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Distopia e povertà nel mondo

3 Apr

di David F. Ruccio
da Real World Economics Review Blog, 29 gennaio 2018

(Ruccio riporta un grafico della Banca Mondiale dove risulta, fra l’altro, che 6,9 milioni di europei, 3,3 milioni di abitanti negli USA, e in tutto 13,8 milioni nei paesi sviluppati vivono con 4 dollari al giorno o meno).

Come  Angus Deaton ci ricorda, quelli che lottano per sopravvivere in condizioni di povertà estrema non si trovano soltanto “di là”, nel terzo mondo. Nonostante l’accento posto dalla campagna, sponsorizzata dalla Banca Mondiale, per sradicare la povertà estrema e i continui appelli a favore dei bisognosi dei paesi poveri, una larga parte – circa 14 milioni di persone – vive nei paesi ricchi (solo in USA, 5,3 milioni).
Esiste una condanna peggiore delle istituzioni economiche contemporanee, sia nel Nord che nel Sud del mondo? Ma non è tutto. Stiamo parlando di centinaia di milioni di persone che vivono con appena o con meno di $ 1,9 al giorno! Questa è la cifra ufficiale della Banca Mondiale, aggiornata negli ultimi anni, rispetto alle cifre precedenti di $ 1 e 1,25. Se vediamo questo numeri in prospettive, si vede che il loro livello è davvero basso.
Innanzitutto, secondo il recente studio di Robert C. Allen (“Absolute Poverty: When Necessity Displaces Desire”, American Economic Review 2017, 107(12): 3690–3721), 1,90 dollari al giorno per la gente del terzo mondo copre un paniere di consumo alimentare, una serie di beni non alimentari e il costo dell’abitazione. Ma il diavolo, come sempre, sta nei dettagli. Stiamo parlando, per il cibo, di 2.100 calorie al giorno (abbastanza per assicurare, oltre al minimo vitale, “una maggiore quantità di energia per fare il lavoro necessario a sostenere la società e per allevare dei figli”), più il cibo – fondamentalmente, grasso animale e verdure – per procurare la dose giornaliera di vitamine di vario tipo e minerali (ferro, B12, folato, B1, niacina, vitamina C). Questo per il cibo (1).
Esso comprende anche vari articoli non alimentari, come benzina, luce, vestiti e sapone; ma non l’istruzione, le cure mediche e simili. Infine una disponibilità per l’abitazione che ammonta ad appena 3 mq a persona (2). Calcolate il totale di queste spese (…) e troverete una soglia di povertà per il terzo mondo così bassa da raggiungere appena gli 1,90 dollari al dì. Ma l’economia mondiale di oggi, per come è organizzata, non assicura nemmeno questa misera somma a centinaia di milioni di persone.
Il secondo modo di mettere in prospettiva questo dato è di ricalcolarlo per la gente dei paesi ricchi. Allen lo ha fatto. Per gli USA, viene fuori che esso è di circa 4 dollari al dì … (3). Cioè stiamo parlando di circa 1.460 dollari l’anno per un individuo o di 5.840 dollari per una famiglia di 4 persone (4). Il modo in cui l’economia USA è organizzata costringe 4 milioni di persone a vivere con meno di 4 dollari al giorno. Considerate che cosa rappresentano questi numeri – 1,90 per il terzo mondo e 4 dollari per i paesi ricchi – e vedrete che viviamo in una distopia, o incubo economico.

(1) Quindi in Sri Lanka la dieta basilare consisterebbe, a persona per anno, in 140,16 kg di riso, 49 kg di fagioli e lenticchie, 35 kg di uova, 4 kg di olio, e 45 kg di spinaci, cavolfiori o noccioline.
(2) Come ammette lo stesso Allen, “per gli standard dei paesi ricchi, questo rappresenta un sovraffollamento estremo, e spesso illegale. Persino gli appartamenti di New York suddivisi illegalmente offrono 5-10 mq a persona”.
(3) Nei paesi del terzo mondo, circa due terzi della spesa va al cibo, un quarto a beni non alimentari, e il 5-10% all’abitazione. Negli USA la quota per il cibo scende a un quarto, e la spesa per la casa esplode fino a metà o più del reddito.
(4) Il limite ufficiale di povertà in USA è $ 34,40 al giorno per un individuo, cioè $ 12.752 all’anno. In base a questa misura, 43,1 milioni di americani (12,7%) vivono in povertà.

 

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Franzini e Pianta: le cause delle diseguaglianze crescenti

15 Gen

di Aldo Randazzo
Maurizio Franzini e Mario Pianta esaminano il tema delle diseguaglianze da diversi anni. L’ultimo lavoro comune (Disuguaglianze – Quante sono, come combatterle, Laterza, 2016) può considerarsi una loro sintesi aggiornata.
In questo decennio l’accumulazione del capitale e la distribuzione della ricchezza e del reddito sono stati regolati e determinati da un accresciuto potere finanziario. Stiglitz e Piketty sono gli analisti che hanno approfondito questi temi e giustamente sono tra i più citati dai nostri autori.
Quattro sono i “motori” che Franzini e Pianta individuano quali cause delle diseguaglianze:
Il potere del capitale sul lavoro. La crescita di questa potere appare dal confronto tra la crescita della produttività e quella dei salari medi. “Ponendo pari a 100 i valori del 1991, la produttività ha raggiunto un indice di 117 e i salari sono poco sopra 106”. È evidente che la maggiore produttività ha determinato un incremento di profitto a danno dei salari. Le nuove tecnologie e la progressiva perdita delle tutele contrattuali dei lavoratori hanno determinato la precarizzazione e la svalorizzazione del lavoro. Da tale sviluppo hanno guadagnato anche i top manager e i professionisti ottenendo redditi un tempo insperati; mentre le nuove tecnologie hanno favorito le figure più professionalizzate. In controtendenza sono i dati relativi al confronto tra paesi di antica o recente industrializzazione; infatti le differenze nel reddito medio tra paesi si sono ridotte. Le delocalizzazioni hanno migliorato le condizioni di vita di tante popolazioni diseredate ma hanno peggiorato quelle dei paesi già industrializzati. Riguardo alle ricchezze accumulate, grazie a operazioni speculative favorite dall’ascesa della finanza, quelle private sono cresciute più del PIL alimentando, anche per questa via, le diseguaglianze di reddito.
Il capitalismo oligarchico. I maggiori rendimenti da capitale sono sempre più frutto di condizioni di monopolio e oligopolio che accrescono il condizionamento politico di poche famiglie. Il trasferimento delle grandi ricchezze di generazione in generazione cristallizza inoltre gli assetti sociali, limitando la mobilità. Politiche fiscali favorevoli nelle successioni ereditarie sono state perseguite in quasi tutti i paesi. A patrimoni diversi sono correlati redditi diversi. I paesi dove la trasmissione intergenerazionale della diseguaglianza sono più marcate sono gli USA, il Regno Unito, l’Italia e la Spagna. Le diseguaglianze sono attenuate per Danimarca, Svezia e Giappone.
L’individualizzazione del lavoro. Le condizioni di lavoro sempre più parcellizzate e ridotte ad attività isolata, hanno indebolito il potere contrattuale dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Inoltre, alle diverse capacità economiche delle famiglie corrispondono diversi livelli d’istruzione dei giovani. Ciò determina gerarchie sempre più rigide nelle strutture sociali.
L’arretramento della politica. A partire dagli anni Ottanta, con l’affermarsi di politiche neoliberiste, gli Stati hanno progressivamente rinunciato alla loro funzione redistributiva indebolendo la tassazione su redditi e patrimoni. La finanza è divenuta la forza dominante nella maggior parte delle economie contribuendo ad indebolire le politiche di welfare sociali e accentuando tutte le forme di diseguaglianza. Anche in questo caso le differenze penalizzano maggiormente i paesi mediterranei rispetto al Nord Europa.
Questi quattro motori interagiscono tra loro generando diseguaglianze economiche e sociali. Ma è in particolare “l’arretramento della politica” che amplifica e rende irreversibile il processo: “meno politiche su disuguaglianze di mercato, minore redistribuzione attraverso tasse e spesa pubblica”. Se un tempo era diffusa l’idea che le diseguaglianze stimolassero la crescita, è evidente che oggi non è così: le diseguaglianze limitano i fattori di crescita.
Per invertire le tendenze in atto, Franzini e Pianta individuano alcune misure che riguardano principalmente: il contenimento del potere della finanza attraverso un sua regolamentazione; la limitazione delle posizioni di rendita; il miglioramento dei salari, redistribuendo adeguatamente il frutto della maggiore produttività; la modifica del sistema impositivo per redditi e patrimoni a favore delle fasce più deboli; il rafforzamento dell’istruzione pubblica, dando alle famiglie possibilità d’accesso non legate al reddito; l’introduzione di un reddito minimo universale che assicuri una vita dignitosa.
Non abbiamo riportato dati e citazioni, di cui il testo è ricco. Il quadro sulle cause delle diseguaglianze appare esaustivo per i dati ufficiali noti. Ma gli stessi autori riconoscono come insufficiente la conoscenza sulle diseguaglianze dovute a traffici illeciti, corruzione, evasione ed elusione fiscali, etc. Su questo, l’analisi può procedere solo per stime e supposizioni.

Metamorfosi Boko Haram

20 Nov

di Marco Cochi (da NigriziaNotizie 31 ottobre 2017) 

Risultati immagini per Boko Haram

    L’annunciata uccisione della moglie dello storico leader di Boko Haram è un duro colpo al movimento terrorista che, diviso al suo interno in fazioni e braccato dagli eserciti di cinque stati, sembra si stia dedicando con sempre più determinazione al commercio illegale di armi e droga.   Continua a leggere

Il partito personale e la democrazia

13 Nov

l’articolo 13-11-2017 di Oreste Massari

Risultati immagini per Il partito personale e la democraziaC’è un tipo di partito che mi pare del tutto in antitesi con i requisiti funzionali che la logica di funzionamento della democrazia richiede ai partiti politici, ed è il cosiddetto partito personale. Continua a leggere

Si aggrava la crisi anglofona in Camerun

6 Nov

il documento – Africa senza pace, n. 2 di Marco Cochi

da Nigrizia Notizie, martedì 24 ottobre 2017

Risultati immagini per Si aggrava la crisi anglofona in CamerunLe proteste della popolazione di lingua inglese in Camerun contro il governo centrale, in corso da un anno, sembrano essere sfuggite di mano al presidente Paul Biya. La sua violenta repressione ha ottenuto solo il rafforzamento delle istanze secessioniste delle due regioni occidentali. La situazione è al limite dello scontro armato, ma può rientrare con il dialogo e immediate concessioni autonomiste. Continua a leggere

La democrazia nel mercato: i consumatori

2 Ott

Risultati immagini per i consumatoriCaro Direttore, a prima vista può sembrare un non senso parlare di democrazia nel mercato. Una formula ambigua la definiscono A. Panzeri e E. Corali in La “Democrazia economica”: Regime democratico e regime di mercato due realtà irrimediabilmente diverse e concorrenti. Anzi è proprio l’aspetto competitivo fra i due sistemi a rendere praticamente ambigue formule come “democrazia nel mercato”, “democrazia di mercato”, “capitalismo democratico”.  Se si può essere d’accordo sull’ambiguità dell’espressione “capitalismo democratico”,  mi sembra che si sia troppo frettolosamente liquidata anche l’espressione “democrazia nel mercato”. Continua a leggere

Crisi e repressione in Egitto

10 Lug

di Pino Dragoni – Il Manifesto

da NENA: Near East News Agency – Agenzia Stampa Vicino Oriente, 5 luglio 2017

egittoSotto al-Sisi la popolazione egiziana si è impoverita e nuovi aumenti dei prezzi colpiscono le classi più deboli. Il malcontento è diffuso e radicato ma manca un fronte organizzato anti-governativo, disintegrato dalla repressione di Stato Continua a leggere

Evasione fiscale e piccole imprese

19 Giu

il documento 12-6-2017 di Emmanuele Bobbio

Risultati immagini per Evasione fiscaleRiassunto in italiano di “Evasione fiscale, dinamica d’impresa e crescita aggregata”, ricerca della banca d’Italia Continua a leggere

Giustizia civile: la via Crucis si accorcia, ma di poco

22 Mag

il documento 22-5-2017 dell’ Ufficio Parlamentare di Bilancio

Risultati immagini per Giustizia civileSi sa che la lentezza patologica della giustizia civile italiana è una delle maggiori cause del nostro ritardo economico. Questa lentezza nega di fatto un pilastro fondamentale della convivenza civile: la certezza del diritto. Essa inoltre disincentiva gli investimenti; scoraggia la concorrenza basata sul merito;  premia il clientelismo, l’abusivismo e la corruzione. Sul piano privato, essa nega di fatto i diritti civili e umani; e incoraggia l’anarchia e l’abuso. Riportiamo qui parte della Introduzione di una ricerca ufficiale svolta in merito. I risultati furono accennati sui giornali nel luglio scorso; ma dopo è tornato sul problema un fitto silenzio (la Redazione) Continua a leggere

Lo sciopero della fame dei palestinesi nelle carceri israeliane

15 Mag

il documento 15-5-2017

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foto tratto da: Infopal

La Lega araba ha chiesto ieri alle Nazioni Unite di aprire un’inchiesta internazionale sulle “violazioni” commesse da Israele nelle sue carceri. I palestinesi, intanto, denunciano i trasferimenti dei prigionieri e i continui blitz delle guardie israeliane nelle loro celle. Manifestazioni di solidarietà a Betlemme e Ramallah Continua a leggere