Bollettino Diritti umani febbraio 2021

2 Mar

I vaccini “per tutti”. I paesi ricchi volevano destinare 7,5 miliardi di dollari ai vaccini per i paesi più poveri, ma la proposta è sparita. — Anche la richiesta di India e Sud Africa di sospendere i brevetti per i vaccini Covid viene respinta.

152 milioni di bambini nel mondo sono costretti a lavorare. La metà sono in Africa.

Biden pubblica il rapporto CIA che prova la responsabilità di Bin Salman nell’efferato assassinio di Kashoggi, colpevole di essere dissidente politico (26 febbr.).

Continuano i disastri umanitari del Tigrai, per colpa dell’Etiopia, che affama la popolazione e chiude gli ospedali; dei profughi in Bosnia, per colpa dell’Europa; e del Congo, dove dal 1993 a oggi almeno 10 milioni di civili sono stati uccisi, e dove la missione ONU, 20mila soldati, non è stata capace nemmeno di proteggere l’ambasciatore Luca Attanasio, che seguiva un programma ONU contro la malnutrizione.

MEDIO ORIENTE
Arabia Saudita. Ayesha al Jizani è condannata a morte (18 febbr.) per aver fatto morire la propria domestica nel marzo 2019 di maltrattamenti (Thomson Reuters – Freedom United).

— Loujain al-Hathloul, in carcere per la lotta sui diritti civili, sotto la pressione internazionale è stata liberata (11 febbr.); ma restano in carcere molte altre donne attiviste (Nena News)

Dubai. Molti domestici filippini sono attratti con l’inganno, schiavizzati e portati con la forza in Siria per fare i domestici (Washington Post 28 genn.).

Egitto. Biden vende 200 milioni di missili all’Egitto, lo stato che tortura e assassina chi chiede libertà di espressione. Continua la beffa sadica di rinviare la liberazione di Zaki, detenuto abusivamente da un anno, ogni 45 giorni.

Kurdistan iracheno. Valentina Sinis pubblica le foto di donne che hanno cercato la morte col fuoco, per sfuggire a un matrimonio di abusi e violenze (Internazionale 29 genn.).

— 2 giornalisti sono condannati a 6 anni per avere narrato le proteste popolari e la loro repressione (Manifesto 21 febbr.).

Palestina
L’esercito israeliano distrugge continuamente case e baracche palestinesi che sorgono su terreni dichiarati a posteriori demaniali (Manifesto 4-2-2021).

Gaza. La Corte islamica sentenzia che le donne, per viaggiare, devono essere accompagnate da un uomo. Protesta delle donne (17 febbr.).

La Corte penale internazionale dell’Aia stabilisce il diritto dei palestinesi di ricorrere contro le violazioni dei diritti umani di Israele (6 febbr.), e dichiara sbagliata la tesi di Israele sulla non competenza della corte perché la Palestina non è uno stato (per impedimento dello stesso Israele).

— A gennaio Israele ha incarcerato 456 palestinesi (compresi 93 bambini e 8 donne) che si aggiungono ai 4500 già detenuti. Di questi, 355 hanno il Covid (sono in aumento) e 11 il cancro (Addameer Newsletter genn.)

Qatar. 6.500 lavoratori, provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka, per i lavori della World Cup, sono morti negli ultimi 10 anni: 12 a settimana (Guardian International). In Qatar il kafala system (una sorta di schiavitù legalizzata per gli immigrati) è stato abolito nel settembre 2020, ma di fatto è ancora operante.

Turchia. I curdi turchi ricordano l’anniversario del sequestro di Öcalan (15 febbr. 1999). Messo in carcere in un’isola, per 20 anni senza poter vedere i familiari e gli avvocati, Öcalan ha elaborato una teoria di pacifica convivenza democratica, che Erdogan ignora.

AFRICA
Costa d’Avorio. Nestlé e Cargill e altre grandi compagnie sono sotto processo in USA. I lavoratori le hanno denunziate per riduzione in schiavitù dei bambini che lavorano nelle piantagioni di cacao (Guardian 19 febbr.)

Nigeria. Altre 300 studentesse rapite. Come tante altre prima di loro, rischiano la schiavitù per difendere il diritto a studiare (26 febbr.).

Tunisia. La gente manifesta chiedendo lavoro. Migliaia di arresti (19 febbr.).

AMERICA LATINA
Brasile. Il ministro della Salute Pozuello viene indagato per il disastro pandemico nello stato di Amazzonia. Intanto il ministro dell’Ambiente Salles annunzia la privatizzazione di 8 parchi in aree protette (18 febbr.).

Colombia. Secondo Front Line Defenders nel 2020 sono stati uccisi 177 difensori dei diritti umani. 331 in tutto in America Latina (Manif. 12 febbr.)

Paraguay. Le forze armate hanno assassinato a dicembre due bambine argentine di 11 anni, María e Lilian Villalba, dopo averle torturate e vestite come guerrigliere. Le bambine avevano seguito la madre che era andata a trovare amici guerriglieri (Manifesto 14 febbr.).

La Rep. Dominicana vieta i matrimoni delle ragazze minori grazie alla battaglia di Plan (14 genn.).

ASIA
Afghanistan. Negli ultimi 3 anni sono stati uccisi 33 giornalisti e 32 attivisti per i diritti civili (rapporto ONU 15 febbr.).

Hong Kong. 47 attivisti sono arrestati e processati per sovversione (28 febbr.).

Myanmar. Dopo un mese di manifestazioni pacifiche contro il colpo di stato dei militari, represse duramente, l’esercito spara sulla folla, uccidendo 18 persone (28 febbr.).

India. Nell’industria tessile le ditte che rilasciano attestati etici su sicurezza e protezione forniscono spesso certificazioni false, per salvare i profitti (Internazionale, 29 genn.).

— Nel Nord Karnataka vige ancora il costume che i Dalit (intoccabili) lavorino gratis per le famiglie ricche, ricevendo un po’ di cibo, nonostante il divieto del governo (Thomson Reuters Foundation 29 genn.).

Pakistan. Un uomo di 29 anni ha rapito e violentato più volte una bambina di 12; l’ha tenuta incatenata per 6 mesi, costretta a convertirsi all’Islam e a sposarlo. La polizia ha prima arrestato e poi rilasciato il rapitore. L’opinione pubblica ha attaccato il governo per la sua condiscendenza (Guardian 12 febbr.).

EUROPA
Malta. Vince Muscat, l’assassino di Daphne Caruana Galizia, ha confessato. La giornalista maltese fu uccisa nel 2017 per aver documentato la corruzione nel governo.

Regno Unito. La Corte suprema dichiara che gli autisti di Uber sono lavoratori dipendenti con i relativi diritti (19 febbr.). Nel dicembre scorso c’è stata una sentenza simile in Germania della Corte del Lavoro (Social Europe).

Russia. Navalny arrestato con pretesti ridicoli è condannato a 2 anni e mezzo e mandato a 100 km. da Mosca (28 febbr.).

UE. Il Parlamento europeo, dopo 7 anni dalla proposta della Commissione UE, approva l’obbligo di tracciamento di stagno, tantalio, tungsteno e oro, tra i minerali che abbondano in Congo (Nigrizia 4 febbr.).

— L’appello di Piketty e altri economisti, per cancellare il debito dovuto al Covid dei paesi UE, viene respinto dalla BCE (6 febbr.).

Ungheria. Orbán minaccia di uscire dal Partito Popolare europeo se questo insiste a mettere come condizione il rispetto delle libertà fondamentali (28 febbr.).

ITALIA
— La Procura di Milano dopo aver esaminato il lavoro di 60mila riders di Deliveroo, Just Eat, Globo e Uber Eats, impone di assumerli con regolare contratto come para-subordinati ((24 febbr.), in base alla sentenza della Cassazione, genn. 2020. I riders proclamano uno sciopero nazionale il 26 marzo. Finalmente.

— Il reato di tortura (introdotto soltanto nel 2017, a causa dell’opposizione strenua della destra) sta rivelando un verminaio di violenze di poliziotti e guardie carcerarie contro i reclusi, spesso immigrati. Domani 1 febbr. elenca episodi efferati nelle carceri di S. Gimignano, Ferrara, Sollicciano (Firenze), S. Maria Capua Vetere, Modena e Torino.

— Un terzo delle famiglie italiane non ha i mezzi per seguire la Didattica a Distanza (rapporto Unicef-Univ. Cattolica 8 febbr.).

Torino. La giunta Appendino toglie le coperte ai barboni per costringerli ad andarsene dal centro (8 febbr.). Pochi giorni dopo due barboni, immigrati, sono morti.

Brescia. Il magistrato chiude la “Caffaro”, fabbrica che diffonde da anni veleni e provoca tumori (9 febbr.).

Taranto. 7 febbr. Il Tar di Lecce dà ragione al sindaco di Taranto e dispone la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva. Secondo Peacelink, ogni tarantino assume ogni anno in media 210 kg di fumi velenosi o polveri sottili. I Riva corrompevano esperti e dirigenti politici, falsificavano i dati e licenziavano i tecnici onesti. Arcelor-Mittal non sembra aver cambiato molto. Ma il 19 febbr. il Consiglio di Stato respinge la chiusura.

(C.P.)

Oggi è l’occupazione che crea lo sviluppo (non viceversa)

1 Mar


di Cosimo Perrotta

Spesso si crede che il progresso tecnico crei occupazione. E’ esattamente il contrario. Il progresso tecnico consiste nel sostituire lavoro umano con lavoro meccanico o digitale (che è più produttivo e dà maggior profitto). Il progresso tecnico quindi, di per sé, crea disoccupazione, e questa è tanto più estesa quanto più il primo è rapido.

Perché allora si pensa l’opposto? Perché si confonde il progresso tecnico con lo sviluppo economico complessivo. Il progresso tecnico aumenta la produttività, cioè a parità di costo produce una quantità maggiore di beni o servizi. Di conseguenza il costo dei singoli beni diminuisce, e ciò va a vantaggio di tutti. È questo propriamente il meccanismo che accresce la ricchezza della società. L’aumento della ricchezza sociale può portare a maggiori investimenti e quindi a una maggiore occupazione.

Dunque è vero che il progresso tecnico alla fine può dare maggiore occupazione, ma solo indirettamente, attraverso una serie di passaggi e a determinate condizioni. La condizione principale è che l’abbassamento del costo dei beni, accrescendo il potere d’acquisto dei salari e degli altri redditi, provochi un aumento della domanda. Ma questo non accade necessariamente.

Oggi molti autori ci assicurano che il progresso tecnico non ridurrà i posti di lavoro, anzi li accrescerà, nonostante il diffondersi dei robot nella produzione. I nuovi posti di lavoro, essi dicono, saranno sempre di più di quelli distrutti. Questi autori si illudono, come si illudeva Ricardo 200 anni fa (1). Oggi non ci sono le condizioni di mercato per accrescere la domanda, e senza domanda – cioè la prospettiva di vendere – le imprese non investono.

Questa situazione si trascina sin dagli Ottanta. Le politiche del welfare state, mentre avevano accresciuto la produttività del lavoro, avevano anche esaurito la domanda di consumi elementari. Occorreva quindi aprire nuovi mercati per soddisfare nuovi bisogni. Bisognava avviare la transizione all’economia post-industriale, cioè accrescere rapidamente i consumi immateriali, i servizi, i beni collettivi, l’istruzione. Verso questo tipo di consumi spingeva anche il decollo dell’informatica che avveniva proprio in quegli anni. Ma questa transizione non avvenne, per motivi sociali complessi, che qui sarebbe troppo lungo spiegare.

Da allora l’economia digitale ha trainato il progresso tecnico a ritmi mai visti prima e in poco tempo ha reso inutili nei paesi più sviluppati centinaia di milioni di posti di lavoro. Ma mentre il progresso tecnico galoppava la società ristagnava. Alla dirompente disoccupazione tecnologica si è aggiunta nello stesso periodo il trasferirsi di capitali e poi macchinari e intere fabbriche dall’Occidente verso i paesi emergenti. Infatti la saturazione dei mercati interni occidentali portava i capitali a cercare investimenti all’estero. Così la disoccupazione si ingigantiva ancor più.

Le politiche neoliberiste dell’austerità vietavano (e vietano) allo stato di intervenire. Intanto la disoccupazione larghissima ha reso disponibili per le imprese masse di persone disposte a qualsiasi lavoro precario, mal pagato e privo di garanzie. Quindi lo sviluppo, invece di progredire parallelamente al progresso tecnico, si è bloccato. Ad esempio in Italia – economia particolarmente fragile – la produttività complessiva non cresce da 20 anni. Questa spirale perversa ci sta portando verso la disgregazione sociale: caduta del senso civico, capri espiatori ad ogni angolo (i migranti, i neri, i complotti), rigurgiti nazifascisti, ecc.

Oggi dunque la disoccupazione, creata naturalmente dal progresso tecnico, non viene compensata da un aumento sufficiente della domanda. D’altra parte non si può e non si deve frenare il progresso tecnico, sarebbe il disastro finale. Quasi tutti gli osservatori e i politici (compreso, sembra, l’attuale governo italiano) si arrovellano per inventare nuove politiche di incentivi alle imprese, perché investano allargando così l’occupazione. Ma è un errore che ci sta portando alla rovina.

Le imprese sussidiate in qualsiasi modo (sgravi fiscali, “ristori”, ecc.) o puntano sul progresso tecnico (le start-up, i giganti del digitale, Big Farma, ecc.), e allora non creano occupazione, oppure si industriano per sopravvivere, e in tal caso non investono proprio. Per non parlare delle imprese speculative e di quelle “prendi i soldi e scappa”.

Allo stato attuale nessun tipo di impresa è in grado di rialzare la domanda. Deve farlo lo stato (come è successo tantissime volte nella storia del capitalismo). Serve un piano di larghissimi impieghi che ricostituisca livelli sufficienti della domanda interna dando salari e stipendi, e in questo modo rilanci la convenienza delle imprese ad investire.

Ciò non sarebbe lavoro improduttivo o parassitario. Al contrario. La crisi attuale ha privato una parte crescente della società dei beni elementari per una vita appena dignitosa e ha privato l’intera società di servizi pubblici decenti. C’è tanto lavoro produttivo da impiegare per incontrare la domanda potenziale di chi ha bisogni insoddisfatti.

(1) V. David Ricardo, Principi di economia politica … (1821), Milano, Isedi, 1976, cap. 31. V. anche C. Perrotta, Unproductive Labour …, New York-London, Routledge, 2018.

Migranti, una svolta di civiltà che non arriva

22 Feb


“Non ci sono limiti alla nostra crudeltà verso i migranti”
Migranti e Sviluppo febbr. 2021 – Commenti esteri n° 46 a cura di Piero Rizzo
L’articolo di Felicity Laurence sul Guardian del 2 febbraio scorso, scelto per questo mese, ci ha colpito per il titolo: “Non ci sono limiti alla nostra crudeltà verso i richiedenti asilo”, riferito alla politica del Regno Unito sui migranti. L’articolo usa espressioni inquietanti: stato subumano, trattati come animali, quanta inumanità accetteremo.
La Laurence scrive che un precedente articolo (di Jack Shenker, 27 genn., sulla caserma Napier, “Chiusi in una baracca con Covid dilagante …”) pone domande fondamentali su chi siamo veramente come popolo e sui nostri limiti di crudeltà verso gli “Altri”, che continuano ad arrivare qui dopo viaggi terribili per cercare rifugio. Richiama la “visione distopica” della politica in materia di asilo. Ma è un déjà vu …
Gli uomini nelle baracche sono consapevoli del loro status meno che umano; si lamentano di essere trattati come animali. … Il Ministero degli Interni è stato il più chiaro possibile nell’affermare che questo gruppo di persone, ora grottescamente denominato “utenti del servizio”, merita il minimo assoluto che possiamo offrire.
In questo momento cruciale della nuova auto-identificazione nazionale, siamo messi alla prova per testare quanta disumanità accetteremo, dal momento che il Ministero degli Interni rende la sua agenda di dominio pubblico. Non c’è dubbio: ciò che può essere tollerato da una popolazione che conta poco, servirà a capire se è possibile imporlo allo strato successivo della società, e poi a quello ancora successivo, finché – come si lamentava una volta Martin Niemöller nella poesia “Prima sono venuti …” – arrivano a te e a me.
Riguardo al trattamento disgustoso dei rifugiati nelle caserme di Napier, Kent (i richiedenti asilo raccontano delle terribili condizioni di vita dopo l’incendio del 31 gennaio) il fatto che alle associazioni di beneficenza a Folkestone sia stato impedito di fornire assistenza è vergognoso. “Freedom from Torture” ha una petizione online che si può firmare per chiedere la chiusura di tali luoghi.
BREVI CONSIDERAZIONI: “L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere”. E’ una delle numerose belle frasi che Papa Francesco ha pronunciato durante la visita nell’isola di Lesbo e che confliggono con la realtà. (un’altra è: “Non sarete lasciati soli”). Ma è proprio vero che l’Europa è la patria dei diritti umani? Forse lo è solo sulla carta (la dichiarazione dei diritti umani è stata firmata a Parigi nel 1948).
Da qualche anno a questa parte sulla stampa si leggono non di rado titoli del tipo:”Stiamo andando verso un mondo post diritti umani?”. E nell’ultimo periodo: “Lo scivolamento sui diritti umani sta peggiorando con la pandemia di Covid 19”. Ovviamente ci si riferisce soprattutto all’Europa, perché in molte parti del pianeta di diritti umani neppure si parla.
L’opinione di chi scrive è che in quest’ultimo periodo non sta cambiando proprio niente. L’espressione “Europa, patria dei diritti umani” rischia di diventare un luogo comune (come quella “Italiani brava gente”).
https://www.theguardian.com/uk-news/2021/feb/02/no-limits-to-our-cruelty-towards-asylum-seekers

Bollettino Migranti febbraio 2021

In Europa
26 genn. 2 migranti muoiono in Bosnia per assideramento, e 4 vengono ricoverati per ipotermia.

29 genn.- 2 febbr. Pietro Bartolo e altri 4 eurodeputati del PD vanno a visitare le terribili condizioni dei migranti ai confini di Croazia, Bosnia e Italia, ma sono fermati e cacciati con la forza al confine croato.

Francoforte, Stephan Ernst – che uccise Walter Lübcke, perché era favorevole ad accogliere i migranti – viene condannato all’ergastolo (il Manifesto).

La rotta pericolosa delle Canarie, nuova meta dei migranti, ha già causato quasi 2mila morti.

In America
USA. Biden prevede di dare la cittadinanza a 9 milioni di immigrati illegali, entro 8 anni, e ai figli di genitori entrati illegalmente nel paese. Biden vuole riunire le famiglie separate da Trump e ridare agli immigrati assistenza sanitaria, case popolari e buoni alimentari. Infine sospende la costruzione del muro con il Messico.

9 febbr. Colombia. 1,7 milioni di rifugiati dal Venezuela verranno regolarizzati.

In Italia
28 genn. Il Comitato Diritti umani dell’ONU dichiara l’Italia colpevole per la morte di 200 migranti, fra cui 60 bambini, nel naufragio dell’11 ottobre 2013. I comandi di Guardia costiera e Marina militare vietarono all’unità Its Libra di salvare i naufraghi per costringere Malta a intervenire.

1 febbr. La Corte Costituzionale boccia la legge della regione Abbruzzo che esige dagli immigrati documenti attestanti che non hanno proprietà immobiliari per poter chiedere la casa popolare. Lo stesso trucco fu adottato da molte giunte comunali leghiste del Nord per escludere i bambini degli immigrati dalle mense scolastiche.

5 febbr. 5 eritrei iniziano un’azione legale verso l’Italia contro i respingimenti.

8 febbr. La Ocean Viking, dopo diversi salvataggi (in tutto oltre 400 naufraghi), viene accolta in un porto italiano.

(C.P.)

Intenzioni verdi, risultati marrone

15 Feb


di Rianne te Veen – da Social Europe 9-2-2021

Se la UE non controlla la deforestazione interna non raggiungerà mai l’obiettivo CO2 zero

Anche gli sforzi fatti con le migliori intenzioni possono fallire. … Al summit di Parigi 48 paesi si sono impegnati a salvaguardare un terzo delle loro terre e del loro mare. La UE si impegnò a piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030 … (per) prevenire la deforestazione. Ma la tragedia è che la dipendenza dal carburante biologico … ha provocato la perdita di gran parte delle foreste negli ultimi anni.

Corsa verso le biomasse
Negli ultimi 5 anni la deforestazione dei paesi baltici e scandinavi è salita del 50%. La colpa è la direttiva UE che ha impegnato i paesi a coprire il 20% dell’energia usata con fonti rinnovabili. Il risultato è stato una corsa verso il carburante biologico ottenuto con le biomasse. Si tratta di materia organica, inclusi degli animali; oppure di pellet, prodotto secondario delle foreste. Stranamente il pellet è classificato dalla UE come neutrale per la CO2 …

Nel 2018 la UE ha modificato la direttiva, fissando al 32% l’energia pulita da usare entro il 2030. E’ encomiabile l’aspirazione di proteggere e migliorare l’ambiente – ma le strade dell’inferno possono essere lastricate di buone intenzioni. Le foreste assorbono il 10% delle emissioni annuali in Europa. L’idea che il pellet ricavato dalle foreste sia rinnovabile è almeno troppo ottimista, al peggio è molto pericolosa. … (Essa) peggiora il cambiamento climatico, la deforestazione e la perdita di biodiversità.

Circolo vizioso
Non solo occorrono decenni per sostituire gli alberi – un tempo che non abbiamo – ma il legno bruciato rilascia più CO2 di carbone, petrolio e gas. Per di più, le foreste distrutte sono sostituite da monoculture di alberi della stessa età che trattengono fino al 50% in meno di CO2. Queste piantagioni di alberi, stranamente classificate come foreste per le pressioni commerciali, non si sviluppano naturalmente; essi sono tagliati molto prima che possano assorbire una quantità di CO2 uguale a quella degli alberi bruciati che hanno sostituito. Inoltre il taglio produce ancora più CO2, creando un circolo vizioso del debito di CO2.

Le biomasse in UE producono più energia di quella solare ed eolica presa insieme. Classificarle come energia rinnovabile incoraggia una deforestazione rampante e praticamente irreversibile. Le cifre parlano chiaro. Dal 2015 al 2018 la perdita di biomasse in Europa è cresciuta del 70%, ed è stata devastante nelle aree nordiche.

Tendenze preoccupanti
L’Europa ha la tendenza a promuovere politiche climatiche controproducenti … Un esempio internazionale istruttivo è l’olio di palma. Bandito dall’uso fino al 2030 come fonte energetica, ha costretto persino la Malesia, il suo grande produttore, a orientarsi verso la sostenibilità ambientale. Ma anche qui ci sono state conseguenze non intenzionali. L’olio di palma è presente fin nel 50% dei prodotti confezionati, ed è stato sostituito da olii vegetali come soia, girasole e noce di cocco. Ma si sono ignorati prodotti sostenibili come la canapa. Il risultato è che adesso si consumano terreno e fertilizzanti fino a 10 volte maggiori per produrre una quantità di olio equivalente. Dunque il divieto dell’olio di palma ha portato i consumatori a soluzioni più inquinanti per l’ambiente.
Inoltre quasi il 90% delle piantagioni malaysiane di olio di palma sono state definite sostenibili in base al Malaysian Sustainable Palm Oil (MSPO) scheme … il quale rispetta gli obbiettivi europei, come la protezione dei diritti del lavoro, la diversità degli ambienti primigeni e la deforestazione. L’olio di palma quindi riduce l’impatto ambientale (1).

Doppio standard
I due casi specifici, biomasse e olio di palma, sono diversi ma il risultato è simile. Se l’Europa beneficia nel breve periodo di quell’approccio, rischia di perdere nel lungo termine; non solo perché – peggiorando il cambiamento climatico – aggrava il fardello della sua economia ma perché il suo ruolo di esempio etico viene minacciato. La capacità dell’Europa di persuadere le altre nazioni a prendere decisioni e fare politiche secondo l’interesse comune declinerà e può scomparire.

Questa estate, quando la Commissione Europea si riunirà per riesaminare la strategia sul clima, in cerca della neutralità climatica, dovrà conciliare le politiche interne e internazionali e finirla col doppio standard difeso finora. Non ce n’è mai stato tanto bisogno.

(traduzione nostra)

(1) Tuttavia, nota che la Tavola del MSPO dovrebbe controllare che le imprese rispettino i criteri suddetti, ma in realtà essa copre tutti gli abusi delle imprese, a cominciare dal fatto che queste riducono in schiavitù persino le bambine sotto i 10 anni, costringendo i genitori, sotto il ricatto dei debiti, a ritirarle dalla scuola e mandarle a lavorare (vedi Associated Press e Freedom United, 30-12-2020. NdR)

Migrazioni e salute – seconda parte

9 Feb

Studiare la salute dei migranti durante il viaggio è complicato
di Luigi Bisanti

Della salute dei migranti – vale a dire di coloro che hanno in corso il processo migratorio – si parla solo (e poco) in occasione di eventi drammatici (annegamenti nel Mediterraneo, violenze nei campi di raccolta in Libia, distruzione del campo di Moira, migliaia di persone abbandonate nella neve alla frontiera bosniaca con la E.U.). Ma questi sono solo una parte dei tanti danni alla salute di chi oggi intraprende un progetto migratorio. Le conoscenze scientificamente valide a riguardo sono scarse e frammentarie; in parte per la mancanza di attenzione al problema degli stati di arrivo – impegnati piuttosto in politiche di respingimento – ma anche per le oggettive difficoltà di studio di questo problema. Superare queste difficoltà è decisivo per approntare strategie efficaci di contenimento e di prevenzione.

L’attenzione dedicata nel secolo scorso ai danni alla salute dei migranti riconducibili al viaggio è stata marginale perché la durata del trasferimento era limitata (pochi giorni di treno o di nave) e perché i migranti economici – prevalenti in quelle migrazioni – sono selezionati per fattori (età, salute e altre diverse risorse) che aumentano la resistenza fisica e psicologica alle traversie del processo migratorio. Ma una quota maggioritaria dei migranti del terzo millennio non emigra, di regola, solo per necessità economiche ma anche per urgenze legate a persecuzione, guerra, carestia, discriminazione, crisi ambientale. Non riguarda quindi solo soggetti selezionati per fattori che aumentano la fitness alla migrazione; i nuovi migranti possono, piuttosto, essere assimilati a un campione abbastanza rappresentativo della popolazione d’origine: giovani e vecchi, sani e malati, nuclei famigliari e singoli, poveri e meno poveri. Le migrazioni del terzo millennio sono fenomeni di massa caratterizzati da tempi lunghi del trasferimento che aumentano l’incertezza sull’esito e dalla convivenza di motivazioni diverse all’espatrio, causa di continua ridefinizione della composizione del gruppo dei migranti.
Alcuni esempi. Nella prima metà del XX secolo il tasso di mortalità dei migranti italiani nel corso della navigazione verso le Americhe (10-12 giorni) è stato molto simile a quello di chi tra il 2014 e il 2017 ha tentato di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Italia.
La carovana che si mosse a piedi il 12 ottobre 2018 dall’Honduras per raggiungere gli U.S.A. era composta da 160 persone ma il 29 dello stesso mese era composta da circa 8.000 cittadini di 5 diverse nazionalità.
Dal 2012 a oggi circa un milione di Rohingya – minoranza mussulmana che vive in regime di apartheid nel nord del Myanmar – hanno abbandonato il paese, non avendo più lavoro né cibo dopo i violenti pogrom subiti da parte dal governo espressione dell’etnia buddista Rakhine. Negli anni più recenti Thailandia, Malesia, Indonesia e Bangladesh (paesi mussulmani di accoglienza) hanno chiuso le frontiere ai Rohingya per saturazione delle capacità ricettive.
Le migrazioni verso i confini mediterranei dell’Europa hanno origine da una vastissima area geografica che comprende Afghanistan e Siria; Yemen, Corno d’Africa; Sahel e paesi del centro-nord africano. Coloro che hanno raggiunto l’Europa parlano di viaggi durati mesi o anni, spesso in fuga dalla guerra e dalla povertà estrema; di violenze fisiche e psicologiche subite per mano dei trafficanti; di precarie, spesso fatali, condizioni di sussistenza.
Questi pochi esempi ci dicono che nel corso delle nuove migrazioni la composizione dei gruppi cambia; i rischi per la salute si sommano o si succedono; spesso gli effetti nocivi si manifestano prima dell’arrivo e inducono a interrompere o modificare il programma migratorio. Gli strumenti convenzionali dell’epidemiologia sono spesso inadeguati a dipanare un groviglio così complicato.

L’ostacolo principale è l’indisponibilità di informazioni affidabili e aggiornate sulla numerosità e la composizione dei gruppi di migranti, sulla natura, l’intensità e la durata dei rischi incontrati e sul tipo e la frequenza degli eventi morbosi rilevabili nel corso della migrazione e all’arrivo. Alcune agenzie internazionali e nazionali dispongono di informazioni su alcune di queste variabili ma non si tratta, però, di dati strutturati e validati – caratteristiche essenziali per l’analisi epidemiologica – poiché non sono stati raccolti per scopi conoscitivi ma per meglio organizzare l’ assistenza in condizioni di emergenza.

È necessario partire da qui con uno sforzo collaborativo tra istituzioni di ricerca, istituzioni assistenziali e gli stessi migranti per identificare nuovi strumenti d’indagine capaci di superare le difficoltà di studio delle nuove migrazioni. Documentare con informazioni scientificamente valide il tipo e l’entità dei danni alla salute connessi alla migrazione è un obiettivo complesso ma perseguibile e, in ogni caso, indispensabile per dare concretezza a qualsiasi piano di prevenzione o riduzione del danno.

Letture consigliate:
Forastiere F., Micheli A., “Immigrati, salute e assistenza sanitaria: l’epidemiologia che manca”, Epidemiol Prev 2018; 42 (1):6. doi: 10.19191/EP18.1.P006.005
WHO-Europe, Report on the heallth of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health (2018). Copenhagen, 2019
Abubakar I., Aldridge R.W., Devakumar D. et al. “The UCL-Lancet Commission on Migration and Health: the health of a world on the move”, http://www.thelancet.com dec, 5 2018 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32114-7.
Borhade A., Dey S., “Do migrants have a mortality advantage?”, http://www.thelancet.com dec 5, 2018 http://dx.doi.org/10.1016/S0140-6736(18)33052-6
Marceca M., Baglio G., Gearci S., “Per un’epidemiologia della migrazione in Italia: l’opportunità di nuove alleanze”, Epidemiol Prev 2018; 42 (1):7-8. doi: 10.19191/EP18.1.P007.006

Migrazioni e salute – prima parte

8 Feb

Gli immigrati arrivano sani e tornano malati
di Luigi Bisanti

La relazione migrazione-salute è complessa perché condizionata da fattori ambientali e temporali. Il più importante tra i fattori temporali è la fase della migrazione. Il processo migratorio – lo spostamento dal paese d’origine a quello di destinazione – è associato a rischi e danni per la salute che differiscono per tipo, frequenza e intensità da quelli che caratterizzano la permanenza da immigrati nel paese d’arrivo. Alla salute dei migranti sarà dedicata la seconda parte di questo contributo. Qui ci occupiamo della salute degli immigrati.

Gli immigrati non provengono dai paesi più poveri del mondo. I poverissimi, mancano del minimo necessario anche solo a immaginare di potersi sottrarre a ciò che per loro è un’ineluttabile normalità. La migrazione è un’impresa selettiva; vi può accedere chi dispone delle risorse economiche, culturali, sociali e caratteriali che favoriscono il buon esito dell’impresa. Il denaro per partire è raccolto dalla famiglia, che investe sul più giovane (i minori, una volta arrivati, non vengono respinti), più sano e intraprendente, sperando di ricavarne regolari rimesse. Occorrono la visione di un mondo diverso e la determinazione a inserirvisi, ma anche risorse caratteriali per affrontare i rischi del viaggio e risorse sociali (parenti o conoscenti nel paese di destinazione) per favorire l’insediamento. Questo capitale di fattori favorenti è noto come fitness dell’immigrato e comprende un vantaggio di salute rispetto alle popolazioni sia di origine sia di destinazione. Gli immigrati sono più sani e non importano malattie che siano una minaccia per i nativi. Le patologie più frequenti tra coloro che sbarcano in Italia sono conseguenti alle traversie del viaggio: ustioni da contatto con il gasolio, ferite infette, scabbia, denutrizione, ipotermia, sindrome da stress. Avvenuto il recupero da questi danni, il livello medio di salute degli immigrati si mantiene più alto rispetto a quello della popolazione locale per un lungo periodo di tempo. L’effetto migrante sano è riportato con regolarità dagli studi che molti paesi dell’Unione Europea e alcune agenzie delle Nazioni Unite hanno condotto nell’ultimo decennio.

Allora, tutto bene? No. Il vantaggio di salute va esaurendosi con il protrarsi della permanenza fino a diventare svantaggio. Ma questo fenomeno – noto come transizione epidemiologica – è fortemente modulato da fattori ambientali. Migliore è la politica di accoglienza e di inclusione del paese di arrivo, meno intensa (o più lenta) sarà la transizione epidemiologica. Alcuni paesi del nord dell’Europa (Scandinavia e Germania tra i primi), che considerano funzionale al proprio sviluppo economico e demografico una proporzione alta di immigrati extra-UE, hanno sviluppato politiche di accoglienza centrate su pochi punti essenziali: conoscenza della lingua e della rete dei servizi sociali e sanitari, emersione degli irregolari e politiche salariali definite da contratti nazionali. Questi fattori sono causalmente associati al benessere fisico e psichico degli immigrati. La qualità dell’abitazione, l’idoneità dell’alimentazione e il tipo di socialità dipendono dall’entità del salario. La regolarizzazione sottrae l’immigrato a modalità e tempi di lavoro che sono più frequentemente causa di infortunio e di malattia. Invece, l’insufficiente conoscenza della lingua e del welfare sociale e sanitario determinano una catena di eventi sfavorevoli per la salute di chi è immigrato: a) il mancato o inefficiente accesso ai servizi di prevenzione (consultorio famigliare, programmi di screening oncologici) e alle strutture territoriali di diagnosi e cura (medico di famiglia, ambulatori specialistici) in una fase precoce della malattia; b) il conseguente uso improprio del pronto soccorso (che alimenta la narrazione dell’invasione straniera delle strutture sanitarie); c) il ricorso tardivo alle cure con conseguente cronicizzazione della malattia e compromissione della prognosi. Molto spesso la ridotta capacità lavorativa che ne consegue estingue la motivazione della migrazione (accumulo di denaro da rimettere alla famiglia) e induce l’immigrato a tornare al paese d’origine. Questo fenomeno di selezione che avviene tra gli immigrati di più lunga permanenza, noto come the salmon bias, spiega la ridotta mortalità registrata tra questi ultimi rispetto a quella dei locali. L’effetto delle disuguaglianze di salute che penalizzano gli immigrati è messo in evidenza in Italia dal maggior numero di decessi per gravi patologie acute (malattie infettive, malformazioni congenite, traumi lavorativi e altre cause violente) e non per le patologie cronico-degenerative. Questo percorso fallimentare della migrazione non è l’unico possibile ma è molto frequente. Lo si ricava dai rapporti INPS sul saldo contributivo degli immigrati. Gli immigrati che pagano i contributi previdenziali contribuiscono alle pensioni degli italiani, ma ciò che l’INPS spende per le pensioni degli immigrati è inferiore rispetto a ciò che incassa a causa del precoce ritorno in patria di una quota consistente di questi lavoratori.

Letture consigliate:
Massimo Livi Bacci, In cammino. Breve storia delle migrazioni, Il Mulino, Bologna. 2014
Maurizio Ambrosini, Migrazioni, Egea, Milano. 2017
AA.VV., “Salute degli immigrati e disuguaglianze socioeconomiche nella popolazione residente in Italia”, Epidemiologia & Prevenzione: n. 43, suppl. 1, 2019
Anjali Borhade, Subhojit Dey, “Do migrants have a mortality advantage?”, The Lancet: vol. 392, n. 10164, pp. 2517-18; 15 dec. 2018

Bollettino dei Diritti umani (gennaio 2021)

2 Feb

IN EVIDENZA
° Il giorno della Memoria (27 gennaio): MAI DIMENTICARE la peggiore abiezione dell’umanità. Oltre ai tanti milioni di bambini, donne e uomini, innocenti e inermi, uccisi solo perché erano ebrei o zingari, non vanno dimenticati i bambini espulsi dalle scuole, docenti e studenti dalle università, e le sistematiche violenze, umiliazioni e rapine contro gli ebrei. Il concetto di razze superiori o inferiori è stato un marchio d’infamia per la cultura e la scienza europea. Se dimentichiamo, il rischio di altre sopraffazioni aumenta.

° Il presunto “Rinascimento Saudita” è elogiato (a pagamento) da M. Renzi. In risposta, Riccardo Noury ricorda (Manifesto 30 genn.), oltre al barbaro assassinio di Kashoggi, le condanne a morte degli sciiti e le violenze sessuali, torture e frustate alle donne attiviste dei diritti umani.
Renzi ha anche detto che invidia i livelli di salario sauditi, in un paese dove gli immigrati sono schiavizzati.

° Il vaccino come bene comune viene richiesto ormai da molti enti, Ong, autori e nazioni, tra cui India e Sud Africa. La Dichiarazione di Doha prevede di derogare ai divieti dei brevetti nei casi di necessità per la salute pubblica. Il 75% dei vaccini è prodotto nei paesi emergenti (solo in India il 60%), ma ne beneficiano soprattutto i paesi occidentali. Prodi sottolinea che, oltre al motivo umanitario, farlo è anche interesse dell’Occidente.
L’appello si può firmare qui: http://chng.it/97sdb8cxbS

LE VIOLENZE DEL POTERE
24 dic. Papua indonesiana. Zhage Sil, seminarista cattolico, viene ucciso dall’esercito. E’ l’ultimo di una serie di persone uccise perché difendono la terra contro le compagnie minerarie.

Fine dicembre. Appello per la libertà di Öcalan, capo del PKK curdo, che è all’ergastolo in Turchia. Il PKK è dichiarato terrorista da Turchia e Consiglio UE, ma la Corte di Giustizia europea affermò che non ci sono i requisiti per definirlo tale.

30 dic. Filippine. Esercito e polizia torturano e uccidono nell’isola di Panay 9 leader indigeni Tumandok. Questi si oppongono alla costruzione di una diga che sommergerebbe i loro villaggi.

Israele
Genn. Addameer informa che nel 2020 l’esercito israeliano ha detenuto 4.640 palestinesi, di cui 543 con meno di 18 anni. 380 di questi sono detenuti senza accuse. 700 detenuti sono malati, 300 dei quali con malattie croniche o terminali. — Nell’ottobre 2020 l’associazione degli studenti progressisti Pole è stata dichiarata illegale.
4 genn. Harun al Aram è ferito gravemente vicino a Hebron da soldati israeliani mentre resisteva al sequestro abusivo di un piccolo generatore di corrente elettrica (in quella zona i palestinesi non hanno elettricità).
13 genn. B’Tselem, ong israeliana, come le organizzazioni palestinesi, denunzia l’apartheid verso i palestinesi, attraverso confische della terra, costruzione di colonie e violazione dei diritti.

5 genn. Algeria. Walid Kechida viene condannato a 3 anni per satira politica sui social.

5 genn. Congo. L’ex signore della guerra Roger Lumbala è arrestato per crimini contro l’umanità durante la guerra civile (1998-2002) (Agenzia Nova).

6 genn. USA. Il procuratore di Kenosha (Wisconsin) decide di non incriminare il poliziotto che sparò 7 volte alla schiena da distanza ravvicinata a Jacob Blake, rendendolo paralitico. Il nero Blake non aveva né aggredito né minacciato, cercava solo di entrare nella sua auto.

7 genn. Cile. Un tribunale cileno dichiara un poliziotto colpevole dell’assassinio di Camilo Catrillanca. Camilo era un giovane Mapuche, il popolo soggetto per secoli a genocidio. Lo stesso giorno della sentenza la polizia aggredisce alcuni villaggi Mapuche e arresta brutalmente madre, moglie e figlia di 7 anni di Camilo.

7 genn. Colombia. Viene assassinato Yule Rivera, l’ultimo di 252 ex membri delle Farc uccisi dopo aver deposto le armi. Inoltre, nel solo 2020 sono stati uccisi 310 attivisti per i diritti umani e dirigenti indigeni (Manifesto 9 genn.).

23 genn. Russia. 2.000 manifestanti in difesa di Navalny vengono arrestati.

29 genn. Olanda. Il tribunale dell’Aja condanna la Shell a pagare i danni a tre contadini vittime dell’inquinamento da petrolio.

30 genn. Brasile. Nell’indifferenza del governo federale, il Covid si diffonde fra gli indigeni dell’Amazzonia 5 volte più rapidamente che tra gli altri cittadini brasiliani (il Manifesto).

fine genn. Polonia. Manifestazioni contro il divieto di abortire, approvato dalla Corte costituzionale.

Italia
31 dic. Il Tribunale del Lavoro di Bologna condanna Deliveroo perché il suo algoritmo discrimina chi sciopera e chi assiste un familiare malato, riducendo il suo punteggio.
8 genn. La Cassazione dichiara prescritti i reati che provocarono 32 morti nel 2009 per l’esplosione del treno a Livorno. Fra questi c’erano i finti controlli sulle tenuta dei vagoni, dichiarati e mai effettuati da Gatx Rail di Austria e Germania.
29 genn. Sotto la pressione delle Ong, finalmente il governo revoca la vendita di armi ad Arabia ed Emirati che stanno bombardando scuole e ospedali dello Yemen.

Egitto
19 genn. Continua il gioco sadico di Al Sisi che detiene Patrick Zaki abusivamente da oltre un anno rinviando la scarcerazione ogni 2 o 3 settimane.
21 genn. La richiesta di conferire a Zaki la cittadinanza italiana onoraria raggiunge le 100mila firme.
20 genn. La procura di Roma chiede il rinvio a giudizio di 4 ufficiali egiziani per sequestro e omicidio di Giulio Regeni.
25 genn. Mattarella afferma che l’Egitto deve collaborare all’inchiesta su Regeni.

SCHIAVITU
20 nov. 2020. La BBC informa che a Nairobi, Kenya, c’è un traffico di bambini strappati alle madri e venduti (450 dollari le bambine e 730 i bambini) su committenza, in un grande ospedale pubblico.

Dic. Il governo australiano emana il primo decreto contro la schiavitù (Reuters Found.).

Fine dicembre. Siria. Esce la notizia che centinaia di donne curde di Afrin (area controllata dalla Turchia) sono state deportate in Libia e vendute come schiave sessuali ai mercenari inviati da Ankara a Tripoli.

29 dic. Al Jazeera: molti matrimoni forzati di ragazze minorenni in USA vengono accettati dai giudici. Le comunità o le famiglie costringono le ragazze al matrimonio.
Genn. In California e altri stati USA gli immigrati temporanei sono spesso attirati con false promesse, ridotti in schiavitù e trattenuti con la forza e con minacce (Freedom United).
21 genn. Freedom United fa un appello perché cessi la schiavitù dei lavori forzati fra i carcerati in USA a beneficio delle imprese.

30 dic. Nelle piantagioni di olio di palma molte bambine vengono tolte dalla scuola dai genitori, ricattati dalle compagnie per i debiti, e lavorano in condizioni schiavistiche. La Tavola per l’olio di palma sostenibile, che dovrebbe sorvegliare le compagnie, in realtà fa i loro interessi (Associated Press).

8 genn. International Labor Organization: ci sono nel mondo 40 milioni di schiavi, per un volume d’affari di 150 miliardi. L’obiettivo ONU n. 8 di Millenium, di annullare la schiavitù entro il 2030, è sempre più difficile.
(c.p.)

Un lavoro garantito dalla UE

1 Feb


di Giorgios Argitis e Nasos Koratzanis

La proposta di due studiosi greci per l’uso del Recovery Plan interessa anche l’Italia

I programmi di lavoro a breve termine hanno salvato molte vite durante la pandemia. Ma hanno due inconvenienti per le sfide dello sviluppo oggi. Innanzitutto sono interventi difensivi che puntano a preservare non a creare lavoro. La loro applicazione piena al massimo ci porterebbe ai livelli di occupazione pre-Covid, e neanche è sicuro. La logica che li sottende è che la domanda di lavoro delle imprese dipende essenzialmente dal costo del lavoro. Ma si trascurano altri fattori – la domanda dei consumatori, le attese di profitto, la situazione finanziaria – che sono altrettanto influenti, soprattutto in tempi di incertezza.

I programmi di lavoro a breve termine non sono orientati allo sviluppo, e non discutono gli aspetti strutturali delle economie nazionali. Danno solo incentivi alle imprese per conservare i posti di lavoro esistenti; quindi non possono agevolare la ristrutturazione. Se questa politica aiuta il mercato del lavoro contro gli chock, lascia inalterati i divari nel tenore di vita nella UE.

Invece è necessario che la UE intervenga nel mercato del lavoro, incorporando l’idea di Hyman Minsky di un datore di lavoro di ultima istanza, attraverso un Programma di Garanzia del Lavoro. Questo programma non solo reagirebbe allo chock economico della pandemia, ma influirebbe – cosa più importante – sulle dimensioni del benessere. Esso permetterebbe alla UE di stare al passo con le necessità più ampie dello sviluppo odierno, e sarebbe un pilastro del nuovo governo dell’economia, centrato sulla promozione del benessere.

Un Programma di Garanzia del Lavoro è un intervento per combattere la disoccupazione, con cui lo stato offre a tutti i disoccupati un lavoro dignitoso. Se stacchiamo la creazione di posti di lavoro dalla ricerca di profitto delle imprese … possiamo … limitare le asimmetrie del mercato del lavoro che vengono create di solito dalle politiche espansive tradizionali.

Un Programma di Garanzia del Lavoro potrebbe anche contenere regole per la protezione dell’impiego che migliorerebbero la qualità del lavoro. E, dato che la partecipazione è aperta a tutti i disoccupati, esso spingerebbe le imprese private ad adattare le condizioni di lavoro dei loro dipendenti a quelle degli occupati dal Programma. Questo quindi può diventare un modo per innalzare la qualità del lavoro in tutta l’economia.

Tale programma opera come stabilizzatore automatico delle fluttuazioni economiche … e rafforza la stabilità finanziaria. Inoltre, a differenza di diversi programmi di sostegno del reddito, accresce il prodotto economico, e quindi riduce il rischio che il restringersi dell’offerta produca un’inflazione trainata dalla domanda (ciò si può ottenere anche stabilendo il livello minimo salariale). Quindi può controllare l’inflazione nei periodi di crescita accelerata e prevenire la deflazione quando l’economia rallenta.

Il Programma di Garanzia del Lavoro può essere disegnato in modo flessibile, a seconda delle necessità socio-economiche e spaziali, promuovendo così l’inclusione e la qualità della vita. Riferendosi a tutti i disoccupati, esso assicura alla gente comune il suo diritto fondamentale al lavoro e insieme contrasta le disuguaglianze di reddito, i pregiudizi sociali e le discriminazioni.

Il programma può adottare rigidi criteri ecologici, che i privati non potrebbero affrontare, e avviare azioni di sostenibilità ambientale, come il riciclo e il risanamento. Può anche incoraggiare le spese per l’ambiente, come gli incentivi alle imprese che adottano tecniche sostenibili e al consumo sostenibile delle famiglie.

Contribuendo alla stabilità macroeconomica, un tale Programma può creare le condizioni per mobilitare l’investimento privato in una serie di attività, migliorando e modernizzando la loro capacità produttiva. Quindi il programma può diventare parte di un piano più vasto di sviluppo nazionale per la ristrutturazione, la specializzazione in settori ad alto valore aggiunto e la competitività strutturale. Mantenendo l’occupazione, il programma incentiva le imprese ad assumere lavoratori specializzati e quindi ad espandere la produzione. …

La grande quantità di denaro liquido assicurata dal Recovery Plan della UE e l’attenzione al benessere forniscono una solida base per creare il Programma di Garanzia del Lavoro. … Naturalmente per raggiungere questo Programma è necessario superare rivalità, resistenze delle strutture di potere e pregiudizi circa le politiche “sane”.

Fino a poco tempo fa pensare di usare il debito della UE per finanziare politiche inclusive sarebbe stata un’utopia, ma la pandemia lo ha reso una realtà. Oggi forse la sfida più cruciale per la UE è proprio l’adozione di una nuovo paradigma economico che includa il Programma di Garanzia del Lavoro per accrescere il benessere.

(da Social Europe, 7th January 2021)
https://www.socialeurope.eu/author/giorgos-argitis-and-nasos-koratzanis

(domani esce il Bollettino dei Diritti, genn. 2021)

La tragedia dei profughi in Bosnia

25 Gen

Bosnia: la crudeltà dell’EuropaMigranti e Sviluppo 25-1-2021
Commenti esteri n. 45
Il 18 dic. u.s., Giornata dei Diritti dei Migranti, è stato presentato al commissario UE Johansson “Il libro nero dei respingimenti”, del Border Violence Monitoring Network (BVMN). Quest’ultima è una rete indipendente di ONG nata nel 2016 allo scopo di monitorare le sistematiche violazioni dei diritti umani lungo la rotta balcanica. Il Guardian, 23 dic., scriveva fra l’altro:

Un “libro nero” di 1.500 pagine che documenta centinaia di respingimenti illegali dei richiedenti asilo dalle autorità di frontiera esterna dell’Europa. Sono 892 testimonianze di gruppo degli ultimi 4 anni, che descrivono in dettaglio le esperienze di 12.654 vittime di violazioni dei diritti umani. Ogni giorno migliaia di persone, principalmente dall’Asia meridionale, dal Medio Oriente e dal Nord Africa, tentano di attraversare i Balcani per raggiungere l’Europa. È un viaggio arduo, praticamente privo di strutture di accoglienza per i migranti, costretti a trascorrere la maggior parte del viaggio in campi improvvisati o nelle stazioni ferroviarie.

In Croazia i richiedenti asilo vengono sistematicamente picchiati, derubati e respinti. Tra gennaio e novembre 2020, il Consiglio danese per i rifugiati ha registrato 15.672 respingimenti dalla Croazia alla Bosnia-Erzegovina, di cui oltre il 60% sarebbero stati violenti.

“Questo libro indica un vuoto enorme negli Stati membri e le agenzie dell’UE, come Frontex”, ha detto al Guardian Simon Campbell, coordinatore sul campo per BVMN. “Le testimonianze … sono prove sulle violazioni del diritto internazionale in materia di asilo e rimpatrio, nonché il divieto di tortura”. L’eurodeputata tedesca Cornelia Ernst ha dichiarato: “Siamo rimasti molto scioccati dagli infiniti resoconti di violenza spietata, sadica e degradante, che ricordano brutali dittature. … La nostra speranza è che il Libro Nero contribuisca a porre fine a questi crimini e che vengano chiamati a rispondere i governi responsabili”.

Brevi considerazioni: I paesi interessati, a fronte di mappe, dati, foto, hanno negato l’evidenza; l’Europa, attraverso il commissario ha detto che non era a conoscenza dei fatti e che avrebbe indagato.
Per un breve periodo l’UE sembrava volesse archiviare l’immobilismo sul problema migranti: nell’estate del 2015, dopo che il cadavere di Alan Kurdi sulla spiaggia turca di Bodrun aveva commosso tutta l’umanità,”Mutti” Merkel, ignorando l’accordo di Dublino, aveva aperto i confini a circa un milione di siriani tra i mugugni dei sovranisti. Il sogno per i migranti durò poco. Qualche mese dopo incominciarono i divieti agli ingressi a chi proveniva dai Balcani e i confini di Slovenia, Croazia, Serbia e Macedonia, le nazioni di transito, furono sigillati. A marzo del 2016 l’UE siglava il famigerato accordo con la Turchia voluto dalla Germania. La stessa logica si vede nel recente accordo commerciale UE – Cina voluto dalla Merkel nonostante i milioni di uiguri internati nei campi di indottrinamento, costretti ai lavori forzati, torturati, le leggi liberticide di Hong Kong e la carcerazione degli attivisti del movimento democratico. Bütikofer, presidente della delegazione UE per le relazioni con la Cina, ha detto che è ridicolo vendere i semplici impegni sui lavori forzati come un successo.

https://www.theguardian.com/global-development/2020/dec/23/black-book-of-thousands-of-migrant-pushbacks-presented-to-eu (a cura di Piero Rizzo)

2 genn. Pietro Bartolo, deputato europeo, rilancia l’allarme sui profughi in Bosnia. I migranti, afgani siriani iracheni, vengono respinti da Italia, Slovenia e Croazia, al cui confine subiscono violenze agghiaccianti. Stanno nei boschi con un freddo terribile e cibo scarsissimo. Bartolo chiede ai governi europei di dividersi i profughi e accoglierli.

20 genn. Il tribunale di Roma ha condannato il Ministero dell’Interno italiano per aver impedito a i profughi di fare domanda di asilo e averli rimandati in Slovenia

NEL MONDO
Nel 2020 i profughi in Europa provenienti dal mar Egeo sono diminuiti del 76%, grazie al respingimento “violento e sistematico” operato dai greci con l’aiuto di Frontex. Lo affermano 95 Ong (v. Nigrizia). I profughi hanno diritto di chiedere asilo, ma questa possibilità gli viene negata. Frontex è stato ammonito dalla Commissaria UE Ylva Johansson, che ha ammonito anche le autorià greche e quelle bosniache.

29 dic. Viene arrestato Abul Kalam, il fotografo che ha documentato il trasporto forzato di mille Rohingya nell’isolotto-carcere di Bhasan (Bangladesh).

— Open Arms salva altri 96 naufraghi (sono in tutto 265), molti con segni di ipotermia e denutrizione (sono quelli della “pacchia” di Salvini?). Più di 900 persone sono annegate nel Mediterraneo nel 2020.
21 genn. La Ocean Viking, dopo 6 mesi di sequestro nei porti italiani, salva 119 naufraghi al largo della Libia.

13 genn. In Italia, una serie di Ong chiedono alla ministra dell’interno di attivare i corridoi umanitari dalla Libia, già chiesti da diversi mesi. Citano uomini e donne torturai e venduti come schiavi.

15 genn. Rutte, capo del governo olandese, si dimette per lo scandalo dell’assistenza. Diecimila famiglie disagiate, soprattutto di emigranti soggetti a “profilazione etnica” dalla burocrazia, sono state costrette a restituire i soldi avuti dallo stato per assistenza, col falso pretesto che non ne avevano diritto.
— Viene arrestata la sindaca leghista di S. Germano Vercellese: dava i pacchi per l’assistenza, pagati dallo stato, agli amici e li negava ai migranti.

20 genn. Fra i primi decreti di Biden c’è il ricongiungimento dei bambini che Trump aveva strappato alle madri immigrate. — In Guatemala la polizia respinge con la forza gli emigranti onduregni che vogliono raggiungere gli USA.

L’attualità di Gianni Rodari: “Insegnare le parole a tutti, perché nessuno sia schiavo”

18 Gen


di Franco Martina

“Sotto terra va il minatore,/Dove è buio a tutte le ore “. Sono versi di Gianni Rodari inseriti in I luoghi dei mestieri (Torino, Einaudi, 1960), una filastrocca fatta per i bambini, per la scuola, per imparare e anche per divertire. Ma alle spalle di quei versi, come spesso gli accadeva, c’era una storia vera. Alcuni anni prima, nel 1952, nelle vesti di cronista del settimanale “Vie nuove”, egli aveva raccontato lo sciopero dei minatori di Cabernardi, provincia di Ancona, la più grande miniera di zolfo d’Europa. Lì 300 persone si erano asserragliate a 500 metri di profondità per difendere il loro lavoro. Con la diligenza del cronista il giovane Rodari indica i fatti, elenca i numeri, traccia un quadro della politica industriale del colosso Montecatini nel contesto della nuova Europa: produttività, modernizzazione… Ma a un certo punto del racconto abbandona il filo della cronaca e segue la storia di Ernesto e Maria, due giovani sposi, separati dallo sciopero. Lui chiuso nelle viscere della terra, lei tenuta lontana dalle cure per il loro bambino e per il vecchio padre, ma anche dalla pressione delle forze dell’ordine che impedivano contatti diretti, rendendo pesante perfino la consegna del cibo. Rodari concentra l’attenzione su come quei giovani stessero vivendo non un’avventura, né una disgrazia, ma l’impegno per fare del proprio lavoro il mezzo con cui costruire Il loro futuro. Ma anche il loro disperato bisogno di vedersi, solo per uno sguardo, per una parola e immagina Ernesto rischiare la lunga, faticosa e pericolosa risalita per una ’uscita di sicurezza’ dalla miniera, non controllata dalla polizia perché ritenuta impraticabile. Un cunicolo da percorrere a tratti strisciando, fatto di gradini appena accennati e addirittura di arrampicate con funi, lungo un percorso che sembrava non finire mai e sempre con un rischio incombente. Scrive Rodari : “Cinque ore di strada per nulla fece Ernesto Donini, un giovane minatore di Pergola, domenica, ventidue giugno. Voleva rivedere la moglie, dopo ventiquattro giorni, almeno per un istante. Maria non c’era. Ernesto gridò a qualcuno che l’andasse a chiamare, forse stava attorno alla miniera. Ma alla fine dovette rassegnarsi e ridiscendere”. Per trovarsi all’appuntamento convenuto, la giovane moglie aveva lasciato il bambino di un anno al vecchio padre dalla salute malferma e aveva percorro 12 km a piedi. Ma, al momento opportuno, la polizia impedì loro di incontrarsi e anche solo di parlarsi. Così Rodari racconta ciò che non era visibile della lotta operaia: l’umiliazione, con cui chi ha il potere cerca di sfibrare la resistenza di chi potere non ne ha. Hanno fatto bene Ciro Saltarelli e Silvia Rocchi a riprendere e valorizzare questo vecchio reportage, costruendo un libro (Gianni Rodari, Sepolti vivi, da un’idea di Ciro Saltarelli e illustrazioni di Silvia Rocchi, con un pensiero di Gad Lerner, Torino, Einaudi, 2020) che grazie ai disegni di Silvia Rocchi permette di tornare a riflettere con più calma sul senso del lavoro di Rodari. Perché questo libro non parla del passato. L’umiliazione come strumento di oppressione, oggi più che mai, è all’ordine del giorno in tutte le latitudini della terra. Ma attuale è anche l’impegno per combatterla. E su questo versante l’opera di Rodari è preziosa. Per comprendere l’importanza di quello che era pur sempre uno dei tantissimi episodi di conflittualità economico-sociale dei cruciali anni Cinquanta, occorre ricordare che erano passati solo pochi anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana con al primo articolo il suo fondamento nel lavoro. Se per difendere il salario era necessario ricorrere a forme di lotta che mettevano a rischio la salute e la vita; se la polizia interveniva rendendo più difficile la resistenza, parteggiando così per una delle parti in conflitto, allora cos’era cambiato rispetto al fascismo? Quale discontinuità aveva introdotto l’assetto repubblicano? Qual era il senso vero della Repubblica fondata sul lavoro? Era chiaro che le recenti conquiste politiche non erano la fine, ma solo l’inizio di un nuovo cammino. Di un lungo cammino, per il quale necessitavano forze nuove e nuovi strumenti. Era questo il fronte su cui Rodari impegnò tutta la sua forza creativa. Lo disse espressamente presentando La grammatica della fantasia (1972): insegnare “tutte le parole a tutti, non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo”.
Il senso politico del lavoro narrativo dedicato ai bambini di Rodari non sta nel denunciare ingiustizie dolore e umiliazione di chi lavora, né di dare voce a chi non l’ha mai avuta. Molto più radicalmente, egli elabora strumenti di lotta, mezzi che servano a chi li usa per difendersi e contrastare chi fa della parola e della cultura uno strumento di dominio. E come campo di battaglia scelse, lui maestro elementare, la scuola e i bambini che la vivevano. A loro ha dedicato la vita, scrivendo cose la cui bellezza da sola testimonia amore e dedizione. Così come, in questo testo, le tavole di Silvia Rocchi.