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Le democrazie possono morire anche sotto i riflettori

12 Feb

a cura di Piero Rizzo

Un argomento molto dibattuto oggi è la stato di salute della democrazia, in particolare in Occidente. Sono frequenti espressioni come “declino della democrazia” o “creazione di stati illiberali”. L’articolo del Guardian dal titolo : “Non attribuite all’ignoranza il declino della democrazia. Il problema è più profondo”, del 12/12/2018, affronta le cause di questa deriva.

Esso prende l’avvio dalla tesi del Washington Post che ”La democrazia muore nel buio”; per dire che un argine alle derive democratiche può venire solo dalla conoscenza. I Trump, gli Orbán o gli Erdogan non esisterebbero se i cittadini fossero informati. In realtà, afferma l’articolo, la democrazia può morire anche, e spesso muore, sotto la luce dei riflettori. Riportiamo qui ampi stralci dell’articolo.

Poche democrazie sono morte nell’oscurità. Anche il caso di Hitler, arrivato al potere con mezzi democratici per poi abolire la democrazia, non è accaduto nelle “tenebre”. Tutti sapevano ciò che Hitler rappresentava. Nel Mein Kampf egli ha ripetuto le sue idee antisemite e antidemocratiche fino alla nausea. E ha smantellato il sistema democratico mentre i media indipendenti erano ancora vivi e vegeti.
Più recentemente, i leader autoritari hanno raramente abolito la democrazia liberale in una notte. Piuttosto, lentamente ma progressivamente, eliminano le fondamenta liberali e in un secondo tempo le sue basi elettorali. Da Erdogan a Putin e da Maduro a Orbán, le democrazie liberali vengono smantellate, pezzo per pezzo, sotto i riflettori, almeno inizialmente, di media relativamente liberi e indipendenti. Questi leader esprimono apertamente i loro impulsi autoritari, il disprezzo per l’opposizione e l’intenzione di cambiare radicalmente il sistema politico.
Orbán è un maestro nel prendere singole istituzioni e norme da diversi Stati membri dell’UE per costruire ciò che la sociologa statunitense Kim-Lane Scheppele ha definito un “Frankenstate”. Proprio come il mostro di Frankenstein, creato da diversi corpi umani, esso è costituito da regole democratiche. Ogni singola regola è, o può essere, democratica, ma la combinazione di esse crea un regime antidemocratico.
Finché le singole componenti non sono connesse, ogni singola misura non sarà sufficiente a creare un senso di allarme. Si considerino le infelici risposte dell’UE ai quasi decennali attacchi di Orbán alla democrazia, o le tiepide risposte in USA alle esclusioni dall’elenco dei votanti in molti stati.
Le democrazie possono facilmente morire sotto i riflettori come nell’oscurità. I media che semplicemente “riportano la notizia”, piuttosto che analizzarla, trascurano i trend e vedono la vera minaccia quando è troppo tardi.
E’ necessario che i media abbandonino la dipendenza dai governanti autoritari come Trump, e orientino i riflettori sulle vere minacce alla democrazia. Ma anche se i media lo faranno, le democrazie continueranno a morire fin quando le élite tradizionali – culturali, economiche, politiche e religiose – continueranno a collaborare piuttosto che opporsi apertamente. E continueranno a morire, se i politici democratici non offrono alternative migliori.
Il miglior esempio è l’Ungheria, che ha compiuto l’ultimo passo verso un regime autoritario con l’abolizione del controllo giudiziario indipendente sul governo. Questo passo è stato fatto “nel buio” all’interno del paese, dato che i sodali di Orbán controllano praticamente tutti i media ungheresi. Ma la maggior parte delle fasi precedenti sono avvenute sotto gli occhi di vari media ancora indipendenti.
In più, i media internazionali hanno effettuato una copertura giornalistica molto dettagliata della creazione di uno “stato illiberale” da parte di Orbán, ma la complicità delle élite straniere, dall’industria automobilistica tedesca al Partito Popolare Europeo, ha reso l’UE incapace di agire; col pretesto che la collaborazione porta alla moderazione di quel regime, mentre l’esclusione causerebbe un’ulteriore radicalizzazione.
Qualche breve considerazione finale. L’articolo descrive con lucidità come si demolisce pezzo per pezzo una democrazia senza provocare eccessivo allarme sociale. La democrazia, si ripete di frequente, non è una realtà che si acquisisce una volta per tutte, ma è una conquista continua. Parafrasando Voltaire, potremmo dire che anche la democrazia può diventare un mezzo con cui uomini senza principi dirigono uomini senza memoria (Ungheria docet).
P.S. Qualche settimana fa si sono svolte in tutta l’Ungheria manifestazioni di protesta contro la cosiddetta “legge sulla schiavitù”. E’ certo che Orbán ha ricevuto un duro colpo. Si vedrà se questo è l’inizio della sua fine, come sperano gli ottimisti, e se in un futuro non lontano un’opposizione estremamente diversificata sarà in grado di riportare nel paese la democrazia liberale dopo otto anni di orbanismo.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/dec/15/democracy-authoritarianism-media-spotlight-viktor-orban

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L’Italia del nuovo familismo amorale

4 Feb

di Cosimo Perrotta

Nell’Italia di Salvini domina un nuovo familismo amorale. Questa espressione fu creata dal sociologo americano Banfield nel 1958 per descrivere i rapporti sociali di un paesino arretrato della Basilicata (Chiaromonte, chiamato col nome fittizio di Montegrano). Il familismo amorale descrive la cultura di chi si sente assediato da un mondo esterno ostile e opprimente, e si difende legandosi ai soli rapporti che può controllare, quelli della famiglia. E’ un atteggiamento amorale perché non ha valori civici, né solidarietà, né lealtà verso l’altro. Non ha morale. “L’altro” è il diverso, l’estraneo; un potenziale pericolo da cui difendersi. Non merita rispetto né umana comprensione.

Voi direte, che c’entra l’Italia di oggi con una società agricola del Sud degli anni Cinquanta? Con un villaggio che era il punto terminale di dieci secoli di oppressione, miseria e prepotenza? Quella realtà non c’è più; anzi stava già sparendo mentre Banfield analizzava il suo paesino. E’ vero; ma attenzione. La crisi economica dell’Occidente (che per l’Italia è più grave) sta creando una massa crescente di diseredati: scolarizzati senza lavoro, operai disoccupati, lavoratori precari e iper-sfruttati. Ma sta creando anche – in conseguenza della disoccupazione e della mancanza di fondi – anziani, malati e invalidi con poca assistenza; servizi sempre meno efficienti; università disastrate; uffici pubblici non più in grado di funzionare decentemente; enormi zone critiche nel sistema del welfare state.

Le vittime di questo degrado – che ormai sono tante, e crescono – si sentono tradite e si ribellano. Perciò nel cuore del benessere riemergono i (dis)valori pre-moderni, l’ostilità verso l’altro, visto come nemico; una versione odierna dell’ “homo homini lupus” di Hobbes.

Ora assistiamo allibiti a questa involuzione. Sono dunque spariti i valori moderni per una larga parte della società? Non sono bastati 60 anni di benessere diffuso, di scolarizzazione di massa, di cultura dei diritti e dei doveri, l’abitudine alla democrazia e alla solidarietà? Queste cose in effetti servono a poco per chi viene escluso dal benessere e dalla sicurezza del lavoro. Per questi diseredati, il ritorno ai disvalori pre-moderni è una tentazione continua. E’ già tanto che una parte di loro (i giovani che emigrano, gli intellettuali, gli anziani cresciuti nel culto dei partiti e della democrazia) si sottragga al degrado.

Tanto più che i diseredati vedono che l’altra parte della società, quella tutelata, non solo conserva il proprio benessere ma cresce in ricchezza e privilegi. Ed è proprio la parte protetta della società, quella del lavoro garantito e del reddito sicuro, a conservare i valori della civiltà moderna. Questo è un primo paradosso: i valori della democrazia sono “salvati” dai privilegiati. Ma la democrazia è uguaglianza tendenziale. Come fa a salvarsi attraverso i privilegi?

Ma c’è un secondo paradosso, peggiore del primo. Una larga fetta della società tutelata non crede affatto nei valori della modernità e della democrazia; anzi, incoraggia i diseredati a combatterli. Perché lo fa? Per il motivo opposto a quello che spinge i diseredati: vuole proteggere i propri privilegi, la propria evasione fiscale, ecc. Essa ha capito che il modo più efficace per farlo è di lanciare i diseredati contro un nemico esterno: l’Europa, cattivissima; gli immigrati, tutti “mussulmani”; i “negri”, selvaggi per definizione.

Dunque, se si guarda bene, gli individui privilegiati o protetti che sono ostili al rispetto dei diritti umani vogliono rafforzare l’esclusione dei diseredati, indebolire lo spirito di equità e neutralizzare le garanzie residue verso i più deboli. Essi fingono di allearsi con gli esclusi contro un immaginario nemico comune. Ma in realtà sono loro i veri nemici degli esclusi.

Ebbene, Salvini – il corifeo della crociata anti-immigrati e anti-Europa – dice di voler difendere “gli italiani”. Gli italiani diseredati pensano che egli sia il loro paladino; e nel Sud qualcuno gli bacia la mano (come ai padroni di un tempo e ai mafiosi di oggi; come al re, Borbone o Savoia che fosse). Ma gli italiani privilegiati, che lo votano e lo esaltano, sanno bene che Salvini pensa a loro.

Il celebre etologo Desmond Morris afferma che la paura degli estranei deriva dal fatto che siamo animali tribali, ma che essa va tenuta sotto controllo. “Un eccesso di familismo ci rende aggressivi con gli estranei. Un eccesso di patriottismo, conduce diritto al conflitto con gli altri popoli”.

Come un secolo fa, si è formato e tende a prevalere un nuovo blocco sociale reazionario. Esso è fatto, come allora, di operai disoccupati, di ceti medi in rovina e, in più, di una parte di operai e di ceti medio-alti protetti e corporativi.
(1) Edward Banfield, Le basi morali di una società arretrata, il Mulino 2010 (orig. 1958).
(2) Intervista di Marino Niola a Desmond Morris, la Repubblica del 23/1/2019, p. 29.

Si è rotto il nesso fra sviluppo economico e valori democratici?

5 Nov

Sviluppo e democrazia n.1, di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per democrazie difettoseOggi si discute se c’è il rischio che torni il fascismo. C’è chi lo crede e chi no. Ma la questione è mal posta. E’ ben difficile che tornino i regimi di destra del Novecento, ma è meno difficile che si affermino regimi illiberali e non democratici. Anzi, questa involuzione è già in atto, in Polonia, Ungheria, Italia, Austria, ecc. L’Unione Europea sembra una cittadella assediata dal crescente degrado internazionale, e minata dall’interno da crescenti pulsioni antidemocratiche. Continua a leggere

Il fascismo di ieri e quello di oggi

3 Set

Risultati immagini per fascismo ieri e oggidi Cosimo PerrottaDibattiti 3 settembre 2018

C’è un ritorno del fascismo oggi in Italia e nel mondo? E’ nato un dibattito su questo nei media.
Un inquietante articolo di Fintan O’Toole (1) descrive con efficacia la politica di Trump – e anche di Salvini – finalizzata ad assuefare gradualmente l’opinione pubblica ad atti brutali, che di primo acchito non verrebbero accettati. Trump va per tentativi, pronto a fare marcia indietro negando di aver detto una cosa, se l’iniziativa suscita ancora scandalo, ma poi riprovandoci con più accortezza.

Il fascismo, scrive O’Toole, non ha bisogno di una maggioranza. Gli basta un 40% fanatico che consenta di manipolare le elezioni. Ciò di cui ha bisogno è una macchina di propaganda che faccia passare come fatti certi delle mere illazioni ed ipotesi. Ad esempio, le scene di disperazione dei bambini degli immigrati, quando li hanno staccati dai loro genitori in USA, sono trasmesse dalle TV di destra col commento che potevano essere finzioni. Da qui si è passati a dire che non si possono accogliere bambini menzogneri.

Purtroppo O’Toole coglie una tendenza reale. Aggiungiamo che il fascismo ha bisogno del fanatismo, e quindi di un nemico inventato verso cui dirigere l’odio della gente. L’odio è un ingrediente essenziale del fascismo. Esso dà ai suoi seguaci una falsa identità e suscita il bisogno della protezione dell’uomo forte.

Si pensi alle dichiarazioni subdole di Salvini contro i migranti (“E’ finita la pacchia”; basta migranti che stanno in albergo, o che vanno in crociera, a spese degli italiani; basta con le Ong, i taxi del mare; ecc.). Queste insinuazioni hanno una tale presa sulle menti culturalmente deboli che hanno suscitato e suscitano molte aggressioni e persino assassinii contro immigrati innocenti. Un tizio, intervenuto a “Prima pagina” (Rai 3) il 30 agosto – cioè il giorno dopo la notizia del video sulle torture subite in Libia dai migranti della nave Diciotti – insisteva che si vedono sbarcare questi migranti “ben pasciuti”.

C’è di più. Il fascismo ha bisogno di ostentare la sua forza umiliando il nemico; e di far capire che la legalità, di cui si proclama paladino, va imposta ai nemici ma non a se stessi. Perciò Salvini ha sequestrato i migranti della nave Diciotti e adesso si vanta, come Mussolini, dei reati che gli vengono contestati (“tanti nemici, tanto onore”; “io andrò avanti”).

Tutti questi aspetti erano già presenti nel fascismo classico del Novecento. Tuttavia, nelle tendenze di oggi verso il fascismo c’è una differenza. Siccome la democrazia, almeno per ora, rimane un valore positivo troppo diffuso, ecco che i partiti e i regimi antidemocratici si camuffano da democratici. Ce n’è in giro una vasta gamma. Da quelli che soffocano la libertà di stampa con mezzi economici e polizieschi (Ungheria) o giudiziari (Polonia) a quelli che incarcerano decine di migliaia di giornalisti e dipendenti pubblici non servili (Turchia) a quelli che perseguitano gli immigrati (Ungheria, Italia) a quelli che legittimano le formazioni naziste e razziste (USA, Germania). Le variazioni includono i regimi in cui si assassinano regolarmente gli avversari politici (Russia); quelli che diffondono false notizie contro partiti ed esponenti democratici con campagne capillari e ben orchestrate (ancora Russia) e quelli che si avvalgono di questa diffusione (USA, Italia, Gran Bretagna e in generale ogni forza che sia contraria alla Unione Europea).

Tutti questi partiti e regimi pagano un omaggio formale alle elezioni a suffragio universale; anche quando queste si svolgono con il monopolio dei media, le minacce e la repressione degli avversari. L’idea di democrazia proclamata da Orbán racchiude il nocciolo del fascismo di oggi. Questi dice di essere per la democrazia purché non sia liberale. Che vuole dire con questa distinzione senza senso? Vuole dire che l’unico meccanismo democratico consentito è il suffragio universale. Una volta stabilito chi possiede la maggioranza, quest’uomo o partito che sia può fare quello che vuole, senza i noiosi vincoli di garanzia liberale che, in uno stato davvero democratico, impediscono prepotenze ed arbitri.

Ma, a pensarci bene, non è la stessa tesi che ci sentiamo ripetere in Italia da più di vent’anni? Prima da Berlusconi, che diceva che i giudici non sono eletti mentre lui sì; e quindi processarlo era antidemocratico. Ora da Salvini, che afferma che “gli italiani sono con lui” e se lui viene accusato di commettere reati è assolto in partenza.

Che futuro ha il nuovo fascismo? Non si può dire a priori. Dipende dalle forze democratiche che lo contrastano.

(1) Fintan O’Toole, “Trials runs for fascism are in full flow. Babies in cages were no ‘mistake’ by Trump but test-marketing for barbarism”, The Irish Times, 26/6/2018.
https://www.irishtimes.com/opinion/fintan-o-toole-trial-runs-for-fascism-are-in-full-flow-1.3543375