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Un caso disperato

26 Mar

Migranti e Sviluppo – La scheda n. 16 (marzo 2018)

I giornali del 19 e 20 marzo scorso riportano la vicenda della nave Open Arms della Ong spagnola Proactiva. Questa, di fronte all’intimazione e alle minacce armate della Guardia costiera libica, si è rifiutata coraggiosamente di consegnare i 150 naufraghi che aveva appena salvato a 70 miglia dalla costa libica, cioè in acque internazionali. Si noti che la Libia, la cui Guardia costiera è finanziata dall’Italia, non ha mai definito la propria area di competenza per i salvataggi. In compenso cerca di impedire i salvataggi degli altri. Dopo un lungo inseguimento, la nave spagnola è riuscita a sbarcare a Malta un bambino che era in condizioni gravissime, e poi ha atteso ben 30 ore che l’Italia le desse il permesso di sbarcare i naufraghi a Pozzallo (Ragusa).

Lieto fine? Neanche per sogno. Ecco che interviene l’intemerato Zuccaro; quello che un anno fa dichiarò, senza alcuna prova, che alcune Ong “potevano” essere colluse con gli scafisti; provocò un’ondata di infondati sospetti sulle Ong e il calo drammatico dei finanziamenti privati che le tengono attive. Il procuratore di Catania, con sprezzo del ridicolo, sequestra la nave spagnola e accusa i responsabili di “associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina”. Secondo lui la nave doveva consegnare i naufraghi ai libici (con le risapute nefaste conseguenze per i profughi) oppure doveva cercare di sbarcarli a Malta (la quale, com’è noto, si sarebbe rifiutata di prenderli).

Gli avvocati degli accusati replicano che non può esistere un reato di solidarietà. Il 24 marzo ci sono state in Italia e in Spagna diverse manifestazioni sull’episodio con lo slogan “Salvare vite non è un delitto”. Ma, a quanto sembra, Zuccaro non è d’accordo.

C.P.

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Sull’emigrazione, Macron non convince il New York Times

26 Mar

di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n. 16
Il 22 e il 25 febbraio il New York Times ha pubblicato due articoli, non propriamente elogiativi, sulle iniziative della Francia riguardo all’immigrazione.
Il primo parla di una proposta di legge il cui obiettivo dichiarato è di rendere più difficile la vita a chi entra in Francia illegalmente. Nel presentare la proposta, il ministro degli esteri Gerard Collomb non ha fatto mistero che il vero obiettivo è di sottrarre alla destra l’argomento. Sulla questione migrazione la sfida di Marine Le Pen fa ancora paura. Nella legge si dispone che i migranti debbano fare la richiesta di asilo in tempi più brevi degli attuali e che il tempo disponibile per l’appello, se la richiesta è respinta, venga dimezzato.
E’ quasi certo che la legge verrà approvata. Macron ha una larga maggioranza in parlamento, e più del 60% dei francesi è convinto che in Francia ci siano troppi immigrati. Lo scorso anno c’è stato il record dei richiedenti asilo: 100 mila. La reazione a sinistra e dei gruppi umanitari è stata molto forte. A chi dice che la Francia adotterà le stesse procedure delle nazioni vicine, si ribatte che nella “Patria dei diritti dell’uomo” non può avere cittadinanza una simile legge.
Il titolo dell’altro articolo riassume bene il significato dell’operazione francese in Africa: “All’avamposto francese nell’hub migranti africano. L’asilo per pochi eletti”. A Niamey (Niger) vengono intervistati i richiedenti asilo. Molti vengono dal’Eritrea e dalla Somalia. Se hanno i requisiti, i benefici sono enormi: biglietto aereo gratuito per la Francia, alloggio gratuito, permesso di soggiorno e lezioni di francese gratuite.
Sembrerebbe la tanto evocata creazione dei cosiddetti corridoi umanitari. Ma è solo un’operazione di facciata. “Politicamente enorme”, ha detto Giuseppe Loprete, capo ufficio dell’agenzia delle Nazioni Unite in Niger. Ma in termini numerici è irrilevante. Il vero obiettivo è di mantenere i potenziali migranti a distanza.
Si sta mettendo in atto la politica sempre enunciata da Macron: non possiamo accogliere tutti. Dobbiamo distinguere i migranti economici dai rifugiati ed accogliere solo quest’ultimi. “E’ una politica senza cuore”, ha affermato Mauro Armanino, un prete italiano della cattedrale di Namey, ed è “dubbio il principio etico alla base di questa scelta”.
A parere di chi scrive, operazioni di piccolo cabotaggio di questo tipo non portano lontano. Per affrontare in maniera adeguata il problema migrazione sarebbe necessaria la collaborazione di tutti gli Stati europei e l’apertura su larga scala di corridoi umanitari. Tra l’altro i migranti, con le loro rimesse, oltre a migliorare le condizioni di vita dei loro familiari, favoriscono lo sviluppo delle economie più arretrate.
Ma finché saranno in molti a credere che l’Europa, a causa dell’immigrazione, stia distruggendo la sua civiltà, c’è poco da farsi illusioni.

Un convegno su “Le migrazioni: occasione di sviluppo in Italia e in Africa”

26 Mar

Migranti e Sviluppo – Lavoro/Accoglienza n. 16 (marzo 2018)

Nel prossimo autunno (data probabile, 26-27 ottobre) Humanfirst – l’associazione che pubblica questo mensile insieme a Sviluppo Felice – sta programmando un convegno nazionale, da tenere a Lecce, dove saranno invitati a parlare i maggiori esperti italiani delle migrazioni attuali verso l’Italia, soprattutto docenti universitari, operatori Ong e rappresentanti di istituzioni.

Le ipotesi da verificare durante il convegno sono le seguenti:

Le migrazioni economiche avvengono quando l’economia ospitante ha bisogno di mano d’opera e le aree di provenienza hanno un iniziale sviluppo, che stimola i migranti a cercare una vita migliore. Queste migrazioni, come mostra l’esperienza storica, si possono regolare ma non fermare.

2. I migranti sono attratti verso l’Italia (e l’Europa) dall’invecchiamento della popolazione europea. L’aumento del benessere provoca sempre, oltre a una maggiore longevità, il calo della natalità (per la legge della transizione demografica).

3. I giovani locali non trovano conveniente svolgere i lavori elementari, sia per l’alto livello di studi raggiunto sia perché il lavoro disponibile è spesso precario e sottopagato. Disoccupazione e lavoro precario degli italiani rafforzano la denatalità.

4. I migranti in pericolo devono essere salvati ed accolti per rispetto dei diritti umani. L’Italia, con l’aiuto delle Ong internazionali, ha il merito di salvare e dare una prima accoglienza ai migranti che arrivano per mare. Ma, anche a causa di norme europee inadatte (tra cui l’accordo di Dublino), essa non organizza l’integrazione degli immigrati.

5. La mancata integrazione è la causa principale della paura e dell’ostilità suscitate dagli immigrati nella popolazione locale.

6. L’integrazione deve iniziare appena gli immigrati arrivano, anche se sono in attesa di identificazione, valutazione o espulsione. Questo è l’unico modo per controllare la loro presenza e renderla produttiva e non pericolosa. Gli immigrati devono contribuire da subito con il proprio lavoro gratuito, dato in cambio dell’ accoglienza, e con la frequenza ai corsi di italiano, civismo e attività professionali.

7. Con la stessa spesa attuale per l’accoglienza, o poco più, l’Italia può avviare gli immigrati all’integrazione e dare anche lavoro ad un gran numero di italiani che organizzano e attuano questi percorsi. Così la spesa diventa un investimento.

8. Un numero ancor più grande di italiani e di migranti di ritorno può trovare lavoro nei paesi africani d’origine. L’Italia – si spera, con l’aiuto dell’Europa – dovrebbe avviare un processo di sviluppo, che crei occupazione produttiva e allarghi il mercato dei prodotti interni di quei paesi.

9. Questa spesa – purché resti sotto il pieno controllo di chi la eroga – sarebbe un grande investimento, un “piano di sviluppo reciproco” su due livelli, che permette il controllo dell’emigrazione in Italia.

10. Solo questo permetterà di organizzare – in un modo che sia insieme umano ed efficace – i corridoi umanitari e il controllo delle vie dell’emigrazione clandestina.

 

Un trattato internazionale sull’emigrazione

26 Feb

di Piero Rizzo

Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n. 15 (febbr. 2018)

Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, nel Guardian del 12 gennaio scorso,
parla per la prima volta di un trattato globale sulla migrazione che deve essere negoziato dai governi sotto l’auspicio delle Nazioni Unite. L’obbiettivo è di trasformare una fonte di abusi, di umiliazioni e di conflitti in un fattore di prosperità.
Gestire la migrazione – dice Guterres – è una delle sfide più difficili per la cooperazione internazionale nel nostro tempo. La migrazione favorisce la crescita economica, riduce le disuguaglianze e unisce società diverse. Tuttavia è anche una fonte di tensioni politiche e di tragedie umane. La maggioranza dei migranti vive e lavora legalmente. Ma una minoranza disperata mette a rischio la propria vita per entrare in paesi dove deve affrontare sospetti e abusi.
Quest’anno i governi negozieranno per la prima volta un accordo globale sulla migrazione per il tramite delle Nazioni Unite. Non imporrà alcun obbligo agli Stati. Ma è un’opportunità per contrastare i miti perniciosi sui migranti ed elaborare una visione comune sul problema.
Il mondo è rimasto scioccato dal recente video della CNN sui migranti venduti come schiavi. E’ scandaloso che ogni anno migliaia di migranti subiscano la stessa sorte senza che l’opinione pubblica ne sia informata. Oggi ci sono quasi sei milioni di migranti costretti ai lavori forzati, spesso nelle economie sviluppate.
Il trattato si deve basare su tre principi.
Il primo è riconoscere i benefici dell’immigrazione. Gli immigrati di norma non tolgono il lavoro ai lavoratori locali e in più i loro salari avvantaggiano sia i paesi che li ospitano sia quelli di origine.
Il secondo. Bisogna rafforzare lo stato di diritto nell’interesse proprio e dei migranti. Contro l’illegalità e gli abusi, i governi mettano in atto più corridoi legali per la migrazione.
Il terzo. C’è bisogno di maggiore cooperazione internazionale per proteggere i migranti, e di ristabilire il regime di protezione dei rifugiati in conformità alle leggi internazionali. Il destino di migliaia di persone che muoiono non è solo una tragedia umana, rappresenta anche un fallimento della politica.
Per parte nostra, notiamo che il successo di questo trattato incontrerà notevoli ostacoli. Si pensi a quanto scrive Houellebecq (“Credo che questa invasione sia organizzata dai Fratelli Musulmani che si avvalgono di mezzi finanziari provenienti da vari Stati. Non potendo fare una guerra all’Europa, possono preparare un’onda crescente di migranti e gradualmente sottomettere l’Europa”. Oppure si pensi alle dichiarazioni dei capi politici del gruppo di Visegrad, come Zeman, Kaczyński, Fico e Orban.
Ma anche nell’Europa dell’Ovest c’è molta ostilità. Si pensi all’articolo di Douglas Murray (dell’ Express) citato nell’11° numero di Migranti e Sviluppo, che concludeva: l’Europa sta andando dritta verso il suicidio e sta distruggendo la sua civiltà.
Come diceva Einstein è più facile rompere un atomo che un pregiudizio. Speriamo vivamente che l’ONU abbia successo. Non è retorico affermare che il suo sarebbe anche un successo di tutta l’umanità.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jan/11/migration-benefit-world-un-global-compact

 

Accoglienza e rinascita economica dei comuni

26 Feb

Migranti e Sviluppo – Lavoro/accoglienza n. 15 (febbr. 2018)

Date uno sguardo ai siti in calce a questo post. Il primo afferma che ci sono in Italia quasi mille borghi abbandonati, per passati disastri o per l’emigrazione. Wikipedia ne dà un elenco selezionato regione per regione. Alcuni di questi borghi che sono poco popolati ma non del tutto deserti, offrono notevoli incentivi per incoraggiare a trasferirsi lì. Bormida (Savona) offre un bonus di 2mila euro e affitti a partire da 50 euro mensili. Gangi (Palermo), eletto il più bel borgo d’Italia 2014, offre le case gratis. Un altro borgo molto noto è Craco (Matera) che ha conservato intatte le case medioevali, e oggi vivacchia con 800 abitanti.

Questi siti ne parlano come mete di visita turistica e artistica. In effetti molti degli antichi borghi, specie medievali, sono stati restaurati da privati e sono ora ambiti luoghi di residenza e turismo.

Ma il problema dei borghi spopolati in Italia è molto più vasto. Innanzitutto, lo spopolamento dei borghi – in un paese montuoso come il nostro – ha causato l’abbandono della cura di boschi, corsi d’acqua, sentieri e strade. La politica delle Comunità montane non è bastata a impedire questo abbandono complessivo, che rende il territorio fragile e incline a smottamenti, frane, inondazioni e incendi. Il ripopolamento di alcuni borghi da parte di famiglie agiate non rimedia a questa disastro. Possono rimediarvi invece gli immigrati, a cui si possono insegnare i lavori e le tecniche per preservare l’ambiente montano e collinare.

I migranti inoltre, opportunamente assistiti, possono rivitalizzare l’economia di tipo artigiano e del piccolo commercio – oltre all’economia turistica. Il modello ormai famoso è quello di Riace (Reggio Calabria). Ma molti altri paesini stanno seguendo la stessa strada. Il sito di Sky Tg 24 (in calce) descrive anche Satriano (Catanzaro), Santorso (Vicenza), Santa Marina (Salerno), Chiesanuova (Torino), S. Alessio in Aspromonte (RC), comuni dai 300 ai 6mila abitanti che sono rinati grazie alla presenza in ciascuno di essi di poche decine di immigrati. Vita online fa un lungo elenco di comuni delle valli piemontesi; Città Nuova online parlava di Lemie, sempre in Piemonte, notando che è la stessa comunità a chiedere agli immigrati di restare. Il Corriere della Sera (25-8-2015) parlava di Acquaformosa (Cosenza).

Ci sono in Italia circa 1.100 comuni coinvolti nella rete governativa SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), direttamente o tramite consorzi; e i posti Sprar finanziati sono oltre 31mila (dati di novembre 2017). Ma i comuni italiani sono oltre 8mila, ed è grave che vengano lasciate al loro insindacabile giudizio le decisioni di accoglienza. Lo stesso vale per le Province, che aderiscono a Sprar solo in 18. Le regioni con una accoglienza Sprar più alta sono – in ordine decrescente – Sicilia, Lazio, Calabria, Campania ed Emilia-Romagna, ecc.

C’è anche una Rete di Comuni Solidali (RE.CO.SOL – ultimo sito indicato). Sono 263, fra cui solo 4 capoluoghi (Alessandria, Cagliari, Cuneo e Messina). Fra l’altro, essi propongono una “Carta di solidarietà” per l’accoglienza. Fra gli impegni da prendere c’è quello di escludere progetti di accoglienza che non abbiano forme di inclusione sociale.

Paesi abbandonati in Italia, se ne contano 6000. Ecco i più belli

https://it.wikipedia.org/wiki/Città_fantasma_in_Italia

http://www.zingarate.com/italia/

tg24.sky.it/…/migranti-progetti-sprar

http://www.vita.it/it

http://www.sprar.it

http://comunisolidali.org

 

 

Cronaca dic. 2017 – genn. 2018

29 Gen

Migranti e Sviluppo – Scheda 14

29 nov.-1 dic. 2017 – La Conferenza di Abidjan (Costa d’Avorio), di ONU, UE e Unione Africana, decide di rimpatriare 15mila rifugiati nigeriani e senegalesi, attualmente in Libia, e di reinserirli nei loro paesi, con impegno finanziario UE di ca. 150 milioni. Invece eritrei e somali – che hanno diritto alla protezione – andranno nei centri ONU.

° Al 1 dic. in Libia c’erano ca. 500mila migranti pronti a partire per l’Europa. Molti di questi sono distribuiti in 42 campi, spesso governativi, dove si vive in condizioni orribili. L’ONU ne chiede da tempo la chiusura, ma è difficile farlo perché essi procurano grandi guadagni a chi li gestisce. Molti campi non sono accessibili all’OIM (Organizz. Internaz. Migrazioni). Secondo l’Unhcr, 40mila rifugiati in Libia avrebbero diritto alla protezione. Ma gli altri non hanno nessuna tutela.

4 dic. – Gli USA di Trump rifiutano di sottoscrivere il patto sull’emigrazione promosso dall’ONU per “una migrazione sicura, ordinata e regolare”. Questo patto osserva che è difficile distinguere tra migranti economici e vittime di violenze.

5 dic. – Eurostat comunica che nel primo semestre 2017 la Germania ha ricevuto 357mila domande di asilo, contro le 199mila di tutti gli altri paesi UE. Ne ha accettate 182mila (più di tutti gli altri paesi insieme), l’Italia 38mila e la Svezia 13mila.

° La Corte Suprema USA approva il bando di Trump a chi proviene da Siria, Libia, Iran, Yemen, Ciad e Somalia.

13 dic. – Il vertice a Parigi di Italia, Germania, Francia, Mali, Niger, Ciad, Mauritania e Burkina Faso comunica che i passaggi in Niger sono scesi da 290mila a ca. 30mila; e che Arabia Saudita ed Emirati stanziano risp. 100 e 30 milioni contro il terrorismo che si sta espandendo nel Sahel.

° Già l’Economist del 9 settembre ipotizzava che il calo sia dovuto al fatto che l’Italia paga i trafficanti di uomini per astenersi dal mandare barche (p. 30-31).

15 dic. – I paesi di Viségrad oltre a rifiutare di accogliere migranti, rifiutano ancora la revisione della norma dell’accordo di Dublino che vieta ai migranti di uscire dal paese di prima accoglienza.

° La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di due ufficiali della Marina per il naufragio del 11 ottobre 2013 (300 morti) per aver impedito i soccorsi.

20 dic. – Fra i Rohingya, cacciati e mitragliati dal governo birmano (diretto dal premio Nobel Aung San Suu Kyi) e affollati alla frontiera col Bangladesh, vengono reclutate famiglie come schiavi per raccattare in India rifiuti utilizzabili (v. anche l’Economist, 9 sett., p. 13 e 45).

Dic.-genn. – Escono diversi servizi sul passaggio clandestino dall’Italia alla Francia attraverso le Alpi (Bardonecchia). Spesso i migranti hanno abiti estivi e scarpe da tennis. Diversi volontari, in Italia e in Francia danno loro vestiti più adeguati e pasti caldi.

16 genn. – Il candidato della Lega alla presidenza della Lombardia, Attilio Fontana, dichiara che bisogna proteggere la “razza bianca” contro gli immigrati; poi si scusa; poi cresce nei sondaggi e dichiara: “Caccerò 100mila clandestini” (Milano-Repubblica, online, 22 genn.). Allora, per ribadire il suo ruolo di leader, Salvini dichiara che ne vuole espellere 500mila. Chi offre di più?

23 genn. – I vescovi italiani criticano il clima da leggi razziali che si è creato in Italia.

24 genn. – La stampa riferisce di due video di torture in Libia contro alcuni migranti sudanesi. I video vengono mandati alle famiglie tramite smartphone perché paghino il riscatto (Repubblica, p. 13). Alcuni torturatori sono poi stati presi dalla polizia libica (26 genn.).

27 genn. – In seguito alla campagna che ha gettato diffidenza e discredito sulle Ong impegnate ai salvataggi nel Mediterraneo, le donazioni alle Ong sono calate del 10% (La Stampa).

(chiuso il 28 gennaio 2018)

Governare la crisi migratoria

29 Gen

di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti esteri – 14

Il rapporto di “EuropeNow”, del Consiglio per gli Studi Europei, Governing the Migration Crisis, confronta l’atteggiamento della società civile, che ha mostrato spesso compassione per la condizione dei rifugiati, e quello dei partiti populisti, soprattutto di destra (ma non solo), che hanno strumentalizzato l’afflusso dei migranti per la mobilitazione politica.
Riportiamo, liberamente tradotti, stralci dell’introduzione.

Gli anni 2015-16 sono stati i più turbolenti per i recenti movimenti di rifugiati in Europa e in Nord America. Dal 2011 al 2015, il numero di sfollati è salito da 42,5 a 65,3 milioni a livello mondiale. Soprattutto in Europa, le immagini di persone che fuggono attraverso il Mediterraneo in barche sovraccariche ed inaffidabili sono diventate quasi routine. L’Europa ha raggiunto un accordo con la Turchia e, più di recente, con la Libia, con l’obiettivo di tenere lontani dall’Europa gli immigrati “irregolari”. Le frontiere sono diventate sempre più militarizzate e l’agenzia UE per la protezione delle frontiere, Frontex, ha messo in atto misure sempre più aggressive per impedire ai rifugiati di intraprendere il loro pericoloso viaggio verso l’Europa.
L’attuale quadro giuridico, a livello internazionale e statale, distingue tra “migranti” per ragioni economiche, “rifugiati” che hanno necessità di protezione e “richiedenti asilo “(che cercano protezione ma non sono stati riconosciuti dall’UNHCR come rifugiati).
Mentre queste distinzioni appaiono chiare in teoria, in pratica sono difficili e lunghe da determinare. Come affermano Stephen Castles e Anthony Richmond, questa difficoltà nasce dal fatto che le motivazioni dei migranti sono un continuum: necessità di protezione, difficoltà economiche e legami familiari spesso si sommano. Inoltre, le politiche restrittive sull’immigrazione hanno reso difficile l’attraversamento delle frontiere attraverso canali ufficiali per tutti, con l’eccezione dei più privilegiati al mondo, come i cittadini degli Stati OCSE.
La seconda grande sfida è di tipo morale ed etico. La crescente domanda di essere accolti dagli stati ricchi, causata in gran parte da decenni di politiche sempre più restrittive, e la crescente disuguaglianza su scala globale sono problemi che non possono essere risolti sigillando i confini. L’Europa è un caso ad hoc: la Carta dei diritti fondamentali dell’UE impone a tutti gli Stati membri il rispetto del diritto all’asilo (articolo 18) e l’UE si sente totalmente impegnata nella tutela dei diritti umani. Tuttavia, proteggendo in modo più aggressivo le sue frontiere esterne, limitando gravemente l’assistenza umanitaria nel Mar Mediterraneo e impedendo ai rifugiati di raggiungere il continente, le democrazie europee rischiano di compromettere i propri valori costitutivi.
A questo proposito si sono create due tendenze opposte nei paesi europei: da un parte la società civile ha dimostrato grande compassione per la condizione dei rifugiati (mentre in Canada ha fatto pressione sul governo per accettare più profughi dalla Siria). Dall’altra parte, il populismo di destra ha sfruttato l’afflusso di tanti rifugiati per la mobilitazione politica. In tutto il continente, anche tra i partiti tradizionali, si diffondono sentimenti anti-immigranti. La solidarietà con i rifugiati e i migranti irregolari si dimostra fragile e dipendente dalle politiche ricettive dei governi.

http://www.europenowjournal.org/2017/09/30/immigration-2/

“Il sonno della ragione genera mostri”

29 Gen

di Cosimo Perrotta
Migranti e Sviluppo – Lavoro/accoglienza 14

Francisco Goya, quando dette questo geniale titolo alla sua acquaforte del 1797, si trovava in un periodo – un po’ simile al nostro – di transizione dall’illuminismo, col suo trionfo della ragione e del progresso, all’irrazionalismo. Il nostro irrazionalismo si coniuga in tanti modi diversi: populismo, primato della nazione o razza o religione, paura degli immigrati, rifiuto dei vaccini, diffidenza verso la ricerca scientifica, mania dei complotti combinata con la credulità più assurda, paranoia identitaria, presunzione di competenza data dal facile accesso informatico alle notizie (e alle fole), rivalutazione larvata o esplicita del fascismo, ecc. I mostri che esso genera sono: insofferenza per la democrazia, xenofobia, razzismo, fanatismo, voglia di capi carismatici, anarchismo.

Come negli anni Trenta, l’irrazionalismo dilaga oggi nei paesi sviluppati per la combinazione tra crisi economica ed emergere di nuove classi oppresse (allora, gli operai; oggi, i migranti). Questo torbido clima, allora produsse il fascismo, oggi rischia di destabilizzare la UE e di promuovere regimi senza garanzie democratiche, xenofobi e oscurantisti, come nell’Est-Europa.

I migranti appaiono oggi il capro espiatorio ideale per distrarre dalla crisi, convogliando frustrazioni e paure verso un nemico esterno. E quale nemico migliore di un “invasore”? I pifferai di Hamelin lanciano contro l’invasore operai e disoccupati, cioè le vittime della crisi.

L’afflusso dei migranti – ci dice la storia – non si può fermare; si può solo governare. Ma l’unico modo per governarlo stabilmente è di farne un motore di sviluppo economico (che da soli non riusciamo più ad avviare). Oggi è l’ultima chance che abbiamo. Altrimenti l’Italia resterà un’economia semi-stagnante e semi-parassitaria, con disuguaglianze crescenti e scandalose, povertà diffusa e bassa produttività. Un paese occupato a difendere la “razza bianca” e a produrre ricchezza per i già ricchi.

L’alternativa è innanzitutto di liberarsi delle falsità diffuse grazie all’effetto Dunning-Kruger (incompetenti o ignoranti che sopravvalutano il proprio giudizio e disprezzano le vere competenze). Non è vero che in Italia gli immigrati siano il 30% della popolazione; sono l’8,3% (5 milioni) – molti meno che in Germania, Francia e Gran Bretagna; e, in percentuale, meno che in questi paesi e inoltre in Spagna, Belgio, Austria, Irlanda. Non è vero che essi ci costano troppo e consumano a sbafo. L’INPS riceve dai migranti 8 miliardi di euro e ne paga solo 3. I migranti hanno prodotto nel 2016 l’8,9% del PIL, pur avendo un reddito medio pro-capite molto inferiore a quello degli italiani. Anche per l’IRPEF, essi pagano il 7,5% del totale, meno di quello che ricevono in servizi (par. 85, 88). Parliamo naturalmente dei migranti regolarizzati, ma è colpa nostra se la maggior parte degli altri non è regolarizzata e viene spesso sfruttata in modo disumano. I reati in Italia nel 2017 sono diminuiti del 9% (dati del Viminale). E non ci sono mai state epidemie partite dai migranti, come dicono le fake news che girano su internet.

E’ vero invece che abbiamo un gran bisogno di emigranti. La natalità in Italia diminuisce e la popolazione invecchia sempre più. Il saldo demografico del 2016 è meno 142mila (e per i soli italiani meno 204mila). Ancora: gli italiani che se ne vanno sono più degli immigrati che arrivano (67-68). Senza immigrati il costo delle pensioni e il debito nazionale diventerebbero insostenibili (vedi i demografi Rosina, Della Zuanna, ecc.).

Proprio per difendere il nostro benessere, dovremmo fare una politica di integrazione. Nel prossimo numero cominceremo a vedere come.

Migranti e Sviluppo n. 13 – 12/2017

7 Dic

Risultati immagini per La vendita degli schiavi in Libiamensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 n.13 chiuso il 26 novembre 2017 Continua a leggere

Migranti e Sviluppo n. 11-12/2017

30 Ott

Risultati immagini per gli africani emigranomensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 11-12– chiuso il 29 ottobre 2017 Continua a leggere