Scheda 13 – Cronaca del mese

15 Gen

Cronaca del mese
° 6 nov. In un gommone salvato, oltre ai 64 vivi, vengono trovate 26 ragazze tra i 14 e i 18 anni, tutte morte; possibili vittime – pensa il pm di Salerno – di abusi e torture prima di partire. Probabilmente erano state schiavizzate per prostituirle. Carlotta Sami, portavoce UNHCR, dichiara che queste tragedie aumentano per l’assenza delle Ong (seguita alla politica di Minniti).

° Il 9 nov. la Guardia costiera libica cerca di impedire la fuga di alcuni migranti dalla loro nave verso quella della Ong See Watch, con violenze su di loro (si capisce perché scappavano), patate lanciate contro il personale della Ong e infine falciando gli emigranti che si erano lanciati in mare. Risultato: 50 morti. Questa è la Guardia libica che il governo italiano finanzia per frenare il flusso di migranti verso l’Italia.

° Il governo di Tripoli ha impedito alla delegazione ONU di visitare il sud della Libia. Lo scrive Romano Prodi sul Messaggero, 29-X-’17. La visita è stata resa possibile grazie all’Italia (lo dice Minniti il 15 nov.). Ma la visita rivela una situazione tragica. I media del 12-13 novembre mostrano le immagini delle torture subite dai migrant nelle prigioni libiche e della loro vendita come schiavi. Il 22 nov. Guterres, segretario generale ONU, definisce le immagini abominevoli.

° 13 nov.: Anthony, 5 anni, della Sierra Leone, viene salvato dalla morte per freddo al Brennero. Era stato nascosto sotto il treno per attraversare il confine.

° 13 nov.: vengono rinviati al processo gli ufficiali italiani (la capitana della nave Libra e i due ufficiali della Guardia costiera che le ordinarono di non intervenire) che l’11 ottobre 2013 si rifiutarono di salvare un barcone che affondava, nonostante fossero lì vicino e nonostante le telefonate disperate del chirurgo siriano che era sul barcone (268 morti).

° 13 nov. Tripudio in Europa per la decisione di costituire una difesa comune. La Mogherini spiega: “Si rafforzerà il controllo delle frontiere” (Repubblica 14-XI-’17).

° 15 nov. i giornali danno notizia di un accordo concluso fra il governo di Tripoli e i capi-tribù del sud della Libia per fermare il flusso migratorio. L’accordo si è realizzato con la mediazione della Russia (?).

° Report (RAI 3) del 20 nov. documenta che alcune Ong hanno effettivamente tollerato la presenza dei “facilitatori”, tramite tra i migranti e le navi di salvataggio. Aggiunge che un campo profughi in pieno deserto, in Tunisia, è stato abbandonato dall’UNHCR (organizzazione ONU per i rifugiati) perché erano migranti economici, e quindi non di loro competenza.

° Il 25 nov., davanti alle coste libiche, c’è un ennesimo naufragio, con 30 vittime.

° La UE ha stanziato due tipi di fondi per il progetto: l’Africa Trust Fund (3,2 miliardi) per la gestione dei migranti) e il Fondo di investimenti esteri: 3,4 miliardi, che nel prossimo bilancio UE 2020-27 dovrebbero diventare 20-25 (Repubblica 26-XI-’17).

° Dal 27 al 30 nov. si svolgerà ad Abidjan (Costa d’Avorio) il vertice fra UE e Unione Africana per concordare il Piano Marshall per l’Africa.

Dati
° Le persone colpite dalla carestia in questi giorni in Yemen, Somalia, Sudan e Nigeria sono 20 milioni (agenzie di stampa). Ma in tutta l’Africa soffrono la fame ben 490 milioni di persone e il tasso di malnutrizione cronica nell’area sub-sahariana è del 22,7% (L’Avvenire, 19-XI-’17).

° Nel 2050 si prevede una popolazione in Africa di 2miliardi e mezzo, di cui il 60% sarà sotto i 30 anni.

(Questo articolo è la scheda di Migranti e Sviluppo n. 13)

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Franzini e Pianta: le cause delle diseguaglianze crescenti

15 Gen

di Aldo Randazzo
Maurizio Franzini e Mario Pianta esaminano il tema delle diseguaglianze da diversi anni. L’ultimo lavoro comune (Disuguaglianze – Quante sono, come combatterle, Laterza, 2016) può considerarsi una loro sintesi aggiornata.
In questo decennio l’accumulazione del capitale e la distribuzione della ricchezza e del reddito sono stati regolati e determinati da un accresciuto potere finanziario. Stiglitz e Piketty sono gli analisti che hanno approfondito questi temi e giustamente sono tra i più citati dai nostri autori.
Quattro sono i “motori” che Franzini e Pianta individuano quali cause delle diseguaglianze:
Il potere del capitale sul lavoro. La crescita di questa potere appare dal confronto tra la crescita della produttività e quella dei salari medi. “Ponendo pari a 100 i valori del 1991, la produttività ha raggiunto un indice di 117 e i salari sono poco sopra 106”. È evidente che la maggiore produttività ha determinato un incremento di profitto a danno dei salari. Le nuove tecnologie e la progressiva perdita delle tutele contrattuali dei lavoratori hanno determinato la precarizzazione e la svalorizzazione del lavoro. Da tale sviluppo hanno guadagnato anche i top manager e i professionisti ottenendo redditi un tempo insperati; mentre le nuove tecnologie hanno favorito le figure più professionalizzate. In controtendenza sono i dati relativi al confronto tra paesi di antica o recente industrializzazione; infatti le differenze nel reddito medio tra paesi si sono ridotte. Le delocalizzazioni hanno migliorato le condizioni di vita di tante popolazioni diseredate ma hanno peggiorato quelle dei paesi già industrializzati. Riguardo alle ricchezze accumulate, grazie a operazioni speculative favorite dall’ascesa della finanza, quelle private sono cresciute più del PIL alimentando, anche per questa via, le diseguaglianze di reddito.
Il capitalismo oligarchico. I maggiori rendimenti da capitale sono sempre più frutto di condizioni di monopolio e oligopolio che accrescono il condizionamento politico di poche famiglie. Il trasferimento delle grandi ricchezze di generazione in generazione cristallizza inoltre gli assetti sociali, limitando la mobilità. Politiche fiscali favorevoli nelle successioni ereditarie sono state perseguite in quasi tutti i paesi. A patrimoni diversi sono correlati redditi diversi. I paesi dove la trasmissione intergenerazionale della diseguaglianza sono più marcate sono gli USA, il Regno Unito, l’Italia e la Spagna. Le diseguaglianze sono attenuate per Danimarca, Svezia e Giappone.
L’individualizzazione del lavoro. Le condizioni di lavoro sempre più parcellizzate e ridotte ad attività isolata, hanno indebolito il potere contrattuale dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Inoltre, alle diverse capacità economiche delle famiglie corrispondono diversi livelli d’istruzione dei giovani. Ciò determina gerarchie sempre più rigide nelle strutture sociali.
L’arretramento della politica. A partire dagli anni Ottanta, con l’affermarsi di politiche neoliberiste, gli Stati hanno progressivamente rinunciato alla loro funzione redistributiva indebolendo la tassazione su redditi e patrimoni. La finanza è divenuta la forza dominante nella maggior parte delle economie contribuendo ad indebolire le politiche di welfare sociali e accentuando tutte le forme di diseguaglianza. Anche in questo caso le differenze penalizzano maggiormente i paesi mediterranei rispetto al Nord Europa.
Questi quattro motori interagiscono tra loro generando diseguaglianze economiche e sociali. Ma è in particolare “l’arretramento della politica” che amplifica e rende irreversibile il processo: “meno politiche su disuguaglianze di mercato, minore redistribuzione attraverso tasse e spesa pubblica”. Se un tempo era diffusa l’idea che le diseguaglianze stimolassero la crescita, è evidente che oggi non è così: le diseguaglianze limitano i fattori di crescita.
Per invertire le tendenze in atto, Franzini e Pianta individuano alcune misure che riguardano principalmente: il contenimento del potere della finanza attraverso un sua regolamentazione; la limitazione delle posizioni di rendita; il miglioramento dei salari, redistribuendo adeguatamente il frutto della maggiore produttività; la modifica del sistema impositivo per redditi e patrimoni a favore delle fasce più deboli; il rafforzamento dell’istruzione pubblica, dando alle famiglie possibilità d’accesso non legate al reddito; l’introduzione di un reddito minimo universale che assicuri una vita dignitosa.
Non abbiamo riportato dati e citazioni, di cui il testo è ricco. Il quadro sulle cause delle diseguaglianze appare esaustivo per i dati ufficiali noti. Ma gli stessi autori riconoscono come insufficiente la conoscenza sulle diseguaglianze dovute a traffici illeciti, corruzione, evasione ed elusione fiscali, etc. Su questo, l’analisi può procedere solo per stime e supposizioni.

Migranti e Sviluppo n. 13 – 12/2017

7 Dic

Risultati immagini per La vendita degli schiavi in Libiamensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 n.13 chiuso il 26 novembre 2017 Continua a leggere

Metamorfosi Boko Haram

20 Nov

di Marco Cochi (da NigriziaNotizie 31 ottobre 2017) 

Risultati immagini per Boko Haram

    L’annunciata uccisione della moglie dello storico leader di Boko Haram è un duro colpo al movimento terrorista che, diviso al suo interno in fazioni e braccato dagli eserciti di cinque stati, sembra si stia dedicando con sempre più determinazione al commercio illegale di armi e droga.   Continua a leggere

Il partito personale e la democrazia

13 Nov

l’articolo 13-11-2017 di Oreste Massari

Risultati immagini per Il partito personale e la democraziaC’è un tipo di partito che mi pare del tutto in antitesi con i requisiti funzionali che la logica di funzionamento della democrazia richiede ai partiti politici, ed è il cosiddetto partito personale. Continua a leggere

Si aggrava la crisi anglofona in Camerun

6 Nov

il documento – Africa senza pace, n. 2 di Marco Cochi

da Nigrizia Notizie, martedì 24 ottobre 2017

Risultati immagini per Si aggrava la crisi anglofona in CamerunLe proteste della popolazione di lingua inglese in Camerun contro il governo centrale, in corso da un anno, sembrano essere sfuggite di mano al presidente Paul Biya. La sua violenta repressione ha ottenuto solo il rafforzamento delle istanze secessioniste delle due regioni occidentali. La situazione è al limite dello scontro armato, ma può rientrare con il dialogo e immediate concessioni autonomiste. Continua a leggere

Migranti e Sviluppo n. 11-12/2017

30 Ott

Risultati immagini per gli africani emigranomensile di Sviluppo Felice e humanfirst.it a cura di Cosimo Perrotta e Gianluca Palma

 11-12– chiuso il 29 ottobre 2017 Continua a leggere

NOBEL PER L’ECONOMIA 2017: L’IRRAZIONALITÀ DEI PROCESSI DECISIONALI

24 Ott

l’articolo 23-10-2017 di Piero Rizzo

Un principio della teoria dominante, per cui le decisioni economiche derivano da calcoli razionali, negli ultimi decenni è stato messo in discussione dalla economia comportamentale.

Uno dei pionieri di quest’ultima è Richard  Thaler, dell’ università di Chicago, Premio Nobel 2017. Le motivazioni del premio della Royal Swedish Academy of Sciences sono che egli “ha inserito ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale. Esplorando le conseguenze di una razionalità limitata, preferenze sociali e carenza di self-control egli ha dimostrato come i tratti umani sistematicamente influenzino sia le decisioni individuali che gli esiti del mercato”. Continua a leggere

Africa senza pace n. 1 / Rwanda, tortura e impunità

16 Ott

Il documento 16-10-2017

Risultati immagini per RwandaPubblichiamo qui il primo di una serie di documenti che parlano dei massacri e le violazioni dei diritti umani che si svolgono oggi in Africa. Dedichiamo questi documenti a chi ritiene che i profughi che arrivano in Europa da paesi non ufficialmente in stato di guerra non abbiano diritto all’accoglienza.

 

Rwanda, tortura e impunità Continua a leggere

Il Meccanoscritto

9 Ott

Risultati immagini per Meccanoscritto

articolo del 09-10-2017 di Claudia Sunna

Il Meccanoscritto (a cura del collettivo MetalMente, Wu Ming 2 e Ivan Brentari, Roma, Alegre. 2017) è un libro difficile da classificare. Per molti versi è un testo storico, sono infatti ripubblicati i racconti scritti dagli operai che, nel 1963, parteciparono ad un concorso letterario indetto dalla FIOM di Milano per raccontare le proteste operaie dei primi anni Sessanta. Oltre a questi testi vengono pubblicati dei racconti scritti, a partire dal 2014, da un gruppo di lavoratori, il collettivo MetalMente. I testi del passato e del presente sono tenuti insieme da ‘Infrastorie’ che contestualizzano i temi trattati dai lavoratori del passato e del presente e che dunque spiegano cosa è cambiato e cosa resta immutato nelle rivendicazioni e nelle aspettative dei lavoratori. Continua a leggere

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