Archivio | Redazione RSS feed for this section

Economie di scala e diseconomie negli allevamenti intensivi

15 Mag

Risultati immagini per allevamenti intensividi Anna Pellanda

Il 18 aprile 2018 per iniziativa del Fai si è tenuta presso il Comune di Padova una mia “conversazione” sull’analisi costi/benefici e gli allevamenti intensivi (v. anche il mio art. su Sviluppo Felice del 4 maggio 2015). Della conversazione del 18 aprile, si approfondiscono ora due aspetti: le economie di scala e le diseconomie. Ci si riferisce agli allevamenti intensivi dove si produce carne a basso prezzo ma con profitti altissimi. Continua a leggere

Annunci

La scandalosa distribuzione della ricchezza

30 Apr

Risultati immagini per distribuzione della ricchezzaNel dicembre scorso fecero scalpore i dati diffusi da Oxfam sulla distribuzione mondiale della ricchezza. Nel 2009 il 50% più povero della popolazione mondiale possedeva una ricchezza uguale a quella dei 380 miliardari più ricchi del pianeta. Questo dato scandaloso è peggiorato fortemente da allora. Nel 2017 la ricchezza complessiva del 50% più povero (3 miliardi e 700 milioni di persone) equivaleva a quella delle 42 persone più ricche del pianeta, cioè a circa 1.500 miliardi di dollari. Continua a leggere

Il lavoro è consentito a pochi immigrati

23 Apr

Risultati immagini per lavoro degli immigrati

Migranti e Sviluppo – la Scheda n. 17 (aprile 2018)

Appena arrivati in Italia, gli immigrati sono assistiti per la prima accoglienza. Subito dopo essi dovrebbero essere mesi in grado di contribuire al proprio mantenimento. Questa è necessario per la loro dignità e la loro integrazione con i locali. Ma ciò avviene solo per pochi di loro: quelli che entrano nei centri Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che gestiscono la seconda accoglienza. Per tutti gli altri, lo stato di assistiti passivi si prolunga per anni, generando, in loro, frustrazione e tendenza alla clandestinità, e – in gran parte dell’opinione pubblica – l’accusa di parassitismo. Continua a leggere

Distopia e povertà nel mondo

3 Apr

Risultati immagini per povertà nel mondo

di David F. Ruccio
da Real World Economics Review Blog, 29 gennaio 2018

(Ruccio riporta un grafico della Banca Mondiale dove risulta, fra l’altro, che 6,9 milioni di europei, 3,3 milioni di abitanti negli USA, e in tutto 13,8 milioni nei paesi sviluppati vivono con 4 dollari al giorno o meno). Continua a leggere

Un caso disperato

26 Mar

Immagine correlata

Migranti e Sviluppo – La scheda n. 16 (marzo 2018)

I giornali del 19 e 20 marzo scorso riportano la vicenda della nave Open Arms della Ong spagnola Proactiva. Questa, di fronte all’intimazione e alle minacce armate della Guardia costiera libica, si è rifiutata coraggiosamente di consegnare i 150 naufraghi che aveva appena salvato a 70 miglia dalla costa libica, cioè in acque internazionali. Si noti che la Libia, la cui Guardia costiera è finanziata dall’Italia, non ha mai definito la propria area di competenza per i salvataggi. In compenso cerca di impedire i salvataggi degli altri. Dopo un lungo inseguimento, la nave spagnola è riuscita a sbarcare a Malta un bambino che era in condizioni gravissime, e poi ha atteso ben 30 ore che l’Italia le desse il permesso di sbarcare i naufraghi a Pozzallo (Ragusa).

Continua a leggere

Sull’emigrazione, Macron non convince il New York Times

26 Mar

Risultati immagini per Sull emigrazione, Macrondi Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n. 16
Il 22 e il 25 febbraio il New York Times ha pubblicato due articoli, non propriamente elogiativi, sulle iniziative della Francia riguardo all’immigrazione. Continua a leggere

Amazzonia: la tragedia del bene comune

12 Mar

Gli economisti chiamano “tragedia dei beni comuni” la tendenza dei cittadini a sfruttare le risorse pubbliche a fini privati fino ad estinguerle o a comprometterne la funzionalità. Applicato all’Amazzonia (7 milioni di kmq, distribuiti su 9 paesi) questo fenomeno si configura davvero come una tragedia senza fine.

Nella sua visita in Perù di fine gennaio 2018, papa Francesco ha condannato duramente la devastazione ambientale dell’Amazzonia che si traduce anche in devastazione umana (1). Il meccanismo è noto fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, quando apparvero sulla stampa le prime denunce, fatte dai gesuiti, dell’eccidio di villaggi indigeni amazzonici (ad es. si regalavano ai bambini zollette di zucchero avvelenato) per lasciare libero il terreno allo sfruttamento. Questi fenomeni si sono ingranditi sempre più. Lo sfruttamento intensivo delle foreste toglie l’habitat vitale alle tribù indigene e le condanna a una rapida estinzione.

In che cosa consiste questo sfruttamento? Nel prelievo forsennato del legname per il mercato europeo; la coltivazione di beni alimentari per la Cina; la sostituzione della foresta col pascolo per i bovini e la carne degli USA; lo sfruttamento incontrollato di acque e miniere. Questi processi trovano la complicità dei governanti corrotti in Brasile, Perù, Colombia, ecc. I latifondisti e proprietari terrieri si sono coalizzati in un blocco sociale (rurales), del quale fanno parte anche quelli che sfruttano illegalmente le miniere e i garimpeiros. Questi ultimi dragano i fiumi alla ricerca di oro usando il mercurio; il quale inquina le acque, distrugge la fauna ittica e i terreni, avvelena le fonti di sopravvivenza degli indios.

Daniele Mastrogiacomo racconta (2) che in Brasile ci sono appena 30 guardie forestali che dovrebbero proteggere 4 milioni di ettari. Una volta queste guardie avevano sequestrato le barche di garimpeiros e taglialegna illegali, ma questi incendiarono gli uffici dell’agenzia per l’ambiente, si ripresero le barche e hanno continuato il loro scempio (3).

Alla potentissima lobby dei rurales si aggiunge quella delle esportazioni. In Brasile, all’inizio di questo secolo la deforestazione si era ridotta del 70%, grazie alla limitazione dello sfruttamento dei terreni amazzonici imposta dalle presidenze Lula e Roussef; ma poi lo sfruttamento è ripreso in modo incontrollato. Il Brasile è tornato ad essere il più grande esportatore mondiale di zucchero, pollo, caffè, ecc. Temer, il presidente brasiliano accusato di corruzione conclamata, ha evitato l’impeachment grazie al permesso dato alle lobby di riprendere lo sfruttamento incondizionato dell’Amazzonia. Una situazione simile c’è in Perù, dove il papa ha protestato, e negli altri paesi amazzonici.

I latifondisti (152 imprese posseggono 40 milioni di ettari), le aziende agricole e le decine di migliaia di piccoli contadini hanno bruciato finora circa 500mila km quadrati di foresta (il 10% di tutta l’Amazzonia). L’esportazione di legname pregiato produce lo stesso effetto, perché trasforma la foresta in pantani e terre sterili. Le grandi dighe idroelettriche, come quella di Tucurui, la più grande, hanno distrutto centinaia di migliaia di ettari di vegetazione, che marcisce sotto le acque ed emette gas velenosi (4). In un solo anno (agosto 2105-luglio 2016) sono stati abbattuti 8mila km quadrati di foreste, pari a 135 volte la superficie di Manhattan (5).

Bisogna ricordare che l’Amazzonia è la più grande sede di biodiversità e la più grande fonte di ossigeno del pianeta. Si pensa che ospiti circa 60.000 specie di piante, alcuni milioni di specie di insetti, 3.000 specie di pesci, 1.300 specie di uccelli (si pensa che un quinto di tutti gli uccelli viva nella foresta amazzonica), 430 specie di mammiferi e altrettante di anfibi, e 380 specie di rettili (Wikipedia). La sua distruzione forsennata porterà il clima e l’ambiente terrestre al collasso.

Le miniere di ferro, uranio, bauxite, ecc., sono sfruttate senza controllo dalle multinazionali. Il 90% dei nuovi scavi avviene al di fuori delle concessioni governative e l’area disboscata illegalmente è 12 volte più grande di quella disboscata legalmente (6).
Di fronte a questa situazione, la Norvegia ha dimezzato i suoi aiuti economici al Fondo per l’Amazzonia del 2017 e minaccia di sospendere gli stanziamenti del 2018 e 2019 (7).

Vedi i media del 10-20 gennaio scorso.
Vedi la Repubblica del 20/1/18.
3) V. i ripetuti appelli di Avaaz; e l’appello degli scienziati sul clima (sbilanciamoci.info del 24/11/17).
4) V. Scheda di Elena Lorenzini e Francesca Ramponi in http://www.icponte.gov.it/ipertesti/america_meridionale/foresta.htm).
5) Lorenzo Brenna, “L’amazzonia è sempre più spoglia”, Lifetime, 2/12/2016 online.
6) Le Scienze, “Le attività minerarie distruggono l’Amazzonia”, 20/10/2017 online.
7) Rafael Marcoccia, “La distruzione dell’Amazzonia (e nostra)“, Terre d’America, online, 1 luglio 2017.

 

 

Cronaca dic. 2017 – genn. 2018

29 Gen

Migranti e Sviluppo – Scheda 14

29 nov.-1 dic. 2017 – La Conferenza di Abidjan (Costa d’Avorio), di ONU, UE e Unione Africana, decide di rimpatriare 15mila rifugiati nigeriani e senegalesi, attualmente in Libia, e di reinserirli nei loro paesi, con impegno finanziario UE di ca. 150 milioni. Invece eritrei e somali – che hanno diritto alla protezione – andranno nei centri ONU.

° Al 1 dic. in Libia c’erano ca. 500mila migranti pronti a partire per l’Europa. Molti di questi sono distribuiti in 42 campi, spesso governativi, dove si vive in condizioni orribili. L’ONU ne chiede da tempo la chiusura, ma è difficile farlo perché essi procurano grandi guadagni a chi li gestisce. Molti campi non sono accessibili all’OIM (Organizz. Internaz. Migrazioni). Secondo l’Unhcr, 40mila rifugiati in Libia avrebbero diritto alla protezione. Ma gli altri non hanno nessuna tutela.

4 dic. – Gli USA di Trump rifiutano di sottoscrivere il patto sull’emigrazione promosso dall’ONU per “una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Questo patto osserva che è difficile distinguere tra migranti economici e vittime di violenze.

5 dic. – Eurostat comunica che nel primo semestre 2017 la Germania ha ricevuto 357mila domande di asilo, contro le 199mila di tutti gli altri paesi UE. Ne ha accettate 182mila (più di tutti gli altri paesi insieme), l’Italia 38mila e la Svezia 13mila.

° La Corte Suprema USA approva il bando di Trump a chi proviene da Siria, Libia, Iran, Yemen, Ciad e Somalia.

13 dic. – Il vertice a Parigi di Italia, Germania, Francia, Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso comunica che i passaggi in Niger sono scesi da 290mila a ca. 30mila; e che Arabia Saudita ed Emirati stanziano risp. 100 e 30 milioni contro il terrorismo che si sta espandendo nel Sahel.

° Già l’Economist del 9 settembre ipotizzava che il calo sia dovuto al fatto che l’Italia paga i trafficanti di uomini per astenersi dal mandare barche (p. 30-31).

15 dic. – I paesi di Viségrad oltre a rifiutare di accogliere migranti, rifiutano ancora la revisione della norma dell’accordo di Dublino che vieta ai migranti di uscire dal paese di prima accoglienza.

° La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di due ufficiali della Marina per il naufragio del 11 ottobre 2013 (300 morti) per aver impedito i soccorsi.

20 dic. – Fra i Rohingya, cacciati e mitragliati dal governo birmano (diretto dal premio Nobel Aung San Suu Kyi) e affollati alla frontiera col Bangladesh, vengono reclutate famiglie come schiavi per raccattare in India rifiuti utilizzabili (v. anche l’Economist, 9 sett., p. 13 e 45).

Dic.-genn. – Escono diversi servizi sul passaggio clandestino dall’Italia alla Francia attraverso le Alpi (Bardonecchia). Spesso i migranti hanno abiti estivi e scarpe da tennis. Diversi volontari, in Italia e in Francia danno loro vestiti più adeguati e pasti caldi.

16 genn. – Il candidato della Lega alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, dichiara che bisogna proteggere la “razza bianca” contro gli immigrati; poi si scusa; poi cresce nei sondaggi e dichiara: “Caccerò 100mila clandestini” (Milano-Repubblica, online, 22 genn.). Allora, per ribadire il suo ruolo di leader, Salvini dichiara che ne vuole espellere 500mila. Chi offre di più?

23 genn. – I vescovi italiani criticano il clima da leggi razziali che si è creato in Italia.

24 genn. – La stampa riferisce di due video di torture in Libia contro alcuni migranti sudanesi. I video vengono mandati alle famiglie tramite smartphone perché paghino il riscatto (Repubblica, p. 13). Alcuni torturatori sono poi stati presi dalla polizia libica (26 genn.).

27 genn. – In seguito alla campagna che ha gettato diffidenza e discredito sulle Ong impegnate ai salvataggi nel Mediterraneo, le donazioni alle Ong sono calate del 10% (La Stampa).

(chiuso il 28 gennaio 2018)

Governare la crisi migratoria

29 Gen

di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti esteri – 14

Il rapporto di “EuropeNow”, del Consiglio per gli Studi Europei, Governing the Migration Crisis, confronta l’atteggiamento della società civile, che ha mostrato spesso compassione per la condizione dei rifugiati, e quello dei partiti populisti, soprattutto di destra (ma non solo), che hanno strumentalizzato l’afflusso dei migranti per la mobilitazione politica.
Riportiamo, liberamente tradotti, stralci dell’introduzione.

Gli anni 2015-16 sono stati i più turbolenti per i recenti movimenti di rifugiati in Europa e in Nord America. Dal 2011 al 2015, il numero di sfollati è salito da 42,5 a 65,3 milioni a livello mondiale. Soprattutto in Europa, le immagini di persone che fuggono attraverso il Mediterraneo in barche sovraccariche ed inaffidabili sono diventate quasi routine. L’Europa ha raggiunto un accordo con la Turchia e, più di recente, con la Libia, con l’obiettivo di tenere lontani dall’Europa gli immigrati “irregolari”. Le frontiere sono diventate sempre più militarizzate e l’agenzia UE per la protezione delle frontiere, Frontex, ha messo in atto misure sempre più aggressive per impedire ai rifugiati di intraprendere il loro pericoloso viaggio verso l’Europa.
L’attuale quadro giuridico, a livello internazionale e statale, distingue tra “migranti” per ragioni economiche, “rifugiati” che hanno necessità di protezione e “richiedenti asilo “(che cercano protezione ma non sono stati riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati).
Mentre queste distinzioni appaiono chiare in teoria, in pratica sono difficili e lunghe da determinare. Come affermano Stephen Castles e Anthony Richmond, questa difficoltà nasce dal fatto che le motivazioni dei migranti sono un continuum: necessità di protezione, difficoltà economiche e legami familiari spesso si sommano. Inoltre, le politiche restrittive sull’immigrazione hanno reso difficile l’attraversamento delle frontiere attraverso canali ufficiali per tutti, con l’eccezione dei più privilegiati al mondo, come i cittadini degli Stati OCSE.
La seconda grande sfida è di tipo morale ed etico. La crescente domanda di essere accolti dagli stati ricchi, causata in gran parte da decenni di politiche sempre più restrittive, e la crescente disuguaglianza su scala globale sono problemi che non possono essere risolti sigillando i confini. L’Europa è un caso ad hoc: la Carta dei diritti fondamentali dell’UE impone a tutti gli Stati membri il rispetto del diritto all’asilo (articolo 18) e l’UE si sente totalmente impegnata nella tutela dei diritti umani. Tuttavia, proteggendo in modo più aggressivo le sue frontiere esterne, limitando gravemente l’assistenza umanitaria nel Mar Mediterraneo e impedendo ai rifugiati di raggiungere il continente, le democrazie europee rischiano di compromettere i propri valori costitutivi.
A questo proposito si sono create due tendenze opposte nei paesi europei: da un parte la società civile ha dimostrato grande compassione per la condizione dei rifugiati (mentre in Canada ha fatto pressione sul governo per accettare più profughi dalla Siria). Dall’altra parte, il populismo di destra ha sfruttato l’afflusso di tanti rifugiati per la mobilitazione politica. In tutto il continente, anche tra i partiti tradizionali, si diffondono sentimenti anti-immigranti. La solidarietà con i rifugiati e i migranti irregolari si dimostra fragile e dipendente dalle politiche ricettive dei governi.

http://www.europenowjournal.org/2017/09/30/immigration-2/

“Il sonno della ragione genera mostri”

29 Gen

di Cosimo Perrotta
Migranti e Sviluppo – Lavoro/accoglienza 14

Francisco Goya, quando dette questo geniale titolo alla sua acquaforte del 1797, si trovava in un periodo – un po’ simile al nostro – di transizione dall’illuminismo, col suo trionfo della ragione e del progresso, all’irrazionalismo. Il nostro irrazionalismo si coniuga in tanti modi diversi: populismo, primato della nazione o razza o religione, paura degli immigrati, rifiuto dei vaccini, diffidenza verso la ricerca scientifica, mania dei complotti combinata con la credulità più assurda, paranoia identitaria, presunzione di competenza data dal facile accesso informatico alle notizie (e alle fole), rivalutazione larvata o esplicita del fascismo, ecc. I mostri che esso genera sono: insofferenza per la democrazia, xenofobia, razzismo, fanatismo, voglia di capi carismatici, anarchismo.

Come negli anni Trenta, l’irrazionalismo dilaga oggi nei paesi sviluppati per la combinazione tra crisi economica ed emergere di nuove classi oppresse (allora, gli operai; oggi, i migranti). Questo torbido clima, allora produsse il fascismo, oggi rischia di destabilizzare la UE e di promuovere regimi senza garanzie democratiche, xenofobi e oscurantisti, come nell’Est-Europa.

I migranti appaiono oggi il capro espiatorio ideale per distrarre dalla crisi, convogliando frustrazioni e paure verso un nemico esterno. E quale nemico migliore di un “invasore”? I pifferai di Hamelin lanciano contro l’invasore operai e disoccupati, cioè le vittime della crisi.

L’afflusso dei migranti – ci dice la storia – non si può fermare; si può solo governare. Ma l’unico modo per governarlo stabilmente è di farne un motore di sviluppo economico (che da soli non riusciamo più ad avviare). Oggi è l’ultima chance che abbiamo. Altrimenti l’Italia resterà un’economia semi-stagnante e semi-parassitaria, con disuguaglianze crescenti e scandalose, povertà diffusa e bassa produttività. Un paese occupato a difendere la “razza bianca” e a produrre ricchezza per i già ricchi.

L’alternativa è innanzitutto di liberarsi delle falsità diffuse grazie all’effetto Dunning-Kruger (incompetenti o ignoranti che sopravvalutano il proprio giudizio e disprezzano le vere competenze). Non è vero che in Italia gli immigrati siano il 30% della popolazione; sono l’8,3% (5 milioni) – molti meno che in Germania, Francia e Gran Bretagna; e, in percentuale, meno che in questi paesi e inoltre in Spagna, Belgio, Austria, Irlanda. Non è vero che essi ci costano troppo e consumano a sbafo. L’INPS riceve dai migranti 8 miliardi di euro e ne paga solo 3. I migranti hanno prodotto nel 2016 l’8,9% del PIL, pur avendo un reddito medio pro-capite molto inferiore a quello degli italiani. Anche per l’IRPEF, essi pagano il 7,5% del totale, meno di quello che ricevono in servizi (par. 85, 88). Parliamo naturalmente dei migranti regolarizzati, ma è colpa nostra se la maggior parte degli altri non è regolarizzata e viene spesso sfruttata in modo disumano. I reati in Italia nel 2017 sono diminuiti del 9% (dati del Viminale). E non ci sono mai state epidemie partite dai migranti, come dicono le fake news che girano su internet.

E’ vero invece che abbiamo un gran bisogno di emigranti. La natalità in Italia diminuisce e la popolazione invecchia sempre più. Il saldo demografico del 2016 è meno 142mila (e per i soli italiani meno 204mila). Ancora: gli italiani che se ne vanno sono più degli immigrati che arrivano (67-68). Senza immigrati il costo delle pensioni e il debito nazionale diventerebbero insostenibili (vedi i demografi Rosina, Della Zuanna, ecc.).

Proprio per difendere il nostro benessere, dovremmo fare una politica di integrazione. Nel prossimo numero cominceremo a vedere come.