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Rosario Villari sul Sud, prima e dopo l’unificazione

19 Feb

I miti del Sud – febbraio 2018

Nella Prefazione alla celebre antologia Il Sud nella storia d’Italia (Laterza, 1961), da lui curata, R. Villari scrive: “Una delle immagini che la polemica meridionalistica ha creato e diffuso più largamente nell’opinione pubblica è quella del Mezzogiorno sfruttato, come riserva finanziaria e come ‘mercato coloniale’, ai fini della formazione di un moderno apparato industriale nel Nord: a questo fatto fondamentale sono stati ricollegati in gran parte gli imponenti fenomeni che hanno caratterizzato l’esistenza della questione meridionale, dall’emigrazione alla corruzione politica dei ceti dominanti”.

Poco dopo Villari aggiunge che quell’idea “non è facilmente conciliabile (…) con la constatazione dell’arretratezza, dell’immobilismo semifeudale e dell’estrema povertà del mercato nelle regioni meridionali”. Egli spiega che la protezione dell’industria ha pesato su tutta l’agricoltura nazionale e ha creato difficoltà nei rapporti tra agricoltura e industria, e aggiunge che “il problema non è più soltanto di sapere in che misura il Mezzogiorno ha contribuito, in modo subalterno e sussidiario, all’industrializzazione, ma di approfondire le ragioni storiche di questo ‘sacrificio’, le condizioni strutturali in cui esso è avvenuto e le conseguenze che ha avuto non solo nell’Italia meridionale ma in tutto il paese”.

Per l’autore inoltre: “piuttosto che un forzato contributo finanziario all’industrializzazione, che certo non è mancato e che ha ostacolato i nuclei di borghesia agraria moderna e attiva, il fatto centrale consiste in una più radicale ‘rinunzia’ ad utilizzare nel processo di ammodernamento del paese le potenziali risorse umane, economiche, politiche ed intellettuali del Mezzogiorno”. Il tema cruciale della formazione dei ceti medi nel Sud e delle loro caratteristiche verrà ripreso in un lucidissimo brano di Luigi Blanch che Villari riporta e commenta più avanti.

Per tornare alla Prefazione, Villari osserva che l’accento va messo sui programmi e “sui tentativi che concretamente sono stati fatti per superare il dislivello tra le due parti de paese e per creare le condizioni politiche di questo superamento”. C’è una contraddizione, nota l’autore fra “l’ampiezza degli obbiettivi che i meridionalisti (e, in determinati momenti, le forze di governo) si sono posti e l’inadeguatezza, politica e tecnica, dei rimedi indicati”. Egli aggiunge che la struttura liberale dello stato risorgimentale non consentiva un approccio adeguato alla questione meridionale. Solo lo stato democratico, frutto della liberazione nazionale del secondo dopoguerra, ha permesso di valutarla adeguatamente.

Nel presentare un interessantissimo brano de La scienza della legislazione di Gaetano Filangieri (1781-83), Villari scrive: “Lo sviluppo demografico e urbanistico di Napoli, che si verificò con crescente intensità dal XVI al XVIII secolo, fu avvertito dai riformatori napoletani come un fatto essenzialmente negativo. Centro di consumo e di concentrazione della grossa rendita fondiaria, Napoli vive a spese delle campagne e dell’economia agricola, ingrandita da masse di contadini che la miseria, dovuta al peso della rendita parassitaria ed alla prevalenza della grande proprietà terriera, spinge verso i centri urbani, dove perdono la loro funzione di ‘produttori’ per assumere quella di ‘servitori’ o ‘medicanti’; l’ingrandimento della capitale e la concentrazione della ricchezza in un solo punto della nazione (nati in gran parte dagli squilibri esistenti nelle campagne e specialmente dalla ‘riunione di molte proprietà nell’istesse mani’ [parole di Filangieri] soffocano e impoveriscono a loro volta le fonti stesse di quella ricchezza, le campagne, l’agricoltura. E’ questo il nucleo centrale dell’analisi che fa il Filangieri del rapporto tra Napoli e le province”.
Villari osserva poco dopo che l’importanza di quelle pagine di Filangieri sta “nel fatto che esse sottolineano il legame esistente tra il problema di Napoli e il problema generale dello sviluppo economico-sociale del Regno e mirano a colpire uno dei nodi essenziali della politica borbonica: la quale, puntando già allora sull’accentramento amministrativo e sulla concentrazione a Napoli della spesa pubblica, favoriva il permanere e l’aggravarsi dello squilibrio economico e sociale del Regno”.

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CONVERSAZIONI A SUD-EST “Visioni, suoni, sapori, poesie, storie di Sud”

9 Feb

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Rocco Scotellaro e la cultura contadina

5 Dic

l’articolo  5-12-2016 Commento a: Antonio Lamantea, Il sindaco contadino. Rocco Scotellaro tra politica e poesia, Manni editore, 2016. di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per Antonio Lamantea scotellaroAntonio Lamantea ha riportato di recente all’attenzione una nota e nobile figura del meridionalismo del dopoguerra: Rocco Scotellaro (1923-53). Poeta e fine letterato, di modeste origini e di grande impegno intellettuale e sociale, morto ad appena trent’anni, Scotellaro ha un vivo senso dell’oppressione subita da sempre dalla popolazione più povera del Sud. Negli anni della liberazione e delle grandi speranze di rinnovamento, egli si impegna anche sul piano politico e diventa sindaco della sua Tricarico, in Basilicata, nelle liste del PSI. E’ sempre a contatto diretto con i suoi compaesani, per le loro esigenze materiali e morali. Viene anche incarcerato con una falsa accusa, costruita dall’opposizione democristiana, e liberato dopo poche settimane. Ma il colpo subito lo convince a continuare il suo impegno fuori dalla politica, dedicandosi alla ricerca sociologica sul mondo contadino del Sud e alla poesia, che canta la vita umile e faticosa dei contadini. Continua a leggere

Il “Sud di dentro”

29 Feb

di Gianluigi Coppola

imagesNel suo Memorandum della Domenica de “Il Sole 24 Ore” del 27 dicembre 2015, Roberto Napoletano, direttore del quotidiano economico, ha ricordato la sua infanzia trascorsa a Nola, cittadina della Campania, ed ha raccontato di un “Sud di dentro”, dove la bellezza della vita non era sporcata dagli egoismi e le mille vigliaccherie di oggi. Continua a leggere

Lo Sviluppo Felice alla 30° edizione del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno

2 Ott
Da sinistra: Gianluca Palma, Amedeo Di Maio, Carmine Pignata, Enrico Morando,  Nando Santonastaso, Amedeo Lepore, Claudio Gubitosi, Francesco Lopez.

Da sinistra: Gianluca Palma, Amedeo Di Maio, Carmine Pignata, Enrico Morando, Nando Santonastaso, Amedeo Lepore, Claudio Gubitosi, Francesco Lopez.

Oliveto Citra (SA) – Giovedì 11 settembre Gianluca Palma, blog editor di Sviluppo Felice, ha trattato delle tematiche del blog durante il seminario “Riforme e flessibilità: istituzioni e imprese per un nuovo sviluppo”, afferente alla programmazione della XXX edizione del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno. Continua a leggere

Sviluppo duale e sviluppo dualistico in Italia

14 Lug

di Anna Spada

c vitaIl libro di Carmen Vita sul dualismo italiano negli anni dello sviluppo[1] ricostruisce le teorie sul dualismo economico italiano che sono emerse e si sono confrontante negli anni Cinquanta e Sessanta. La ricostruzione è incentrata sulla distinzione tra sviluppo duale e sviluppo dualistico.

Il dualismo è inteso come coesistenza in un sistema economico di differenti livelli di sviluppo in diverse zone o diversi settori produttivi. Su questa base si opera la distinzione. Lo sviluppo duale è caratterizzato da un dualismo settoriale, che tuttavia è destinato a ridursi o a scomparire autonomamente, attraverso meccanismi di convergenza guidati dalle stesse dinamiche dello sviluppo. Lo sviluppo dualistico invece descrive una realtà o un modello di analisi in cui le dinamiche dello sviluppo non sono in grado di superare il dualismo, che tende anzi ad accentuarsi. Esso genera una serie di ostacoli e rende necessario un intervento da parte dello Stato. Dunque il libro, richiamandosi a Graziani, descrive la distinzione tra uno sviluppo “duale fisiologico” e uno sviluppo “dualistico patologico”. Continua a leggere

Il regno della mafia secondo Colajanni. Istruzioni per l’oggi

14 Apr

di  Santina Cutrona

Nel regno della Mafia di Napoleone ColajanniLa mafia non è una semplice associazione di malfattori, ma è una formazione sociale. Questa è la tesi principale sostenuta da Napoleone Colajanni (senior) nel libro Nel regno della Mafia, scritto nel 1900 e ristampato di recente[1].

L’analisi di Colajanni, noto politico della seconda metà dell’800, siciliano di Enna, garibaldino e deputato repubblicano al Parlamento, colpisce ancora per la sua lucidità e attualità. Continua a leggere

Al via la prima edizione della Social Innovation School

8 Apr

socialnnovationschool logoL’Organismo di Formazione Programma Sviluppo e l’istituto Biomedico Euro Mediterraneo ISBEM, lanciano la prima edizione della SOCIAL INNOVATION SCHOOL a Galatina (LE), “Esperienze di innovazione sociale per favorire la contaminazione e lo sviluppo di nuove idee”. #sischool2014.



copertinaQuattro incontri con diversi esperti su opportunità e finanziamenti europei, benessere psicologico e nutrizionale, attori di rischio provocati dallo stress del proprio lavoro, prospettive di sviluppo del turismo ambientale, culturale e sociale ed accessibile nel Salento.
Gli appuntamenti partiranno lunedì 14 aprile e si concluderanno il 9 giugno, al termine del quale è prevista una visita nel centro storico di Galatina, alla scoperta delle bellezze più nascoste.

Alla fine di ognuno dei 4 incontri sono previste delle degustazioni a base di prodotti biologici da forno (kamut, canapa, multicereali, moringa, baobab, farro, bacche di goyi) offerti dalla pizzeria Malibù di Galatina. Continua a leggere

Giovani del Sud: problema sociale o risorsa per lo sviluppo?

10 Feb

di Giuseppe Pesare

www.francoribaudo.itLe politiche giovanili adottate dalle regioni meridionali nell’ultimo decennio presuppongono una rappresentazione dei giovani del Sud (o almeno di una frazione importante degli stessi) come la parte della società meridionale maggiormente esente dal coinvolgimento in rapporti collusivi e clientelari, più aperta al mondo e maggiormente dotata di senso civico, dunque una categoria che può farsi carico dell’annoso problema dello sviluppo del Mezzogiorno. Continua a leggere

Il caso “Ilva”: solo il disastro dei Riva o il prodotto di un senso civico distorto?

28 Ott

di Anna Azzurra Gigante

operaio-ilva-taranto-300x225È trascorso più di un anno dal giorno in cui il gip di Taranto Patrizia Todisco ordina il sequestro preventivo senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’Ilva. Il fondatore Emilio Riva, il figlio Nicola e i maggiori dirigenti sono accusati di disastro ambientale volontario, provocato dall’attività del siderurgico, e all’origine dell’anomalo incremento di affezioni e decessi per tumore nella città. Da quel giorno la famiglia Riva, che acquisì l’Ilva nel 1995 dallo Stato – a seguito del processo di privatizzazione avviato dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) che controllava l’Ilva dal 1933 (l’Ilva nacque nel 1905 e cambiò denominazione in Italsider nel periodo 1964-97) – è la protagonista di una storia complessa, gravata da pesanti responsabilità penali. Continua a leggere

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