Tag Archives: Crisi

Crisi e repressione in Egitto

10 Lug

di Pino Dragoni – Il Manifesto

da NENA: Near East News Agency – Agenzia Stampa Vicino Oriente, 5 luglio 2017

egittoSotto al-Sisi la popolazione egiziana si è impoverita e nuovi aumenti dei prezzi colpiscono le classi più deboli. Il malcontento è diffuso e radicato ma manca un fronte organizzato anti-governativo, disintegrato dalla repressione di Stato Continua a leggere

Crisi della teoria delle crisi

3 Lug

l’articolo 3-7-2017 di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per Crisi della teoria delle crisi Oggi, secondo la teoria economica, non esistono crisi strutturali (le quali avvengono quando non funziona più il rapporto fra produzione e distribuzione della ricchezza). Esistono solo le fluttuazioni periodiche (cicli economici), inevitabili ma poco preoccupanti, perché il mercato le risolve da solo. L’economia occidentale è stata in crisi per dieci anni (e non è ancora finita) e gli economisti continuano a scambiarla per una semplice fluttuazione. Avvenne lo stesso negli anni Trenta, quando Haberler, incaricato dalla Lega delle Nazioni di studiare la crisi, la ridusse al ciclo economico. Continua a leggere

I capitalisti amano la crisi?

16 Apr
selacapo.net

selacapo.net

In una ricerca presentata nella Real-World Economics Review, n. 66, 2014, pp. 65-73 (Shimshon Bichler and Jonathan Nitzan, “How capitalists learned to stop worrying and love the crisis”), gli autori argomentano che la crisi piace ai capitalisti, al contrario di quanto si pensi. Gli economisti, infatti, inclusi quelli marxisti, sono abituati a pensare all’accumulazione che i capitalisti perseguono come a un aumento della ricchezza reale. In realtà, ciò che i capitalisti cercano non è l’aumento della ricchezza reale (mezzi di produzione e prodotti finali), né quindi l’aumento dei loro “godimenti” come utilizzatori di questa ricchezza. Essi cercano bensì l’aumento dei loro redditi e del potere che vi è connesso. Ora,  dicono gli autori, la crisi causa una redistribuzione dei redditi attraverso la crescente disoccupazione. Ciò significa che i ricchi accrescono i loro redditi a spese dei ceti bassi. Ecco perché i capitalisti – almeno oggi, o forse da sempre – “amano la crisi”.      Continua a leggere

La disoccupazione nascosta nelle economie avanzate

15 Dic

di Cosimo Perrotta

La crisi ci sta riportando ai livelli delle economie più arretrate. Vediamo come.

4978362207_53a164c27a_o-1024x790A metà Novecento gli economisti dello sviluppo crearono il concetto di disoccupazione nascosta.[1] Il ragionamento era questo: se con tecniche arretrate e cento addetti ottengo un certo prodotto, ma posso ottenerne la stessa quantità con tecniche avanzate e dieci addetti, allora 90 addetti della produzione arretrata sono disoccupati nascosti, anche se lavorano (ciò vale solo quando l’economia arretrata è in contatto con una più avanzata). Continua a leggere

Nuova occupazione a spese dei salari – U.S. Metro Economics

9 Ott

[Il documento, 9 ottobre 2014]

Negli USA, gli 8 milioni e 700mila posti di lavoro distrutti dalla crisi dal 2008 al 2010 (tab. 1), sono stati perduti soprattutto nei settori (nell’ordine): manifattura, costruzioni, commercio al dettaglio, uffici amministrativi (tab. 2). Una parte dei posti è stata riguadagnata soprattutto nei settori – nell’ordine – alberghi e ristorazione, sanità e assistenza sociale, amministrazione (tab. 3, dove evidentemente c’è un errore nella prima colonna: “Job losses” invece di Job gains). Ma i salari medi dei nuovi lavori sono molto più bassi (tutte e tre le tabelle). Continua a leggere

La crisi della razionalità neoliberista in Dardot e Laval

26 Mag

di Angelo Salento

Commento a Pierre Dardot, Christian Laval, La nuova ragione del mondo. Critica della razionalità neoliberista, Derive/Approdi, Roma 2013, pp. iv+503 (trad. di La nouvelle raison du monde. Essais sur la société néolibérale, La Decouverte, Paris 2009).

Dopo il crack del 2008, le scienze sociali hanno iniziato a sviluppare analisi più o meno sistematiche delle trasformazioni del capitalismo. Uno degli interrogativi più rilevanti riguarda la straordinaria resilienza nei processi di accumulazione degli attori economici più potenti. Infatti la défaillance del capitalismo finanziario internazionale non ha messo in discussione le regole fondamentali delle transazioni. La divaricazione dei redditi è tornata a crescere rapidamente (si veda il database della Paris School of Economics segnalato su questo blog il 6 marzo 2014). Continua a leggere

Saturazione: la parola-chiave della crisi

18 Nov

di Cosimo Perrotta

sovrapproduzioneBasta guardare i giornali per capire che l’industria dei paesi ricchi è in crisi di sovrapproduzione da alcuni decenni. C’è grande difficoltà nella vendita dei beni tradizionali (non dei beni più recenti), come automobili e altri veicoli, elettrodomestici, case, beni alimentari, articoli tessili e di abbigliamento, articoli sanitari; ma anche nella vendita di libri, film, spettacoli, informazione attraverso i canali tradizionali (giornali, radio, TV), ecc. Continua a leggere

Produttività e crisi in USA e nell’UE

19 Set

di Jean-Paul Fitoussi e altri

Beyond the Short Term, Luiss University Press, 2013

Beyond the Short Term, Luiss University Press, 2013

Il Gruppo internazionale sulla Politica Economica della Luiss, che comprende affermati economisti (tra cui un premio Nobel) guidati da Jean-Paul Fitoussi, ha pubblicato da poco una ricerca sulle tendenze della produttività e sulle sue prospettive (Beyond the Short Term, Luiss University Press, 2013).

Nella prima parte dell’Introduzione gli autori scrivono che la produttività e il progresso tecnico sono fra le principale cause di differenza fra Unione Europea e Stati Uniti; e si chiedono che cosa determini la produttività, e perché i paesi sviluppati hanno così forti differenze di produttività. Nei paesi emergenti la produttività cresce come processo di aggancio (catching up) attraverso l’importazione di capitale e di tecnologie dai paesi sviluppati. Ma è più difficile spiegare la minore produttività dell’Europa occidentale rispetto agli USA. Continua a leggere

Insostenibilità del tipo di crescita attuale

11 Apr

Fausto Palomba - Lagrimas de Oro

Abbiamo chiesto ad alcuni economisti che cosa pensano della decrescita. È compatibile con l’uscita dalla crisi e con l’aumento dell’occupazione? Nei giorni scorsi ha risposto Luigino Bruni. Prossimamente risponderanno Ignazio Musu, Pierluigi Porta e Marco Dardi. Oggi: 

Risponde Mauro Gallegati, Università Politecnica delle Marche con la collaborazione di Raffaella Rose (Istat)

Per uscire dalla crisi sembra esistere una sola possibilità: crescere, ovvero aumentare il PIL.

Speriamo non sia così. Vediamo perché. Continua a leggere

Le famiglie italiane ora possono fallire!

14 Mar

di Donatella Porrini

fallimentoA fine 2012 il Governo Monti ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto del “fallimento del debitore”. Dunque, a partire dal 18 gennaio 2013, chi sia incapace di ripagare i propri debiti potrà seguire una procedura simile a quella prevista per le imprese insolventi.[1]

In genere, le parole “debiti” e “fallimento” non fanno pensare a qualcosa di positivo. Eppure, in questo caso, ci potrebbe essere un miglioramento per le famiglie italiane. Vediamo perché. Continua a leggere

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