L’Italia e le procedure d’infrazione: una pericolosa inversione di tendenza

10 Mag


estratti dall’art. di Giampaolo Galli, Giorgio Musso e Francesco Tucci
Osservatorio CPI (Conti Pubblici Italiani) 12 marzo 2021
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Le evidenze sulle procedure d’infrazione nei confronti dell’Italia presentano alcuni elementi di preoccupazione. … Da fine 2017 il numero di procedure attive si è assestato per l’Italia su un trend crescente, passando da 62 procedure aperte alla fine del 2017 al dato odierno di 82 (+32 per cento), che colloca l’Italia al settimo posto tra i paesi UE (Le prime posizioni sono occupate da Spagna (104), Regno Unito (94) e Grecia (90), le ultime da Danimarca (29), Lituania (40) e Estonia (41). Tale aumento inverte una tendenza positiva che si era registrata nella prima parte dello scorso decennio. L’Italia, infatti, partendo da una situazione di ampia distanza rispetto agli altri grandi paesi europei, dal 2011 al 2017 aveva sostenuto uno sforzo rilevante di riduzione delle procedure pendenti, raggiungendo quasi la media europea alla fine del 2017.
Inoltre, non solo le procedure a carico dell’Italia hanno continuato ad aumentare a partire dal 2017, ma in un certo senso ne è aumentata anche la “gravità”. Un modo per cogliere questa caratteristica è quello di guardare al numero di procedure attive portate all’attenzione della Corte, ovvero quelle per cui è stato presentato ricorso e quelle per cui è stata emanata una sentenza (e che sono in attesa di adempimento da parte dello Stato). Sotto questo profilo, che è sicuramente il più rilevante, il confronto europeo è impietoso … L’Italia guida la classifica con 22 procedimenti davanti a Grecia (20), Spagna (15) e Polonia (13). Francia e Germania occupano invece rispettivamente il 14esimo e il quinto posto di questa graduatoria. … Emerge il calo nel numero di casi nella prima parte dello scorso decennio. In particolare, la riduzione dal 2011 al 2016, punto di minimo della serie storica, è stata del 55 per cento. Tuttavia, a partire dal 2016 l’Italia si è ricollocata su un trend crescente, con un aumento ad oggi del 57 per cento.
Possiamo quindi dire che dal 2017 l’Italia si è collocata su un sentiero di peggioramento in termini sia della quantità che della gravità delle procedure d’infrazione.


Le materie dei casi d’infrazione
… Emerge la sensibile diminuzione nel periodo 2011-2016 con riferimento a tutte le materie considerate. … Per quanto riguarda l’Ambiente, la categoria che detiene di gran lunga il primato rispetto alle procedure aperte, il calo nel periodo 2011-2016 è stato del 60 per cento, con un passaggio da 33 casi pendenti a 13. …
Sull’Italia pendono al momento sei sentenze di seconda condanna, di cui la metà relative al settore ambientale e la restante metà al mancato recupero di aiuti di Stato. Nel dettaglio le sentenze riguardano:
il mancato recupero di aiuti di Stato concessi a favore dell’occupazione. Si tratta di sgravi contributivi riconosciuti a favore di imprese che assumevano disoccupati con contratti di formazione e lavoro. … L’Italia però non ha recuperato integralmente gli aiuti dalle imprese che ne avevano beneficiato. …
il tema delle discariche abusive. … Nel 2014, le discariche abusive presenti in Italia erano ancora 198, delle quali 14 contenenti rifiuti pericolosi …;
il settore dei rifiuti nella regione Campania, non in linea con gli standard europei per il recupero e lo smaltimento dei rifiuti. …
il problema delle acque reflue urbane…
Dal 2012 ad oggi, le sentenze di seconda condanna inflitte all’Italia sono costate più di 750 milioni di euro. … Nel confronto europeo siamo di gran lunga il paese che ha dovuto versare la cifra maggiore: Grecia (350 milioni), Spagna (122 milioni) e Francia (91 milioni) si collocano infatti ben distanti. … Solo 11 … Stati membri sono stati condannati al pagamento di sanzioni per sentenze di seconda condanna. … 
… Le sentenze più onerose sono state quelle relative alle discariche abusive e all’emergenza rifiuti in Campania: dal 2015 ad oggi … 
Su questo fronte, un esempio è rappresentato dalla sentenza relativa al tema delle discariche abusive. Come visto, l’Italia era stata condannata al pagamento di una penalità semestrale da 42,8 milioni, da corrispondere per ciascun semestre di ritardo nell’esecuzione della sentenza della Corte. La stessa sentenza, tuttavia, prevedeva che la penalità si sarebbe ridotta rispettivamente di 400 mila e 200 mila euro per ogni discarica di rifiuti pericolosi e non pericolosi messa a norma durante i vari semestri. E infatti, i pagamenti sono passati dai 39,8 milioni versati nel 2015 come prima rata di penalità agli 8,6 milioni versati nel 2020 come decima rata di penalità.

Il lavoro umiliato

3 Mag


di Cosimo Perrotta — 1° maggio 2021

Oggi è una triste festa del lavoro. In Italia il Covid ha creato quasi un milione di disoccupati in più (Istat, confronto tra febbr. 2020 e febbr. 2021), ma il problema fondamentale è la disoccupazione tecnologica che cresce da quattro decenni. In questo periodo c’è stata una grande accelerazione della produttività, dovuta alla rivoluzione digitale, la robotica, le biotecnologie, ecc. Questo ha saturato il mercato: siamo in grado di produrre i beni e servizi che consumiamo abitualmente con una percentuale di lavoratori sempre più piccola.

E gli altri? Che cosa fanno quelli che non possono più produrre o distribuire scarpe, cinema, automobili, credito finanziario, giornali, ecc.; tutti settori dove c’è già un eccesso di addetti? In questa massa crescente di disoccupati sono presenti un po’ tutti i tipi di lavoratori. Ci sono giovani con una qualificazione troppo alta rispetto al livello arretrato della pubblica amministrazione e delle imprese; o che non sono richiesti a causa del ristagno della produzione. Altri, con bassa qualificazione, che i settori del lavoro manuale non richiedono. Ci sono donne, tantissime, che non riescono ad abbandonare il ruolo di casalinga. E poi ci sono quelli bravi, tenuti precari “a vita” per risparmiare.

Come si fa a dare un lavoro stabile a costoro? Nessuno ci ha pensato. Nella storia del capitalismo, quando l’economia ristagnava e i disoccupati crescevano è intervenuto lo stato, che ha creato lavoro aprendo nuovi mercati o finanziando i nuovi investimenti che creavano occupazione. Ma il neo-liberismo ci ha spiegato che lo stato deve restare lontano dall’economia. Il risultato è che oggi la disoccupazione in Italia è a circa il 10%; quella giovanile al 33%; il tasso di inattività al 36,8% (Istat).

In questa situazione è inevitabile che la concorrenza fra lavoratori porti il lavoro a condizione disumane e i salari al di sotto del limite di sussistenza. Si è finito col creare una società parallela di disoccupati, che cresce “di nascosto” accanto alle categorie iper-protette del welfare state.

Nella società parallela non ci sono occasioni regolari di concorso, c’è pochissima protezione sindacale, non ci sono minimi salariali, né pensioni decenti, né ferie. C’è tanto lavoro illegale, contratti a termine ravvicinato, finte partite Iva che addossano ai dipendenti i costi dell’organizzazione, contratti a progetto o a chiamata. Ci sono gli schiavi (145mila in Italia: World Slavery Index) che raccolgono i frutti di stagione, che sono picchiati e a volte presi a fucilate dai caporali.

Dove sono finiti i diritti del lavoratore, la dignità del lavoro, il diritto al lavoro? Ci siamo illusi che bastasse inondare le imprese con incentivi, esenzioni e sussidi per accrescere l’occupazione. Le imprese ringraziano e continuano a non investire perché non prevedono un aumento della domanda; oppure, dopo aver incassato, chiudono e vanno all’estero a cercare salari più bassi.

Eppure il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) appena approvato prevede di continuare a sprecare 6,6 miliardi allo stesso modo, foraggiando ancora quelli che finora sono stati i vecchi carrozzoni parassitari pubblici: apprendistato, formazione professionale, agenzie del lavoro, politiche per superare il famoso “mismatch fra domanda delle imprese e offerta di lavoro” (p. 203-8), che però riguarda solo alcune migliaia di posti. Alla voce “lotta al lavoro sommerso” sono previsti zero investimenti (p. 203); alla voce “insediamenti abusivi [dei braccianti] e contrasto al caporalato” altrettanto (p. 2011). Si prevede solo la mappatura di questi insediamenti abusivi nel 2022 (p. 218).

E’ vero che è previsto il Servizio civile (p. 209-10), interventi per la coesione sociale e massicci stanziamenti per creare infrastrutture, assumere nuovi addetti per la P.A., l’università e la ricerca. Ma manca un progetto di sviluppo basato sulla centralità del lavoro e dell’investimento. Mancano le scelte su cosa produrre.

Bisogna cominciare a difendere il lavoro fin dai termini minimi: fissare il minimo salariale, imporre i contratti nazionali in tutti i settori, e soprattutto fare i controlli contro gli abusi, il lavoro nero, il caporalato, e punire severamente le violazioni. Bisogna offrire un’alternativa di lavoro alla manodopera sfruttata, attraverso la piena occupazione; da finanziare con i soldi che adesso vengono regalati inutilmente alle imprese, con i soldi del reddito di cittadinanza dato agli attuali disoccupati e con almeno qualche tassa in più sui redditi dei super-ricchi e sui profitti – di fatto esentasse – delle multinazionali. Come sta facendo Biden negli USA.

Bisogna rimediare al peggior tradimento che gli stati occidentali hanno perpetrato verso i lavoratori: privarli del diritto più elementare, il diritto al lavoro.

Bollettino dei Diritti umani aprile 2021

30 Apr

ITALIA. Taranto, Riccardo Cristello, impiegato Ilva, viene licenziato per aver scritto su facebook di una serie TV in cui una bambina si ammala per l’inquinamento di una acciaieria.

Armi. Le Commissioni parlamentari “raccomandano” all’unanimità di usare il Recovery Plan per accrescere la capacità militare italiana (Rete italiana Pace e disarmo, 1 aprile).

— La seconda fregata italiana venduta ad Al Sisi raggiunge l’Egitto (12 aprile). L’accordo complessivo prevede la vendita di 11 miliardi di armamenti. Il dittatore inscena un’inchiesta-farsa con ignobili insinuazioni contro Regeni (28 aprile). Ma pazienza, noi dobbiamo vendergli le armi!

— Il governo ritira la licenza alla Rwm per la vendita di armi ad Arabia Saudita e alleati (23 aprile).

Calabria. Badolato, 6 persone vengono incriminate per violenza e insulti razzisti contro un immigrato africano che aveva osato chiedere il pagamento delle ultime giornate di lavoro nel luglio 2020. Le indagini sono durate 9 mesi (Manifesto 10 aprile).

Toscana. 8mila tonnellate di rifiuti contaminati sono state usate per la costruzione della strada Empolese (Manifesto 16 aprile).

— Centinaia di storici italiani chiedono che l’Italia condanni i tantissimi eccidi e torture dei fascisti italiani in Jugoslavia dal 1941 al 1945.

MEDIO ORIENTE. Qatar, dal 21 marzo è in vigore il salario minimo per gli immigrati. Ma second Al Jazeera niente è cambiato nella loro schiavitù.

Israele. La destra estrema di Israele (Lehava e Kahan) fanno un raid a Gerusalemme la notte del 23 aprile al grido di “morte agli arabi”. 105 feriti. Il governo non interviene e non fa dichiarazioni.

Palestina. Biden sblocca i 235 milioni $ per assistenza economica e umanitaria ai palestinesi che Trump aveva bloccato (Al Jazeera).

— Altre 28 famiglie palestinesi sono costrette a lasciare le loro case dove si insediano famiglie israeliane, come avviene da 70 anni a questa parte. I palestinesi protestano inutilmente (9 aprile).

Turchia. Erdohan libera Ahmet Altan dopo una sentenza della Corte di cassazione turca. Era in carcere da 4 anni per aver scritto in difesa dei curdi e sul genocidio armeno. In compenso il dittatore ne arresta tanti altri, fra cui 10 ammiragli per aver criticato il progetto del secondo canale del Bosforo.

USA. La Georgia emana un’altra legge che ostacola il diritto di voto dei neri. Ma la Coca Cola, Delta e le imprese dello spettacolo minacciano di andarsene da quello stato.

— Secondo una ricerca della Federal Reserve (3 aprile) in USA le famiglie bianche con figli dai 40 anni in giù hanno un reddito medio annuo di 88mila $; quelle nere di 5mila. Ciò è dovuto soprattutto all’indebitamento dei giovani neri per i prestiti universitari.

Amazon dapprima ha negato che alcuni suoi dipendenti abbia dovuto orinare nelle bottiglie per i temi troppo stretti (come nel film di Ken Loach!); poi ha dovuto ammettere e scusarsi (Reuters 3 aprile).

— La ministra del Tesoro, Yellen, propone una tassa sulle multinazionali.

— Sotto la pressione dell’opinione pubblica, Facebook sta cancellando una serie di account falsi. Solo nel 2018 ne ha chiusi 16 miliardi.

— 10 senatori USA chiedono la sospensione temporanea dei diritti sui vaccini. Pare che il 60% dell’elettorato americano sia d’accordo (19 aprile).

Armi legali. Brandon Hole, il 19enne che ha ucciso otto persone a Indianapolis il 15 aprile, già indicato dalla madre alla polizia come infermo di mente, aveva acquistato legalmente i due fucili semiautomatici usati nella strage (Internazionale online 19 aprile).

Minneapolis. Chauvin viene condannato per aver ucciso George Floyd (20 aprile). Ma negli stessi giorni la polizia uccide a Columbus (Ohio) una sedicenne nera; a Minneapolis, un ventenne nero, disarmato e nella sua auto; a Chicago, un tredicenne ispanico disarmato e in fuga.


— Biden riconosce il genocidio armeno (23 apr.)

Cina. Chen Guojiang, capo dei rider per la consegna di cibo, avendo criticato lo sfruttamento delle piattaforme, è stato arrestato. In compenso Alibaba, la Amazon cinese, viene multata di 3 miliardi $ per “abuso di posizione dominante” (10 aprile).

— Il magnate dell’editoria Jimmy Lai viene condannato a 14 mesi di carcere per aver appoggiato le manifestazioni pro-democrazia del 2019 a Hong Kong (Internazionale online 17 aprile).
Giappone. Il governo decide di buttare in mare l’acqua radioattiva del disastro di Fukushima. I paesi vicini protestano.

Il Sudan ratifica il Protocollo ILO contro il lavoro forzato grazie alle pressioni di 100mila sostenitori mobilitati da Freedom United (21 marzo).

Burkina Faso. 35 anni dopo l’assassinio del leader politico Sankara, il presidente Campaoré viene incriminato per concorso in omicidio (13 aprile).

Francia. La commissione ufficiale Duclert dichiara che nel genocidio dei Tutsi in Ruanda del 1994 (800mila morti) la Francia fu segretamente complice verso i massacratori (5 aprile; Nigrizia 12 apr.)

Appello delle Ong a Draghi contro la strage dei naufraghi

26 Apr

Migranti e Sviluppo

Proprio oggi 26 aprile 2021 è uscito su Repubblica un appello di diverse Ong, tra cui Emergency, Medici senza Frontiere e Open Arms, che chiedono a Draghi un incontro urgente dopo la tragedia del 23-24, che poteva “molto probabilmente essere evitata”. La Ocean Viking, unica nave presente nella zona, non è stata coinvolta nel salvataggio dagli stati informati dell’SOS (Italia, Libia e Malta) nelle 24 ore successive al primo allarme lanciato da Alarm Phone (uno dei firmatari). Dal 2014, ricordano le Ong, 20mila persone sono morte nel Mediterraneo centrale. Nessun accordo fra stati “dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum” ha mai abbassato questo livello di morti.

Per anni, dicono i firmatari, i soccorsi delle Ong sono stati elogiati da Italia e UE. “Poi le cose sono cambiate”; i naufraghi, anziché essere portati in un porto sicuro – come vuole la legge internazionale del mare – sono stati riportati in Libia, dove subiscono violenze e abusi “ampiamente documentati”. Allo stesso tempo c’è stata una campagna di “delegittimazione e criminalizzazione” delle Ong, già private di ogni coordinamento governativo nei soccorsi.

C’è da aggiungere che, come spiegava in dettaglio stamane un ascoltatore a Prima Pagina (radio 3), la politica del governo italiano verso i soccorsi è cambiata, rispetto al governo Conte 1, sono in apparenza. Le dichiarazioni roboanti e le iniziative “esemplari” di Salvini sono state sostituite da un boicottaggio tenace e sottile che rende molto difficile operare alle navi delle Ong, attraverso controlli minuziosissimi e continui quasi sempre pretestuosi. Oggi solo la Ocean Viking è operativa, ma anch’essa è tenuta lontana dalle operazioni cosiddette di soccorso.

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Il 25 aprile e le stragi di migranti
Giuseppe De Rita ha dichiarato al Messaggero (24 apr.) che la festa del 25 aprile è superata e che “l’Italia non ha più bisogno di ricordare l’antifascismo per evitare il fascismo”. Ma dove vive De Rita? A parte Casa Pound, Forza Nuova e tante altre formazioni aggressive e dichiaratamente fasciste, sa che – stando ai sondaggi sui partiti – il 40% degli italiani non è antifascista, in una repubblica costituita sull’antifascismo?

Ma oggi alla radio un ascoltatore ha paragonato la mancanza di libertà sotto il fascismo con la “mancanza di libertà” (cioè il distanziamento anti-Covid) imposta dal governo. E quella voce non è certo isolata. Alcuni ristoratori insieme a esponenti di Casa Pound l’altro giorno gridavano “libertà, libertà”. Si veda infine Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto, di Francesco Filippi, la Repubblica, 2021.

Che c’entra tutto questo con i migranti? Lo ha spiegato con ammirevole semplicità un altro ascoltatore intervenuto oggi a Prima pagina (radio 3): i migranti cercano la libertà (sottinteso, di lavoro, di sopravvivere, di fuggire la violenza) come la cercavano i partigiani, quelli che ci hanno dato il 25 aprile. Altrimenti non si esporrebbero al rischio di morire in mare, come i partigiani si esponevano al rischio di essere uccisi.

Esatto. Ma alla vigilia di questo 25 aprile, nella notte del 23-24, ancora una volta 130 migranti sono morti in mare. Avevano mandato inutilmente SOS per 33 ore a Italia, Libia, Malta e UE, Frontex; tutti messaggi ricevuti. Per 33 ore nessuno si è mosso, eccetto alcune navi mercantili avvisate tardi da Frontex e giunte in ritardo. L’ennesima strage di migranti, non programmata ma certo non ostacolata. È questa l’Italia antifascista? È questa l’Europa faro della civiltà?

Parlano di immigrati “illegali”. Ma intanto è lo stato che si comporta illegalmente preferendo la morte dei migranti al diritto di asilo, previsto da tutte le leggi democratiche, compreso il Protocollo ONU di Palermo che l’Italia ha sottoscritto.

È una vergogna senza fine, il disonore degli europei e degli italiani. L’indifferenza per decine di migliaia di vittime innocenti e inermi. Con le dovute distanze, da non trascurare mai, ricorda l’indifferenza della maggioranza degli italiani di fronte all’olio di ricino e le aggressioni alle Camere del Lavoro, agli antifascisti uccisi a botte, alle leggi razziali e all’invio degli ebrei verso i campi di sterminio, alle stragi di donne e bambini perpetrate dai tedeschi con l’aiuto dei fascisti durante la guerra.

I nostri tempi saranno probabilmente ricordati in futuro con la stessa angoscia e la stessa vergogna con cui oggi ricordiamo quelle infamie. Abbiamo consumato le parole. Ma dobbiamo usarle ancora per non rassegnarci, per evitare l’assuefazione a questa disumanità.

C.P., 25 aprile 2021

I 12 progetti fossili che distruggono il pianeta

19 Apr


di Luca Manes (da Nigrizia del 10 dic. 2020) – 19-4-2021

Alla vigilia del quinto anniversario dell’Accordo di Parigi sul clima, 18 ong internazionali denunciano le 12 opere che rischiano di dare il colpo di grazia alla Terra


Siamo ormai giunti al quinto anniversario dell’Accordo di Parigi sul clima, che se applicato in tutte le sue parti si spera possa salvare il pianeta. Ma proprio in questi giorni, 18 ong internazionali, tra cui l’italiana Re:Common, lanciano un rapporto che denuncia le 12 opere che il pianeta rischiano invece di distruggerlo. 
Sì, perché i 12 mega-progetti fossili attualmente in fase di sviluppo, se venissero realizzati, causerebbero il rilascio di atmosfera di 175 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Un volume di CO2 sufficiente a esaurire metà del budget di carbonio rimanente per restare al di sotto della fatidica soglia di 1,5 gradi Celsius.
Oltre alle conseguenze per il clima, gli effetti negativi si sprecano sia in termini di inquinamento ambientale che di impatto sulle comunità, comprese pesanti violazioni sui diritti umani.
A guidare l’espansione fossile ci sono società come l’italiana Eni, la francese Total, l’anglo-olandese Shell e le altre major dell’oil&gas, ma anche la finanza gioca un ruolo da protagonista. Dalla firma dell’Accordo di Parigi a oggi, le principali banche e i fondi di investimento mondiali hanno finanziato le società attive in questi 12 progetti con circa 3mila miliardi di dollari.
Un fiume di denaro che dimostra come, nonostante gli impegni e le politiche di disinvestimento adottate in questi anni da molti istituti, per il clima la finanza non stia ancora facendo la propria parte.
Tra i casi più rilevanti inclusi nel rapporto c’è l’espansione dell’industria del gas in Mozambico, guidata da Eni e la francese Total, che sta causando devastazione e violenze nella regione di Capo Delgado, nel nord del paese e davanti allo specchio di mare dove fra il 2010 e il 2013 sono state scoperte enormi quantità di gas: oltre 5mila miliardi di metri cubi, la nona riserva più grande al mondo.
Cabo Delgado è il cuore dell’attività terroristica che dall’ottobre 2017 ha aumentato gli attacchi contro le popolazioni civili e le forze militari. Fino ad ora il conflitto ha ucciso oltre 1.100 persone e ne ha sfollate più di 100mila. 
“In Mozambico la scoperta di enormi riserve di gas si è trasformata in una maledizione per le comunità locali”, ha dichiarato Alessandro Runci di Re:Common, tra gli autori del rapporto. “Oltre 600 famiglie costrette a lasciare la propria casa per far spazio alle infrastrutture dell’industria, mentre il conflitto si fa sempre più violento. È inaccettabile che il governo italiano stia finanziando questo disastro climatico e sociale”, ha aggiunto Runci.
Anche gli altri casi sono tra i più controversi e spesso oggetto di campagne condotte da organizzazioni della società civile internazionale. Nel Mediterraneo orientale, un’altra società italiana, Edison, è tra le proponenti del mega gasdotto EastMed, che dovrebbe collegare i giacimenti di gas della regione, molti dei quali controllati da Eni, con i mercati europei.
In Suriname, la scoperta di un enorme giacimento di petrolio ha innescato una corsa all’accaparramento delle risorse che mette a rischio il delicato ecosistema del paese sudamericano. Nel nord della Patagonia, Total e Shell sono tra le più attive nelle attività di fracking in quel territorio, nonostante persino le Nazioni Unite abbiano sollevato delle critiche, sia per gli impatti ambientali e climatici, che per quelli sulle comunità e i popoli indigeni che abitano la regione.
Il carbone è invece il protagonista dei progetti in Cina, India e Bangladesh, dove l’industria si sta continuando a espandere, ignorando gli appelli della comunità scientifica ad abbandonare il carbone entro il 2040.
Per quanto riguarda la finanza, i giganti americani Blackrock, Vanguard e Citigroup guidano la classifica dei maggiori finanziatori delle società coinvolte in questi progetti, seguiti dalle inglesi Barclays e HSBC e dalla francese BNP Paribas.
Ad alimentare l’espansione fossile ci sono anche le italiane Intesa Sanpaolo e Unicredit, che complessivamente, dal 2016 ad oggi, hanno finanziato con la cifra astronomica di 30 miliardi le società fossili che guidano i 12 progetti, con Eni in cima alla lista dei beneficiari.
Va specificato però che mentre Unicredit ha recentemente adottato delle politiche sui combustibili fossili che vanno nella giusta direzione, Intesa Sanpaolo rimane il fanalino di coda tra le banche mondiali, e uno dei pochi istituti di credito europei a non aver ancora indicato una data per il phase-out del carbone.
 

Non sempre maggiori profitti significano maggiore ricchezza

12 Apr


di Cosimo Perrotta

Le imprese, per accrescere i loro profitti, possono seguire due vie. La prima è di aumentare la produttività dei fattori di produzione, cioè del capitale e/o del lavoro. La produttività aumenta attraverso l’innovazione (che può riguardare le materia prime, i mezzi di produzione o il prodotto finale) oppure con la qualificazione del lavoro. Questi miglioramenti producono una maggiore quantità di prodotto. Alla fine, a parità di altre condizioni, l’unità di prodotto costa meno o è di miglior qualità. Questo processo avvantaggia tutti perché abbassa continuamente sia il costo dei beni (o servizi) finali sia il costo di quelli intermedi.

La seconda via è invece di abbassare direttamente (senza l’intermediazione dell’aumento di produttività) i costi di produzione; per es. tendendo bassi i salari, usando materiali scadenti o macchinari arretrati. In genere la teoria non distingue fra questi due modi di accrescere i profitti, perché si interessa a quanto rende l’investimento complessivo in termini monetari. Ma le due vie sono radicalmente diverse e i loro effetti sono opposti. Un aumento del profitto ottenuto attraverso l’aumento di produttività accresce la ricchezza sociale; e va a vantaggio della società. Invece l’aumento di profitto ottenuto tagliando i costi di produzione non accresce la ricchezza sociale ma solo quella dell’imprenditore.

Nella storia, il primo tipo di profitto ha trascinato l’accumulazione capitalistica e ha creato il progresso, sia tecnico che sociale. In questo contesto si è sviluppata la concorrenza fra imprese e fra individui. Questa concorrenza si basa sull’aumento di produttività, dipende quindi dal merito e genera sempre nuovi prodotti, consumi e idee. Al contrario, il profitto basato sul risparmio dei costi ha una bassa produttività, bassa capacità competitiva, bassa crescita. Esso genera miseria e ristagno economico-sociale. I suoi profitti vengono molto spesso dispersi in impieghi improduttivi e consumi di ostentazione. Tendono quindi a trasformarsi in rendite.

Tuttavia, nell’esperienza passata queste due vie non si sono realmente contrapposte. Piuttosto si sono intrecciate e sostenute a vicenda. Ad esempio, durante il capitalismo industriale, un tumultuoso progresso tecnico (che accresceva la ricchezza sociale) si è accompagnato a salari molto bassi (che impediva alla maggior parte della società di beneficiare di questa ricchezza). Infatti, come abbiamo visto, è lo stesso progresso tecnico a creare la disoccupazione; e Marx ha ben spiegato come la presenza di disoccupati indebolisca la capacità contrattuale dei salariati. Ciò costituisce per gli imprenditori un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire, quella di abbassare i salari e le condizioni di lavoro. Quindi la stessa causa che crea la ricchezza sociale, cioè il progresso tecnologico, facilita l’abbassamento delle condizioni di vita dei lavoratori.

Però, se questi due fattori possono convivere, non per questo sono compatibili. Essi rimangono opposti fra loro, e il loro conflitto crea le crisi economiche. I beni costano sempre meno ma solo una parte minoritaria della società se ne avvantaggia. La maggior parte (i lavoratori) rimane esclusa. Le crisi capitalistiche strutturali sono sempre crisi di sottoconsumo, cioè derivano dall’incapacità della domanda di crescere allo stesso ritmo dell’offerta.

Le crisi infatti si sono succedute dagli inizi dell’Ottocento fino agli anni Trenta del Novecento in modo sempre più grave. Esse hanno generato il ristagno della Belle Époque, le crisi finanziarie di quel periodo e degli anni Venti del Novecento, e hanno favorito la corsa agli armamenti e alle due guerre mondiali. Sembrava che il Welfare state (1950-75 ca.) avesse messo fine alle crisi da sottoconsumo, ma quando il suo progetto di sviluppo a beneficio di tutti si è interrotto, le crisi sono riprese in modo virulento. Il neoliberismo ha rilanciato l’insostenibile convivenza di progresso tecnico (e digitale) e bassi salari.

In questa situazione le singole imprese perseguono il proprio aumento di produttività a scapito della produttività sociale. Ma alla lunga le difficoltà della produttività sociale nuocciono anche alla produttività dei singoli. L’aumento stabile della ricchezza, per esempio, ha bisogno di scuole che istruiscano i più giovani, studi tecnico-scientifici (che in Italia sono da sempre trascurati), ricerca, scambi di know-how fra piccole imprese, collegamenti fisici e comunicazioni rapide, di ridurre il più possibile l’analfabetismo digitale, di una pubblica amministrazione efficiente e motivata (altro tallone d’Achille italiano), di professionisti, artigiani, esercenti aggiornati e agguerriti, di una vita sociale e culturale ricca e creativa.

Tutto questo dev’essere favorito dalle istituzioni e dalle rappresentanze intermedie. Senza queste cose anche le singole imprese deperiscono (lo vediamo proprio in questi anni), e la carenza di produttività sociale si trasforma in carenza di produttività tout court. È quello che è successo all’Italia.

Buona Pasqua a tutti. Le pubblicazioni riprenderanno il 12 aprile

4 Apr

BOLLETTINO DIRITTI UMANI marzo 2021

2 Apr

IN EVIDENZA
Biden ha definito Putin un assassino (17 marzo). E’ inusuale nella diplomazia, ma ci stiamo abituando troppo a trattare come normale il comportamento criminale di molti governi.

Giornata dell’acqua 22 marzo. In Italia l’impronta idrica (consumo pro-capite) è di 6.300 litri, 30% in più della Francia e 20% in più degli USA. La rete idrica italiana ha una dispersione che va dal 26 al 46% (Legambiente). — 3,2 miliardi di persone al mondo soffrono di scarsità di acqua; 1,2 miliardi in modo estremo (Infobuildenergia).

Consegne a domicilio e false partite Iva. Il fronte dell’iper-sfruttamento si va finalmente sgretolando. Amazon è costretta a riconoscere qualche diritto dei lavoratori, soggetti a ritmi forsennati. In Italia è riuscito lo sciopero nazionale del 22 marzo. In Alabama i sindacati lottano.
— Una vicenda simile c’è per i rider. In Italia, dopo molti scioperi, diverse sentenze di tribunale riconoscono i loro diritti di lavoratori dipendenti. Just Eat alla fine accetta (29 marzo), mentre Everli viene condannata dal tribunale di Milano (31 marzo). Lo stesso avviene in Spagna, grazie al governo (11 marzo).
— In Gran Bretagna Uber cede in parte sugli autisti (17 marzo); Deliveroo perde in borsa il 30% anche a causa della diffusa protesta sul trattamento dei rider, che include parlamentari e investitori (31 marzo).

Myanmar. Continua la mattanza contro tutti, ragazzi e bambini compresi. Almeno 500 morti, molti colpiti alla testa o alla schiena.

Deforestazione. Le ricerche del Cnrs (Francia) e Univ. Kasetsart (Tailandia) dimostrano che c’è stretta correlazione tra deforestazione e epidemia Covid in Brasile, Perù, Bolivia, Congo, Camerun, Indonesia, Myanmar e Malaysia. In questi paesi e in Colombia, Messico, Laos e Cambogia nel solo 2020 sono stati distrutti 4,2 milioni di ettari, pari all’intera Olanda (Avvenire 1 aprile).

ITALIA
— Un anno fa Ugo Russo, 15 anni e una pistola giocattolo, tenta di rapinare del Rolex un carabiniere in borghese. Questi lo fredda con 3 colpi, uno di questi alla schiena. L’autopsia, fatta solo l’8 marzo 2020, non viene mai depositata. Oggi il padre chiede di conoscerla.

— La ministra Bonetti annuncia una serie di provvedimenti per aumentare l’occupazione femminile, fra cui gli asili nido per tutti.

— Negli spari contro i manifestanti birmani c’erano pallottole di produzione italiana (9 e 11 marzo). La vendita a Myanmar è vietata ma, a quanto pare, avviene lo stesso.

— Il Comitato “No grandi navi” di Venezia multato di 20mila euro (per stroncare la protesta). — Ma il 31 marzo il governo approva il decreto che vieta l’attracco delle grandi navi dentro la laguna.

— Il Consiglio di stato annulla la decisione del Tar di chiudere il forno a caldo dell’Ilva (12 marzo).

— Mentre l’Egitto boicottava le indagini sull’assassinio di Giulio Regeni, l’Italia non solo gli ha venduto armi per miliardi di euro, ha anche addestrato la polizia egiziana nel 2018 e 2019 (Manifesto 17 marzo; con brillanti risultati, a quanto pare. LSull’Egitto l’Italia ha perso la dignità).

— Il Consiglio d’Europa ammonisce l’Italia per gli ostacoli non rimossi all’aborto, con le regole regionali illegali, i troppo obiettori di coscienza e il boicottaggio del farmaco abortivo (24 marzo).

MEDIO ORIENTE
Egitto. Il regime conferma che la donna deve avere il permesso di un uomo per sposarsi, viaggiare e decidere sulla salute dei figli. 50 associazioni femminili protestano.
— L’UNHRC, con UE e USA, condanna le violazioni dei diritti umani in Egitto (12 marzo).

Israele. 5 bambini palestinesi fra i 7 e i 12 anni vengono arrestati dall’esercito in Palestina perché, per raccogliere delle piante, si erano avvicinati a un insediamento israeliano (11 marzo).

— Secondo il Centro di Statistica palestinese Israele ha espropriato l’85% della Palestina, mentre le NU gli assegnavano il 55%. I palestinesi all’estero (6,2 milioni) sono quasi la metà di tutta la popolazione: 13,7 milioni (Manifesto 31 marzo).

— 3 università europee (Firenze, Valencia e Ist. Saint-Exupery, Francia) rompono i rapporti con l’univ. Ariel, israeliana, impiantata illegalmente nei territori palestinesi, che collabora attivamente con l’esercito di occupazione.

Siria. Assad bombarda ancora un ospedale del suo paese: ad Atareb, vicino Idlib (21 marzo).

Turchia. Erdohan si ritira dalla Convenzione di Istambul 2011contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali femminili (ANSA 20 marzo). Il 38% delle donne in Turchia ha subito violenza, e il 33% delle ragazze non viene mandato a scuola. I femminicidi dichiarati sono 300, ma molti altri sono i casi sospetti (Manifesto 21 marzo).

AFRICA
Marocco
Lamin Haddi, saharawi, detenuto in Marocco, fa lo sciopero della fame per denunciare le condizioni del carcere (Nena News 13 marzo)

Mozambico. L’Isis fa strage di civili nella provincia di Cabo Delgado: 2.600 negli ultimi mesi, compresi i bambini (Save the Children).

Tunisia. La Lega per i diritti umani denuncia l’arresto di oltre 1.700 persone nelle proteste contro il governo.

AMERICA
Argentina. Da gennaio a metà marzo in Patagonia una serie di incendi chiaramente dolosi ha distrutto 15mila ettari di foreste per far posto alla speculazione edilizia (per il crescente turismo) e ai pascoli.

Brasile. 9 lavoratori-schiavi della Continental Tobacco, di cui 5 bambini, vengono trovati con intossicazione acuta di nicotina (5 marzo Thomson Reuters – Freedom United).

Lula viene scagionato. Dopo 4 anni si scopre che è stato vittima di un complotto delle élite reazionarie.

— Intanto Bolsonaro minaccia chi vuole combattere la pandemia.

Cile senza pace. Le proteste per il grave disagio sociale vengono represse duramente. Migliaia di manifestanti sono incarcerati senza condanna, e spesso torturati e abusati sessualmente.

Colombia. L’Istituto Indepaz comunica che nel solo 2020 ci sono stati 91 massacri (381 vittime), 310 assassini di leader sociali e 64 di ex combattenti. Questa strage, finanziata dai grandi proprietari, va avanti dalla firma del trattato di pace tra governo e Farc.

— I genitori di Mario Paciolla, operatore italiano ONU ucciso nel 2020 con un finto suicidio, chiedono che si indaghi.

Honduras. Le organizzazioni indigene protestano per la lentezza del processo sull’assassinio di Berta Cáceres, del popolo Lenca, che voleva proteggere le terre del fiume Gualdarque contro la diga della Desa. Il presidente della Desa, legato all’esercito, è sotto processo come mandante (Manifesto 2 marzo).

USA
Nell’anniversario della Domenica di sangue (gli omicidi della polizia a Selma, Alabama, contro la marcia pacifica per i diritti dei neri (7 marzo 1965), Biden ha firmato un ordine per facilitare l’accesso al voto dei neri e dei poveri, da sempre boicottato. Ha anche fatto un appello al Congresso perché ripristini la legge del 1965 sul diritto di voto per tutti, che la Corte suprema ha ristretto nel 2013 (New York Times 15 marzo).

— Biden nomina la nativa Deb Haaland secretary of the Interior, che ha competenza sulle terre federali (circa il 20% della superficie USA), comprese quelle tolte illegalmente alle tribù native (16 marzo).

— Il razzismo anti-asiatico imperversa in USA. Un bianco ha ucciso 8 persone, fra cui 6 asiatici, quasi tutte donne (Internazionale 18 marzo).

— Per sostenere l’occupazione con 2mila miliardi $, Biden aumenta le tasse sui redditi più alti dal 21% al 28% per grandi aziende e persone con un reddito di almeno 400mila $ l’anno. Per i neoliberisti è terribile: un povero miliardario finirà per pagare quasi quanto la sua segretaria! — Gli investimenti riguardano infrastrutture, case, cura di anziani e disabili e incentivi alle imprese (31 marzo).

— La Corte suprema respinge l’appello di Facebook contro la sanzione di 15 miliardi $ per aver tracciato le attività dei suoi utenti anche quando sono disconnessi.

Facebook, nel manuale per moderatori scrive di non censurare le minacce di morte ai personaggi pubblici (23 marzo; evidentemente fanno profitto).

— In Georgia il governatore bianco, Kemp, firma una legge che vieta di portare acqua agli elettori in coda per votare. La deputata nera Cannon, che si opponeva, è stata arrestata (USA, “la più grande democrazia del mondo”).

ASIA
Cina. Michelle Bachelet, commissaria ONU per i diritti umani, denuncia lavoro forzato, detenzioni arbitrarie, maltrattamenti e violenze sessuali nelle istituzioni, ed erosione dei diritti sociali e culturali (5 marzo, Al Jazeera-Freedom United).

Hong Kong. La Cina si arroga il potere di veto sui candidati alle elezioni (11 marzo).

AUSTRALIA. Migliaia di donne scendono in piazza contro la violenza sessuale, dopo che le accuse di abusi sessuali hanno travolto il governo conservatore (Internazionale 16 marzo).

EUROPA. UE, USA e Regno Unito respingono la richiesta di 80 paesi, guidati da India e Sudafrica, di sospendere temporaneamente i diritti di brevetto dei vaccini anti-Covid per consentirne la riproduzione nei paesi poveri (15 marzo. Ma l’Europa non era il baluardo dei diritti umani?)

Germania. All’arcivescovado di Colonia fra il 1946 e il 2018 sono stati compiuti abusi sessuali su 386 vittime, metà delle quali minori di 14 anni, da 243 molestatori, la maggior parte ecclesiastici. Il rapporto è stato ordinato dall’attuale arcivescovo (Fatto Quotidiano 18 marzo).

Olanda. Una missione commerciale, su pressione del parlamento, rinvia il viaggio in Qatar per protesta contro il lavoro schiavistico degli immigrati (5 marzo, Reuters – Freedom United).

Russia. La polizia arresta 150 persone perché partecipavano a una riunione politica di forza “non gradita” (Guardian 13 marzo).

Spagna. Entra in vigore il diritto all’eutanasia per malati incurabili molto gravi (18 marzo).

(C.P.)

Non abbastanza europeo

29 Mar

Migranti e Sviluppo marzo 2021: Commenti esteri + Bollettino Migranti


Non abbastanza europeo
Commenti esteri n° 47, a cura di Piero Rizzo – 29-3-2021

L’articolo di questo mese si trova su Aljazeera (2 marzo) col titolo “‘Non abbastanza francese: che cosa significa essere un immigrato in Francia”. La “francesità” si sposa con la “grandeur” (è risaputo) e questo articolo ne è un ennesimo esempio.
Riportiamo dei brani liberamente tradotti e in calce brevi considerazioni.
“Zinedine Zidane.” Le parole risuonarono dalla gola di un giovane che, trionfante, si guardò intorno in cerca di approvazione. “Sii serio”, ha detto il nostro istruttore della giornata, che ha ripetuto la domanda: “Quali sono i simboli della Francia?”
Il resto di noi ora azzardava risposte: torre Eiffel? Vino? Baguette? “No, no, no,” disse monsieur, la sua pazienza si stava esaurendo. Simboli! I simboli ufficiali!
L’unico simbolo che potevamo offrire era quello della rassegnazione e della sconfitta. Silenzio. Non avevamo risposte. Non le risposte corrette, comunque. Avevamo deluso monsieur: la Bandiera francese, Marianne, la Marsigliese, il Gallo Gallico.
Avevo messo piede nel paese cinque mesi prima con un visto coniugale, cinque anni dopo essere stata sposata con un francese. Il matrimonio era un percorso abbastanza buono verso l’integrazione in una nuova cultura, avevo pensato, ma lo stato francese non sembrava essere d’accordo. Così stavo frequentando un seminario di due giorni su come integrarsi bene in Francia. La formazione civica è un rito di passaggio per acquisire il diritto di permanenza a lungo termine.
Il nostro istruttore si è rivelato cordiale e serio. Così coinvolto che non si potrebbe mai accusarlo di essere ispirato da qualcosa di diverso dalla sua propria fede nella grandezza superlativa del paese.
Dopo la presentazione monsieur ha fatto una raffica di domande per testare le conoscenze sulla Francia: le isole, l’organizzazione amministrativa…
Ha mostrato cenni di irascibilità a risposte sbagliate, ma ha provato anche l’umorismo. Ha elencato i domini del soft power del paese – economia, diplomazia, lingua – e dell’ hard…
Lungi da noi l’idea (non avremmo alcun titolo) di addentrarci nella disputa sulla dicotomia assimilazione (modello scelto dalla Francia che mira alla francesizzazione degli immigrati) e multiculturalismo (modello inglese che si propone di tutelare e valorizzare le differenze di culture e tradizioni) sulla quale si sono spesi fiumi di parole. A parere di chi scrive è preferibile il modello intermedio (quello tedesco). Non è pensabile che agli immigrati provenienti da paesi dove vige la pratica delle mutilazioni genitali femminili o la poligamia possa essere permesso di continuare a rispettare queste barbare tradizioni. Ma se a scuola ci sono bambini che non vogliono mangiare carne di maiale per rispetto della loro religione, penso che possano essere accontentati.
Mentre ci accingevamo a scrivere queste poche note ci è venuto in mente un articolo di Foreign policy di circa un anno fa il cui titolo era pressappoco: “Voltaire ha diffuso il buio non la luce”. Ebbene Voltaire che è stato uno degli esponenti più illustri dell’Illuminismo, è lo stesso che ha ritratto gli africani come animali, con un naso nero schiacciato, poco o per nulla intelligenti. La Francia, a parole, è sempre al primo posto nella difesa dei diritti degli immigrati, ma nei fatti è tra i paesi che li discriminano maggiormente, in particolare se sono di colore.


https://www.aljazeera.com/features/2021/3/2/not-french-enough-what-it-means-to-be-an-immigrant-in-france

BOLLETTINO MIGRANTI marzo 2021
Respingimenti.
— Scrive Lorena Fornasir su change.org: Amir Labbaf, iraniano, difensore di una minoranza religiosa, ha dovuto lasciare il suo Paese per evitare la morte. Ha chiesto asilo inutilmente in vari Stati, fra cui la Croazia. Lì è stato investito e, benché in un letto d’ospedale, è stato prelevato dalla polizia, torturato e abbandonato al confine con la Bosnia, dove Amir è riuscito a trascinarsi. Ora è nel campo Sedra di Ostrozac, costretto su una sedia a rotelle” (20 febbr.).

— Nigrizia 17 febbr. rilancia l’appello alla UE per cambiare la politica che respinge i migranti sulla rotta Balcanica e nel Mediterraneo. Aderiscono oltre 160 associazioni. L’iniziativa mira a coinvolgere i comuni italiani, in collaborazione con Recosol (Rete dei Comuni Solidali).

Salvati e affogati
— Naufragio di migranti al largo della Libia, 41 morti (20 febbr.).
Tunisia. Due naufragi con 39 morti (9 marzo).
Canarie e Melilla. 54 Ong spagnole denunciano la violazione dei diritti umani. Nel 2020 oltre 1700 migranti sono morti (tecnicamente “dispersi”) nel tentativo di arrivare in Europa.

— La Sea-Watch salva 45 migranti naufraghi, al largo della Libia, ma un gommone con altri 150 è disperso (26 febbr,).
— La Ocean Viking salva 106 migranti naufraghi (21 marzo)..

Rohyngia. L’UNHCR lancia l’allarme (22 febbr.) per salvare una barca di Rohyngia alla deriva alle isole Andamane. Molti di loro sono già morti per mancanza di acqua e cibo.

Boicottare i salvataggi
— Contro le disposizioni del Tar, la Guardia costiera ferma di nuovo la See Watch 3 per presunte carenze della nave (22 marzo).

— In Sicilia la Open Arms è stata in quarantena dal 16 febbr. al 2 marzo dopo il salvataggio di 146 naufraghi. Nessuno aveva il Covid. La quarantena non viene applicata alle navi commerciali.

— La Sea-Watch 4 dopo 6 mesi di blocco a Palermo per pretesi “motivi di sicurezza” viene liberata per sentenza del Tar (5 marzo).

La cattiva accoglienza
— Molteni, autore dei Decreti “Sicurezza” che violano i diritti dei migranti diventa sottosegretario (24 febbr.).
— Contro i lavoratori immigrati, a Piacenza e Prato, tornano repressione dura, arresti e perquisizioni grazie ai decreti Salvini (Manifesto 11 marzo).

Caporalato. In Italia è fallita la legge di emersione degli immigrati irregolari. E’ stato rilasciato solo lo 0,71% dei permessi di soggiorno previsti e 40 prefetture non hanno ancora avviato le convocazioni. Il vero nodo è la grande distribuzione: gli oligopoli dei supermarket costringono i produttori, col sistema illegale della doppia asta, ad accettare prezzi di vendita a livello di costo o addirittura al di sotto di esso. I produttori per sopravvivere impongono salari di fame, illegali, ai braccianti stranieri (v. fra gli altri Nigrizia 26 febbr.).

— Tutti sanno che l’Eritrea ha schiavizzato la sua popolazione, eccetto lo stato italiano. 4 eritrei sono sotto processo a Roma (23 febbr.) per aver aiutato due donne a fuggire da lì: “favoreggiamento di immigrazione clandestina”.

Malta. Il Consiglio d’Europa dichiara disumani e contrari alla Convenzione per i diritti dell’uomo i centri maltesi di raccolta dei migranti (11 marzo).

USA. Una buona notizia: Biden ha promesso che i circa 300mila immigrati illegali dal Venezuela avranno un permesso di soggiorno di 18 mesi (9 marzo).

Solo la biodiversità ci può salvare

22 Mar


di David Attenborough 22-3-2021

Questa è la prefazione del famoso naturalista David Attenborough a The Economics of Biodiversity: The Dasgupta Review, London: HM Treasury, February 2021.


Siamo di fronte a una crisi globale. Noi dipendiamo completamente dal mondo naturale, che ci permette ogni nostro respiro, con l’ossigeno, e ogni boccone che mangiamo. Oggi stiamo danneggiando la natura in modo così profondo che i suoi sistemi sono sull’orlo del collasso.

Naturalmente ogni altro essere vivente del pianeta è dipendente allo stesso modo. Ma noi siamo diversi su un aspetto decisivo.Noi possiamo cambiare non solo il numero ma la stessa anatomia degli animali e piante che vivono intorno a noi. Abbiamo acquisito questa capacità quasi inconsapevolmente, circa 10mila anni fa, quando smettemmo di spostarci e ci stabilimmo in un posto. Fu allora che cominciammo a modificare gli altri animali e le piante.

All’inizio lo facemmo senza volerlo. Raccogliemmo i tipi di semi che volevamo mangiare e ce li portammo a casa. Alcuni caddero sul terreno e la stagione seguente germogliarono. Così col passaggio delle generazioni diventammo coltivatori. Allo stesso modo addomesticammo gli animali. Ci portammo dietro i cuccioli degli animali che avevamo cacciato e li allevammo nei nostri insediamenti. Questo, attraverso molte generazioni, cambiò i corpi e i caratteri degli animali da cui dipendevamo.

Adesso siamo così bravi sul piano tecnico che siamo capaci di distruggere una foresta pluviale, l’ecosistema più ricco di specie mai esistito, e di sostituirla con piantagioni di una sola specie per nutrire la crescente popolazione umana dell’altra parte del pianeta. Nessun’altra specie in tutta la storia della vita sulla terra è mai stata così di successo e così dominante.

Adesso stiamo saccheggiando ogni angolo del mondo, a quanto sembra senza nemmeno sapere o badare a quali possano essere le conseguenze. Ogni nazione lo sta facendo nel proprio territorio. Quelle che confinano col mare pescano non solo vicino le loro coste ma nelle acque degli oceani, così lontano dalla terra che nessuna nazione può reclamarle. Così adesso stiamo spogliando ogni parte della terra e del mare per nutrire l’umanità che cresce senza sosta.

Come ha fatto il mondo naturale a sopravvivere a questo assalto implacabile e crescente di una singola specie? La risposta naturalmente è che molti esseri viventi non sono riusciti a sopravvivere. Quando gli europei arrivarono nell’Africa del sud trovarono immensi branchi di antilopi e zebre. Essi non ci sono più e al loro posto ci sono grandi città. In Nord America un tempo c’erano i piccioni viaggiatori in stormi così grandi che quando migravano oscuravano il cielo da un lato all’altro dell’orizzonte e ci mettevano giorni per passare. Così vennero cacciati senza freni. Oggi quella specie è estinta. Molte altre specie che vivevano in modi meno esposti e visibili semplicemente sparirono all’insaputa di quasi tutta la gente nel mondo e furono pianti solo da qualche naturalista.

Tuttavia, nonostante questi attacchi, la biodiversità del mondo è ancora immensa. E lì risiede la forza che ha permesso a gran parte della fauna e della flora di sopravvivere fino ad ora. Gli economisti conoscono la saggezza di sparpagliare gli investimenti su una vasta gamma di attività. Ciò permette loro di far fronte al disastro che può colpire ogni attività particolare. Lo stesso vale per il mondo naturale. Se cambiano le condizioni, o per il clima o per un nuovo sviluppo della incessante competizione tra le specie, l’ecosistema nel suo insieme è in grado di conservare la sua forza.

Ma considerate questi fatti. Oggi noi uomini e le specie che alleviamo per nutrirci costituiamo il 96% di tutti i mammiferi del pianeta. Solo il 4% è formato da tutti gli altri – dagli elefanti ai tassi, dai topi alle scimmie. E il 70% di tutti gli uccelli oggi viventi sono pollame – per lo più polli per nutrirci. Stiamo distruggendo la biodiversità, il carattere che fino a poco fa ha messo in grado la natura di svilupparsi in modo così ricco. Se continuiamo con questi danni, l’intero ecosistema collasserà. Adesso è questo il rischio.

Per rimettere le cose a posto è necessaria la collaborazione di tutte le nazioni del mondo. Bisogna fare accordi internazionali per cambiare il nostro modo di agire. Ogni ecosistema ha i suoi punti vulnerabili e richiede soluzioni proprie. Dev’esserci una comprensione universalmente condivisa di come questi sistemi funzionano e come quelli che sono stati danneggiati possono essere rimessi in salute.

Questo generale, dettagliato e immensamente importante Rapporto si fonda su questa comprensione. Spiega come siamo arrivati a creare questi problemi e le iniziative che dobbiamo prendere per risolverli. Esso fornisce una mappa dell’itinerario per restaurare la biodiversità del pianeta.

L’economia è una disciplina che fornisce decisioni di grande importanza e quindi interessa tutti noi. La Dasgupta Review mette la biodiversità al suo centro e ci fornisce la bussola di cui abbiamo urgente bisogno. Nel fare ciò, essa ci mostra come, mettendo insieme economia ed ecologia, possiamo riuscire a salvare il mondo della natura a quello che può essere l’ultimo minuto, e così salvare noi stessi.