La vergogna del G8 di Genova, luglio 2001

21 Lug

A 20 anni dalla vile aggressione della polizia contro i manifestanti del World Social Forum, pochissimi poliziotti hanno ricevuto condanne, quasi simboliche, nessun dirigente di polizia o carabinieri o membro di governo è stato mai punito.

DA WIKIPEDIA
20 luglio
“Diversi filmati amatoriali e televisivi mostrarono … i dialoghi tra individui con il viso coperto e con abbigliamento scuro, simile a quello usato dai gruppi violenti, e poliziotti, carabinieri ed agenti dei servizi di sicurezza, anche all’interno del perimetro delle caserme”.

I gruppi di black-bloc lanciano bottiglie Molotov e sassi contro i carabinieri. Nel primo pomeriggio si spostano al quartiere Marassi dove “attaccano” un carcere. “Diversi filmati” mostrano il loro arrivo mentre le forze dell’ordine si ritiravano. Gli assalitori appaiono alcune decine; non 300 come affermarono i carabinieri.

Polizia e carabinieri non intervengono di fronte ai vandalismi dei gruppetti violenti, ma attaccano con lacrimogeni il corteo pacifico autorizzato col pretesto di due o tre pietre lanciate dai black-bloc da fuori del corteo. Allora alcuni giornalisti e manifestanti si staccano dal corteo, ma vengono aggrediti e pestati singolarmente dai poliziotti.

Alle 17 in piazza Alimonda ci sono altri scontri. Al processo i carabinieri dissero di essere stati aggrediti. Tuttavia le fotografie della piazza e le testimonianze dicono che i carabinieri attaccarono a freddo. La giornalista de Il Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini, presente in piazza, scrisse che “nei momenti successivi agli spari fu aiutata ad allontanarsi da un manifestante, finì a terra con questi e fu ripetutamente colpita dalle forze dell’ordine con calci, nonostante il tentativo di identificarsi come giornalista”.

Con l’assalto, il corteo era di fatto bloccato, non potendo indietreggiare. Alcuni reagirono all’attacco della polizia. In questa situazione fu ucciso Carlo Giuliani, da un colpo di pistola di un carabiniere (Mario Placanica, che però anni dopo negò di aver sparato). Giuliani cadde a terra vivo, ma fu investito 2 volte dalla camionetta dei carabinieri, che si era sbloccata. Diverse testimonianze e foto provano che i carabinieri misero un sasso accanto alla testa di Giluliani morto e che gli procurarono una grossa ferita al capo per far credere che era stato ucciso dai manifestanti.

Il ministro dell’Interno, Scajola, “ammise di avere ordinato alle forze di polizia, nella serata del 20 luglio, di sparare sui manifestanti nel caso avessero sfondato la zona rossa” [dove si svolgeva il G8] per evitare attentati. Più tardi, dopo le “aspre critiche” ricevute, Scajola ritrattò l’ammissione.

21 luglio. Il massacro della Diaz
Il corteo anti-global del giorno dopo comprendeva 250300mila persone. In piazza Rossetti qualche decina di black bloc, vestiti di nero, comincia a distruggere alcune vetrine. Al 113 arrivano molte telefonate ma la polizia non accorre.

Più tardi il corteo deviò il percorso per sfuggire alle frange violente. Ma fu attaccato dalle forze dell’ordine, mentre i black-bloc si dileguavano. Gli scontri durarono alcune ore con centinaia di feriti. “Come nel giorno precedente, Indymedia e altri gruppi raccolsero filmati e foto amatoriali raffiguranti persone in borghese o con abiti scuri parlare con esponenti delle forze dell’ordine e poi ritornare nell’area dei facinorosi”.

Dopo le 21 la polizia (circa 350 poliziotti e 150 carabinieri) invade le scuole Diaz e Pascoli, concesse dal Comune ai no-global per ospitarli. Molti già dormivano. “Tutti gli occupanti furono arrestati e la maggior parte picchiata, sebbene non avessero opposto alcuna resistenza; i giornalisti accorsi alla scuola Diaz videro decine di persone portate fuori in barella, uno dei quali rimase in coma per due giorni e subì danni permanenti, ma la portavoce della questura dichiarò in conferenza stampa che 63 di essi avevano pregresse ferite e contusioni e mostrò del materiale indicato come sequestrato all’interno degli edifici, senza dare risposte agli interrogativi posti dai giornalisti. Il primo giornalista ad entrare nella scuola Diaz fu Gianfranco Botta e le sue immagini fecero il giro del mondo. Le riprese mostrarono muri, pavimenti e termosifoni macchiati di sangue, a nessuno degli arrestati venne comunicato di essere in arresto e dell’eventuale reato contestato, tanto che molti di loro scoprirono solo in ospedale, a volte attraverso i giornali, di essere stati arrestati per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, resistenza aggravata e porto d’armi”.

La polizia dichiarò di essere intervenuta dopo una fitta sassaiola che partiva dalla scuola, ma le dichiarazioni sono contraddittorie e senza prove. I poliziotti dichiararono di aver trovato due bottiglie Molotov nella scuola, ma alla fine si scoprì che erano stati loro a metterle. Dei 63 feriti, tre erano in prognosi riservata. Gli altri avevano avevano fratture e contusioni in varie parti della faccia o del corpo.

Le torture di Bolzaneto
I fermati e arrestati durante le manifestazioni furono portati alla caserma Bolzaneto; 240 in tutto, di cui 184 arrestati. Qui subirono violenze fisiche e psicologiche; alcuni, torture o minacce a sfondo sessuale; alcune ragazze furono costrette a spogliarsi e “a fare piroette” in mezzo a commenti volgari. Il tutto fra grida di slogan fascisti o nazisti.

Amnesty International e il Parlamento europeo denunciarono questi fatti con relazioni documentate. Ma il ministro della Giustizia Castelli dichiarò di non essersi accorto di nulla.

“Nei sei anni successivi, lo Stato italiano subì alcune condanne in sede civile per gli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Nei confronti di funzionari pubblici furono inoltre aperti procedimenti in sede penale per i medesimi reati contestati. … Circa 250 dei procedimenti (…) per lesioni, furono archiviati a causa dell’impossibilità di identificare personalmente gli agenti responsabili …
Il 7 aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato all’unanimità che nei fatti della Diaz fu violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”.

DA “DOMANI”
Mark Covell, giornalista britannico, si dichiarò più volte giornalista ma venne aggredito dai poliziotti e ridotto in fin di vita. Sopravvisse ma ha ancora postumi fisici e psicologi. Dichiara: dopo 20 anni “non ho ancora giustizia” (30 giu.).
All’epoca il reato di tortura non era ancora previsto in Italia, a causa dell’opposizione della destra. La Meloni nel 2018 ne ha chiesto l’abolizione perché “impedisce agli agenti di fare il loro mestiere” (19 luglio – Piero Ignazi).

DA “IL MANIFESTO” (20-7-2021)
“Le violenze contro i manifestanti non furono solo frutto di una cattiva polizia, ma azioni deliberatamente ispirate dal potere” (Luciana Castellina)

“Il Forum sociale mondiale si proponeva di creare un’alternativa dal basso al neoliberismo” (Angelo Mastrandrea)

                    ATTENZIONE
    LE PUBBLICAZIONI RIPRENDERANNO IL 6 SETTEMBRE
                BUONA ESTATE A TUTTI

Per un nuovo sguardo sugli immigrati + Bollettino Migranti

19 Lug


Migranti e Sviluppo luglio 2021 – Commenti esteri n° 50 a cura di Piero Rizzo


Negli ultimi mesi su tutte le più importanti testate internazionali abbiamo letto quasi esclusivamente articoli che mettono sotto i riflettori le violazioni dei diritti umani dei rifugiati da parte degli Stati di tutte le latitudini, non esclusi numerosi Stati europei. Il 20 giugno, giornata mondiale del rifugiato, il Guardian ha scelto di pubblicare un articolo improntato all’ottimismo il cui titolo è: “Se mostriamo compassione per i rifugiati, ciò aiuterà a cambiare idea”. E il sommario: “I messaggi che parlano di valori incoraggiano le persone a identificarsi con i migranti in cerca di asilo, piuttosto che vederli come ‘altri’”.
Riportiamo alcuni stralci liberamente tradotti.
“Nell’ottobre dello scorso anno, è stato riferito che il ministro degli Interni, Priti Patel stava esaminando l’uso di strutture di detenzione offshore per ospitare persone che vengono in Gran Bretagna in cerca di asilo. In pratica ciò significherebbe che le persone che arrivano in Gran Bretagna bisognose di sicurezza sarebbero spedite in una sorta di centro di detenzione su isole lontane dal Regno Unito continentale. Chi ha stretti legami personali con l’Australia conosce fin troppo bene le conseguenze grottesche di un tale sistema. La detenzione offshore in Australia ha negato alle persone i loro diritti fondamentali e ha causato sofferenze incalcolabili. In effetti il sistema australiano era così crudele che il governo britannico lo ha addirittura condannato alle Nazioni Unite nel 2015.
Ma sebbene all’attuale governo del Regno Unito piaccia imitare le politiche migratorie in stile australiano, questa Giornata mondiale del rifugiato è segnata da un punto di svolta in entrambi i paesi, con attivisti di base, cittadini preoccupati e rifugiati stessi che si uniscono per chiedere un sistema di asilo equo ed efficiente che esamini rapidamente le posizioni delle persone e consenta loro di ricostruire la propria vita nelle nostre comunità.
In Australia, stiamo assistendo al successo della campagna #HometoBilo, uno sforzo comunitario per riportare la famiglia Murugappan dello Sri Lanka a Biloela nel Queensland. La campagna, guidata dai vicini e dagli amici dei Murugappans, ha catturato l’immaginazione nazionale e ha unito i politici di alto livello anche se di diversa posizione politica. Il governo conservatore è diviso sulla questione e alla fine ha accettato di consentire alla famiglia di risiedere a Perth e ai loro figli nati in Australia di ricevere assistenza sanitaria, dopo che uno ha sviluppato sepsi e polmonite nel centro di detenzione di Christmas Island in cui erano stati inviati”.
L’episodio di Biloela, pur di dimensioni modeste, ha un forte valore simbolico; solo così si può spiegare la sorprendente risonanza mondiale. Oltre al Guardian hanno trattato l’argomento con articoli corposi le più importanti testate mondiali come New York Times, Washington Post… ed emittenti televisive del calibro di CNN, BBC, ABC… In tutti gli articoli si coglie una buona dose di ottimismo forse perché auspicano che l’episodio sia il segnale di importanti cambiamenti, anche perché si è verificato in uno dei paesi più criticati per le politiche “inumane” sui migranti. Una conferma la troviamo nel titolo del NYT : “In Australia, un nuovo sguardo sull’immigrazione: ‘riguarda i nostri amici’”. Confessiamo un filo di scetticismo, ma saremmo felicissimi di esserci sbagliati.


https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/jun/20/world-refugee-day-attitudes-refugees-compassion

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Bollettino Migranti luglio 2021

I morti annegati nel Mediterraneo
Nei primi 6 mesi del 2021 sono annegati 1.146 immigrati nel Mediterraneo, più del doppio del primo semestre 2020. I singoli episodi ormai non si contano più. Fra questi, oltre 15 morti al largo di Lampedusa, con la Guardia costiera arrivata in ritardo e il barcone che si ribalta durante il salvataggio (30 giu.). 43 morti al largo della Tunisia (3 luglio).

Finalmente esplode lo scandalo della Guardia costiera libica, che usa le navi e le armi fornite dall’Italia per sparare sulle barche dei migranti (1 luglio). Ma la Camera conferma il finanziamento. Una mozione per interromperlo raccoglie solo 30 voti (15 luglio).

Continuano i fermi amministrativi pretestuosi contro le navi Ong per impedire i soccorsi in mare. Adesso è la volta della Geo Barents di Medici senza Frontiere (3 luglio).

(C. P.)

ATTENZIONE
il 21 luglio prossimo ci sarà l’ultimo post prima della pausa estiva: una sintesi sull’aggressione della polizia ai no-global a Genova di vent’anni fa

                     

“Pubblico è meglio”

12 Lug


di Antonio Giuseppe Pasanisi

Da diversi mesi è tornata al centro di convegni e pubblicazioni la discussione intorno all’intervento pubblico nelle dinamiche economiche, per lungo tempo osteggiato dalla narrazione neoliberista in quanto sinonimo di intralcio al libero dispiegarsi del mercato e della modernizzazione. Con il proposito di capovolgere la vulgata anti-statalista, ancora tenacemente radicata, il libro Pubblico è meglio, la via maestra per ricostruire l’Italia – recentemente edito da Donzelli e curato dai giornalisti Altero Frigerio e Roberta Lisi – raccoglie interviste a noti personaggi che si interrogano sul ruolo che, alla luce dei significativi provvedimenti pubblici di sostegno a lavoratori e imprese nei mesi più duri della pandemia, dovrà assumere lo Stato nella costruzione dell’Italia futura, con particolare riferimento alla gestione delle ingenti risorse del PNRR.
Il docente di Economia politica Andrea Roventini, ad esempio, ritiene che lo Stato, attraverso rilevanti investimenti pubblici nella ricerca, possa recitare un ruolo strategico di stimolo alla crescita economica (pp. 63-67). Egli auspica uno Stato innovatore che, nel fissare gli obiettivi strategici di lungo periodo, stabilisca feconde sinergie tra il settore pubblico, le grandi imprese partecipate dallo Stato e l’ambito privato, al fine di sviluppare quelle tecnologie adeguate ad affrontare le sfide incombenti (cambiamento climatico, mobilità sostenibile, qualità della vita nelle città, ecc.).
Anche Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della CGIL, esorta ad abbandonare un paradigma economico basato solo sulla crescita del PIL, e a costruire uno scenario in cui, lungi dal sostituirsi all’impresa privata, il pubblico ha funzione di coordinamento e di indirizzo verso un nuovo modello industriale; un modello caratterizzato dalla ripresa delle filiere produttive (in particolare quelle manifatturiere, abbandonate dopo decenni di esternalizzazioni), dalla riconversione ecologica (attraverso la decarbonizzazione e l’economia circolare) e dalla digitalizzazione (pp. 79-82).
Sulla salute pubblica, l’ex ministro della Sanità Rosy Bindi suggerisce un nuovo modello, governato dalla programmazione e da regole chiare per la salvaguardia del bene salute, che armonizzi interessi pubblici e privati. Bindi, inoltre, avverte l’urgenza di investire notevoli risorse pubbliche nella ricerca di base, di rafforzare il ruolo delle università nella formazione di professioni sanitarie, di individuare una nuova classe politica che abbandoni le logiche clientelari e partitiche nelle nomine di direttori Asl e primari, e restituisca centralità ai diritti fondamentali delle persone e all’interesse della comunità (pp. 114-117).
Inoltre l’ex ministro per i Beni Culturali Massimo Bray individua nella scuola pubblica il motore della ripresa, non solo economica ma anche civile e sociale, del nostro Paese (1). Per questo occorrono, però, cospicui investimenti nell’edilizia scolastica, nell’aggiornamento professionale degli insegnanti, per stabilire un rapporto più equilibrato tra docenti e studenti (mai più classi pollaio!), nella lotta alla dispersione scolastica (rinsaldando la presenza dello Stato nei territori più svantaggiati attraverso i legami con i servizi di welfare e assistenza sociale), nel ripristino di alcune eccellenze del passato (come la scuola a tempo pieno), nel recupero del nostro patrimonio storico-artistico e ambientale (pp. 125-135). Quest’ultimo proposito, mirante a potenziare il senso critico dei cittadini, è al centro della riflessione dello storico dell’arte Salvatore Settis, il quale ritiene improrogabili gli investimenti pubblici nella tutela dei beni culturali attraverso il rafforzamento delle Soprintendenze, da troppo tempo a corto di personale adeguato, per sorvegliare i territori (pp. 142-147).
Per quanto concerne la qualità della vita nei centri urbani, nel denunciarne gli attuali disservizi, l’urbanista Paolo Berdini ritiene indispensabile una guida pubblica nel ricostruire un senso di comunità nelle città perseguendo due obiettivi fondamentali: colmare le divaricazioni sociali sempre più accentuate tra centro e periferie e recuperare le aree interne del Paese, sottoposte a un progressivo spopolamento negli ultimi anni (pp. 155-158).
In conclusione, la giornalista M. Di Sisto ci invita a non considerare l’auspicata centralità dello Stato nell’ottica riduttiva di soluzioni di corto respiro (bonus e sussidi in prossimità delle elezioni, misure una tantum finalizzate ad effimere crescite di PIL, ecc.), ma ad attribuirle una funzione di salvaguardia dell’interesse pubblico attraverso la promozione dei diritti, la protezione dei beni comuni, la garanzia dei diritti essenziali per un’esistenza dignitosa, al fine di evitare che questi aspetti siano piegati alle logiche dell’interesse particolare (pp.201-202).

(1) Dello stesso avviso sono i promotori del Manifesto per la nuova scuola, pubblicato su change.org e sottoscritto da numerosi intellettuali.

Bollettino Diritti umani giugno 2021

1 Lug


— Intorno a due chiese cattoliche del Canada emergono i corpi anonimi di bambini nativi (250 a Kamloops, Columbia Britannica, 29 maggio; e 761 in Saskatchewan, 25 giu.). Fanno parte dei 150mila bambini nativi strappati ai genitori dal 1863 al 1997 e affidati ai religiosi per “civilizzarli”, vietando l’uso della loro lingua e costringendoli a convertirsi. Si parla di genocidio culturale. Ma il genocidio doveva essere anche fisico: come mai così tanti di questi bambini morivano?

ITALIA
— Alla Zampieri di Tavazzano (Lodi) gli scioperanti vengono aggrediti da squadracce assoldate dall’impresa (11 giu.).

— Novara. Adil Belakhdim, dirigente sindacale di SI Cobas, viene travolto e ucciso da un tir Lidl durante uno sciopero (18 giu.). Si batteva contro l’iper-sfruttamento dei facchini.

— Patrick Zaki continua ad essere rimandato in carcere da oltre un anno ogni 45 giorni con false accuse e senza prove. QUANDO LA FINIRA’ L’ITALIA DI VENDERE ARMI AI CARNEFICI DEI NOSTRI GIOVANI? NON ABBIAMO PIU’ NESSUN PUDORE?

— Il tribunale di Asti condanna la ditta distributrice delle Edizioni Paoline per aver sostituito il contratto nazionale della categoria con un altro che non rispetta i diritti (11 giu.).

— Manifestazione a 10 anni dal referendum, mai applicato, che disse sì all’acqua come bene pubblico (12 giu.).

— Reggio Emilia, Saman Abbas, 16 anni, è assassinata dalla famiglia pakistana per aver rifiutato un matrimonio imposto. Quante altre ragazzine dovranno morire prima che si organizzi un sistema efficace di protezione delle ragazze, e di educazione obbligatoria degli immigrati?

Torino, Moises Pirela, venezuelano, e la fidanzato cinese Yang Jing Xiao, vengono fermati mentre camminano e malmenati da tre agenti della Polfer. Un agente minaccia di ammazzarli e dichiara: “Qui non avete diritti” (7 giu.).

— La Procura di Genova chiede il rinvio a giudizio di 59 persone per il crollo del ponte Morandi (25 giu.). “Erano consapevoli del rischio”.

La Procura di S. Maria Capua Vetere emette 52 misure cautelari contro gli agenti carcerari che il 6 aprile 2020 organizzarono una spedizione punitiva contro i carcerati (28 giu. 2021). Questi si erano ribellati perché rischiavano il Covid. Il video diffuso mostra le percosse talora selvagge fatte a freddo contro i singoli carcerati inermi dagli agenti mascherati.

MEDIO ORIENTE
Israele

— Un video di Haaretz mostra le percosse e le torture di agenti israeliani nel carcere di Ketziot a danno dei carcerati di Hamas (11 giu.).

— L’esercito uccide 4 persone (due quindicenni) che difendevano le loro coltivazioni contro un insediamento (abusivo perfino per lo stato israeliano) a Beita, Cisgiordania (11 e 17 giu.).

— Gerusalemme est. 5mila razzisti israeliani, molti giovanissimi, fanno la Marcia delle bandiere al grido di “Morte agli arabi” (15 giu). L’esercito arresta 10 palestinesi che protestano contro la marcia (18 giu).

Palestina. Questa volta non è Israele. Il palestinese Nizar Banat viene percosso a morte in un carcere dell’Anp (Autorità nazionale palestinese) di Abu Mazen (24 giu.). Banat si opponeva all’Anp per mancanza di democrazia.

L’Egitto condanna ad anni di carcere con false accuse le influencer di maggior successo dei social, se sono donne e di bassa estrazione sociale (v. Manifesto 22 giu.).

L’Iran ha eletto presidente Raisi, dopo che Khameney aveva vietato tutte le candidature progressiste. Raisi nel 1988 firmò la condanna a morte di 5mila oppositori di sinistra.

Erdogan bombarda con i droni il campo profughi curdo di Makhmur, nord Iraq (6 giu.).

L’Arabia Saudita – quella del “nuovo Rinascimento”, elogiato a pagamento da Renzi – ha ucciso Mustafa Darwish, per aver partecipato – a 17 anni, nel 2015 – a proteste degli sciiti contro la repressione del regime sunnita (16 giu.).

Qatar: oltre 6500 morti fino al 2010 fra gli immigrati che lavorano alle strutture dei campionati mondiali (19 giu.).

USA
— Per l’encefalopatia traumatica, malattia professionale nel football, i giocatori neri prendono un indennizzo minore, col motivo che i neri hanno “una minore capacità cognitiva di base”! (Manifesto 6 giu.).

— Viene autorizzato il primo farmaco contro l’Alzheimer (7 giu.). E’ di dubbia efficacia, secondo gli scienziati, ma di sicura rapina: costerà ca. 50mila $ l’anno.

— I 25 maggiori miliardari USA, nel 2011-2018, hanno pagato il 3,4% di tasse sul loro reddito, contro il 14% delle famiglie americane medie. I più ricchi (Bezos, Elon Musk, Warren Buffet, Soros) hanno pagato zero tasse in 3 anni su 5. Lo comunica Propublica, fra le ire del FBI (10 giu.).

Minneapolis. Chauvin, il poliziotto che uccise George Floyd, è condannato a 22 anni e 6 mesi (25 giu.).

AMERICA
Daniel Ortega, dittatore del Nicaragua, arresta la candidata avversaria Violeta Chamorro (6 giugno).

Canada, London (Ontario). Una famiglia islamica viene travolta e uccisa da un’auto (8 giu.), seconda la polizia per islamofobia.

Arrestato in Argentina il peggior torturatore del regime di Pinochet, Walter Klug Rivera, estradato dall’Italia in Cile e poi transfuga (12 giu.).

Brasile. La Commissione Giustizia della Camera approva il ddl che permette di abolire la proprietà delle terre degli indigeni a vantaggio dei proprietari terrieri (24 giu.).

— L’ex giudice Sérgio Moro – che aveva ordito le false accuse di corruzione contro Lula, finito in carcere, per impedirgli di candidarsi a presidente – viene dichiarato colpevole dalla Corte Suprema (25 giu.).

Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, ex presidente, dopo 10 anni di detenzione, viene assolto dalla Corte dell’Aia. L’accusa di crimini contro l’umanità gli era stat mossa dall’attuale presidente Ouattara (complice la Francia) perché criticava il colonialismo francese.

— De profundis per la democrazia di Hong Kong. Il quotidiano Apple Daily chiude (23 giugno). Il 17 erano stati arrestati direttore e capo-redattori.

— Ratko Mladic, l’autore dell’eccidio di 5mila donne e bambini bosniaci di Srebrenicza, è condannato all’ergastolo dalla Corte dell’Aja per genocidio (8 giu.).

(C. P.)

La vergogna danese + Bollettino Migranti

28 Giu


“C’è qualcosa di marcio in Danimarca”
a cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo – Commenti esteri n°49 – 28-6-2021


Dopo il famigerato piano per deportare gli immigrati in una piccola isola, la Danimarca è di nuovo sotto i riflettori per due provvedimenti non meno gravi: il 3 giugno ha spostato i centri per richiedenti asilo fuori dall’UE, in Africa; lo scorso mese aveva revocato il permesso di soggiorno a migliaia di rifugiati siriani che vivono in quel paese da un lustro. Motivo: alcune parti della Siria sono ora abbastanza sicure. Il secondo provvedimento è più grave: sradicare centinaia di famiglie di esuli e deportarli in un luogo ostile in cui non hanno più niente e la cui sicurezza è tutt’altro che scontata, è al limite del cinismo.

Riportiamo degli stralci di un articolo della BBC del 19 maggio u.s. dal titolo “Asilo in Danimarca: i rifugiati siriani non sono più i benvenuti”:

Quando il mese scorso la Danimarca è diventata il primo paese europeo a revocare lo status di residente a oltre 200 rifugiati siriani, s’è levata la condanna del parlamento UE, dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e dei gruppi per i diritti umani. Le autorità di Copenaghen sostengono che alcune parti della Siria sono ora abbastanza sicure per il ritorno dei rifugiati.
Ma la questione si è rivelata controversa e gli attivisti hanno programmato proteste in diverse città a sostegno dei rifugiati.
Mohammed Almalees, 30 anni, potrà restare insieme ai suoi fratelli. Ma ai suoi genitori e alla sorella è stato comunicato recentemente che dovranno andarsene.
“Abbiamo vissuto da tre a quattro anni sotto la guerra”, dice.” La casa di famiglia è ora distrutta. I soldati sono venuti per arrestarci perché avevamo protestato”.
Lui e un fratello hanno raggiunto la Danimarca nel 2014 dopo un viaggio in barca dalla Libia all’Italia. Un anno dopo, sua madre Awatif e sua sorella Maya sono arrivati attraverso la Turchia e la Grecia. Se tornano saranno imprigionati.
La Danimarca è stato il primo paese ad aderire alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati nel 1951 ed è stata tradizionalmente uno dei più forti sostenitori europei dei rifugiati. Ma oggi il quadro è cambiato.
Nel 2015 è arrivato in Danimarca un picco di oltre 21.000 richiedenti asilo. Le politiche in materia di asilo sono state notevolmente irrigidite quell’anno e di nuovo nel 2019, allontanandosi dall’integrazione per concentrarsi sulla protezione temporanea e sul rimpatrio.

Il piano danese ricorda gli immigrati dei Caraibi a cui, dopo decenni di vita in UK, vennero negati i diritti legali per la mancanza di documenti ufficiali (2018).
Negli ultimi anni il governo danese è stato uno dei più aggressivi contro i migranti. La polizia sequestra contanti e oggetti di valore dei rifugiati per coprire le spese del loro mantenimento. Pubblica annunci sui giornali stranieri per avvertire i migranti che non sono i benvenuti. I danesi che danno loro un passaggio in macchina sono incriminati per traffico di migranti.

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Bollettino Migranti giugno 2021


Razzismo all’italiana
Moussa Balde, aggredito con calci e bastonate da tre italiani il 9 maggio a Ventimiglia (prognosi di 10 giorni) viene rinchiuso in un Centro Permanenza per Rimpatrio, senza essere ascoltato. Lì si impicca (24 maggio).
Chioggia, 2 giugno. Un medico dell’Inps, nero, va a verificare se un dipendente dichiaratosi malato è in casa. Avvertito dai vicini, il falso malato accorre con un bastone, sbraita insulti razzisti, sequestra il medico e lo minaccia di morte se non firma di averlo trovato in casa. Gli rompe il tablet e il cellulare per impedirgli di chiedere aiuto. I vicini dell’aggressore sghignazzano contro il medico; il quale per poter andar via è costretto a firmare. Il falso malato in cambio gli rompe la macchina e lo minaccia ancora.


Italia e migranti
Draghi fa due appelli per distribuire fra i paesi UE i naufraghi salvati, ma la richiesta non viene accolta (25 maggio e 25 giugno).
Le Ong chiedono a Lamorgese di non bloccare più le loro navi con fermi amministrativi (28 maggio) che fanno crescere i naufragi nel Mediterraneo.

— Di Maio afferma che in Libia bisogna chiudere ai migranti i confini meridionali (come già aveva fatto il governo Berlusconi facendo morire gli immigrati di sete nel deserto).

— Cittadinanzattiva e “Italiani senza cittadinanza” hanno promosso una campagna per dare la cittadinanza a tutti i figli di immigrati cresciuti in Italia (4 giugno, Repubblica).
— Vi ricordate l’art. di Luigi Bisanti (8 febbr.) “I migranti arrivano sani e tornano malati”? Uno studio del Centro europeo prevenzione malattie (Ecdc) lo conferma per il Covid. I migranti si contagiano e muoiono in percentuale maggiore, a causa delle condizioni di vita (Manifesto 4 giu.).
— Nei distretti tessili della Toscana Nord succede di tutto: smaltimento illegale di rifiuti tessili; rischio di infiltrazione mafiosa; licenziamenti di immigrati perché chiedono il rispetto degli orari di lavoro (Texprint) (Manifesto 11 giu.).
Camara Fantamadi, maliano, muore di fatica nel brindisino dopo aver lavorato tutto il giorno sotto il sole a 40 gradi (25 giu.); come Paola Clemente e Abdullah Mohammed nel 2015. Emiliano ha vietato in Puglia il lavoro sotto il sole dalle 12,30 alle 16.

Nel mondo
— Secondo l’Oms, circa 46 milioni di migranti sono esclusi dai programmi di vaccinazione anti-Covid (Guardian 7 maggio).

— L’Alto commissario ONU per i diritti umani condanna Malta per maltrattamento dei migranti (28 maggio).

— La Corte dei Conti UE dichiara l’azione di Frontex opaca e inefficace (8 giugno).
— La Danimarca decide di deportare i migranti in paesi africani (7 giugno) violando ogni diritto umano. L’Unhcr protesta.
Oxfam, 11 giu., ricorda che i rifugiati quando diventano maggiorenni perdono ogni protezione e non hanno diritto a un lavoro legale.
— Il governo israeliano si ricorda che anche i palestinesi hanno bisogno dei vaccini e offre loro 100mila dosi di Pfizer che sarebbero scaduti dopo 10 giorni (20 giu.).
(C. P.)

L’Italia e l’industria delle armi

21 Giu


di Francesco Vignarca (da il Manifesto, 24-3-2021)
Lo scrivevamo proprio un anno fa dalle pagine de il manifesto: mentre l’Italia chiudeva per il Covid-19 le fabbriche di armamenti potevano decidere autonomamente se rimanere aperte grazie ad una concessione del governo che arrivava a definirle «apicali». Lo confermano gli elementi portati all’attenzione del grande pubblico dalla puntata di Presa Diretta [di Riccardo Iacona, Rai 3] di questo lunedì: la «dittatura delle armi» riesce a proteggere con qualsiasi governo gli affari militari. E sicuramente non è nei programmi dell’esecutivo di Mario Draghi e del confermato Lorenzo Guerini un cambio di rotta.
Il ministro è stato chiaro nelle sue linee programmatiche presentate al Parlamento: bisogna agire «valorizzando pienamente l’intero potenziale esprimibile dall’Industria della Difesa, di cui è essenziale assicurare lo sviluppo ed il posizionamento sul mercato europeo ed internazionale». L’obiettivo sarebbe «impiegare le risorse della Difesa per sviluppare pienamente l’intero potenziale esprimibile dall’Industria di settore, attraverso una rinnovata sinergia», anche e soprattutto in questa fase delicata, ritenendo «fondamentale investire nel pieno rilancio dell’industria della Difesa, non solo quale settore trainante dell’economia ma (…) in quanto presidio di sovranità, libertà, sicurezza e prosperità per il futuro del Paese». Tralasciando l’immagine di armi viste come presidio di «libertà e sicurezza» è importante anche domandarsi se sia così vero anche il collegamento con la «prosperità» dato sempre troppo facilmente per scontato. E troppo spesso utilizzato come scusante per giustificare scelte distruttive.
Partiamo dal fatturato. Secondo uno studio del 2018 realizzato da Ambrosetti in collaborazione con Leonardo [ex Finmeccanica], il comparto italiano di Aerospazio, Difesa e Sicurezza varrebbe nel complesso 13,5 miliardi di euro all’anno. Secondo Aiad (la Confindustria «militare»), il totale delle aziende di questo settore svilupperebbe un fatturato di 15,5 miliardi. Altre stime arrivano ad una quota di 16,2 miliardi. Dunque, approssimando per eccesso (e non tutte le aziende del comparto si possono considerare esclusivamente militari), si può considerare una produzione totale di 17 miliardi tutta stimata pre-Covid. Se la confrontiamo con il Pil del 2020 (già fortemente impattato dalla pandemia) si arriva di poco a superare la misera quota dell’1%, che in realtà è più verosimilmente uno 0,9% in condizioni normali. Davvero stiamo parlando di un’industria «fondamentale e insostituibile» su cui puntare con investimenti pubblici robusti e per la quale chiudere un occhio (o forse due) dal punto di vista etico e delle norme da rispettare? Lo stesso si può dire per l’export, da sempre magnificato come elemento di valore da parte dell’industria militare ma che alla prova dei dati non è così significativo. Infatti non tutto l’export delle aziende con capitale tricolore è davvero «italiano»: soprattutto le più grandi hanno una parte preponderante della produzione fuori dai confini nazionali (ad esempio Leonardo dice che solo il 16% dei propri ricavi è basato in Italia).
Limitandoci a quello militare abbiamo un dato fissato dai circa 3 miliardi certificati dalla Relazione al Parlamento della legge 185/90, che possiamo arrotondare a 3,5 valutando che non tutte le vendite di armamenti passano per quella strada (e possibili slittamenti temporali, tanto è vero che sempre Leonardo ha dichiarato di aver esportato da sola 2,9 miliardi di prodotti militari nel 2019). Anche in questo caso stiamo parlando di cifre residuali rispetto al totale di circa 480 miliardi di euro di «made in Italy», uscito dalla Penisola: poco più dello 0,7%. Infine i dati sull’occupazione principale forma di «ricatto», – soprattutto in alcune aree del Paese – per costringere la politica ad assecondare l’economia armata. Le varie stime (sempre di fonte industriale) convergono più o meno su 50.000 occupati diretti e 200-230.000 se consideriamo un non meglio precisato «indotto» (sicuramente peraltro non solo militare). Stiamo parlando di «ben» lo 0,21% (o 1% nel caso dell’indotto) di tutta la forza lavoro italiana a fine 2020. Non certo la parte preponderante degli occupati in Italia, che ad esempio per la sola piccola e media impresa ammontano a qualche milione.
E allora perché continuare ad ostinarsi a trovare una «giustificazione economica» per il sostegno incondizionato all’industria delle armi, quando risulta evidente che soprattutto valutando il medio periodo la spesa militare è infruttuosa anche da quel punto di vista? Lo dimostrano studi condotti negli Usa (dove il moltiplicatore è vantaggioso per il militare, visti i budget mostruosi del Pentagono) per cui ogni milione di dollari speso nella difesa porta a meno di 7 occupati, mentre la stessa cifra nell’energia pulita ne produrrebbe poco meno di 10, nell’educazione di base oltre 19, nell’educazione superiore più di 11 e nella cura sanitaria oltre 14 [corsivo nostro]. Dunque, a chi giovano gli investimenti armati? Al Paese nel suo complesso sicuramente no.
L’autore è attivista della Rete italiana Pace e Disarmo

Per una tassa europea sulla ricchezza

14 Giu


di Foundation for European Progressive Studies e Renner Institut – marzo 2021

Questo studio propone una tassa europea per “un rilancio giusto e verde” dell’economia. Pubblichiamo qui, in traduzione, il testo quasi completo delle conclusioni.

Conclusioni
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Primo. [Secondo la BCE] nei paesi dell’euro la ricchezza delle famiglie è molto concentrata: l’1% più ricco possiede il 32% del totale della ricchezza netta, mentre il 50% più povero delle famiglie ne possiede solo il 4,5%. Ciò significa che le famiglie più ricche hanno la possibilità di pagare i costi del Covid-19 e della crisi climatica molto di più di quanto si prevedesse. Tassare l’1 o il 3% più ricco … può essere giustificato [anche] dal fatto che i più ricchi lasciano un’impronta CO2 maggiore. … Molti europei percepiscono come giuste le tasse sulla ricchezza perché rendono possibile ridurre o addirittura invertire la tendenza verso un crescente concentrazione della ricchezza. Quindi queste tasse possono essere uno strumento decisivo per ottenere il sostegno pubblico per una transizione verso un’economia a bassa intensità di risorse e carbon neutral … che si allontani dall’energia fossile. Infatti tassare la ricchezza danneggia meno la ripresa post-Covid delle tasse sul consumo.

Secondo. Questo studio dimostra che una tassa sulla ricchezza netta può dare introiti sostanziali anche in presenza dell’evasione fiscale. [Il potenziale di questa tassa è sottostimato nei nostri calcoli]. … La sola altra tassa discussa in questo studio che mostra un potenziale di entrate pubbliche simile è una tassa complessiva sul reddito delle imprese, armonizzata con una percentuale minima del 35% su tutti i paesi UE. [Questa] insieme con la ricchezza netta possono rendere fra 301 e 1.027 miliardi di entrate. Questo sarebbe un grande passo verso la mobilitazione degli 855 miliardi di euro l’anno che sono necessari per la trasformazione carbon neutral dell’economia (Wildauer et al. 2020).

Terzo. Una combinazione fra scelte oculate, più risorse e migliori infrastrutture nell’organizzazione dell’esazione delle tasse renderebbe possibile la tassa sulla ricchezza netta. Per le scelte oculate, una soglia di esenzione fra 1 e 2 milioni, non solo renderebbe esente fra il 97 e il 99% delle famiglie ma, combinato con una larga base imponibile e con una tassazione progressiva, eliminerebbe molti dei problemi della tassazione che in passato l’hanno resa incerta, come la mancanza di liquidità dei soggetti tassati e le scappatoie create dalle regole per l’esenzione.

[Bisognerebbe] attrezzare l’apparato fiscale di infrastrutture appropriate, come database per la valutazione degli immobili. Esistono esempi pratici, come la valutazione in Svizzera o l’esame di terze parti in Norvegia che si possono usare come punti di riferimento. …

E’ opportuno che questa tassa sia istituita a livello europeo perché ciò riduce lo spazio per l’evasione e l’elusione fiscale e rafforza il potere delle autorità fiscali. Questa tassa non solo fornirebbe le risorse necessarie per trasformare l’Europa in una società sostenibile ma sarebbe uno strumento molto efficace per ridurre la concentrazione della ricchezza nelle mani dell’1% più ricco (circa 1,9 milioni di famiglie nell’area euro) che adesso detiene il 32% della ricchezza totale.

Infine, usare questa tassa per collegare e potenziare le autorità fiscali in Europa e le loro infrastrutture, soprattutto beneficiando di registri di proprietà, fornirebbe un dividendo di equità nella forma di un’accresciuta capacità dell’Europa di combattere efficacemente l’evasione e il crimine organizzato in generale.

Terre rare, l’oro del futuro in mano a Cina e Giappone

7 Giu


di Rachele Gonnelli (brani da Sbilanciamoci, 20-2-2021)
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Sostituire la benzina con la batteria, con batterie sempre più potenti, capaci di immagazzinare l’energia del sole e del vento, è possibile ma ha costi ambientali notevoli. E implicazioni geopolitiche che già iniziano a delinearsi sul reperimento e la raffinazione del nuovo “oro” energetico: le terre rare. Le terre rare o lantanidi sono 17 elementi chimici dai nomi curiosi tipo gandolino, ittrio, europio, terbio, olmio, tulio, lutezio, che non sono affatto rari sulla crosta terrestre ma hanno impegnato gli scienziati per almeno vent’anni, a partire dagli anni ’30, per essere scoperti e classificati. Poi gli scienziati hanno impiegato altri trenta anni per capire cosa farne. Per loro natura questi ossidi tendono infatti a essere difficilmente districabili e distinguibili, presentandosi in natura spesso legati tra loro in una “zuppa” di minerali. Le loro prestazioni chimiche, anche se usati in percentuali minime, sono fondamentali per tutta la nuova frontiera della tecnologia, dall’elettronica di precisione alle batterie, appunto, al funzionamento delle reti 5G. Sono essenziali nella fabbricazione dei telefonini cellulari, negli impianti di raffinazione del petrolio, in applicazioni sanitarie come certe terapie oncologiche e nella diagnostica per immagini, nelle lampade a Led, nei televisori e negli schermi al plasma o a tecnologia Oled, nei semiconduttori. E “last but not least” nell’industria degli armamenti.
I quattro quinti di tutte le terre rare assorbite dal mercato mondiale provengono dalla Cina, in particolare dalla Mongolia interna ma non solo. E il governo di Pechino ha recentemente rinnovato la minaccia di contingentare fortemente l’esportazione di questi prodotti, in particolare verso gli Stati Uniti come ritorsione per l’annuncio da parte di Washington di vendere armamenti a Taiwan. Chiudere i cordoni dell’export di terre rare da parte della Cina potrebbe nell’immediato mettere a rischio la produzione dei caccia F35. Ma potrebbe essere un’arma a doppio taglio, come spiega un lungo articolo del Financial Times del 16 febbraio, perché spinge gli Stati Uniti a cercare altre zone del mondo dove estrarli … Biden, a quanto sembra, firmerà entro la fine di febbraio un ordine esecutivo teso ad accelerare gli sforzi di emancipazione dalla Cina delle catene di fornitura per i chip ed altri prodotti strategici del settore tecnologico. Lo scrive il quotidiano “Nikkei”, che ha ottenuto una copia della bozza del decreto, e secondo cui tale iniziativa strategica verrà assunta in partenariato con Taiwan, Giappone e Corea del Sud. Il decreto si concentrerà in particolare su semiconduttori, batterie per veicoli elettrici, le forniture mediche. …
Anche la Cina stessa, del resto, ha sempre più fame di terre rare per le sue industrie, visto che solo per quanto riguarda l’automotive conta di avere un parco auto al 20 per cento ibrido o elettrico già entro il 2025.
Gli Stati Uniti monitorano pertanto ciò che succede nell’isoletta più orientale dell’arcipelago del Giappone, dove è stato scoperto un immenso giacimento di terre rare: l’isola di Minami Torishima o “dell’uccello meridionale”.
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Al momento i costi di estrazione di questi fanghi [ che contengono] superdosi di terre rare sono proibitivi e anche in questo caso dovrebbero essere valutati anche i costi indiretti della contaminazione di una zona di mare ancora incontaminata. Ma se le energie rinnovabili dovessero davvero avere un boom, in particolare le mega batterie per gli impianti eolici offshore e quelle per le auto elettriche di una popolazione mondiale che presto raggiungerà i dieci miliardi di abitanti, è possibile che si arriverà a sfruttare le risorse di Minami Torishima. La casa automobilistica Toyota si è già accaparrata, quest’estate, un contratto in tal senso. L’alternativa a ciò può essere soltanto un riutilizzo delle terre rare contenute nei prodotti in uso. La tecnologia sarebbe forse meno “spaziale” ma avrebbe senz’altro bisogno di un’economia circolare vera, tutta improntata al riciclo dei rifiuti e dei componenti. Sarebbe un’economia a più alto tasso di lavoro, ma meno appetibile per le grandi industrie, estrattive e non. ….

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Bollettino dell’ambiente giugno 2021

La nave dei veleni che sta affondando al largo di Sri-Lanka è una bomba ecologica iper-distruttiva. E’ una delle tante “carrette del mare” che viaggiano indisturbate, senza controlli. Ha chiesto asilo a molti paesi per evitare l’affondamento ma è stata respinta. Non c’è stata nessuna autorità internazionale che obbligasse qualcuno a ospitarla e salvarla.

— La UE aveva vietato l’uso dei pesticidi neo-nicotinoidi che uccidono le api. Oggi la Corte di Giustizia europea respinge il ricorso della Bayer contro il divieto.


— L’Agenzia internazionale dell’energia afferma che, per raggiungere gli obiettivi climatici entro il 2050, bisogna interrompere subito i nuovi investimenti in petrolio, gas e carbone, ed ciò “è fattibile” (Internazionale online 19 maggio).


— La Turchia ha vietato le importazioni di rifiuti polimerici, come sacchetti o bicchieri di plastica (The Guardian 19 maggio).


— I ministri dell’ambiente dei G7 hanno deciso di interrompere i finanziamenti diretti alle centrali elettriche a carbone nei paesi poveri.


— Un tribunale olandese ha stabilito che entro il 2030 la Shell dovrà diminuire le proprie emissioni di gas serra del 45% rispetto ai livelli del 2019. Adesso la Shell “mette a rischio il rispetto dei diritti umani e le vite delle persone” (Reuters).


— Vicenza. 15 manager della Miteni sono accusati di inquinare l’acqua di una vasta area col Pfas (Manifesto 28 apr.).

Bollettino dei Diritti umani, maggio 2021

1 Giu

Brevetti sui vaccini. India e Sudafrica chiedono ancora la sospensione per 3 anni. Sono favorevoli Biden, OMS, WTO, moltissime Ong e Associazioni, e il 70% della popolazione dei paesi G7. Ma la UE è contraria e le ditte produttrici – che hanno avuto “imponenti finanziamenti” (parole di Draghi) – protestano.
Biden finanzierà il Piano per le Famiglie (1.800 miliardi $ per istruzione, assistenza sanitaria, misure anti povertà) aumentando dal 37% al 39,6% le tasse dell’1% più ricco della popolazione.


ITALIA. Il Senato approva la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki (14 apr.). Draghi dice che la cosa non riguarda il governo.
— Continua la strage delle morti sul lavoro. Spesso sono dovute a ritmi o orari eccessivi imposti per risparmiare personale o a scarse protezioni dovute.

— La tragedia della funivia del Mottarone (14 morti) non è solo colpa dell’avidità ma anche della mancanza di controlli pubblici.

USA. La National Rifle Association, che paga molti deputati per impedire leggi di restrizione alla vendita di armi, risulta associazione non profit (come quelle di beneficenza) e quindi non paga tasse.

— Un anno fa, veniva ucciso George Floyd, ma il Senato non è ancora riuscito ad approvare una legge per limitare la violenza della polizia (Cnbc).

— L’editore Norton manda al macero la biografia su Philip Roth dopo che l’autore B. Bailey viene accusato di violenza sessuale (Internazionale 30 apr.). Ma che c’entra questo con la sua traduzione?

— La Florida, come altri stati repubblicani, ha votato una legge che limita la possibilità di votare per posta (Cnn).

— Il procuratore di Washington accusa Amazon di sfruttare la posizione dominante per “danneggiare la libera concorrenza” e “bloccare l’innovazione (Repubblica 26 maggio).
— Dall’inizio dell’anno sono morti per arma da fuoco più di 7.500 (HuffPost).

EUROPA. Per la Commissione europea i giganti digitali non scoraggiano le informazioni false perché attirano più pubblicità (Internaz. 20 maggio).
— La Corte europea per i diritti umani (Cedu) dichiara illegali le intercettazioni di massa dei servizi di spionaggio britannico (26 maggio). Era fatto insieme con gli USA in tutto il mondo. Per averlo rivelato, Snowden è tuttora perseguitato.
— Spagna. Vittoria dei rider, che vengono dichiarati lavoratori dipendenti (12 maggio).

Russia. I giudici ordinano di chiudere gli uffici di Navalny per “estremismo” (30 aprile). Il Parlamento approva la legge che impedisce ai coinvolti in organizzazioni estremiste di essere eletti in Parlamento. Il gioco è fatto!

Ungheria. 24 maggio: dichiarata incostituzionale la legge del 2018, che aumenta il tetto degli straordinari a 400 ore l’anno e consente di ritardare i pagamenti (Open).

AMERICA
Brasile. La polizia aggredisce con pretesti una favela di Rio e uccide 27 persone, tre quarti delle quali nere, senza prove di colpevolezza. Nei primi 3 mesi del 2021 la polizia ha ucciso a Rio 5 persone al giorno (Manifesto 8 e 13 maggio).
Cile. La destra non ottiene nemmeno un terzo dei membri della Costituente. I Mapuche rappresentati (17 maggio).
Colombia. Da un mese l’esercito e gli squadroni della morte di Duque sparano sui manifestanti che protestano. Centinaia di morti.

AFRICA
Marocco. I giornalisti Radi e Raissouni fanno lo sciopero della fame in carcere.

Egitto. I genitori di un prigioniero politico, al-Shweik, denunciano lo stupro subito dal figlio e vengono a loro volta arrestati (Manifesto 29 apr.).

Algeria. Djabelkheir, studioso dell’Islam, è condannato a 3 anni di carcere per “offese alla religione” (6 maggio). — Oltre 2mila manifestanti arrestati nelle ultime settimane.
Sudan. Il Sudan dichiara l’infibulazione un crimine, punibile con 3 anni di carcere (2 maggio). La pena è mite, ma è un grande passo avanti.
Madagascar. La deforestazione sta facendo morire per fame un milione di persone, e procura danni irreversibili nei bambini.
Nigeria. Revocate le licenze petrolifere di Eni e Shell (Manifesto 27 maggio).


ASIA. Afganistan. Strage di studentesse a Kabul, colpevoli di voler studiare. 58 morti e 150 feriti nel quartiere sciita (8 maggio), pare sia stata Al Qaeda.
Myanmar. Total e Chevron hanno sospeso il pagamento dei dividendi alla società di stato del gas (FT). — La giunta militare scioglie il partito di San Suu Kyi. In un mese oltre 800 manifestanti uccisi. (Reuters). — Secondo osservatori indipendenti, nelle elezioni del 2020 non ci furono brogli. Smentita la giunta militare.

LE SCUSE DEI COLONIZZATORI
— Un giudice di Belfast ha stabilito che la strage di Ballymurphy (1971, Irlanda del Nord) fu colpa dei militari britannici. Le 11 persone uccise erano “innocenti e disarmate”, e non membri dell’Ira (Il Fatto Quotidiano, 11maggio). Boris Johnson si scusa.

— La Germania ha riconosciuto come genocidio l’eccidio di 65mila pastori fatto dalle truppe all’inizio del ‘900 nell’attuale Namibia (Dw). Ma offre solo 1 miliardo come risarcimento.
Macron chiede perdono al Ruanda per la complicità francese nel genocidio dei Tutsi (1994, 800mila uccisi), ma “non si scusa”.

“L’utilizzo strumentale della Shoah” non a nostro nome

31 Mag

NotInOurNames (ricevuto via WhatsApp il 19 maggio 2021)

Siamo un gruppo di giovani ebree ed ebrei italiani. 
In questo momento drammatico e di escalation della violenza sentiamo il bisogno di prendere la parola e dire #NotInOurNames, unendoci ai nostri compagni e compagne attivisti in Israele e Palestina e al resto delle comunità ebraiche della diaspora che stanno facendo lo stesso. Abbiamo già preso posizione come gruppo quest’estate condannando il piano di annessione dei territori della Cisgiordania da parte del governo israeliano e il nostro percorso prosegue nella sua formazione e autodefinizione. Diciamo #NotInOurNames: 
-gli sfratti a Sheikh Jarrah e la conseguente repressione della polizia
-gli ultimi episodi repressivi sulla Spianata delle Moschee 
-il governo israeliano che pretende di parlare a nome di tutti gli ebrei, in Israele e nella diaspora
-i giochi di potere (di Netanyahu, Hamas, Abu Mazen) che non tengono conto delle vite umane
-i linciaggi e gli atti violenti che si stanno verificando in molte città israeliane
-il bombardamento su Gaza
-il lancio di razzi indiscriminato da parte di Hamas 
-la riduzione del dibattito a tifo da stadio
-l’utilizzo strumentale della Shoah sia per criticare che per sostenere Israele 
-le posizioni unilaterali e acritiche degli organi comunitari ebraici italiani
-gli eventi di piazza organizzati dalle comunità ebraiche con il sostegno della classe politica italiana, compresi personaggi di estrema destra e razzisti
-la narrazione mediatica degli eventi in Medio Oriente che non tiene conto di una dinamica tra oppressi e oppressori
-qualunque iniziativa e discorso che veicoli rappresentazioni islamofobe e antisemite.

La situazione attuale rappresenta l’apice di un sistema di disuguaglianze e ingiustizie che va avanti da troppi anni: l’occupazione israeliana dei Territori Palestinesi e l’embargo contro Gaza incarnano l’intollerabile violenza strutturale che il popolo palestinese subisce quotidianamente. Condanniamo le politiche razziste e di discriminazione nei confronti dei palestinesi. All’interno delle nostre società riteniamo necessaria ogni forma di solidarietà e mobilitazione, ma ci troviamo spesso in difficoltà. Pur coscienti che antisionismo non sia sinonimo di antisemitismo, osserviamo come un antisemitismo non elaborato, che si riversa più o meno consciamente in alcune delle giuste e legittime critiche alle politiche di Israele, rende alcuni spazi di solidarietà difficili da attraversare. Si tratta di una impasse dalla quale vogliamo uscire, per combattere efficacemente ogni tipo di oppressione. 

Aliza Fiorentino, Sara De Benedictis, Daniel Damascelli, Bruno Montesano, Teodoro Cohen, Micol Meghnagi, Michael Blanga-Gubbay, Susanna Montesano, Michael Hazan, Beatrice Hirsch, Giorgia Alazraki, Bianca Ambrosio, Alessandro Fishman, Tali Dello Strologo, Giulia Frova, Sara Missio, Alessandro Dayan. Ruben Attias, Keren Strulovitz, Enrico Campelli, Jonathan Misrachi, Yael Pepe, Claudia Pepe, Daniel Disegni, Sara Buda, Dana Portaleone, Ludovico Tesoro, Viola Gabbai, Edoardo Gabbai, Benjamin Fishman, Lorenzo Foà, Alessandro Foà, Giulio Ambrosio, Gaia Fiorentino, Joy Arbib, Nathan De Paz Habib, Joel Hazan, Tami Fiano, Emanuel Salmoni #notinmyname #noninmionome #endtheoccupation #stopthewar #savesheikhjarrah #ebreicontrooccupazione

(Si noti che questo documento non parteggia per Hamas o Abu Mazen, parteggia per i diritti dei palestinesi, che finora sono stati difesi soltanto da alcuni intellettuali ebrei e da piccoli gruppi politici. Lo stesso atteggiamento hanno avuto alcuni giovani ebrei in USA e probabilmente in altri paesi. Questo fa sperare nell’inizio di una svolta)