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L’Italia del nuovo familismo amorale

4 Feb

di Cosimo Perrotta

Nell’Italia di Salvini domina un nuovo familismo amorale. Questa espressione fu creata dal sociologo americano Banfield nel 1958 per descrivere i rapporti sociali di un paesino arretrato della Basilicata (Chiaromonte, chiamato col nome fittizio di Montegrano). Il familismo amorale descrive la cultura di chi si sente assediato da un mondo esterno ostile e opprimente, e si difende legandosi ai soli rapporti che può controllare, quelli della famiglia. E’ un atteggiamento amorale perché non ha valori civici, né solidarietà, né lealtà verso l’altro. Non ha morale. “L’altro” è il diverso, l’estraneo; un potenziale pericolo da cui difendersi. Non merita rispetto né umana comprensione.

Voi direte, che c’entra l’Italia di oggi con una società agricola del Sud degli anni Cinquanta? Con un villaggio che era il punto terminale di dieci secoli di oppressione, miseria e prepotenza? Quella realtà non c’è più; anzi stava già sparendo mentre Banfield analizzava il suo paesino. E’ vero; ma attenzione. La crisi economica dell’Occidente (che per l’Italia è più grave) sta creando una massa crescente di diseredati: scolarizzati senza lavoro, operai disoccupati, lavoratori precari e iper-sfruttati. Ma sta creando anche – in conseguenza della disoccupazione e della mancanza di fondi – anziani, malati e invalidi con poca assistenza; servizi sempre meno efficienti; università disastrate; uffici pubblici non più in grado di funzionare decentemente; enormi zone critiche nel sistema del welfare state.

Le vittime di questo degrado – che ormai sono tante, e crescono – si sentono tradite e si ribellano. Perciò nel cuore del benessere riemergono i (dis)valori pre-moderni, l’ostilità verso l’altro, visto come nemico; una versione odierna dell’ “homo homini lupus” di Hobbes.

Ora assistiamo allibiti a questa involuzione. Sono dunque spariti i valori moderni per una larga parte della società? Non sono bastati 60 anni di benessere diffuso, di scolarizzazione di massa, di cultura dei diritti e dei doveri, l’abitudine alla democrazia e alla solidarietà? Queste cose in effetti servono a poco per chi viene escluso dal benessere e dalla sicurezza del lavoro. Per questi diseredati, il ritorno ai disvalori pre-moderni è una tentazione continua. E’ già tanto che una parte di loro (i giovani che emigrano, gli intellettuali, gli anziani cresciuti nel culto dei partiti e della democrazia) si sottragga al degrado.

Tanto più che i diseredati vedono che l’altra parte della società, quella tutelata, non solo conserva il proprio benessere ma cresce in ricchezza e privilegi. Ed è proprio la parte protetta della società, quella del lavoro garantito e del reddito sicuro, a conservare i valori della civiltà moderna. Questo è un primo paradosso: i valori della democrazia sono “salvati” dai privilegiati. Ma la democrazia è uguaglianza tendenziale. Come fa a salvarsi attraverso i privilegi?

Ma c’è un secondo paradosso, peggiore del primo. Una larga fetta della società tutelata non crede affatto nei valori della modernità e della democrazia; anzi, incoraggia i diseredati a combatterli. Perché lo fa? Per il motivo opposto a quello che spinge i diseredati: vuole proteggere i propri privilegi, la propria evasione fiscale, ecc. Essa ha capito che il modo più efficace per farlo è di lanciare i diseredati contro un nemico esterno: l’Europa, cattivissima; gli immigrati, tutti “mussulmani”; i “negri”, selvaggi per definizione.

Dunque, se si guarda bene, gli individui privilegiati o protetti che sono ostili al rispetto dei diritti umani vogliono rafforzare l’esclusione dei diseredati, indebolire lo spirito di equità e neutralizzare le garanzie residue verso i più deboli. Essi fingono di allearsi con gli esclusi contro un immaginario nemico comune. Ma in realtà sono loro i veri nemici degli esclusi.

Ebbene, Salvini – il corifeo della crociata anti-immigrati e anti-Europa – dice di voler difendere “gli italiani”. Gli italiani diseredati pensano che egli sia il loro paladino; e nel Sud qualcuno gli bacia la mano (come ai padroni di un tempo e ai mafiosi di oggi; come al re, Borbone o Savoia che fosse). Ma gli italiani privilegiati, che lo votano e lo esaltano, sanno bene che Salvini pensa a loro.

Il celebre etologo Desmond Morris afferma che la paura degli estranei deriva dal fatto che siamo animali tribali, ma che essa va tenuta sotto controllo. “Un eccesso di familismo ci rende aggressivi con gli estranei. Un eccesso di patriottismo, conduce diritto al conflitto con gli altri popoli”.

Come un secolo fa, si è formato e tende a prevalere un nuovo blocco sociale reazionario. Esso è fatto, come allora, di operai disoccupati, di ceti medi in rovina e, in più, di una parte di operai e di ceti medio-alti protetti e corporativi.
(1) Edward Banfield, Le basi morali di una società arretrata, il Mulino 2010 (orig. 1958).
(2) Intervista di Marino Niola a Desmond Morris, la Repubblica del 23/1/2019, p. 29.

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Hillary Clinton sui migranti

29 Gen

di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo — Commenti esteri n. 25
Per questo numero abbiamo selezionato l’intervista di Hillary Clinton al Guardian su un argomento al centro della politica, non solo europea, di questi ultimi anni: la gestione del problema migranti. Come chiaramente sintetizzato dal titolo – “L’Europa deve contenere l’immigrazione per fermare i populisti di destra” – la Clinton sottolinea l’urgenza di modificare radicalmente l’approccio per poter arginare la preoccupante crescita del populismo, che tra l’altro ha già portato all’elezione di Trump e alla Brexit.
Dopo aver apprezzato la generosità della cancelliera Merkel (che nel 2015 ha accolto un milione di migranti) ha affermato:” Penso che l’Europa abbia bisogno di gestire la migrazione perché è ciò che ha innescato l’incendio”, riferendosi in particolare al populismo di destra. “Ammiro l’approccio molto generoso e compassionevole adottato da leader come Angela Merkel, ma penso che sia giusto dire che l’Europa ha fatto la sua parte, e deve inviare un messaggio molto chiaro – ‘non saremo in grado di continuare a fornire rifugio e sostegno’- perché se non affrontiamo la questione della migrazione essa continuerà a intorbidire il corpo politico”.
Le osservazioni della Clinton hanno suscitato reazioni in tutta Europa nel momento in cui essa sta lottando per raggiungere una posizione unitaria, dopo che oltre un milione di migranti e rifugiati sono arrivati nel 2015.
Mentre alcuni paesi che hanno sopportato maggiormente il peso, come la Germania, l’Italia e la Grecia, hanno sostenuto che l’onere debba essere condiviso in modo più uniforme, alcuni governi, in particolare dell’Europa centrale e orientale, hanno respinto le richieste di accogliere rifugiati in qualsiasi quantità.
Il numero di immigrati è diminuito drasticamente dal 2015, mentre è stata presentata una serie di iniziative, da un’agenzia di frontiera e guardia costiera europea di 10.000 uomini a una revisione delle procedure di asilo dell’UE.
La Clinton ha esortato le forze contrarie al populismo di destra in Europa e negli Stati Uniti a non trascurare le preoccupazioni sulle questioni razziali e identitarie che secondo lei sono state la causa della perdita di voti chiave nel 2016. Ha accusato Trump di avere sfruttato la questione nel contesto elettorale e di continuare a sfruttarla dopo essere entrato in carica.
“L’uso degli immigrati come espediente politico e come simbolo di un governo che ha fallito, di attacchi contro il proprio patrimonio, la propria identità, la propria unità nazionale è stato molto sfruttato dall’attuale amministrazione “.
La Brexit, descritta dalla Clinton come il più grande atto di autolesionismo economico nazionale nella storia moderna, “ha riguardato soprattutto l’immigrazione”.
Brevi considerazioni.
Questo è uno dei tanti casi in cui il motto latino “in medio stat virtus “ calza a pennello. Non si può far passare il messaggio che tutti quelli che partono dall’Africa o dal Medio Oriente saranno accolti a braccia aperte. D’altro canto non si possono lasciare morire in mare quelli che sono riusciti a sopravvivere alle condizioni estreme del viaggio e alle torture dei trafficanti. Tutti concordano che le soluzioni (un “dèjà vu”) sarebbero l’estensione di corridoi umanitari (attualmente esigui) e la creazione delle condizioni di sviluppo soprattutto in Africa. Ma su tutt’e due i fronti i ritardi sembrano francamente incomprensibili.
https://www.theguardian.com/world/2018/nov/22/hillary-clinton-europe-must-curb-immigration-stop-populists-trump-brexit

I migranti naufraghi e la scuola di Pordenone

28 Gen

racconto, senza titolo, di Enrico Galiano, insegnante e scrittore
(postato/segnalato da Susanna Arcangeli, Wilma D’Amato, Donato Giannuzzi, Enzo Fischetti)

Migranti e Sviluppo n. 25
“Ieri ho detto ai ragazzi: “Domani venite a scuola con una bottiglietta d’acqua vuota”.
Sui loro volti, lampante che neanche le insegne di Las Vegas, la domanda “E che cavolo si inventerà stavolta il prof?”
“Lo vedrete domani”.
Oggi sono entrato in classe. Con un secchio.
Ho detto ai ragazzi di sedersi in cerchio. Ho dato a ciascuno di loro un piccolo foglio di carta.
Gli ho detto: “Adesso pensate alla persona a cui volete più bene al mondo. Poi disegnate un omino stilizzato e vicino ci scrivete il suo nome”
“Ma io posso scriverne due?”
“Certo, anche tre se vuoi!”
E dopo ho chiesto loro di riempire la bottiglietta, di versarla nel secchio e di tornare a sedersi.
L’idea me l’ha data un libro: Ammare, di Alberto Pellai e sua moglie Barbara Tamburini. Perché domenica è la Giornata della Memoria, e sinceramente a me di parlare solo di Shoah non mi va più.
Perché per pensare che il passato si stia ripetendo identico bisogna essere un po’ miopi. Ma per non vedere pezzi di quel passato nel nostro presente, bisogna essere proprio ciechi.
Davanti ai loro occhi ho fatto una grande barca di carta, e gli ho detto di metterci ciascuno il proprio foglietto sopra. Poi ho appoggiato la barca sulla superficie dell’acqua. Infine ho iniziato a far vacillare il secchio, fino a che la barchetta non si è ribaltata, facendo cadere giù tutti i foglietti. Tutti quei nomi, quegli omini, giù in fondo al secchio.
C’era chi aveva messo il papà, chi la migliore amica, chi il cuginetto di un anno.
Si è creato un silenzio incredibile. Più di un minuto senza che nessuno fiatasse. E se qualcuno sa come sono i ragazzi di terza media, sa che avere un minuto di totale spontaneo silenzio è quasi un miracolo.
C’erano anche degli occhi lucidi. Oltre ai miei, dico.
E allora ho raccontato loro del naufragio del 18 aprile 2015, in cui nel Canale di Sicilia sono morte più di mille persone, tante quasi come nel Titanic. La loro barca, un peschereccio fatiscente che di persone ne poteva contenere al massimo duecento. 
E ho raccontato loro di una di quelle: un bambino più piccolo di loro, originario del Mali, che è stato ritrovato con la pagella cucita sulla giacca.
“Secondo voi perché un bambino dovrebbe salire su una barca così?”
“Per far vedere che aveva studiato!”
“Per dire a tutti che era bravo a scuola!”
E poi un ragazzino macedone, di fianco a me, a bassa voce ha detto:
“Forse per far vedere che non era cattivo, come molti pensano di tutti quelli che arrivano”.
La campanella è suonata. Anche per non appesantire troppo il momento, ho detto loro di mettere a posto tutto, di andare a ricreazione. Sono usciti, e piano piano hanno ricominciato a parlare, a chiedersi la merenda, le solite cose.
Sono rimasto solo a sistemare la mia roba.
Poi è successa una cosa.
A un certo punto sento dei passi dietro di me.
Tre ragazze.
“Scusi prof”
“Sì?”
“Noi vorremmo…”
“Voi vorreste…?”
La più coraggiosa delle tre prende il coraggio e dice tutto in un fiato:
“Possiamo tirare fuori quei fogli da lì?”.
Ci siamo chinati, li abbiamo tirati su uno per uno, insieme. 
E intanto io le guardavo, e dentro di me pensavo che finché tre ragazze decidono di saltare la ricreazione per tirare su dal fondo di un secchio dei fogli di carta, c’è ancora motivo per credere in un mondo diverso”.
(dalla pagina Facebook di Humanfirst)

Il secondo Olocausto

21 Gen

documento di HumanfirstMigranti e Sviluppo n. 25 (gennaio 2019)
Venerdì scorso 117 migranti sono annegati per omesso soccorso al largo della Libia (dai giornali del 20 gennaio). Torna di nuovo l’angoscia per queste continue stragi, che si potrebbero evitare. Non sono – come afferma il ministro dell’interno – dovute alle Ong, che incoraggerebbero gli imbarchi. Le stesse Ong hanno già risposto che, senza la loro presenza, le morti in mare sarebbero ancora maggiori; e che i migranti partono comunque, spinti dalla disperazione e dalla paura della violenza.

E’ vero ciò che ormai dicono in molti, è un secondo olocausto. Naturalmente, ci sono enormi differenze con il genocidio nazista degli ebrei, l’abiezione dell’uomo. Ma c’è un elemento comune: l’indifferenza dei governi e di gran parte dell’opinione pubblica italiana ed europea per questa strage degli innocenti che va avanti da decenni.

Non si saprà mai quanti sono i morti annegati nel Mediterraneo. Due anni fa un articolo  parlava di 30mila morti negli ultimi 15 anni (1). Ma già negli anni Ottanta filtravano mezze notizie sul ritrovamento in mare, da parte dei pescatori, di corpi umani. Lo stesso articolo dice che il 60 % di questi annegati rimane senza nome. I loro nomi non interessano nella civile Europa.

La sciagurata politica del governo, non solo priva l’Italia di un apporto lavorativo che solo gli immigrati possono dare, e che è sempre più necessario e urgente, ma sta facendo aumentare i morti in mare, con percentuali che superano il 10% degli imbarcati. E’ la politica dei porti chiusi, dei mille ostacoli posti alle Ong, del fingere di non sentire gli appelli disperati che arrivano dai gommoni via radio o cellulare, del lugubre rimpallo di responsabilità fra Malta, Italia, Europa e Libia.

Con in più il tragico errore di incaricare dei soccorsi la Libia, porto franco dei trafficanti di uomini, di scafisti, ricattatori e torturatori di ogni tipo. Molti migranti hanno detto: “Meglio la morte che tornare in Libia”. In realtà, noi non paghiamo la Libia perché salvi i migranti ma perché ce li tolga da sotto gli occhi quando muoiono. Ogni tanto l’Europa si commuove, per poche ore. Per qualche donna o bambino che capita da morto sotto l’obbiettivo. Ma poi tutto finisce lì.

Il Corriere della Sera del 18 gennaio ha ripreso una notizia del libro di Cristina Cattaneo, medico legale che sta esaminando i resti dei naufraghi (2). Fra questi c’è un ragazzo migrante, di circa 14 anni, morto nel naufragio del 18 aprile 2015, dove annegarono – si stima – circa mille persone. Egli, da morto, non ha potuto avere nemmeno un nome.

Il ragazzo aveva cucita nei vestiti – come fanno spesso i migranti per le cose più care – la pagella scolastica con i voti conseguiti. Probabilmente era desideroso di entrare in una società, quella europea, dove normalmente non si è schiacciati dalla miseria o dalla violenza; una società che esamina e premia il merito, e accoglie chi desidera migliorarsi. Voleva mostrare che anche lui meritava di stare in quella società – abbellita dai suoi desideri – e voleva continuare a studiare e poi lavorare, per dare il suo contributo.

Non cercava la pacchia e non era un terrorista. La sua colpa era di disturbare tanti italiani ed europei, impegnati a farsi selfie e a scegliere le scarpe all’ultima moda. Come i “vu cumprà” delle spiagge, che “disturbano” i bagnanti.

“Dobbiamo pensare prima agli italiani poveri”, dichiara il governo. In realtà i poveri in Italia sono accresciuti dalle politiche miopi, che incoraggiano la stagnazione negando gli investimenti pubblici e respingendo i lavoratori migranti. Di fatto, questo governo non pensa agli italiani poveri; quello è solo un pretesto per respingere gli immigrati.

Humanfirst  21/1/2019

(1) Marco Sarti, art. su Linkiesta online del 17/3/2017.

(2) Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo, R. Cortina ed., 2018.

3 documenti nell’anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo

11 Dic

Migranti e Sviluppo n. 24, dicembre 2018

Ieri, 10 dicembre, è stato il 70° anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1948. In questa occasione, sono usciti 3 documenti molto importanti e pochissimo commentati dai media.

1° documento. La Conferenza intergovernativa delle Nazioni Unite ha approvato ieri per acclamazione a Marrakech il cosiddetto Globale Compact sulle Migrazioni, che verrà poi approvato formalmente dall’Assemblea ONU il 19 dic. prossimo. 164 nazioni (su 193 stati membri dell’ONU) hanno votato a favore. Fra questi non ci sono gli Stati Uniti di Trump, i paesi di Visegrad, Israele, Bulgaria, Svizzera e naturalmente l’Italia di Salvini (Conte, a settembre, aveva aderito).

Eppure il documento, come ha precisato il Segretario generale ONU, Guterres, non ha mandati operativi e non vincola i paesi firmatari. Si limita a definire l’enorme numero di morti, fra coloro che tentano di emigrare, “una vergogna collettiva” (60 mila negli ultimi anni).
2° documento. Thomas Piketty ha lanciato un appello per una “Unione Europea sovrana e più giusta”. Vi si chiede di cominciare a realizzare il proposito del Trattato di Roma, del lontano 1957, di “armonizzare le condizioni di vita e di lavoro” con un apposito fondo per la democratizzazione, votato da una nuova Assemblea. Il fondo dovrebbe essere finanziato da 4 imposte: sugli utili delle grandi imprese; sui redditi superiori ai 200mila euro l’anno; sui patrimoni che superano il milione di euro; sulle emissioni di CO2 (almeno 30 euro per tonnellata).

Il Fondo deve servire a finanziare la ricerca, l’università e la formazione; a finanziare l’accoglienza e l’integrazione dei migranti; a ridurre le attuali imposte regressive su salari e consumi. Bisogna ridurre le disuguaglianze all’interno dei diversi paesi e investire nei giovani. La regola attuale dell’UE dell’unanimità fiscale – nota Piketty – blocca qualsiasi imposta europea e sostiene l’evasione dei ricchi. Al documento si può aderire su http://www.tdem.eu
3° documento (da Repubblica, 11 dic.). L’associazione “Carta di Roma”, con l’Osservatorio di Pavia, pubblica il sesto rapporto: “Notizie di chiusura”, aggiornato al 31 ottobre scorso. Esaminando i maggiori giornali e canali TV nazionali, si vede che – rispetto al 2015 – le notizie (in genere positive) sull’accoglienza sono passate dal 54 al 17%. Nelle TV le notizie sugli arrivi e sulla criminalità occupano il 70% dei titoli. Così – commentiamo noi – non si riflette la realtà, ma si (dis)educa all’intolleranza, compiacendo il governo.

Il decreto della discordia

11 Dic

Migranti e Sviluppo n. 24, dicembre 2018
di Oliviero Forti (Responsabile Politiche Migratorie e Protezione Internaz., Caritas Italiana)

Perché contestarlo?
Con riferimento alle ultime disposizioni in materia di sicurezza e immigrazione, queste appaiono illegittime già nella scelta dello strumento …, in quanto il decreto legge si giustifica solamente nel “caso straordinario di necessità e urgenza”… Considerata la sensibile diminuzione degli ingressi in Italia, non si ravvisano elementi di particolare urgenza …
Protezione umanitaria
Attualmente la legge prevede che la questura, in caso di non riconoscimento della protezione internazionale, conceda al richiedente un permesso di soggiorno per motivi umanitari qualora si rilevino “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oppure nel caso di persone che fuggano da emergenze come conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi non appartenenti all’Unione europea. La protezione umanitaria può essere riconosciuta anche a cittadini stranieri che non è possibile espellere perché potrebbero essere oggetto di persecuzione o in caso siano vittime di sfruttamento lavorativo o di tratta. Con il decreto Salvini questo tipo di permesso di soggiorno non potrà più essere concesso dalle questure e dalle commissioni territoriali, né dai tribunali in seguito a un ricorso per un diniego.
La conseguenza … sarà un aumento dell’irregolarità sui territori con inevitabile conseguenze anche in termini di sicurezza. Il decreto Salvini cerca di attenuare questa previsione introducendo i cosiddetti permessi speciali per meriti civili, per cure mediche, o in caso di calamità naturale nel paese d’origine. … Una casistica … che non produrrà effetti … tra coloro che cercano di raggiungere l’Europa, fuggendo … da aree dove sono presenti conflitti armati.
Sui Centri di detenzione … ha previsto… l’allungamento della permanenza nei CPR fino a 180 giorni… La misura è totalmente inefficace: i migranti non riescono comunque a essere rimpatriati e l’allungamento dei tempi nei centri fa lievitare i costi per lo stato.
Giustizia
Il decreto stabilisce la sospensione dell’esame della domanda di protezione internazionale nel caso in cui il richiedente venga sottoposto a un procedimento penale per reati che, in caso di condanna definitiva, possano comportare il “diniego della protezione internazionale”. L’incertezza sul fatto che tali esclusioni saranno rese … rilevanti anche prima di una condanna definitiva, … violerebbe il principio della presunzione di innocenza di cui all’art. 27 della Costituzione.
Il ridimensionamento del programma SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), costituito da centri molto piccoli e posto sotto l’egida dei Comuni: se fino a oggi era destinato anche all’accoglienza dei richiedenti asilo, in base al decreto, sarà limitato a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati. Tutti gli altri, la maggioranza, andranno nei centri governativi ovvero nei Cara. Questa scelta penalizzerà molto i territori e la qualità dell’accoglienza in quanto predilige le strutture di grandi dimensioni che in genere sono elemento di preoccupazione e paura diffusa.

Sanità
Il decreto sicurezza … stabilisce “l’esclusione dell’iscrizione al servizio sanitario nazionale a tutti i titolari di un permesso per casi speciali”. Nei fatti questo comporterà che solo i rifugiati e i protetti sussidiari potranno avere accesso alle cure del SSN. Centinaia di migliaia di persone rimarranno escluse… e potranno accedere solo alle cure STP (straniero temporaneamente presente). Da un lato, … si abbassano le garanzie dei migranti e dall’altro si aumenta il rischio per la salute pubblica.
Infine, viene stabilito che il permesso di soggiorno per richiesta di asilo costituirà documento di riconoscimento ma non  titolo per l’iscrizione anagrafica. Ciò comporterà un impedimento totale a qualsiasi servizio pubblico collegato alla residenza.
(Da Mosaico di Pace, di Pax Christi, novembre 2018 – estratti)

I migranti regolari espulsi dai centri di accoglienza per via del decreto sicurezza

10 Dic

Migranti e Sviluppo n. 24, dicembre 2018

Per un’interpretazione restrittiva della legge voluta da Salvini, centinaia di persone con un regolare permesso di soggiorno sono state costrette a lasciare le strutture dove vivevano
Il punto principale del decreto è la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari… La protezione umanitaria… durava per due anni e dava accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare. Spesso era richiesta da persone in evidente condizione di vulnerabilità… Negli ultimi anni è stata la forma di protezione più diffusa in Italia ed è prevista e utilizzata in diversi altri paesi europei.
Da qualche settimana, le commissioni territoriali … non possono più emettere permessi di soggiorno umanitari. Alle circa 39mila persone a cui è stato garantito fra 2017 e 2018 verrà quasi certamente consegnato un decreto di espulsione, a meno che nel frattempo siano riusciti a ottenere un lavoro regolare e quindi a ottenere un permesso di soggiorno “vero” (eventualità assai remota). Di conseguenza, nei giorni scorsi il Ministero dell’Interno ha dato mandato di cessare i percorsi di accoglienza che riguardano le persone che possiedono il permesso di soggiorno umanitario e sono ospiti delle strutture statali, cioè i CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) e i CAS (Centro di accoglienza straordinario). L’idea è che non ha senso continuare a spendere dei soldi per persone che a breve dovrebbero essere espulse dal territorio italiano.
Il problema è che queste persone non verranno espulse – quasi nessuno viene espulso, in Italia: da anni mancano le risorse e gli accordi internazionali per farlo – ma diventeranno semplicemente irregolari… Diventeranno un problema di ordine pubblico per le amministrazioni locali, visto che quasi sicuramente finiranno per strada (rischiando di alimentare timori e tensioni da parte della popolazione locale).
Negli ultimi giorni sono trapelate le indicazioni ricevute dai centri di accoglienza un po’ in tutta Italia da parte delle prefetture locali, che a loro volta quasi certamente le hanno ricevute dal Ministero dell’Interno. A Potenza, in Basilicata, la prefettura ha stabilito che i «titolari di protezione umanitaria» dovranno «essere invitati a lasciare codeste strutture», cioè i CAS della provincia.
Anche a Crotone, in Calabria, la prefettura ha emanato un provvedimento simile. Due giorni fa sono iniziate le espulsione di circa 200 persone in possesso del permesso di soggiorno umanitario che vivevano nel CARA di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), il più grande d’Italia. Le prime 24 persone sono state espulse dal centro venerdì 30 novembre: fra di loro, scrive Il Giornale, c’era «una famigliola con una bimba di appena cinque mesi, nata a Crotone nel maggio scorso, una donna incinta, tre donne vittime di tratta, due ragazzi con problemi psichiatrici, accompagnati fuori dal cancello dagli uomini delle forze dell’ordine e lasciati all’ingresso con i loro bagagli».

Avvenire segnala che circa 50 persone sono state espulse dal CARA di Mineo, in provincia di Catania, mentre decine di altre sono state lasciate fuori dai CAS in provincia di Caserta. Repubblica ha raccolto la storia di Yasmine, una donna nigeriana di 25 anni arrivata dalla Libia con una bambina piccola, che vive in un CAS della Basilicata dopo essere riuscita a uscire da un giro di prostituzione. Anche lei è stata inclusa nella lista di persone che dovranno lasciare il centro: «Come faccio? Dove vado con la bambina? Non ho nessuno, ho paura che mi ritrovino e mi facciano del male o che uccidano la mia famiglia in Nigeria», ha raccontato. Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali di Milano, ha stimato che per effetto del decreto sicurezza nei prossimi mesi a Milano ci saranno 900 senzatetto in più.

… Gli SPRAR… saranno riservati solo alle persone che avranno già ottenuto una forma di protezione (oggi sono aperti anche ai richiedenti asilo). Sembra che il decreto non sia retroattivo: di conseguenza i richiedenti asilo e i titolari di una protezione umanitaria che al momento vivono in uno SPRAR rimarranno ospiti fino alla fine del progetto individuale, che può durare uno o due anni.
A meno che venga modificato, però, il decreto causerà probabilmente altri problemi fra il 2019 e il 2020: il Corriere della Sera stima per esempio che fra le 844 persone ospiti dei centri SPRAR di Bologna, 394 sono richiedenti asilo – che quindi verranno lasciati fuori, se la loro richiesta non avrà ricevuto risposta – e circa 120 hanno un permesso di soggiorno umanitario.
(da Il Post, domenica 2 dicembre 2018 – estratti)

“Dovrete espellere anche noi”

10 Dic

Migranti e Sviluppo n. 24, dicembre 2018

Dedichiamo questo numero  ai documenti critici del Decreto “Sicurezza”. Oltre ai tre documenti pubblicati, diamo qui il link per alcuni articoli dl Il fatto quotidiano, L’Avvenire, ecc.
Se ci mandate altri documenti o articoli, preferibilmente con link, li segnaleremo volentieri

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/05/migranti-il-papa-scrive-a-don-biancalani-grande-vicinanza-a-vicofaro-esempio-di-accoglienza-preoccupato-per-situazione/4815664/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/12/06/dl-sicurezza-padre-zanotelli-lancia-un-appello-online-e-una-legge-che-trasuda-la-barbarie-leghista-e-incostituzionale/4816194/

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/caos-accoglienza-scoppia-il-caso-mineo

#mediazioneinterculturale dei #mediatoriinterculturali #mediazioneculturale #mediatoreculturale #PalazzoCivico #CittadiTorino

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/decreto-sicurezza-a-centinaia-in-strada?fbclid=IwAR01TpXmBkPQVTPdQhfqCtl3suhNpEu7Npq2YXx4qt3DpLmsf71ZtSSjfmM

 

COMUNICATO STAMPA SUL DECRETO SICUREZZA DELLE FAMIGLIE ACCOGLIENTI dei RAGAZZI RIFUGIATI

Come famiglie che hanno un ragazzo africano o asiatico, con loro siamo indignate e offese dal fatto che il governo abbia posto la fiducia sul Decreto n. 113/2018, bugiardamente definito “Decreto sicurezza” quando in realtà aumenterà il numero di migranti in situazione irregolare e creerà maggiore insicurezza nelle nostre città.
Si tratta di un decreto che non avrebbe mai dovuto nascere, poiché non esisteva alcun motivo di “urgenza” per regolare una materia complessa e variegata com’è l’immigrazione: si tratta di un vizio di legittimità costituzionale che non viene sanato dalla conversione in legge attraverso i voti della Camera e del Senato. Inoltre il decreto è palesemente incostituzionale perché disomogeneo al suo interno, senza parlare della violazione degli obblighi internazionali dell’Italia e dell’articolo 10 della Costituzione, dovuta all’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Queste ragioni sono state ignorate dai 336 deputati che hanno votato “sì” alla fiducia ieri, un voto che non aveva altra ragione se non quella di impedire un dibattito parlamentare dal quale sarebbero emerse le crepe all’interno della maggioranza, all’interno della quale è stato effettuato uno scambio tra temi che interessavano il Movimento 5 stelle (la riforma della prescrizione) e materie che interessavano alla Lega (il decreto 113/2018). Uno scandaloso mercimonio su misure che ledono i fondamentali diritti delle persone.
Come famiglie accoglienti vi vogliamo dire solo questo: la nostra battaglia non finisce qui. Non metterete in pericolo la vita e la felicità di ragazzi che parlano italiano, lavorano, studiano, vogliono vivere e amare nel nostro paese. Questo decreto è ignobile e noi lo combatteremo in tutte le sedi, dalla Corte Costituzionale fino alla Corte Europea di Strasburgo.
Se vorrete cacciare questi preziosi giovani dovrete farlo espellendo anche noi.

Famiglie Accoglienti di Bologna
famiglie.accoglienti.bologna@gmail.com

con Diego Rufillo Passini, Stefania Andreotti,  Giovanni Sean Panettiere,  Sara Forni, Marina Amaduzzi, Alessandro Alvisi, Ilaria Venturi, Francesca Paron, Dina Galli Piet

(firme raccolte al 3 dicembre u.s.)

Strategie Salviniane di Salvezza

29 Nov

Immagine correlatadi Cosimo Perrotta — Migranti e Sviluppo n. 23

Salvini e il suo entourage passano da tempo notti piene di incubi. Secondo i dat ufficiali, nel 2017 in Italia, i reati sono diminuiti del 10%, gli omicidi di quasi il 50%, le rapine del 37,6%, i furti del 14% (dati ISTAT). Questa tendenza dura da alcuni anni. Se continua così, c’è il rischio che le masse crescenti che plaudono al governo si accorgano del bluff. Continua a leggere

Immigrati, una risorsa su cui investire (estratti)

25 Nov

Risultati immagini per Immigratidi Rocco Bellantone — da Nigrizia Notizie 10 ottobre 2018
Un paese che invecchia, che vede trasferirsi all’estero sempre più giovani, in cui le nascite sono al livello minimo dal 1861 e che ha bisogno di politiche nuove per integrare in modo gli immigrati. È questa la fotografia dell’Italia nel Rapporto 2018 sull’economia dell’immigrazione presentato oggi dalla Fondazione Leone Moressa a Roma, Palazzo Chigi (relatrice del Rapporto, Chiara Tronchin). Continua a leggere