Archivio | Migranti e Sviluppo RSS feed for this section

Cronaca dic. 2017 – genn. 2018

29 Gen

Migranti e Sviluppo – Scheda 14

29 nov.-1 dic. 2017 – La Conferenza di Abidjan (Costa d’Avorio), di ONU, UE e Unione Africana, decide di rimpatriare 15mila rifugiati nigeriani e senegalesi, attualmente in Libia, e di reinserirli nei loro paesi, con impegno finanziario UE di ca. 150 milioni. Invece eritrei e somali – che hanno diritto alla protezione – andranno nei centri ONU.

° Al 1 dic. in Libia c’erano ca. 500mila migranti pronti a partire per l’Europa. Molti di questi sono distribuiti in 42 campi, spesso governativi, dove si vive in condizioni orribili. L’ONU ne chiede da tempo la chiusura, ma è difficile farlo perché essi procurano grandi guadagni a chi li gestisce. Molti campi non sono accessibili all’OIM (Organizz. Internaz. Migrazioni). Secondo l’Unhcr, 40mila rifugiati in Libia avrebbero diritto alla protezione. Ma gli altri non hanno nessuna tutela.

4 dic. – Gli USA di Trump rifiutano di sottoscrivere il patto sull’emigrazione promosso dall’ONU per “una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Questo patto osserva che è difficile distinguere tra migranti economici e vittime di violenze.

5 dic. – Eurostat comunica che nel primo semestre 2017 la Germania ha ricevuto 357mila domande di asilo, contro le 199mila di tutti gli altri paesi UE. Ne ha accettate 182mila (più di tutti gli altri paesi insieme), l’Italia 38mila e la Svezia 13mila.

° La Corte Suprema USA approva il bando di Trump a chi proviene da Siria, Libia, Iran, Yemen, Ciad e Somalia.

13 dic. – Il vertice a Parigi di Italia, Germania, Francia, Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso comunica che i passaggi in Niger sono scesi da 290mila a ca. 30mila; e che Arabia Saudita ed Emirati stanziano risp. 100 e 30 milioni contro il terrorismo che si sta espandendo nel Sahel.

° Già l’Economist del 9 settembre ipotizzava che il calo sia dovuto al fatto che l’Italia paga i trafficanti di uomini per astenersi dal mandare barche (p. 30-31).

15 dic. – I paesi di Viségrad oltre a rifiutare di accogliere migranti, rifiutano ancora la revisione della norma dell’accordo di Dublino che vieta ai migranti di uscire dal paese di prima accoglienza.

° La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di due ufficiali della Marina per il naufragio del 11 ottobre 2013 (300 morti) per aver impedito i soccorsi.

20 dic. – Fra i Rohingya, cacciati e mitragliati dal governo birmano (diretto dal premio Nobel Aung San Suu Kyi) e affollati alla frontiera col Bangladesh, vengono reclutate famiglie come schiavi per raccattare in India rifiuti utilizzabili (v. anche l’Economist, 9 sett., p. 13 e 45).

Dic.-genn. – Escono diversi servizi sul passaggio clandestino dall’Italia alla Francia attraverso le Alpi (Bardonecchia). Spesso i migranti hanno abiti estivi e scarpe da tennis. Diversi volontari, in Italia e in Francia danno loro vestiti più adeguati e pasti caldi.

16 genn. – Il candidato della Lega alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, dichiara che bisogna proteggere la “razza bianca” contro gli immigrati; poi si scusa; poi cresce nei sondaggi e dichiara: “Caccerò 100mila clandestini” (Milano-Repubblica, online, 22 genn.). Allora, per ribadire il suo ruolo di leader, Salvini dichiara che ne vuole espellere 500mila. Chi offre di più?

23 genn. – I vescovi italiani criticano il clima da leggi razziali che si è creato in Italia.

24 genn. – La stampa riferisce di due video di torture in Libia contro alcuni migranti sudanesi. I video vengono mandati alle famiglie tramite smartphone perché paghino il riscatto (Repubblica, p. 13). Alcuni torturatori sono poi stati presi dalla polizia libica (26 genn.).

27 genn. – In seguito alla campagna che ha gettato diffidenza e discredito sulle Ong impegnate ai salvataggi nel Mediterraneo, le donazioni alle Ong sono calate del 10% (La Stampa).

(chiuso il 28 gennaio 2018)

Annunci

Governare la crisi migratoria

29 Gen

di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti esteri – 14

Il rapporto di “EuropeNow”, del Consiglio per gli Studi Europei, Governing the Migration Crisis, confronta l’atteggiamento della società civile, che ha mostrato spesso compassione per la condizione dei rifugiati, e quello dei partiti populisti, soprattutto di destra (ma non solo), che hanno strumentalizzato l’afflusso dei migranti per la mobilitazione politica.
Riportiamo, liberamente tradotti, stralci dell’introduzione.

Gli anni 2015-16 sono stati i più turbolenti per i recenti movimenti di rifugiati in Europa e in Nord America. Dal 2011 al 2015, il numero di sfollati è salito da 42,5 a 65,3 milioni a livello mondiale. Soprattutto in Europa, le immagini di persone che fuggono attraverso il Mediterraneo in barche sovraccariche ed inaffidabili sono diventate quasi routine. L’Europa ha raggiunto un accordo con la Turchia e, più di recente, con la Libia, con l’obiettivo di tenere lontani dall’Europa gli immigrati “irregolari”. Le frontiere sono diventate sempre più militarizzate e l’agenzia UE per la protezione delle frontiere, Frontex, ha messo in atto misure sempre più aggressive per impedire ai rifugiati di intraprendere il loro pericoloso viaggio verso l’Europa.
L’attuale quadro giuridico, a livello internazionale e statale, distingue tra “migranti” per ragioni economiche, “rifugiati” che hanno necessità di protezione e “richiedenti asilo “(che cercano protezione ma non sono stati riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati).
Mentre queste distinzioni appaiono chiare in teoria, in pratica sono difficili e lunghe da determinare. Come affermano Stephen Castles e Anthony Richmond, questa difficoltà nasce dal fatto che le motivazioni dei migranti sono un continuum: necessità di protezione, difficoltà economiche e legami familiari spesso si sommano. Inoltre, le politiche restrittive sull’immigrazione hanno reso difficile l’attraversamento delle frontiere attraverso canali ufficiali per tutti, con l’eccezione dei più privilegiati al mondo, come i cittadini degli Stati OCSE.
La seconda grande sfida è di tipo morale ed etico. La crescente domanda di essere accolti dagli stati ricchi, causata in gran parte da decenni di politiche sempre più restrittive, e la crescente disuguaglianza su scala globale sono problemi che non possono essere risolti sigillando i confini. L’Europa è un caso ad hoc: la Carta dei diritti fondamentali dell’UE impone a tutti gli Stati membri il rispetto del diritto all’asilo (articolo 18) e l’UE si sente totalmente impegnata nella tutela dei diritti umani. Tuttavia, proteggendo in modo più aggressivo le sue frontiere esterne, limitando gravemente l’assistenza umanitaria nel Mar Mediterraneo e impedendo ai rifugiati di raggiungere il continente, le democrazie europee rischiano di compromettere i propri valori costitutivi.
A questo proposito si sono create due tendenze opposte nei paesi europei: da un parte la società civile ha dimostrato grande compassione per la condizione dei rifugiati (mentre in Canada ha fatto pressione sul governo per accettare più profughi dalla Siria). Dall’altra parte, il populismo di destra ha sfruttato l’afflusso di tanti rifugiati per la mobilitazione politica. In tutto il continente, anche tra i partiti tradizionali, si diffondono sentimenti anti-immigranti. La solidarietà con i rifugiati e i migranti irregolari si dimostra fragile e dipendente dalle politiche ricettive dei governi.

http://www.europenowjournal.org/2017/09/30/immigration-2/

“Il sonno della ragione genera mostri”

29 Gen

di Cosimo Perrotta
Migranti e Sviluppo – Lavoro/accoglienza 14

Francisco Goya, quando dette questo geniale titolo alla sua acquaforte del 1797, si trovava in un periodo – un po’ simile al nostro – di transizione dall’illuminismo, col suo trionfo della ragione e del progresso, all’irrazionalismo. Il nostro irrazionalismo si coniuga in tanti modi diversi: populismo, primato della nazione o razza o religione, paura degli immigrati, rifiuto dei vaccini, diffidenza verso la ricerca scientifica, mania dei complotti combinata con la credulità più assurda, paranoia identitaria, presunzione di competenza data dal facile accesso informatico alle notizie (e alle fole), rivalutazione larvata o esplicita del fascismo, ecc. I mostri che esso genera sono: insofferenza per la democrazia, xenofobia, razzismo, fanatismo, voglia di capi carismatici, anarchismo.

Come negli anni Trenta, l’irrazionalismo dilaga oggi nei paesi sviluppati per la combinazione tra crisi economica ed emergere di nuove classi oppresse (allora, gli operai; oggi, i migranti). Questo torbido clima, allora produsse il fascismo, oggi rischia di destabilizzare la UE e di promuovere regimi senza garanzie democratiche, xenofobi e oscurantisti, come nell’Est-Europa.

I migranti appaiono oggi il capro espiatorio ideale per distrarre dalla crisi, convogliando frustrazioni e paure verso un nemico esterno. E quale nemico migliore di un “invasore”? I pifferai di Hamelin lanciano contro l’invasore operai e disoccupati, cioè le vittime della crisi.

L’afflusso dei migranti – ci dice la storia – non si può fermare; si può solo governare. Ma l’unico modo per governarlo stabilmente è di farne un motore di sviluppo economico (che da soli non riusciamo più ad avviare). Oggi è l’ultima chance che abbiamo. Altrimenti l’Italia resterà un’economia semi-stagnante e semi-parassitaria, con disuguaglianze crescenti e scandalose, povertà diffusa e bassa produttività. Un paese occupato a difendere la “razza bianca” e a produrre ricchezza per i già ricchi.

L’alternativa è innanzitutto di liberarsi delle falsità diffuse grazie all’effetto Dunning-Kruger (incompetenti o ignoranti che sopravvalutano il proprio giudizio e disprezzano le vere competenze). Non è vero che in Italia gli immigrati siano il 30% della popolazione; sono l’8,3% (5 milioni) – molti meno che in Germania, Francia e Gran Bretagna; e, in percentuale, meno che in questi paesi e inoltre in Spagna, Belgio, Austria, Irlanda. Non è vero che essi ci costano troppo e consumano a sbafo. L’INPS riceve dai migranti 8 miliardi di euro e ne paga solo 3. I migranti hanno prodotto nel 2016 l’8,9% del PIL, pur avendo un reddito medio pro-capite molto inferiore a quello degli italiani. Anche per l’IRPEF, essi pagano il 7,5% del totale, meno di quello che ricevono in servizi (par. 85, 88). Parliamo naturalmente dei migranti regolarizzati, ma è colpa nostra se la maggior parte degli altri non è regolarizzata e viene spesso sfruttata in modo disumano. I reati in Italia nel 2017 sono diminuiti del 9% (dati del Viminale). E non ci sono mai state epidemie partite dai migranti, come dicono le fake news che girano su internet.

E’ vero invece che abbiamo un gran bisogno di emigranti. La natalità in Italia diminuisce e la popolazione invecchia sempre più. Il saldo demografico del 2016 è meno 142mila (e per i soli italiani meno 204mila). Ancora: gli italiani che se ne vanno sono più degli immigrati che arrivano (67-68). Senza immigrati il costo delle pensioni e il debito nazionale diventerebbero insostenibili (vedi i demografi Rosina, Della Zuanna, ecc.).

Proprio per difendere il nostro benessere, dovremmo fare una politica di integrazione. Nel prossimo numero cominceremo a vedere come.

Migranti e Sviluppo n. 13 – 12/2017

7 Dic

Risultati immagini per La vendita degli schiavi in Libiamensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 n.13 chiuso il 26 novembre 2017 Continua a leggere

Migranti e Sviluppo n. 11-12/2017

30 Ott

Risultati immagini per gli africani emigranomensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 11-12– chiuso il 29 ottobre 2017 Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.10 [07/2017]

3 Ago

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma chiuso il 23-7-2017

Risultati immagini per tito boeri immigrati

Tito Boeri, presidente Inps, ha provato che gli immigrati pagano più tasse di quanti benefici ricevano: 5 miliardi in più all’anno.

Nel prossimo numero, a fine settembre, una rassegna di articoli sul piano per lo sviluppo dell’Africa


Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.9 [06/2017]

29 Giu

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma chiuso il 24-6-2017

Risultati immagini per ius soli

Il progetto per un Piano Marshall in favore dell’Africa sta guadagnando appoggi molto importanti. Ma i processi decisionali europei sono molto lenti rispetto all’urgenza di intervenire.


Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.7 [03/2017]

31 Mar

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma chiuso il 26-3-2017

Risultati immagini per siriaSe l’Unione Europea non riuscirà a governare l’emigrazione, rendendola un fattore di sviluppo per tutti, il suo progetto di civiltà e di benessere fallirà. E con esso si spegnerà il principale faro nel mondo di democrazia, di diritti umani e diritti civili.

Milena Gabanelli ricorda che l’arrivo dei migranti può diventare una grande occasione di sviluppo economico anche per noi (vedi nella Scheda). Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.6 [02/2017]

1 Mar

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma n. 6– chiuso il 23-2-2017

FONTE: Lettera43

La politica di Trump si alimenta della xenofobia più bieca e ottusa. Essa esprime una tendenza all’oscurantismo e all’irrazionalità. Quella politica dà risposte illusorie e infantili al bisogno di sicurezza e di lavoro dei ceti occidentali più deboli. Se le forze progressiste non affermeranno nuove politiche di sviluppo, la democrazia nel mondo è a rischio. Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.5 [01/2017]

31 Gen

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma chiuso il 29-1- 2017

Risultati immagini per immigrazione germaniaL’economia della Germania è cresciuta nel 2016 di quasi il 2% anche grazie ai profughi (articolo di Tonia Mastrobuoni su Repubblica del 28-1- 2017, p. 11). Le spese per l’accoglienza, in buona parte tradotte in nuovi posti di lavoro e in aumento della domanda, hanno contribuito ad elevare i consumi, cosa che la ricca economia tedesca deve fare per sostenere lo sviluppo proprio e quello europeo. L’Italia invece, che deve ridurre la propria spesa, si giova soprattutto del lavoro dei migranti nelle piccole imprese. Essi aumentano il PIL e il gettito fiscale. Continua a leggere

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: