La Scatola di latta: riscoprire la comunità attraverso la poesia, la memoria, la cultura locale 

24 Lug

Con questo articolo pubblicato su Labsus il 13/07/2018, a cura di di Claudia Ferrari, la redazione di Sviluppo Felice vi augura buone vacanze e vi informa che le pubblicazioni riprenderanno a settembre.

La Scatola di latta: le “invasioni dolci” che attraversano il Sud

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La storia che vi raccontiamo prende il via da una domanda: come contribuire allo sviluppo del proprio territorio all’indomani di una laurea in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo? A interrogarsi è Gianluca Palma, che si definisce il custode sociale di una scatola molto particolare, uno scrigno di beni comuni, raccolti come fiori con riguardo e cura, camminando per le vie dei paesi del sud della Puglia. Con uno statuto per la costituzione di un’Associazione di Promozione Sociale, scritto ma lasciato in un cassetto, la Scatola di latta è formata da un gruppo spontaneo di persone, che opera da tre anni principalmente sul territorio della provincia di Lecce, rivolgendo però lo sguardo a tutto il meridione.

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Gli arrivi dei migranti sono un decimo di quelli del 2015, ma l’isteria aumenta

16 Lug

Risultati immagini per migrantiMigranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 20
a cura di Piero Rizzo

Per questo numero abbiamo selezionato un editoriale dell’Observer del 17 giugno u.s. molto critico nei confronti della UE a incominciare dal titolo: “Il punto di vista dell’Observer sui migranti che muoiono perché l’Europa si sta piegando al populismo”, e dal sottotitolo: “Il dramma della nave di salvataggio Aquarius mette in luce le terribili conseguenze del fallimento delle politiche migratorie”. Continua a leggere

Appello di padre Alex Zanotelli ai giornalisti italiani

16 Lug

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Migranti e Sviluppo n. 20

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana. Continua a leggere

Veganomics?

9 Lug

Risultati immagini per Veganomics?Questo blog non è in alcun modo vegano. Ma condivide la preoccupazione per l’eccesso devastante di produzione di carne e per la crudeltà degli allevamenti intensivi. C.P.

a cura di Piero Rizzo Continua a leggere

Minsky: salario sociale, disoccupazione e lo stato come datore di lavoro

2 Lug

Risultati immagini per salario socialedi Cédric Durand e Dany LangSocietà
La Grande Recessione del 2007 si è trasformata in Europa in disastro sociale. In Francia, la politica di Hollande comprendeva un rigore di bilancio senza precedenti (in 5 anni, tagli di 60 miliardi), la “golden rule” europea che limita il disavanzo strutturale allo 0,5% del PIL, l’offerta alle imprese 20 miliardi sotto forma di crediti di imposta e maggiore flessibilità sul mercato del lavoro. Un orientamento neoliberista. Continua a leggere

Commenti esteri N° 19

26 Giu

a cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo, giugno 2018

“Tre anni fa, la Germania era ammirata a livello mondiale per la sua cultura dell’accoglienza, le immagini delle stazioni ferroviarie di Monaco viaggiavano in tutto il mondo”, ha detto Dräxler. “Cosa è successo di quella cultura? Ora c’è solo paura dei rifugiati “.
Questa è la conclusione di un articolo del Guardian del 21 maggio scorso, dal titolo: ” la Germania istituisce centri di detenzione di massa per i richiedenti asilo”. Lo scopo è di accelerare la deportazione dei richiedenti asilo cui viene negato il permesso di soggiorno. In precedenza i nuovi arrivati venivano distribuiti in tutto in paese.
Qual è il vero scopo di questa operazione? Il tentativo del governo di Angela Merkel di rovesciare la strategia per mettere un argine all’ondata di populismo. Riportiamo, liberamente tradotti, alcuni stralci dell’articolo.
I centri di detenzione di massa “anchor” (acronimo di arrivo, decisione, rimpatrio) che il ministero degli interni tedesco vuole istituire in tutto il paese, alimenteranno le tensioni tra residenti e migranti, affermano le organizzazioni umanitarie.
Attraverso di essi si vuole inviare il messaggio agli aspiranti migranti che essi hanno poche possibilità di rimanere, ha detto Daniel Waidelich, membro del governo dell’Alta Baviera. Da settembre 2015, il centro di Manching ha effettuato 1.000 deportazioni, mentre 2.500 detenuti sono partiti volontariamente.
I critici dicono che i nuovi centri creano difficoltà ai detenuti che hanno possibilità di ottenere asilo: non possono incominciare ad integrarsi nella società.
“L’integrazione è come un tavolo a quattro gambe”, ha detto Willi Dräxler dell’associazione umanitaria Caritas. “La lingua, i contatti con la comunità locale, un lavoro e una casa sono tutti ingredienti vitali. Se togli una gamba, il tavolo barcollerà. All’interno di questi centri di transito l’integrazione non si sta verificando”.
All’interno dei centri, la frustrazione per le lunghe attese spesso è al punto di ebollizione. “Non ci viene detto perché siamo qui”, ha detto Kelvi Batin, originario della Nigeria. “Sarebbe meglio se ci dicessero subito appena arrivati che non possiamo rimanere”.
Durante un recente tour dei media nei locali, un gruppo di nigeriani ha inscenato una protesta improvvisata, cantando “Vogliamo la nostra libertà” e sollevando cartelli fatti a mano con le scritte: “Siamo stanchi di vivere nei campi. Per favore, abbiamo bisogno di esser trasferiti”.
Brevi considerazioni da parte nostra.
Che il problema immigrati sia al primo posto nell’agenda dei più grandi paesi europei è del tutto evidente. Altrettanto evidente è che simili sono le soluzioni velleitarie che si cerca di adottare. Queste misure come i tentativi di spostare parte del problema in Africa sono solo fumo negli occhi con la speranza di porre un argine alla cosiddetta deriva populista.
Più volte sulle pagine di questo blog è stata ribadita la necessità di inserire gli immigrati nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile. Lasciarli inoperosi per lunghi tempi nei centri di identificazione ed espulsione, oltre ad essere disumanizzante, può essere anche controproducente (come riportato nell’articolo).
Purtroppo, vista la presente situazione politica, le considerazioni appena fatte sono da ascrivere tra i pii desideri.

https://www.theguardian.com/world/2018/may/21/germany-to-roll-out-mass-holding-centres-for-asylum-seekershttps://www.theguardian.com/world/2018/may/21/germany-to-roll-out-mass-holding-centres-for-asylum-seekers

Come integrare i migranti – II parte

26 Giu

Risultati immagini per integrare i migranti

di Aldo Randazzo – Migranti e sviluppo n. 19 – giugno 2018

La prima delle questioni è quella del lavoro. Gran parte degli immigrati arrivati in questi ultimi anni vive oggi ai margini della società con lavori mal retribuiti e di grave sfruttamento (raccolta delle arance e dei pomodori, mance derivanti da piccoli lavoretti, piccoli commerci, ecc.). La condizione di “clandestinità” li condanna a questa sorte senza via d’uscita. Per dare pari opportunità è necessario in questo caso, oltre alla concessione dei permessi di soggiorno, costruire e far funzionare la rete dei centri per l’impiego alla pari di altri paesi europei. Ciò offrirebbe la possibilità di: Continua a leggere

I vari miti sul Sud e la loro funzione di occultamento

18 Giu

i miti del Sud di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per miti sul Sud italiaNell’articolo del mese scorso abbiamo visto che il regno del Sud si costruisce sulla sconfitta delle città mercantili autonome, sul dominio finanziario e commerciale (di tipo coloniale) dei mercanti del Nord e sullo sfruttamento disumano dei contadini da parte dei feudatari (1). Continua a leggere

Diritto al cibo e “diversità” ambientale

11 Giu

di Maurizia Pierri

Risultati immagini per Diritto al ciboNel 1976 Rozin teorizzò  il cosiddetto  “dilemma dell’onnivoro”,[1] che risale a Rousseau e Brillat-Savarin. Gli animali non onnivori non hanno dubbi su cosa mangiare; le loro preferenze sono geneticamente determinate e i loro sistemi digestivi sono in grado di assorbire tutto ciò di cui l’organismo ha bisogno da una piccola gamma di beni alimentari. Gli onnivori (come l’uomo), invece, devono dedicare tempo e riflessione per capire quali tra gli innumerevoli alimenti offerti dalla natura possano essere ingeriti senza rischio. Le loro scelte sono dettate dalla necessità di sopravvivere, dal gusto ma anche dalla cultura. Quest’ultima  codifica le regole di una dieta “prudente” con una serie complessa di tabù, rituali, ricette, norme e tradizioni. “Mangiare è una quotidiana riaffermazione di identità culturale”, come è stato detto. [2] Continua a leggere

Sfruttare meglio i poveri attraverso le divisioni razziali

4 Giu

di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per divisioni razzialiIn un eccellente articolo su Politico (1), Joshua Zeitz passa in rassegna le ricerche fatte sulle politiche USA tese a rafforzare lo sfruttamento attraverso la discriminazione verso i neri. La questione fu impostata da W.E.B. Du Bois (Black Reconstruction, 1935), il quale analizzò l’atteggiamento degli operai bianchi. Questi accettavano un pesante sfruttamento (salari molto bassi e cattive condizioni di lavoro), uguale a quello dei neri, in cambio di un compenso: essere ritenuti superiori agli stessi neri. Continua a leggere