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Storie e suoni dal sud del Mondo nella Casa del Tabacco – 18/nov/18

13 Nov

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“La mia Negritudine
non è affatto sonno della razza
ma sole dell’anima,
la mia Negritudine
è vista e vita…”
Léopold Sédar Senghor

Dopo aver viaggiato nei paesi del Salento, ascoltando storie di restanze e partenze, gli amici de La Scatola di Latta affronteranno un nuovo viaggio – indispensabile – che ci porterà fuori dal “piccolo e prezioso Salento” per custodire altri importanti e fondamentali pezzettini di mondo.

Accompagnati dalla professoressa Tina Cesari (referente del progetto I.F.P) – domenica 18 novembre a partire dalle ore ore 17e00 – faremo un viaggio fra storie, letteratura, canti e musica del sud del mondo.
Sarà una serata interculturale di beneficenza per finanziare un progetto di cooperazione.
Lo scopo della serata sarà quello di “conoscere e ascoltare” l’altro.  Continua a leggere

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Cambiare la strategia di cooperazione in Africa

29 Ott

Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 22
a cura di Piero Rizzo
L’articolo di questo mese, dal titolo “Take Africa seriously!”, è del periodico online International Politics and Society, del 30/8 u.s. E’ scritto da Robert Kappel, dell’Università di Lipsia, ed è focalizzato sugli interventi della Germania in Africa: come sono stati finora e come dovrebbero essere.
Nella prima parte viene descritto quello che non va fatto. Bisogna smettere i panni del buon Samaritano: la politica finora è consistita in aiuti e carità e la cosa è sempre meno accetta. La cooperazione con l’Africa deve essere una reale cooperazione tra uguali, come avviene con la Cina o con la Francia. L’atteggiamento di chi dice “noi sappiamo cosa è meglio, noi abbiamo le soluzioni” non funziona.
E’ indispensabile un cambio di paradigma, che prenda atto che lo sviluppo non può che venire dall’interno, o per dirla in altro modo: devono essere gli africani a decidere come vogliono andare avanti. La Germania dovrebbe imparare a perseguire una cooperazione tra paesi sovrani.
Nella seconda parte si fanno sei raccomandazioni:
1. la Germania deve continuare ad agire come una potenza civile ed entrare in una strategia di lungo termine di equa cooperazione con l’Africa.
2.. Bisogna sospendere gli Accordi di Partenariato Economico (APE) della UE. Gli APE garantiscono agli Stati firmatari l’accesso senza tariffe al mercato dell’UE, ma richiedono anche l’eliminazione delle tariffe sul lato africano. L’apertura dei mercati significa che le imprese africane e i piccoli agricoltori rischiano di essere ulteriormente emarginati dalle importazioni.
3. Ad oggi non è stata individuata alcuna coerente strategia per l’Africa. Questo si vede nei documenti di strategia, come il Marshall Plan with Africa (MPA) e il CWA (Compact with Africa). Tra l’altro essi hanno un diverso approccio al commercio. Il ministero tedesco delle finanze sostiene il libero commercio, mentre il ministero per la cooperazione e lo sviluppo, di Gerd Müller, sostiene il commercio equo; strategie non compatibili.
4. Considerando che il livello dell’agricoltura africana è incomparabile col livello europeo, bisogna creare le condizioni perché si possa realizzare il commercio equo.
5. Il contributo tedesco alla riduzione della povertà e dell’elevata disoccupazione giovanile è minimo. Ad esempio, tutti gli investimenti stranieri in Africa negli ultimi dieci anni hanno creato in media solo 100.000 nuovi posti di lavoro all’anno. E le circa 1000 aziende tedesche attualmente danno lavoro a circa 200 mila africani. Il lavoro per 20 milioni di persone all’anno dovrà essere creato quasi esclusivamente dalle imprese locali e dagli agricoltori. Il compito dei governi è di aiutare piuttosto che ostacolare l’imprenditoria locale.
6. La Germania dovrebbe intensificare la cooperazione tecnologica, lo scambio di studenti e la cooperazione con le università. Dovrebbe seguire l’esempio cinese che ha già accolto 70 mila studenti africani.
Brevi considerazioni.
Che il modello di sviluppo debba nascere dall’interno e non essere imposto dai paesi ad economia avanzata è stato sostenuto con forza dal Nobel per l’economia Angus Deaton, che addirittura si è spinto a dire che la caterva di aiuti erogati sono stati, non inutili, ma nocivi (anche perché hanno favorito il dilagare della corruzione).
Per il cambio di mentalità che ciò comporta, e che l’articolo auspica, temiamo ci sia ancora un lungo cammino da percorrere.
https://www.ips-journal.eu/regions/africa/article/show/take-africa-seriously-2949/?utm_source=taboola&utm_medium=referral

La Scatola di latta: riscoprire la comunità attraverso la poesia, la memoria, la cultura locale 

24 Lug

Con questo articolo pubblicato su Labsus il 13/07/2018, a cura di di Claudia Ferrari, la redazione di Sviluppo Felice vi augura buone vacanze e vi informa che le pubblicazioni riprenderanno a settembre.

La Scatola di latta: le “invasioni dolci” che attraversano il Sud

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La storia che vi raccontiamo prende il via da una domanda: come contribuire allo sviluppo del proprio territorio all’indomani di una laurea in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo? A interrogarsi è Gianluca Palma, che si definisce il custode sociale di una scatola molto particolare, uno scrigno di beni comuni, raccolti come fiori con riguardo e cura, camminando per le vie dei paesi del sud della Puglia. Con uno statuto per la costituzione di un’Associazione di Promozione Sociale, scritto ma lasciato in un cassetto, la Scatola di latta è formata da un gruppo spontaneo di persone, che opera da tre anni principalmente sul territorio della provincia di Lecce, rivolgendo però lo sguardo a tutto il meridione.

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Un convegno su “Le migrazioni: occasione di sviluppo in Italia e in Africa”

26 Mar

Migranti e Sviluppo – Lavoro/Accoglienza n. 16 (marzo 2018)

Nel prossimo autunno (data probabile, 26-27 ottobre) Humanfirst – l’associazione che pubblica questo mensile insieme a Sviluppo Felice – sta programmando un convegno nazionale, da tenere a Lecce, dove saranno invitati a parlare i maggiori esperti italiani delle migrazioni attuali verso l’Italia, soprattutto docenti universitari, operatori Ong e rappresentanti di istituzioni. Continua a leggere

Africa senza pace n. 1 / Rwanda, tortura e impunità

16 Ott

Il documento 16-10-2017

Risultati immagini per RwandaPubblichiamo qui il primo di una serie di documenti che parlano dei massacri e le violazioni dei diritti umani che si svolgono oggi in Africa. Dedichiamo questi documenti a chi ritiene che i profughi che arrivano in Europa da paesi non ufficialmente in stato di guerra non abbiano diritto all’accoglienza.

 

Rwanda, tortura e impunità Continua a leggere

Clima, migranti e Piano Marshall per l’Africa

5 Giu

l’articolo 5-6-2017 di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per Piano MarshallC’è un punto in cui i due maggiori fattori di crisi sociale nel mondo (inquinamento ambientale e migrazioni) si toccano; ed è un punto dirimente sia per queste due grandi tragedie sia per lo sviluppo mondiale. Si tratta dell’esodo dovuto al collasso dell’agricoltura in molti paesi africani. In quasi tutta l’Africa l’agricoltura è l’attività economica fondamentale, o come percentuale di PIL o come percentuale di occupati. Essa è un’attività fragilissima, e la sua crisi è la causa principale della fame e dell’esodo di molti africani verso l’Europa. Continua a leggere

CONVERSAZIONI A SUD-EST “Visioni, suoni, sapori, poesie, storie di Sud”

9 Feb

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L’aiuto internazionale alla repressione in Etiopia

16 Gen

 il documento 16-1-2017 

Giulia Franchi e Luca Manes hanno scritto un impressionante opuscolo sulle devastazioni ambientali ed umane perpetrate in Etiopia con l’attivo sostegno del cosiddetto aiuto internazionale e in particolare di quello italiano.[1] I due autori descrivono innanzitutto i tortuosissimi ostacoli frapposti dal governo etiope alla documentazione su quanto avviene nella valle dell’Omo, una vasta regione che confina con il Kenya. Gli ostacoli sono tali che gli autori non sono riusciti a raggiungere la regione, e hanno solo potuto raccogliere drammatiche testimonianze della popolazione locale. Continua a leggere

Bellanca, per un nuovo blocco sociale

18 Lug

l’articolo  18-7-2016 di Aldo Randazzo

Nicolò Bellanca

Nicolò Bellanca

L’interrogativo che vogliamo porci, insieme a Nicolò Bellanca,[1] è se sia oggi possibile costruire un blocco sociale per avviare un’efficace politica di sinistra. Bellanca muove da tre angoli d’osservazione:

  1. Negli USA, la composizione della forza-lavoro negli anni si è profondamente modificata. Robert B. Reich evidenzia una riduzione della manodopera, tra il ’91 e il 2015, del 5% nelle aziende manifatturiere e, in generale, negli uffici amministrativi. Nello stesso periodo, c’è stato un incremento del 20% nei servizi alla persona (commercio, ristorazione, domestici, agenti immobiliari, ecc.). Sorprendente è ciò che accade nel settore che Reich definisce “servizi simbolico-analitici” (ingegneri, docenti universitari, ricercatori, avvocati, banchieri d’affari, consulenti aziendali, analisti di sistema, marketing, moda, architettura, cinema, spettacolo, ecc.). In questo settore si registra una divaricazione tra chi, per l’alta qualificazione raggiunta, opera in settori dinamici ad alto valore aggiunto, con alti redditi e vita intensa ma gratificante, con alti confort e chi resta ai margini in attività precarie, frustranti e poco redditizie.

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Quando la Siria ospitava i rifugiati europei

20 Giu

il documento  20-6-2016 di Evan Taparata e Kuang Keng Kuek Ser – PRI

 

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tg24.sky.it

Nei primi anni ’40, Aleppo (così come Nuseirat in Palestina e diverse località in Egitto) ha accolto migliaia di europei in fuga dagli orrori e dalle tragedie della seconda guerra mondiale.           

Da quando cinque anni fa è scoppiata la guerra civile in Siria, milioni di rifugiati hanno cercato porto sicuro in Europa via terra e via mare, attraverso la Turchia e il Mediterraneo. Continua a leggere

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