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La migrazione come movimento normale

20 Lug


a cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo, Commenti esteri n° 42 — 20-7-2020
Il 2 giugno u.s. è stato pubblicato un libro dal titolo: “La prossima grande migrazione: la bellezza e il terrore della vita in movimento” di Sonia Shah. Tutte le più importanti testate internazionali gli hanno dedicato una o più recensioni come il Guardian. Una delle più approfondite e anche a tratti critica ci è sembrata quella di Nature il cui titolo è: “La migrazione è normale, accettiamola”, di Emma Marris, di cui riportiamo ampi stralci liberamente tradotti.
Quando la pandemia da coronavirus ha costretto a stare in casa l’intera umanità, tutti abbiamo sentito quanto sia importante il movimento nella vita umana. Costretti a non lasciare i nostri quartieri, siamo diventati isolati, nervosi, claustrofobici. …
Questa interruzione quasi universale del modo in cui opera la nostra specie è un’altra prova da aggiungere agli studi e agli aneddoti raccolti dalla giornalista Sonia Shah per sostenere la sua convinzione che la migrazione non è aberrante, ma è “una realtà non eccezionale in corso”. The Next Great Migration anticipa i movimenti – umani e non umani – in risposta ai cambiamenti climatici come l’ultimo capitolo di una storia antica come la vita stessa. Tali migrazioni, sostiene, sono naturali, comuni e in gran parte innocue.
Shah sostiene in modo convincente che i politici contrari all’immigrazione distorcono e abusano dei dati per creare barriere inutili e crudeli. Racconta storie sconvolgenti di famiglie in movimento e in lotta e presenta prove che i migranti sono generalmente più sani e meno propensi a commettere crimini violenti rispetto ai residenti del paese in cui si trasferiscono. E gli studi dimostrano che gli immigrati avvantaggiano le economie dei paesi ospitanti.
Per quanto riguarda piante e animali, sostiene che i biologi abusino dei dati per far apparire le specie introdotte peggio di come sono. Accusa il famoso ecologista Charles Elton di aver “raccolto” studi di caso sulle specie introdotte più dirompenti, come la lampreda di mare (Petromyzon marinus), che ha avuto origine nell’Oceano Atlantico e ha devastato le popolazioni di trote nei Grandi Laghi. I biologi hanno esagerato l’impatto economico dei non nativi includendo i costi della loro rimozione nei calcoli.
Shah conclude che le previsioni dei biologi di un “Armageddon ecologico” non si sono verificate.
Come scrittrice di ecologia e conservazione ho trovato strano che lei tenda a raggruppare molti tipi di movimenti biologici che gli specialisti ritengono piuttosto diversi. Le migrazioni annuali così come la dispersione dei semi e gli animali che vagano per trovare nuovi territori e compagni, non sono generalmente viste come paragonabili alle “traslocazioni mediate dall’uomo” attraverso gli oceani. Ma Shah ignora spesso il ruolo umano.
Sono d’accordo con lei, tuttavia, sul fatto che valga assolutamente la pena confrontare i nostri atteggiamenti nei confronti dei migranti umani e non, soprattutto perché i cambiamenti climatici incrementano questi movimenti, nonostante il blocco temporaneo. Mentre la Terra si riscalda, gli alberi si arrampicano sulle montagne, le farfalle si spostano a nord e gli uccelli nidificano in nuovi luoghi, anche gli umani si stanno trasferendo “da sud a nord lungo il gradiente di riscaldamento del nostro pianeta “, scrive Shah.
Il clima mutevole implica che dobbiamo permettere – e assistere – persone, piante e animali che sono costretti a trasferirsi per sopravvivere. Invece di rafforzare i nostri confini e lottare per prevenire il cambiamento a tutti i costi, dovremmo aiutare i migranti a muoversi in modo sicuro e ordinato. Il contesto ci dirà quando specifici spostamenti – come quelli dei predatori di animali verso isole remote – non sono saggi. Ma dobbiamo affrontare l’inevitabile e come scrive Shah, “possiamo trasformare la migrazione da una crisi nel suo opposto: la soluzione”.
Brevi considerazioni
E’ enorme il divario tra l’isteria che sta spingendo molti paesi occidentali a costruire muri, recinzioni con filo spinato a lame di rasoio, ecc., per prevenire “ondate migratorie”, e la tesi del libro secondo cui spostarsi è un’”inevitabile parte della vita” e in futuro di fronte ai cambiamenti climatici le migrazioni non saranno motivo di crisi, ma saranno la soluzione.
Da quando i politici soprattutto populisti e di estrema destra – sfruttando il fatto che il cervello umano è biologicamente cablato (wired) per respingere gli immigrati – hanno messo l’immigrazione al centro della propaganda elettorale, è stata creata una narrativa falsata mirata a provocare paure per la diffusione di malattie e conflitti, e stati di ansia con la teoria complottista e xenofoba della grande sostituzione delle popolazioni europee con altri gruppi etnici (Le Grand Remplacement). Il libro fa giustizia di tutte queste infauste e irrazionali previsioni e presenta un futuro in cui l’immigrazione non è fonte di paura, ma di speranza.

https://www.nature.com/articles/d41586-020-01604-1

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Covid-19. Rivalutare il lavoro dei migranti

29 Giu


a cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo, Commenti esteri n. 41 (29-6-2020)


Da quando la diffusione del Covid 19 è in via di attenuazione molti commentatori hanno incominciato a fare delle previsioni sugli scenari del post virus. L’articolo che abbiamo selezionato, dal World Economic Forum del 22 maggio si intitola: “Il COVID-19 cambierà il modo di pensare sulla migrazione e sui lavoratori migranti?”. Ne riportiamo ampi stralci liberamente tradotti.
La fine della guerra fredda, gli attacchi terroristici dell’11 settembre e la crisi dei rifugiati siriani hanno cambiato il discorso pubblico sulla migrazione concentrandosi sulla sicurezza internazionale. Ora, la pandemia di COVID-19 e la paura dell’ “altro” allarga l’attenzione al rischio per la sicurezza della salute individuale.
I lavoratori migranti continuano a svolgere compiti cruciali in prima linea nella risposta alla pandemia globale. Ma l’arresto delle attività economiche, la chiusura dei confini e la paura del nemico invisibile sta portando all’indurimento delle politiche migratorie in tutto il mondo.
Sebbene sia necessario gestire le ricadute della pandemia, le limitazioni al movimento delle persone rendono più difficile l’accesso alla protezione dei richiedenti asilo e dei migranti irregolari. Mentre la guerra civile in Libia infuria, e sono ignorate le richieste internazionali di una “pausa umanitaria”, i richiedenti asilo e i migranti vengono respinti dai governi europei. Le operazioni di ricerca-salvataggio-sbarco nel Mediterraneo sono state interrotte, nonostante il diritto marittimo internazionale imponga un “dovere di salvataggio” dei rifugiati e dei richiedenti asilo in pericolo in mare. Secondo un rapporto di Amnesty International, la Malesia e la Tailandia hanno persino respinto le barche che trasportavano rifugiati Rohingya in fuga dalle persecuzioni. Gli Stati Uniti stanno chiudendo l’accesso a chiunque richieda asilo e arrivi attraverso il confine con il Messico.
Questa nuova retorica migratoria avrà implicazioni a più lungo termine per l’inclusione socioeconomica e la coesione sociale nelle società che accolgono gli immigrati. Stigmatizzazione, disinformazione e discriminazione stanno già portando a un aumento della xenofobia. Le economie fortemente dipendenti dai flussi di cassa delle rimesse dei migranti sono di fronte alla minaccia della perdita di posti di lavoro e alle misure di espulsione risultanti dall’applicazione delle politiche migratorie draconiane. Mentre la pandemia ha attirato l’attenzione sulla criticità e la vitalità dei lavoratori migranti in molti settori dell’economia – in particolare l’assistenza sanitaria e l’agricoltura – gli impatti a lungo termine sulla politica degli immigrati sembrano dirigersi verso una maggiore regolamentazione della mobilità e dell’inclusione sociale.
Stiamo già assistendo alla formazione di “bolle di mobilità”, come la bolla trans-tasmanica con restrizioni limitate alle frontiere tra Australia e Nuova Zelanda. Lettonia, Lituania ed Estonia, che hanno anche ridotto con successo la diffusione di COVID-19, hanno fatto un annuncio simile. Queste “zone sicure” non solo comportano il rischio di promuovere la retorica dell’approccio securitario contro i migranti provenienti da altri paesi, ma portano anche a una nuova forma di isolazionismo economico e di globalizzazione, in cui le linee di produzione e le catene di approvvigionamento possono essere spostate per essere localizzate all’interno di queste bolle per dirigere la ripresa economica e la sostenibilità. Di conseguenza, questi spostamenti possono rafforzare le disparità esistenti e aggravare il divario globale nord-sud.
L’articolo si chiude con un auspicio. Premesso che, per i paesi che hanno adottato una linea molto dura sull’immigrazione, modifiche radicali sono difficili, tutti saranno costretti però a ripensare il modo in cui considerano i lavoratori migranti. Si spera che la pandemia li abbia convinti a riservare loro una migliore protezione e a rivalutare i migranti con basso livello di istruzione, considerandoli fattore chiave per il successo e la sostenibilità delle loro economie.
Questo concetto viene ribadito nella frase di Martin Luther King con cui chiudiamo: “Un giorno la nostra società verrà a rispettare l’operatore sanitario se deve sopravvivere, perché la persona che raccoglie la nostra spazzatura, in ultima analisi, è significativa quanto il medico, perché se non fa il suo lavoro, le malattie dilagano. Tutti i lavori hanno dignità”.


https://www.weforum.org/agenda/2020/05/covid-19-coronavirus-migration-migrant-workers-immigration-policy-health-securitization-risk-travel-bubbles/

Abbiamo bisogno dei migranti

25 Nov

Risultati immagini per ImmigratiMigranti e Sviluppo — Commenti esteri n° 23

a cura di Piero Rizzo

Questo mese abbiamo selezionato tre articoli che commentano il rapporto del Migration Advisory Committee (MAC), un organismo indipendente che è stato incaricato dal ministero dell’Interno britannico di studiare le necessità di immigrati in Gran Bretagna dopo la Brexit. Il rapporto può interessare anche gli altri Stati europei. Continua a leggere

Come integrare i migranti – II parte

26 Giu

Risultati immagini per integrare i migranti

di Aldo Randazzo – Migranti e sviluppo n. 19 – giugno 2018

La prima delle questioni è quella del lavoro. Gran parte degli immigrati arrivati in questi ultimi anni vive oggi ai margini della società con lavori mal retribuiti e di grave sfruttamento (raccolta delle arance e dei pomodori, mance derivanti da piccoli lavoretti, piccoli commerci, ecc.). La condizione di “clandestinità” li condanna a questa sorte senza via d’uscita. Per dare pari opportunità è necessario in questo caso, oltre alla concessione dei permessi di soggiorno, costruire e far funzionare la rete dei centri per l’impiego alla pari di altri paesi europei. Ciò offrirebbe la possibilità di: Continua a leggere

Commenti Esteri per Migranti e Sviluppo maggio 2018

30 Mag

Risultati immagini per accordo UE-Turchia

a cura di Piero Rizzo

Il 20 marzo è stato il secondo anniversario dell’accordo UE-Turchia sulla gestione dei migranti sulla rotta balcanica. In sintesi, in base all’accordo la Turchia avrebbe impedito che le barche partissero dalle sue coste verso la Grecia e questa a sua volta avrebbe rimandato verso la Turchia i migranti che non avessero acconsentito di registrarsi e quelli le cui domande di asilo fossero state respinte. In cambio per ogni profugo respinto, un altro sarebbe stato trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. Il tutto finanziato dalla UE con tre miliardi di euro. Continua a leggere

Il lavoro è consentito a pochi immigrati

23 Apr

Risultati immagini per lavoro degli immigrati

Migranti e Sviluppo – la Scheda n. 17 (aprile 2018)

Appena arrivati in Italia, gli immigrati sono assistiti per la prima accoglienza. Subito dopo essi dovrebbero essere mesi in grado di contribuire al proprio mantenimento. Questa è necessario per la loro dignità e la loro integrazione con i locali. Ma ciò avviene solo per pochi di loro: quelli che entrano nei centri Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che gestiscono la seconda accoglienza. Per tutti gli altri, lo stato di assistiti passivi si prolunga per anni, generando, in loro, frustrazione e tendenza alla clandestinità, e – in gran parte dell’opinione pubblica – l’accusa di parassitismo. Continua a leggere

Un caso disperato

26 Mar

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Migranti e Sviluppo – La scheda n. 16 (marzo 2018)

I giornali del 19 e 20 marzo scorso riportano la vicenda della nave Open Arms della Ong spagnola Proactiva. Questa, di fronte all’intimazione e alle minacce armate della Guardia costiera libica, si è rifiutata coraggiosamente di consegnare i 150 naufraghi che aveva appena salvato a 70 miglia dalla costa libica, cioè in acque internazionali. Si noti che la Libia, la cui Guardia costiera è finanziata dall’Italia, non ha mai definito la propria area di competenza per i salvataggi. In compenso cerca di impedire i salvataggi degli altri. Dopo un lungo inseguimento, la nave spagnola è riuscita a sbarcare a Malta un bambino che era in condizioni gravissime, e poi ha atteso ben 30 ore che l’Italia le desse il permesso di sbarcare i naufraghi a Pozzallo (Ragusa).

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Un convegno su “Le migrazioni: occasione di sviluppo in Italia e in Africa”

26 Mar

Migranti e Sviluppo – Lavoro/Accoglienza n. 16 (marzo 2018)

Nel prossimo autunno (data probabile, 26-27 ottobre) Humanfirst – l’associazione che pubblica questo mensile insieme a Sviluppo Felice – sta programmando un convegno nazionale, da tenere a Lecce, dove saranno invitati a parlare i maggiori esperti italiani delle migrazioni attuali verso l’Italia, soprattutto docenti universitari, operatori Ong e rappresentanti di istituzioni. Continua a leggere

Migranti e Sviluppo n. 13 – 12/2017

7 Dic

Risultati immagini per La vendita degli schiavi in Libiamensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 n.13 chiuso il 26 novembre 2017 Continua a leggere

Migranti e Sviluppo – n.10 [07/2017]

3 Ago

mensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di

Cosimo Perrotta e Gianluca Palma chiuso il 23-7-2017

Risultati immagini per tito boeri immigrati

Tito Boeri, presidente Inps, ha provato che gli immigrati pagano più tasse di quanti benefici ricevano: 5 miliardi in più all’anno.

Nel prossimo numero, a fine settembre, una rassegna di articoli sul piano per lo sviluppo dell’Africa


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