e umiliazione di chi lavora, né di dare voce a chi non l’ha mai avuta. Molto più radicalmente, egli elabora strumenti di lotta, mezzi che servano a chi li usa per difendersi e contrastare chi fa della parola e della cultura uno strumento di dominio. E come campo di battaglia scelse, lui maestro elementare, la scuola e i bambini che la vivevano. A loro ha dedicato la vita, scrivendo cose la cui bellezza da sola testimonia amore e dedizione. Così come, in questo testo, le tavole di Silvia Rocchi.

Le lezioni del Coronavirus: Commento a Edgar Morin

11 Gen

di Antonio Pasanisi

La lettura di un breve saggio del filosofo Edgar Morin (Cambiamo strada. Le lezioni del Coronavirus, Cortina ed.) stimola a ripensare il significato delle nostre esistenze, stili di vita, bisogni e aspirazioni. Nella nostra appartenenza alla stessa “comunità di destino” e nel legame tra la sorte degli uomini e il futuro della Terra, la diffusione mondiale del coronavirus rende urgente un appello ai più fortunati a lasciare la dimensione effimera e consumistica per rivolgersi all’essenziale e al senso di solidarietà, un sentimento ormai assopito in un’epoca di individualismo esasperato.
A causa del virus abbiamo riscoperto i limiti della condizione umana e la fallacia del mito occidentale dell’uomo padrone del suo destino, alimentato dalla convinzione che il progresso tecno-scientifico costituisca di per sé il Progresso umano (1). Il crollo di questo paradigma ha fatto riemergere l’incertezza delle nostre vite, le difficoltà di pianificare il futuro (anche a breve termine), l’irruzione nella nostra quotidianità del timore della morte, che era stato rimosso dal culto della giovinezza (2).
La crisi del 2020 ha rivelato, inoltre, profonde carenze di pensiero, imputabili al un sistema di conoscenze tecno–economiche caratterizzato dalla rigida separazione delle discipline, l’incomprensione della complessità (3), la ricerca ossessiva del profitto (4). Ad esempio, lo sviluppo della medicina è ostacolato dall’iper-specializzazione, che non consente la visione d’insieme dei problemi, e dalla spietata concorrenza delle case farmaceutiche, le quali nei vaccini anti-covid si sono confermate delle formidabili macchine da soldi, per la gioia dei loro azionisti (5). In ambito politico, le classi dirigenti, favorendo il capitale a discapito del lavoro e del welfare, hanno effettuato nel recente passato tagli dolorosi alla sanità pubblica, a tutto vantaggio della privatizzazione dei servizi ospedalieri. Sicché a marzo ci siamo ritrovati sprovvisti di un’adeguata rete di medicina territoriale e del materiale sanitario (mascherine, guanti, camici) la cui produzione, nel frattempo, era stata delocalizzata in Cina.
Oltre a inasprire ulteriormente le disuguaglianze sociali, il coronavirus ha messo in luce l’importanza di tutti quei lavoratori – perlopiù precari, sottopagati e senza tutele – che hanno garantito i bisogni essenziali della popolazione, come badanti, addetti alla cura di anziani e disabili, braccianti (soprattutto migranti) e tutti coloro che riforniscono gli scaffali dei nostri supermercati, dipendenti delle imprese di pulizia, fattorini che consegnano cibo e merci a domicilio e addetti alla logistica. Un particolare riconoscimento va attribuito anche a medici e operatori sanitari, passati in poco tempo dallo status di eroi a bersaglio di becere campagne d’odio dei negazionisti, e agli insegnanti, i quali rendono possibile, nonostante le molteplici criticità della didattica a distanza, la continuità del percorso di apprendimento degli studenti.
La propagazione fulminea del covid-19 – aggravata dall’intensa circolazione delle persone e dai nostri dispendiosi sistemi di approvvigionamento alimentare ed energetico – ha evidenziato, infine, le storture della globalizzazione tecno-economica e la necessità di abbandonare il credo neoliberista. Morin propone un’inversione di rotta sia in campo socioeconomico sia nella direzione di un “umanesimo rigenerato”. Partendo dalla riduzione delle disuguaglianze (contrasto allo strapotere delle oligarchie economiche e ai colossi dell’economia dei servizi e del digitale mediante una lotta seria a ogni forma di evasione fiscale) e da una politica della solidarietà che includa anche i migranti, Morin auspica che lo Stato individui i bisogni essenziali, da soddisfare tramite investimenti che migliorino la qualità di vita (sanità, ricerca, istruzione, trasporti sostenibili, energie rinnovabili, produzione di beni durevoli, organizzazione delle città a misura d’uomo). Nel caso dell’Italia, ad esempio, sarebbe opportuno potenziare le infrastrutture ferroviarie (l’Alta velocità nel Mezzogiorno), riconvertire in aree verdi le zone industriali dismesse (per contrastare l’incipiente desertificazione di alcune zone del nostro Paese), riqualificare le periferie urbane e rafforzare la rete in fibra ottica.
La realizzazione di questi propositi, tuttavia, non può prescindere dal costituirsi di un nuovo modello umano che sia impegnato a prevenire xenofobie e razzismi, abbandonare la crescita economica senza limiti (che degrada la biosfera) e promuovere una dialettica costante tra la realizzazione personale e la responsabilità nei confronti delle generazioni future.

(1) J. Bouveresse, Il mito moderno del progresso, Neri Pozza, Vicenza 2018, pp. 79-89.

(2) U. Galimberti, I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano 2009, pp. 44-63.

(3) N. Chomsky, Diseducazione, Piemme, Milano 2019, pp. 29-37.

(4) F. Noiville, Ho studiato economia e me ne pento, Bollati Boringhieri, Torino 2010, pp. 16-20.

(5) M. Dal Corno, su Il Fatto quotidiano online, 11 ott. 2020.

BOLLETTINO DEI DIRITTI UMANI (dicembre 2020)

5 Gen

L’EGITTO DI REGENI E ZAKI: la dignità perduta di Francia e Italia
A dicembre è riemersa la questione Regeni e Zaki. Dopo 4 anni, nonostante gli inquinamenti delle prove e le versioni farsesche dell’Egitto, la Procura di Roma ha raccolto prove incontestabili delle torture e dell’assassinio di Giulio Regeni da parte di uomini del regime. Ma i governi francese e italiano pensano ad altro: a ottenere concessioni per il gas e a vendere armi all’Egitto.

L’Egitto pratica torture e assassini di massa (60mila prigionieri politici; 1058 morti in carcere dal 2013; solo nell’ottobre scorso, 500 condanne a morte dopo processi farsa). Patrick Zaki, studente all’Un. di Bologna, è detenuto da un anno in isolamento senza processo, in condizioni disumane.

14 dic. Dopo la consegna fatta da Macron della Legion d’Onore ad Al Sisi, perché “si oppone al terrorismo” (!), Corrado Augias, seguito da pochi altri italiani, restituisce la sua Legion d’onore. Finalmente l’opinione pubblica europea si accorge del problema.

18 dic. Il Parlamento UE vota una mozione in cui esige che l’Egitto collabori all’inchiesta su Regeni e liberi Zaki. Ma chiede anche di sospendere la vendita di armi all’Egitto.

28 dic. L’Accademia dei Lincei condanna duramente la violazione dei diritti umani nel caso Regeni da parte dell’Egitto)

30 dic. Al Sisi fa dichiarare che il processo della Procura di Roma è illegittimo e lancia ancora sospetti su Regeni.

31 dic. I genitori di Regeni denunziano il governo italiano per aver violato la legge 185/1990 che vieta di vendere armi ai paesi che violano gravemente i diritti umani.

Le richieste che più emergono nell’opinione pubblica sono:
Smettere di vendere armi all’Egitto
Ritirare l’ambasciatore
Esigere la liberazione di Zaki
Boicottare i prodotti egiziani

PROFUGHI E MIGRANTI
4 dic. Per respingere i migranti, la UE aumenta i fondi per Frontex (10mila addetti e 16 miliardi in 7 anni). Nel 2020 nel Mediterraneo centrale ci sono stati oltre 500 morti (Rapporto ARCI). Quanti migranti si potevano accogliere e far lavorare con 16 miliardi?

— Convegno online di Be Free: le vittime della tratta sono in Italia 25-30mila (Rapporto Caritas/Migrantes 2020, p. 158); sono in costante aumento, specie i minori, e per la maggior sono sfruttati sessualmente (Save the Children).

18 dic. A Lesbo (Moria 2) ci sono 2.500 bambini. Di questi, 49 hanno tentazioni suicide o hanno tentato il suicidio (Medici senza Frontiere).

— Un gommone di profughi egiziani affonda nel Canale di Sicilia: 30 vittime. Molti i bambini.

— Arrivano a Fiumicino 54 profughi siriani grazie ai Corridoi umanitari attivati da Comunità di S. Egidio, chiesa Valdese e Ministero Esteri.

23 dic. Il Tar invia alla Corte di giustizia UE il ricorso delle 2 navi Ong See Watch, immobilizzate da mesi dalla Guardia costiera.

24 dic. Oltre 30 migranti muoiono in mare al largo della Tunisia, la maggior parte donne.

30 dic. Il campo profughi di Lipa (Bosnia), dove 1400 emigrati rischiavano la morte per fame e freddo, viene chiuso e i profughi dispersi in vari posti. Le autorità locali lamentano la mancanza di fondi per l’accoglienza. In realtà i soldi, delle NU, ci sono, ma i residenti non vogliono i migranti.

31 dic. La Corte d’Appello conferma la condanna del Comune di Lodi, che cercava di aggirare la Costituzione negando con pretesti ai bambini dei migranti le tariffe ridotte per mense scolastiche e scuolabus.

— La Open Arms salva 169 migranti naufraghi. E’ l’unica nave non trattenuta nei porti italiani.

NEL MONDO
Arabia Saudita – 28 dic. Vi ricordate la favola dell’Arabia Saudita progressista perché concede alle donne di guidare l’auto? Loujain Al Hathloul, detenuta da tre anni in isolamento e torturata perché lottava per quel diritto, viene condannata per “terrorismo”, con la condizionale.

Cina – 14 dic. Adrian Zenz denunzia lo sfruttamento schiavistico degli Uiguri in Cina: 570mila addetti alla raccolta manuale del cotone (Center for Global Policy).

— Zhang Zhan, la blogger che rivelò l’esistenza del Covid a Wuhan, è condannata a 4 anni per aver diffuso “false informazioni”.

Iran – 17 dic. Esplode il caso di Habib Chaab, attivista per la minoranza araba in Iran, fuggito in Svezia, attirato con l’inganno in Turchia, lì rapito e riportato in Iran, dove viene torturato. L’Iran crea spesso trappole per attirare i dissidenti rifugiati all’estero. Altre vittime recenti sono Ruholla Zam e Masud Vardanjani.

Italia: le mafie – 15 dic. Rapporto Eurispes sull’Indice di permeabilità alla criminalità organizzata. Le prime province sono, nell’ordine, Crotone, Vibo Valentia, Napoli e Reggio Cal. Fra le prime 10, altre province dl Sud e Imperia. L’indice cresce a Roma e Milano.

Palestina – 5 dic. Ali Abu Aliya, 14 anni, viene ucciso ad Al Maghayer dall’esercito israeliano, che spara ad altezza d’uomo. Gli israeliani detengono i bambini palestinesi anche per giorni, per interrogarli, in completo isolamento, senza genitori né avvocati (13mila minori dal 2000).

7 dic. I giudici assegnano le case di 86 palestinesi ai coloni israeliani. Questi possono rivendicare una casa che nel 1948 era di ebrei. Ma i palestinesi non possono fare altrettanto (il Manifesto risp. del 6 e 8 dic.).

Turchia – 21 dic. Leyla Guven, ex-parlamentare curda viene condannata a 22 anni di carcere “per terrorismo” (per due discorsi e l’appartenenza al Pkk)

23 dic. Dundar, il giornalista che scoprì e descrisse il corridoio segreto di Erdogan per fornire armi alla Jihad islamica in Siria, oggi scappato in Germania, è condannato a 27 anni (il Manifesto 22 e 24 dic.).

30 dic. Viene promossa una sottoscrizione all’appello per liberare Ocalan, il leader curdo detenuto in Turchia nonostante la sentenza della Corte di Appello di Roma secondo la quale Ocalan ha diritto di asilo in Italia. Il link per sottoscrivere è https://bit.ly/3nXiGjK 

(C.P.)

2021, da dove cominciare la ricostruzione?

4 Gen


di Cosimo Perrotta

Mattarella, come sempre, ha centrato benissimo il problema: il 2021 deve iniziare a ricostruire. Ma che cosa è stato distrutto? E come ricostruirlo?

Per 40 anni gli apostoli del neoliberismo hanno propinato ai loro docili economisti e intellettuali una serie di falsità: la ricchezza viene solo dal profitto; la produttività sociale è tanto maggiore quanto più alti sono i profitti a spese dei salari; la spesa pubblica è un fardello improduttivo; bisogna tagliare le tasse ai ricchi perché loro investono a vantaggio di tutti; bisogna ridurre le regole al minimo.

Su questa base il lavoro è stato oppresso e iper-sfruttato; il ruolo regolatore dello stato è stato indebolito e i servizi pubblici ridotti al minimo; la ricchezza si è concentrata nelle mani di pochi, ma con forti disparità al loro interno, mentre ai ceti non protetti rimangono le briciole.

Ai ceti più bassi sono stati tolti un salario dignitoso, un lavoro sicuro e servizi pubblici efficienti. La maggior parte della società si è impoverita, perciò non esprime una domanda sufficiente sul mercato. Quindi, le enormi ricchezze dei pochi al vertice si traducono in rendite parassitarie, sotto forma di speculazione finanziaria o immobiliare, oppure vanno nei paradisi fiscali. Le imprese occidentali vanno nei paesi poveri alla ricerca di salari bassi. Altro che investimenti a vantaggio di tutti!

Quindi, nelle attività produttive rimaste in Occidente la concorrenza è ormai così accanita da diventare distruttiva. Prevalgono pochi oligopoli che dominano il mercato e uccidono la concorrenza stessa; eludono o evadono le tasse; impoveriscono lo stato, la società e le imprese minori. Sia queste che gli oligopoli sfruttano senza limiti il lavoro precario o semi-schiavistico.

A questo scempio sociale si è aggiunto quello ambientale. La distruzione ambientale cresce col suo carico di morti (per cancro, asma, varie forme di sclerosi, ecc.), di bimbi nati deformi, di enormi emigrazioni, di epidemie. Nonostante l’accanito negazionismo, pagato dai petrolieri, oggi tutti sanno che ciò è dovuto alle fonti energetiche fossili, l’agricoltura chimica, l’uso dissennato delle plastiche, il consumo incontrollato di terreno, la deforestazione, lo smaltimento illegale dei rifiuti tossici, il saccheggio delle risorse del terzo mondo (che dura da 500 anni). Tutte queste attività creano, certo, profitto, ma distruggono il benessere della società.

Il risultato di tutto questo è un malessere crescente, che si presenta in forme simili a quelle del fascismo di un secolo fa. Disoccupati, poveri e iper-sfruttati esprimono rabbia e ribellismo. Ma, come allora, il ribellismo si estende in parte ai ceti medi, che temono di perdere i propri privilegi e di cadere nella povertà (una tendenza che è esplosa con l’epidemia). Così, poveri e ceti medi diventano facili strumenti della demagogia populista, dell’autoritarismo e della ricerca irrazionale di capri espiatori (i migranti, i neri, il governo, i poteri occulti, ecc.).

Tutto ciò rafforza i tantissimi regimi autoritari che negano i diritti umani: Cina, Russia, Brasile, Turchia, Egitto, Israele, Iran, Arabia Saudita, Filippine, e la maggior parte degli altri paesi dell’Africa, Asia, America Latina, Europa orientale. Ma anche i paesi democratici rischiano di andare in crisi.

Ecco, nel 2020 queste tendenze perverse, sotto la pressione dell’epidemia, sono precipitate tutte insieme portandoci a un passo dal crollo. Nel 2021 dobbiamo iniziare a ricostruire. Primo, dobbiamo ricostruire l’occupazione produttiva attraverso massicci investimenti pubblici, che creino anche occasioni di investimento per i privati. Secondo, per far questo, dobbiamo ricostruire un sistema fiscale più equo e meno oppressivo per i redditi bassi. Dobbiamo tassare molto di più i super-ricchi e i ricchi, e un po’ di più i ceti protetti; e lottare davvero, una buona volta, contro l’evasione fiscale.

Terzo, dobbiamo trasformare i sussidi in investimenti per l’occupazione. Non possiamo continuare a sprecare il denaro della UE e nostro in una serie infinita di ristori (eccetto quelli indispensabili), buoni, bonus, incentivi, sconti fiscali, ecc. Fra l’altro, le imprese – per quanto inondate da incentivi e sconti fiscali – non investiranno mai senza una crescita della domanda. Bisogna dare a tutti un lavoro dignitoso e garantito; e perseguire il lavoro semi-schiavistico o illegale, i contratti lavorativi capestro, le finte partite Iva.

Quarto, bisogna rifinanziare adeguatamente i servizi pubblici, invece di continuare a dare soldi dello stato alle aziende private. Bisogna assumere nuovi addetti, assorbendo l’enorme precariato dei settori pubblici, e controllare una buona volta il livello di produttività degli uffici. Migliorare la Pubblica Amministrazione, che è il vero tallone d’Achille dell’economia italiana, non gioverà solo ai ceti medio-bassi ma anche alle imprese.

Tutto questo farà crescere di nuovo la domanda. E farà in modo che le imprese medio-piccole, invece di estorcere magri profitti attraverso il super-sfruttamento, trovino conveniente puntare su un capitale umano più efficiente e più produttivo.

Domani uscirà il primo Bollettino dei Diritti umani (dicembre 2020)

UN NATALE DI SOLIDARIETÀ PER MORIA

21 Dic

Appello di

Movimento Europeo
Humanfirst
Civica
Comunità S. Egidio

Questa estate, nel campo profughi di Moria, a Lesbo (Grecia), vivevano 28mila persone in condizioni disumane e degradanti, con un litro d’acqua al giorno a persona, tra continui pericoli di stupri e furti, e con una scarsissima protezione dal Covid-19, toilettes mai pulite e spesso intasate. Il campo era un carcere da cui non si poteva uscire, per volontà delle autorità greche e di quelle europee, che non volevano incoraggiare altri sbarchi e temevano l’allarme sociale suscitato dai rifugiati. Il 9 settembre il campo fu incendiato da alcuni rifugiati esasperati. L’incendio spinse alcune istituzioni a offrire ospitalità.
Tre länder e 200 comuni tedeschi volevano accogliere circa 2mila rifugiati di Moria, ma il ministro del’Interno Seehofer lo vietò. Il 18 novembre Seehofer è stato deferito al tribunale dal senato del Land di Berlino per aver bloccato l’ospitalità di länder e comuni (Il Manifesto 19-11-2020).
A settembre l’Europa si limitò a ospitare i 400 bambini di Moria che vivevano soli. Dopo l’incendio, chi non aveva potuto scappare (da 10 a13mila persone, soprattutto donne e bambini) fu “sistemato” in un nuovo campo profughi dell’UNHCR.
Scrisse Nicolò Govoni (sua pagina Facebook del 15 ottobre): “ ‘Mai più Moria’ aveva promesso la Commissione Europea”, ma Moria 2 è peggiore della prima; “le tende sono inondate di fango e scarichi fognari … Non c’è acqua sufficiente, non ci sono docce, l’elettricità è insufficiente, non c’è modo di scaldarsi, un solo pasto al giorno, niente dottori” e un gran numero di contagiati Covid.
Anche noi di Movimento Europeo.it, Humanfirst.it e Civica. dobbiamo fare quel poco che possiamo, perché finisca questa vergogna, questa grave macchia sulla civiltà dell’Europa.

ABBIAMO APERTO UNA SOTTOSCRIZIONE
Vi invitiamo a mandare la somma che potete a questo IBAN:
IT67O0501803200000012235586 (c/o Banca Popolare Etica)
Intestato a: Comunità di S.Egidio – ACAP Onlus Piazza S.Egidio 3/a, 00153 Roma
Destinatario: Corridoi Umanitari Sant’Egidio
Causale *: Un Natale di solidarietà per Moria

*La Comunità di S. Egidio – già presente da tempo a Moria 2 come tante altre ONG – si è impegnata a ricevere e devolvere i nostri contributi solo a beneficio dei rifugiati di Moria. Perciò il vostro bonifico deve obbligatoriamente usare questo codice di riconoscimento dopo la voce “causale”: “Un Natale di solidarietà per Moria”.

OGGI SVILUPPO FELICE VA IN VACANZA. RIPRENDERÀ LE PUBBLICAZIONI IL 4 GENNAIO. BUONE FESTE.

“Il gesto di Caino” e gli allevamenti intensivi – seconda parte

15 Dic


di Anna Pellanda 15-12-2020

A maggior ragione i paesi atei non mostrano pietà alcuna per gli animali arrivando a organizzare festival di carne di cane come a Yulin in Cina (5) ove vengono fatti convergere randagi e cani d’affezione rubati, quindi bastonati e poi uccisi o dove sono legali i tristemente famosi “wet market” che vendono animali vivi fatti a pezzi al momento per i buongustai cinesi, vietnamiti e nord coreani.
Ma perché mangiare e sfruttare gli animali? La risposta più ovvia può essere perché così è scritto nei testi sacri e da chi non li legge, può venire la risposta che sempre si è fatto così. Quindi il fondamento naturale “narcisistico” della crudeltà umana ottiene dalla storia infinite conferme. Ciò significa che l’uomo non ha prestato attenzione alle sofferenze che anche gli animali provano (6), alla loro capacità di linguaggio (7), al loro desiderio di vivere (8). Alle sofferenze animali oggi nessuno presta attenzione tranne le benemerite associazioni animaliste, generalmente onlus (9). Quasi tutti dedicano le loro cure all’ inquinamento ambientale che surriscalda il pianeta, alla distruzione delle foreste, allo sfruttamento del suolo senza riconoscere che molte di queste tragedie originano negli allevamenti intensivi e non cessano proprio per continuare ad alimentare questi ultimi come più oltre si riferisce.
Gli allevamenti intensivi sono grandissime imprese spesso in regime di monopolio se non di oligopolio; negli Stati Uniti sono multinazionali. Nell’Unione Europea l’Autorità Garante della concorrenza cerca di limitarne il potere ma sia la globalizzazione dei mercati sia la forza delle lobby agrarie ne riducono la capacità antitrust. L’esempio più recente, del 23 ottobre 2020, viene dalla decisione del Parlamento Europeo di rinnovare i finanziamenti della PAC agli allevamenti intensivi (solo il 20% andrà alle produzioni ecologiche e ai piccoli agricoltori); nessun tetto massimo è stato fissato alla densità degli animali per ettaro e si sa che negli allevamenti intensivi questa raggiunge cifre elevatissime: mediamente 8.000 maiali e bovini, le galline sono costrette in 17 o 22 per metro quadro, i pesci in vasche dove non possono nuotare.
Compassione dovrebbe provarsi verso la vita infernale che queste bestie conducono senza potersi rigirare negli stalli o nelle gabbie loro assegnati, senza vedere mai la luce naturale, senza nutrirsi a erba o foraggio, poggiando sulle loro deiezioni, venendo imbottiti di ormoni perché crescano in fretta e di antibiotici perché non si contagino (data la promiscuità) se si ammalano; quando stressati si feriscono tra loro, alle galline viene tagliato il becco con ferri roventi, ai maiali la coda senza anestesia. Ma se non per compassione, almeno per timore per la propria salute, l’uomo dovrebbe preoccuparsi: ormai è risaputo che gli allevamenti intensivi rilasciano il 17% delle emissioni totali di gas ad effetto serra della U.E. ovvero più di tutte le automobili e i furgoni messi insieme (10). Gli allevamenti intensivi sono infatti responsabili di oltre l’83% delle emissioni di ammoniaca, di metano e ossido d’azoto (11) e producono un cocktail di agenti patogeni come il batterio E.coli, la Salmonella typhimurium, lo Staphylococcus aureus, il Campylobacter coli e jejuni (12). Per coltivare la soia, necessaria in quantità ingentissime negli allevamenti intensivi, si deforesta ovunque come testimonia lo scempio dell’Amazzonia. Nei pressi di questi allevamenti il suolo è contaminato dalle acque reflue non smaltite come un tempo il letame nei campi. Studi recentissimi delle Università di Harvard e Johns Hopkins hanno dimostrato la stretta correlazione tra l’ammoniaca proveniente dagli allevamenti intensivi e il manifestarsi di malattie respiratorie come il Covid-19. La testimonianza più tragica viene dalla Danimarca dove negli allevamenti intensivi di visoni si è sviluppato un nuovo ceppo di Covid-19 contro cui i vaccini in corso di studio sarebbero inefficienti. Le autorità danesi hanno così predisposto lo sterminio di 17 milioni di visoni. In questi giorni anche in Olanda sono state abbattute 215.000 galline per la comparsa in una fattoria del sudest di un ceppo di influenza aviaria e in Sassonia si teme la peste suina africana negli allevamenti intensivi della regione (13).
Ancora una volta per consentire all’uomo le sue golosità alimentari e le sue vanità estetiche si uccidono barbaramente gli animali prima imprigionati e sfruttati negli allevamenti intensivi e poi rei di contagi e infezioni. E’ qui la conferma della vigliaccheria di Caino che uccide chi è già soggiogato al suo possesso. Ma non se ne parli, si faccia finta di non capire che sono gli appetiti gastronomici e le ostentazioni esteriori dell’uomo-narciso a rendere gli animali portatori di virus, malattie, inquinamenti e causa della loro stessa morte sacrificale.

(5) Festival ufficialmente proibito da Pechino ma non dalla municipalità di Yulin.
(6) BENTHAM, J., An Introduction to the Principles of Moral and Legislation, 1789.
(7) CIMATTI, F., Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zootecnia cognitiva, Roma, Carrocci,1998.
(8) Leggi, specie penali e costituzionali, intervengono, anche se insufficientemente, a proteggerlo. Per l’Italia cfr. L. del C.P. 473, art.727, 1993; L. 281, 1991; L. 189, L. 2004; D.legs. 126, 2011; D.legs.126, 2014.
(9) AgireOra Edizioni, Animal Equality Italia, CIWF, Essere Animali Onlus, Greenpeace, WWF in testa.
(10)“Il fatto quotidiano”, 21 ottobre 2020.
(11) https://www.isprambiente.gov.it/files2020/eventi/gas-serra/decristofaro.pdf
(12) http://www.corriere.it/animali//10_marzo_03/carne-antibiotici-dossie
(13) http://animalequality.it/blog/visoni-danimarca-uccisi-coronavirus/?

“Il gesto di Caino” e gli allevamenti intensivi – prima parte

14 Dic


di Anna Pellanda 14-12-2020

Uno dei maggiori interrogativi riguarda, per chi scrive, la crudeltà umana e la sua origine L’argomento interessa in sé ed anche in relazione a un rapporto specifico: quello dell’uomo con gli animali. È questo che viene qui considerato; esso va da un estremo di affetto spesso incondizionato a un abisso di crudeltà indegno dell’essere umano. Il primo pertiene forse più alla sfera personale e all’ambito della libertà del singolo; il secondo (anche se purtroppo non manca nella sfera individuale) ha enormi ricadute sociali: si allude chiaramente agli allevamenti intensivi dove gli animali sono allevati per ottenere profitti, ai circhi, alla caccia legale e illegale, alle corride e ad altri sport cruenti ma anche agli zoo e altri luoghi infausti. Il tema è stato prevalentemente trattato in modo storico ripercorrendo tappe note del rapporto perverso uomo/animali; ne è mancato invece il supporto analitico che viene ora trovato nell’ultimo libro di Massimo Recalcati (1) e nel fondamento naturale che questo Autore pone a base della cattiveria umana. Egli, restando nel solco biblico, sostiene che la cattiveria dell’uomo è riconducibile alla sua innata violenza. L’uomo non nasce buono come Emilio (2) ma assassino. Nella Genesi la prima famiglia è caratterizzata da un fratricidio, la stessa sorte connota la nascita di Roma e tutta la storia umana è “piena” di delitti sostengono Freud e Lacan. Questi non sono dovuti, come molti sostengono all’ inclinazione bestiale dell’uomo perché le bestie uccidono per fame e sopravvivenza non per odio o per invidia. E proprio all’invidia per il fratello Abele, di cui Dio preferisce le offerte e che gli insidia il privilegio dell’amore materno come figlio unico, che Recalcati addebita la innata violenza dell’uomo definendolo “narcisista” (3). Il termine, che al fondo sta per egocentrismo, è più adatto all’analisi psicoanalitica. Qui lo si adotta per rispetto all’Autore citato e per significare l’ imposizione del proprio io sugli altri siano umani o animali; esso viene comunque integrato con la componente della vigliaccheria. Si vuol dire che anche Abele non è visto qui come il simbolo favorito dalla predilezione di Dio né come la causa della perduta esclusiva dell’amore materno ma come il debole. In particolare la crudeltà dell’uomo verso l’animale (ma anche verso le donne, ad esempio) si esercita scegliendo il più mite, il bue, la pecora, il piccolo pesce o riducendone la forza come nelle lotte con i tori sfiancati dalla banderillas prima dell’esibizione del torero. La spavalderia del cacciatore fa tutt’uno con la sua codardia: senza fucile finirebbe cacciato. Il concetto di “narcisismo” di Recalcati è quindi considerato valido per spiegare la crudeltà connaturata all’animo umano ma esso viene ampliato a comprendere altre sue manifestazioni dalla vigliaccheria al sadismo: gli episodi di sadismo, frequenti nei macelli (4), denunciano il punto più basso cui può giungere la crudeltà umana ed è anche la sua più degenerata codardia: è violenza “narcisistica” infarcita di perversione.
E’ difficile assistere a come l’uomo riesca a sprofondare negli abissi della crudeltà ma anche come non si ravveda benché fornito di evidenza documentata. Crudele infatti non è solo il lavoratore impiegato negli allevamenti intensivi, nei macelli, nei circhi, nella caccia e altri luoghi di svago dove materialmente si infierisce sugli animali ma anche chi non prende le distanze da queste azioni e non risalga alla fonte viva e vittima dello sfruttamento commerciale. E’ incredibile non ci sia una presa di coscienza su questi orrori anche se oggigiorno documenti e denunce non mancano nei mezzi di informazione piu’ attenti.
Il tema del rapporto violento uomini/animali fa parte del problema del male e quindi tutte le religioni lo considerano denunciandolo ma anche in certo senso ritenendolo quasi un male necessario se non ammettendolo. Ad esempio nell’Induismo non si deve incrudelire verso l’animale ché può essere una possibile tappa nel percorso delle reincarnazioni purificatrici ma ciononostante lo si può sacrificare per ragioni sacrali o nutritive. Forse solo la compassione per tutti gli esseri viventi del Buddhidsmo salva l’animale dalla crudeltà umana. Non così nei tre grandi monoteismi dominati dalla concezione antropocentrica dell’uomo. Nel Genesi si legge che Dio, benché veda che “la malvagità degli uomini era grande” (Gen. 6,5) e decida di sterminarli con il diluvio (Gen. 6,7), poi vi stringe un’altra alleanza concedendo loro il possesso di tutti gli animali che gli “serviranno di cibo” (Gen.9, 2-3). Anche nel Corano non c’è condanna per chi uccide gli animali anzi questi possono essere sacrificati su ordine di Allah come la giovenca gialla (Sura II, 67, 69, 71), (Sura XXII, 36), uccisi tranne il maiale (Sura V, 96), ( Sura XVI, 115), mangiati (Sura V, 96), (Sura XVI, 14) e utilizzati per fare tende leggere (Sura XVI, 80) e cavalcature (Sura XVI, 8).

RECALCATI, M., Il gesto di Caino, Torino, Einaudi, 2020.
ROUSSEAU, J.J., Émile ou De l’éducation, 1762.
RECALCATI, idem, pp. 47-52.
GARCIA PEREIRA, M., Maltrato animal, sufrimiento humano, Barcellona, Ediciones Penìnsula, 2019. Questo è il documento piu’ recente sugli orrori dei macelli ma l’opera più in là nel tempo di J.S. FOER, Se niente importa (2009) resta una pietra miliare nella denuncia del male inferto agli animali. Questi riferimenti possono turbare il lettore ma non si può edulcorare la verità della realtà.

La seconda parte uscirà domani 15 dicembre.

10 dicembre: Giornata mondiale dei diritti umani

10 Dic

Edizione straordinaria

Come stiamo celebrando in Europa la giornata mondiale dei diritti umani 2020? L’Europa si considera ed è considerata (si pensi ai migranti) il bastione dei diritti umani, del trattamento non disumano. Ma ci sono delle vistosissime deroghe a questo ruolo; anche se l’establishment europeo è molto abile nel nasconderle.
Qui ne citiamo solo qualcuna, e poi ci soffermiamo sul caso egiziano. A Moria (Lesbo) oltre 10mila persone sono ancora costrette a vivere in condizioni di degrado che non ha niente di umano. Nei Balcani i migranti vengono picchiati selvaggiamente, aggrediti con i cani delle guardie di frontiera croate, lasciati morire al confine. Con l’Ungheria e la Polonia, la UE sta per raggiungere un compromesso di bassissimo livello, che permetterà a quei paesi di continuare ad avere i lauti fondi europei senza modificare le gravissime violazioni della libertà di stampa, l’aborto, il dovere di accoglienza, l’indipendenza della magistratura, la corruzione degli apparati.
Ma passiamo all’Egitto, dominato dal dittatore Al Sisi, responsabile dell’assassinio di Giulio Regeni e della tortura psicologica, oltre che fisica, di Patrick Zaki, detenuto da quasi un anno senza processo e senza accuse formali. Vediamo i casi più eclatanti su queste vicende. Macron, che si atteggia a difensore dei valori della Rivoluzione francese e dell’Europa, confonde quasi sempre quei valori con la tradizionale grandeur francese. Della grandeur, si sa, fa parte anche la supremazia nel Mediterraneo, quindi l’alleanza con l’Egitto e con l’avventuriero Haftar, e fa parte la vendita massiccia di armi a questi sanguinari capi politici. Due giorni fa Al Sisi è stato ricevuto all’Eliseo con tutti gli onori dovuti a un alleato dei valori europei.
Tralasciamo la parte, non più nobile, svolta nella vicenda Regeni dall’Università di Cambridge. I suoi vertici accademici hanno protetto il silenzio ermetico della docente che aveva mandato allo sbaraglio Regeni, dandogli l’incarico rischiosissimo di indagare sul posto sulle attività sindacali in Egitto. Di questa docente – che si rifiutò di farsi interrogare dai magistrati della Procura di Roma e rifiutò di dare loro il proprio computer – si sono a quanto pare perse le tracce, e il suo nome e il suo ruolo nella vicenda non vengono nemmeno menzionati da Wikipedia (potenza del prestigio accademico!).
Veniamo ora alla perla più preziosa nella difesa dei diritti umani di Regeni e Zaki: l’Italia. Mentre dalla primavera del 2016 si susseguono in tutta Italia manifestazioni per la verità su Regeni, e dall’inizio del 2020 per la scarcerazioni di Zaki, studente all’Università di Bologna, i governi italiani – da Renzi a Conte – hanno inscenato un’indegna “ammuina” per fare credere di essere duri con Al Sisi. Prima ritirano l’ambasciatore, poi lo rimandano indietro dicendo che, proprio per ottenere la verità su Regeni è necessario star lì. Poi fanno una penosa passerella in cui i maggiori esponenti del governo vanno a turno da Al Sisi ad “esigere la verità su Regeni” (possiamo dire che si fanno pubblicità a spese di Regeni e dei suoi genitori?).
Il dittatore naturalmente sta al gioco, garantisce indagini, crea un finto ritrovamento di presunti assassini di Regeni, e stipula en passant ottimi contratti di fornitura di armi italiane. Insomma Al Sisi si beffa di noi davanti a tutto il mondo (e, fra l’altro, insieme con Macron, aiuta Haftar a impedire la pacificazione della Libia). E noi, compiacenti, per un miserabile piatto di lenticchie (vendita di armi, sfruttamento dell’ENI di un giacimento di gas), gli baciamo la mano. C’è ancora un po’ di dignità tra i politici di questo paese?
c.p.

Frontex contro i migranti viola i diritti umani

30 Nov

di Piero RizzoMigranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 44 – 30 nov. 2020
 
Abbiamo letto con sconcerto i titoli der Spiegel e il Guardian su Frontex. Der Spiegel (23 ott.): “L’agenzia Frontex complice nella campagna di respingimento dei rifugiati greci”. Il Guardian (24 ott):” Le forze di frontiera dell’UE ‘complici’ nella campagna illegale per fermare lo sbarco dei rifugiati” e (28 ott.): “L’UE accusata di aver abbandonato i migranti in mare con il passaggio alla sorveglianza dei droni”.
 
Riportiamo dal Guardian
L’agenzia di frontiera dell’UE è stata accusata di complicità in respingimenti illegali e spesso pericolosi dei richiedenti asilo nel Mar Egeo. Anche se sono emerse prove … Frontex ha negato la conoscenza o il coinvolgimento in respingimenti. Ma ci sono nuove prove, comprese le riprese video che mostrano una nave Frontex che manovra pericolosamente vicino a un gommone  pieno di persone e crea ondate che le hanno respinte (indagine di Lighthouse Reports, Bellingcat, Der Spiegel, ARD e TV Asahi). Gli investigatori hanno documentato sei casi in cui l’agenzia è stata direttamente coinvolta in un respingimento nell’Egeo o si è trovata lì vicino. Le unità aeree e marittime di Frontex disattivano regolarmente i transponder che segnalano le loro posizioni ai localizzatori disponibili al pubblico (24 ottobre).

 28 ott.: L’UE è stata accusata di aver condannato a morte i migranti dai critici dei suoi recenti accordi da 100 milioni di euro per la sorveglianza con i droni nel Mar Mediterraneo.
Attivisti e eurodeputati hanno accusato l’agenzia Frontex di investire in tecnologia per monitorare i migranti da lontano e declinare le proprie responsabilità nei confronti delle persone in difficoltà. Frontex ha negato la conoscenza o il coinvolgimento in respingimenti. Martedì ha avviato un’indagine interna sollecitata dal commissario Johansson dopo i rapporti del Guardian, ma ha affermato che non ha ancora trovato prove di violazioni.
Wim Zwijnenburg, che lavora per il disarmo per conto dell’organizzazione pacifista olandese Pax, ha detto che i responsabili politici dell’UE hanno messo in atto un “feticcio tecnologico” per il controllo dei suoi confini. … “ Avremo ora più telecamere nel cielo per guardare le persone che annegano nel Mediterraneo?”.

Abbiamo tutti questi occhi nel cielo, ma non abbiamo mani sul mare”. All’inizio di ottobre Frontex ha formalizzato contratti  con Airbus e con la compagnia di armi israeliana Elbit Systems per la fornitura di droni di livello militare per monitorare “ogni imbarcazione marittima coinvolta in qualsiasi forma di attività irregolare o illegale in mare”. “Gli attori europei stanno cercando di ridimensionare la loro presenza in mare e di non rispettare i loro doveri”, ha detto Kiri Santer, di “Alarm Phone”, una delle ONG che ha redatto il rapporto. “Continuano ad essere presenti ma dall’alto, quindi possono avvistare  diverse barche di migranti in partenza dalle coste libiche e fornire tali informazioni alla guardia costiera libica”.
 
Considerazioni finali. Nel codice di condotta Frontex si legge: i partecipanti alle attività devono promuovere e rispettare la dignità umana e i diritti fondamentali di ogni individuo …; provvedere in pieno rispetto del principio del non respingimento a che le persone che cercano protezione internazionale siano riconosciute, ricevano adeguata assistenza, siano informate nei loro diritti ecc.
Purtroppo la violazione della “legge del mare” e del codice di condotta da parte di Frontex è diventata sistematica. Non si tratta più di chiudere un occhio in presenza di eventuali crimini commessi dalle guardie di frontiera di uno Stato europeo, ma addirittura di rendersi complice. Rendiamo merito a der Spiegel che si è fatto promotore dell’indagine. 
 
https://www.theguardian.com/global-development/2020/oct/28/eu-accused-of-abandoning-migrants-to-the-sea-with-shift-to-drone-surveillance
 
https://www.theguardian.com/global-development/2020/oct/24/eu-border-force-complicit-in-campaign-to-stop-refugees-landing
 
https://www.spiegel.de/international/europe/eu-border-agency-frontex-complicit-in-greek-refugee-pushback-campaign-a-4b6cba29-35a3-4d8c-a49f-a12daad450d7
   

I dati della violenza sulle donne e sulle immigrate

30 Nov


(25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne)

Migranti e Sviluppo – 30-11-2020

Nel 2020, al 26 novembre, ci sono stati 88 femminicidi (il femminicidio è l’uccisione di una donna in quanto donna).

In Italia nel 2010-2015 ci sono stati circa 150 femminicidi all’anno: che sono ben l’85% degli omicidi di donne. Nei casi più frequenti il partner uccide per gelosia o perché la donna lo vuole lasciare, e spesso ciò avviene dopo una lunga serie di violenze. Molto spesso la denuncia alla polizia di queste violenze non ha alcun effetto. Le donne uccise sono per il 25% straniere, una percentuale molto più alta degli stranieri presenti in Italia: 8,7% (Fabio Bartolomeo – Ministero Giustizia, online)

Tuttavia l’Italia è uno dei paesi europei con un minor numero di femminicidi. I primi sono Lettonia e Gran Bretagna. Secondo l’ONU, nel 2018 nel mondo ci sono stati 87mila femminicidi (Wikipedia). I paesi con la percentuale più alta sono USA e Russia (Giornalettismo, online, 24-8-2017).

In Italia ci sono molti matrimoni forzati di ragazze emigrate imposti dalle famiglie. La ragazza che si rifiuta di obbedire viene spesso picchiata e talvolta uccisa, come informano i media. Però mancano dati statistici in proposito.

Nel 2019 A.M. De Luca ha intervistato le donne richiedenti asilo in Italia. Il 70% di loro ha subito violenze in famiglia; il 50% abusi sessuali o stupri; il 25% ha subito mutilazioni genitali nei loro paese; il 22% è vittima di maltrattamenti e matrimoni forzati (Repubblica, 17-9-2019).

Action Aid denuncia che i fondi per i Centri antiviolenza sono insufficienti e arrivano in ritardo. Quest’anno le richieste di aiuto al numero verde o con whatsapp sono cresciute del 120% (Manifesto 24 nov. 2020). Nel 2018 le case rifugio per le donne maltrattate hanno ospitato quasi 2mila donne, di cui il 62% straniere.