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Economia dell’informazione e cambiamento delle istituzioni

14 Gen

di Anna Azzurra Gigante – Società
Un recente articolo pubblicato sul supplemento “L’economia” del Corriere della Sera (1) rifletteva sul processo di cambiamento attuale delle istituzioni, definito come particolarmente lento rispetto alle rapide trasformazioni di carattere scientifico che investono la società contemporanea.
L’articolo riconduceva tale sfasamento temporale alla natura intrinseca del cambiamento moderno: non più incarnato da invenzioni come il telefono, il treno o la televisione che hanno comportato cambiamenti nello stile di vita quotidiano così profondi da costringere rapide ed adeguate modificazioni sul piano istituzionale, ma da una proliferazione dell’innovazione scientifica e tecnologica fin troppo celere per permettere alle istituzioni di cambiare con la medesima frequenza.
Forse, però, la spiegazione potrebbe essere ricercata altrove.
In primo luogo, il processo di trasformazione istituzionale è per natura lento, come le teorie istituzionaliste insegnano: le istituzioni riflettono le abitudini (habits) mentali, che si connotano per una forte resistenza al cambiamento.
In secondo luogo, la dicotomia tra le invenzioni di ieri e quelle di oggi rischia di essere fuorviante e di non spiegare adeguatamente i processi di trasformazione sociale contemporanei.
Il vero motore del cambiamento sociale ed economico è rappresentato, oggi, non tanto dalle singole innovazioni o invenzioni, bensì dall’informazione, bene immateriale per eccellenza, caratterizzato da una spiccata volatilità e da una continua proliferazione.
Colossi come Microsoft, Apple o Amazon registrano fatturati strabilianti dei quali una grossa fetta trae origine dai servizi offerti, sempre più aderenti alle esigenze dei clienti perché costruiti su processi (discutibili) di profilazione degli utenti, ovvero sulla raccolta ed elaborazione di dati che li riguardano. Tali bacini informativi si stanno rivelando la materia prima che permetterà di realizzare notevolissimi risultati in molti ambiti, come il settore automobilistico (un esempio è quello delle auto a guida autonoma che grazie all’elaborazione di un mole più complessa di dati saranno presto in grado di comprendere più a fondo i segnali esterni e compiere scelte più efficienti) o il campo immobiliare (qui l’elaborazione dei big data rende già possibile fornire valutazioni molto più precise in merito al valore presente e futuro di ciascun immobile, informazioni di cui banche e aziende si servono per orientare le proprie scelte di business).
In questo panorama di grande complessità, le istituzioni non sono più chiamate solo a regolamentare beni e mercati specifici, ma anche a definire adeguate modalità di impiego dell’enorme massa informativa disponibile che coinvolge e intreccia nel contempo differenti settori ed interessi. Si tratta di uno sforzo notevole perché l’economia delle informazioni genera importanti esternalità e l’accesso ai dati e il modo in cui essi vengono adoperati ed trasformati in conoscenza condiziona fortemente tali ricadute.
L’Unione Europea non è estranea a questo tema. E’ intervenuta di recente in materia di privacy attraverso l’introduzione del nuovo regolamento sulla protezione dei dati personali (“General Data Protection Regulation”). Questo regolamento, già operativo nei paesi membri da pochi mesi, punta alla responsabilizzazione (accountability) dei detentori dei dati – Titolari e Responsabili – e a un uso più trasparente e corretto delle informazioni.
Il regolamento è tutelato dalla nuova figura del Data Protection Officer. La UE sta elaborando un quadro normativo di riferimento in materia di finanza sostenibile, attraverso l’implementazione dei criteri di valutazione a disposizione degli investitori – i cosiddetti criteri ESG, environment, society e governance – e attraverso la definizione di interventi di regolamentazione volti a incentivare l’investimento responsabile in ambito europeo.
Si tratta solo di alcuni primi passi. La definizione di adeguate cornici normative potrebbe contribuire a ridurre le asimmetrie informative nei mercati e ad omogeneizzare i processi cognitivi, limitando i rischi di manipolazione dei dati, così come i casi di selezione avversa, come viene teorizzata da G. Akerlof con il suo modello sui lemons.
Il processo di adeguamento istituzionale necessita, tuttavia, di tempo: esso dipende strettamente dal livello di maturità politica e culturale della società e ha bisogno di acquisire strumenti idonei a cogliere la complessità dei sistemi informativi e dei processi cognitivi a questi connessi.

(1) Edoardo Segantini, “Quintarelli e la scoperta della lentezza istituzionale”, L’Economia del Corriere della Sera, 13 agosto 2018, p. 18.

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Il partito personale e la democrazia

13 Nov

l’articolo 13-11-2017 di Oreste Massari

Risultati immagini per Il partito personale e la democraziaC’è un tipo di partito che mi pare del tutto in antitesi con i requisiti funzionali che la logica di funzionamento della democrazia richiede ai partiti politici, ed è il cosiddetto partito personale. Continua a leggere

SVIMEZ: studio sulla qualità della Pubblica Amministrazione

14 Gen
SVIMEZ(Articolo tratto da Regione.it 2860 – 13/01/2016) SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) propone uno studio sulla qualità delle istituzioni, con tanto di classifica basata su specifici criteri adottati. In particolare si sottolinea che bisogna ancora colmare i divari nei diritti di cittadinanza nel Paese.
In questa graduatoria la qualità della Pubblica Amministrazione è più alta al Centro/Nord che al Sud, analizzando le performance di regioni e province italiane negli anni 2004-2012. In testa è la regione Toscana e la provincia di Firenze in particolare.

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Sul “teorema del bilancio in pareggio”

14 Dic

L’articolo  14-12-2015 di Arturo Hermann

money-scalesCome è noto, il tema della riduzione della spesa pubblica e della tassazione è al centro del dibattito di politica economica. In relazione con questi aspetti, vi è la diffusa convinzione, in particolare da parte degli esponenti della supply side economics, che una riduzione delle imposte, accompagnata da una riduzione più moderata della spesa, e quindi con aumento del disavanzo del bilancio pubblico, possa costituire un fattore di stimolo per l’economia. Continua a leggere

Canfora e Zagrebelsky: “La maschera democratica dell’oligarchia” – 2° parte

22 Gen

L’articolo 19/1/2015 di Aldo Randazzo

canfora.zagrebL’oligarchia che domina in Europa (e in Italia)

Parallelamente alla riduzione di spazi della politica abbiamo assistito ad una perdita di sovranità degli Stati, segnatamente in Europa. Precludendo agli Stati europei la possibilità di proprie politiche monetarie e in assenza di istituzioni sovranazionali realmente democratiche, s’è dato spazio ai “centri di potere finanziari dislocati fuori, oltre gli Stati, che degli Stati fanno a meno” (Zagrebelsky) e che ne condizionano le politiche economiche. Al tempo stesso la politica, che era luogo per la scelta dei fini, è divenuta attività esecutiva di decisioni assunte fuori dalle istituzioni rappresentative. Si rende, così, “incomodo” il voto popolare e la democrazia stessa diviene un intralcio. Continua a leggere

Canfora e Zagrebelsky: “La maschera democratica dell’oligarchia” – 1° parte

12 Gen

di Aldo Randazzo

La maschera democratica dell'oligarchia - copertina

La maschera democratica dell’oligarchia – copertina

Perché le attuali democrazie sono in realtà oligarchie camuffate

Definire la struttura del potere negli Stati moderni è alquanto complesso. Formalmente le nostre sono democrazie con rappresentanze elettive e leggi costituzionali che regolano la convivenza civile. Storicamente tuttavia la vita democratica ha avuto modi diversi di esplicitarsi. Continua a leggere

Sabino Cassese e la ricostruzione dello Stato

15 Set

di Oreste Massari

 Le élite dirigenti italiane sanno far fronte agli aumentati impegni del governo e dello Stato?

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Sabino Cassese, Governare gli italiani. Storia dello Stato, Bologna, il Mulino 2014

L’ultima opera di Sabino Cassese, Governare gli italiani. Storia dello Stato, Bologna, il Mulino 2014, è una sistemazione teorica e storica della sua ricerca sullo stato moderno e contemporaneo, attraverso riflessioni di quasi un cinquantennio. Le principali tappe della ricerca sono L’amministrazione dello Stato (1976), Esiste un governo in Italia? (1980), La crisi dello Stato (2002), Lo stato fascista (2010), L’Italia: una società senza Stato? (2011), Chi governa il mondo? (2013).  Come si vede già dai titoli, la ricerca di Cassese è definita da due termini ricorrenti: stato e governo. Da tutta l’opera si evince che l’oggetto di studio è la funzione e l’attività di governo. Lo stato, complessivamente inteso, non è altro che una struttura di supporto del governo. Da qui la centralità dell’amministrazione, degli apparati, dei funzionari e dei loro rapporti con la società e l’economia. Continua a leggere

E’ possibile lo sviluppo senza investimenti pubblici per l’innovazione? Mazzucato dice no

1 Set

di Angelo Salento  

 

Lo Stato Innovatore di M.Mazzucato

Lo Stato Innovatore di M.Mazzucato

Il libro della Mazzucato su Lo Stato innovatore[1] è, a giusto titolo, uno dei lavori economici più celebrati degli ultimi anni. Si colloca accanto alla monumentale ricerca di Piketty (2013); alla lucidissima ricostruzione del post-2008 di Streeck (2013); alle tante ricerche sull’accumulazione finanziaria (come ad es. Lapavitsas 2013).

La tesi di Mazzucato è semplice: gli stati nazionali hanno un ruolo fondamentale nei processi di innovazione economica e tecnologica. Se questo oggi non può è scontato, ciò si deve alla straordinaria pervasività e resilienza delle mitologie liberiste, che mostrano (in Italia forse più che altrove) di poter resistere anche a clamorose smentite. Continua a leggere

Cittadinanza per gli stranieri: una priorità da paese civile

12 Mag

di Arianna Genovese

Il riconoscimento della cittadinanza degli stranieri residenti in Italia è un nodo cruciale per lo sviluppo di un paese che intenda definirsi civile.

Dagli anni Novanta l’Italia, da paese con una lunga storia di emigrazione, è divenuto paese di crescente immigrazione, e oggi rappresenta una tappa intermedia per le migrazioni dirette verso il nord Europa.

In questi trent’anni la normativa sull’emigrazione è mutata più volte, senza riuscire ad armonizzare regole e diritti, con un’evidente incapacità politica e legislativa nell’affrontare questi temiin modo complessivo. Continua a leggere

La delocalizzazione come occasione di sviluppo

24 Feb

di Cosimo Perrotta

delocalizzazioneLa delocalizzazione è la tendenza delle imprese, soprattutto industriali, dei paesi più sviluppati a trasferirsi in altri paesi. Essa è accentuata dalla globalizzazione (liberalizzazione del commercio internazionale).

Le imprese che si spostano possono farlo per due motivi. La maggior parte va in paesi dove il lavoro è meno protetto (salari più bassi; sicurezza, previdenza e assistenza più deboli); dove anche il consumatore è meno protetto; ci sono facilitazioni fiscali, ed è anche più facile evadere le imposte; l’esportazione dei profitti è più semplice; l’energia è meno cara; ecc. Tutto questo abbassa i costi di produzione. È il caso delle imprese dell’Europa occidentale che vanno verso l’Europa dell’est, in Asia e America Latina; o delle imprese cinesi che vanno in Vietnam (chiamiamola delocalizzazione verso il basso). Continua a leggere

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