Archivio | Migranti e Sviluppo RSS feed for this section

Gli arrivi dei migranti sono un decimo di quelli del 2015, ma l’isteria aumenta

16 Lug

Risultati immagini per migrantiMigranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 20
a cura di Piero Rizzo

Per questo numero abbiamo selezionato un editoriale dell’Observer del 17 giugno u.s. molto critico nei confronti della UE a incominciare dal titolo: “Il punto di vista dell’Observer sui migranti che muoiono perché l’Europa si sta piegando al populismo”, e dal sottotitolo: “Il dramma della nave di salvataggio Aquarius mette in luce le terribili conseguenze del fallimento delle politiche migratorie”. Continua a leggere

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Appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani

16 Lug

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Migranti e Sviluppo n. 20

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana. Continua a leggere

Commenti esteri N° 19

26 Giu

a cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo, giugno 2018

“Tre anni fa, la Germania era ammirata a livello mondiale per la sua cultura dell’accoglienza, le immagini delle stazioni ferroviarie di Monaco viaggiavano in tutto il mondo”, ha detto Dräxler. “Cosa è successo di quella cultura? Ora c’è solo paura dei rifugiati “.
Questa è la conclusione di un articolo del Guardian del 21 maggio scorso, dal titolo: ” la Germania istituisce centri di detenzione di massa per i richiedenti asilo”. Lo scopo è di accelerare la deportazione dei richiedenti asilo cui viene negato il permesso di soggiorno. In precedenza i nuovi arrivati venivano distribuiti in tutto in paese.
Qual è il vero scopo di questa operazione? Il tentativo del governo di Angela Merkel di rovesciare la strategia per mettere un argine all’ondata di populismo. Riportiamo, liberamente tradotti, alcuni stralci dell’articolo.
I centri di detenzione di massa “anchor” (acronimo di arrivo, decisione, rimpatrio) che il ministero degli interni tedesco vuole istituire in tutto il paese, alimenteranno le tensioni tra residenti e migranti, affermano le organizzazioni umanitarie.
Attraverso di essi si vuole inviare il messaggio agli aspiranti migranti che essi hanno poche possibilità di rimanere, ha detto Daniel Waidelich, membro del governo dell’Alta Baviera. Da settembre 2015, il centro di Manching ha effettuato 1.000 deportazioni, mentre 2.500 detenuti sono partiti volontariamente.
I critici dicono che i nuovi centri creano difficoltà ai detenuti che hanno possibilità di ottenere asilo: non possono incominciare ad integrarsi nella società.
“L’integrazione è come un tavolo a quattro gambe”, ha detto Willi Dräxler dell’associazione umanitaria Caritas. “La lingua, i contatti con la comunità locale, un lavoro e una casa sono tutti ingredienti vitali. Se togli una gamba, il tavolo barcollerà. All’interno di questi centri di transito l’integrazione non si sta verificando”.
All’interno dei centri, la frustrazione per le lunghe attese spesso è al punto di ebollizione. “Non ci viene detto perché siamo qui”, ha detto Kelvi Batin, originario della Nigeria. “Sarebbe meglio se ci dicessero subito appena arrivati che non possiamo rimanere”.
Durante un recente tour dei media nei locali, un gruppo di nigeriani ha inscenato una protesta improvvisata, cantando “Vogliamo la nostra libertà” e sollevando cartelli fatti a mano con le scritte: “Siamo stanchi di vivere nei campi. Per favore, abbiamo bisogno di esser trasferiti”.
Brevi considerazioni da parte nostra.
Che il problema immigrati sia al primo posto nell’agenda dei più grandi paesi europei è del tutto evidente. Altrettanto evidente è che simili sono le soluzioni velleitarie che si cerca di adottare. Queste misure come i tentativi di spostare parte del problema in Africa sono solo fumo negli occhi con la speranza di porre un argine alla cosiddetta deriva populista.
Più volte sulle pagine di questo blog è stata ribadita la necessità di inserire gli immigrati nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile. Lasciarli inoperosi per lunghi tempi nei centri di identificazione ed espulsione, oltre ad essere disumanizzante, può essere anche controproducente (come riportato nell’articolo).
Purtroppo, vista la presente situazione politica, le considerazioni appena fatte sono da ascrivere tra i pii desideri.

https://www.theguardian.com/world/2018/may/21/germany-to-roll-out-mass-holding-centres-for-asylum-seekershttps://www.theguardian.com/world/2018/may/21/germany-to-roll-out-mass-holding-centres-for-asylum-seekers

Come integrare i migranti – II parte

26 Giu

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di Aldo Randazzo – Migranti e sviluppo n. 19 – giugno 2018

La prima delle questioni è quella del lavoro. Gran parte degli immigrati arrivati in questi ultimi anni vive oggi ai margini della società con lavori mal retribuiti e di grave sfruttamento (raccolta delle arance e dei pomodori, mance derivanti da piccoli lavoretti, piccoli commerci, ecc.). La condizione di “clandestinità” li condanna a questa sorte senza via d’uscita. Per dare pari opportunità è necessario in questo caso, oltre alla concessione dei permessi di soggiorno, costruire e far funzionare la rete dei centri per l’impiego alla pari di altri paesi europei. Ciò offrirebbe la possibilità di: Continua a leggere

Commenti Esteri per Migranti e Sviluppo maggio 2018

30 Mag

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a cura di Piero Rizzo

Il 20 marzo è stato il secondo anniversario dell’accordo UE-Turchia sulla gestione dei migranti sulla rotta balcanica. In sintesi, in base all’accordo la Turchia avrebbe impedito che le barche partissero dalle sue coste verso la Grecia e questa a sua volta avrebbe rimandato verso la Turchia i migranti che non avessero acconsentito di registrarsi e quelli le cui domande di asilo fossero state respinte. In cambio per ogni profugo respinto, un altro sarebbe stato trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. Il tutto finanziato dalla UE con tre miliardi di euro. Continua a leggere

Come integrare i migranti – Prima parte

29 Mag

Risultati immagini per integrare i migrantiMigranti e Sviluppo maggio 2018

Lavoro e accoglienza – 18 di Aldo Randazzo

Cause delle migrazioni

Uno degli scopi del convegno dovrebbe essere quello di approfondire le ragioni che alimentano le migrazioni. Questo è importante per governarle (o tentare di farlo). Prevalentemente ci troviamo di fronte a fenomeni endogeni quali le guerre, le carestie, le estreme povertà, ecc. Non è escluso possano esservi motivi connessi alle facili comunicazioni odierne che, consentendo la conoscenza di stili di vita diversi, alimentano la speranza o l’illusione di una vita migliore. O, ancora, il richiamo di parenti precedentemente emigrati che hanno raggiunto migliori condizioni di esistenza. Continua a leggere

I migranti climatici

23 Apr

Risultati immagini per I migranti climaticia cura di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti Esteri n. 17 (aprile 2018)
Un rapporto della Banca Mondiale (“L’ondata: prepararsi per la migrazione interna”) afferma che 143 milioni di persone potrebbero emigrare entro il 2050 a causa dei cambiamenti climatici e dei fenomeni conseguenti (scarsità d’acqua, raccolti grami e innalzamento del livello del mare). Continua a leggere

Sul lavoro degli immigrati

23 Apr

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di Aldo Randazzo
Migranti e Sviluppo – Lavoro e Accoglienza n. 17 (aprile 2018)
L’inserimento lavorativo è il primo passaggio del processo d’integrazione degli immigrati. Su tale questione non credo possano esservi opinioni contrarie. Il problema è sul come vi si arriva e ciò che è bene fare prima, dal momento dell’accoglienza. Continua a leggere

Il lavoro è consentito a pochi immigrati

23 Apr

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Migranti e Sviluppo – la Scheda n. 17 (aprile 2018)

Appena arrivati in Italia, gli immigrati sono assistiti per la prima accoglienza. Subito dopo essi dovrebbero essere mesi in grado di contribuire al proprio mantenimento. Questa è necessario per la loro dignità e la loro integrazione con i locali. Ma ciò avviene solo per pochi di loro: quelli che entrano nei centri Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che gestiscono la seconda accoglienza. Per tutti gli altri, lo stato di assistiti passivi si prolunga per anni, generando, in loro, frustrazione e tendenza alla clandestinità, e – in gran parte dell’opinione pubblica – l’accusa di parassitismo. Continua a leggere

Un caso disperato

26 Mar

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Migranti e Sviluppo – La scheda n. 16 (marzo 2018)

I giornali del 19 e 20 marzo scorso riportano la vicenda della nave Open Arms della Ong spagnola Proactiva. Questa, di fronte all’intimazione e alle minacce armate della Guardia costiera libica, si è rifiutata coraggiosamente di consegnare i 150 naufraghi che aveva appena salvato a 70 miglia dalla costa libica, cioè in acque internazionali. Si noti che la Libia, la cui Guardia costiera è finanziata dall’Italia, non ha mai definito la propria area di competenza per i salvataggi. In compenso cerca di impedire i salvataggi degli altri. Dopo un lungo inseguimento, la nave spagnola è riuscita a sbarcare a Malta un bambino che era in condizioni gravissime, e poi ha atteso ben 30 ore che l’Italia le desse il permesso di sbarcare i naufraghi a Pozzallo (Ragusa).

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