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La Scatola di latta: riscoprire la comunità attraverso la poesia, la memoria, la cultura locale 

24 Lug

Con questo articolo pubblicato su Labsus il 13/07/2018, a cura di di Claudia Ferrari, la redazione di Sviluppo Felice vi augura buone vacanze e vi informa che le pubblicazioni riprenderanno a settembre.

La Scatola di latta: le “invasioni dolci” che attraversano il Sud

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La storia che vi raccontiamo prende il via da una domanda: come contribuire allo sviluppo del proprio territorio all’indomani di una laurea in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo? A interrogarsi è Gianluca Palma, che si definisce il custode sociale di una scatola molto particolare, uno scrigno di beni comuni, raccolti come fiori con riguardo e cura, camminando per le vie dei paesi del sud della Puglia. Con uno statuto per la costituzione di un’Associazione di Promozione Sociale, scritto ma lasciato in un cassetto, la Scatola di latta è formata da un gruppo spontaneo di persone, che opera da tre anni principalmente sul territorio della provincia di Lecce, rivolgendo però lo sguardo a tutto il meridione.

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Lettaratura come luogo di mediazione culturale

4 Feb

(Documento da Humafirst.it del 26-01-16) di Giuseppe Spedicato 

migrantePer affrontare al meglio l’attuale crisi di convivenza fra le differenti culture che vivono nei nostri territori, in particolare con quella arabo-islamica, dobbiamo scegliere se puntare solo sulla sicurezza, la repressione, la riduzione della nostra libertà o soprattutto sull’educare, attrezzare al meglio la nostra società sul piano culturale. Detto in altre parole scegliamo solo di combattere i sintomi del “male” o cerchiamo anche di eliminare la fonte del “male”. Se scegliamo di percorrere anche la seconda strada, dovremmo puntare sull’educazione interculturale. Questa dovrebbe essere diffusa e praticata. Si dovrebbe, ad esempio, promuovere la conoscenza delle letterature degli altri popoli ad iniziare da quelle dei popoli che vivono nelle nostre città. L’educazione letteraria rappresenta un potente veicolo per educare all’intercultura perché consente di aprire la nostra cultura ed il nostro immaginario alle altre visioni del mondo. Se noi abbiamo tante difficoltà a conoscere e dialogare con l’altro, anche quando vive nella nostra stessa città, è anche perché non conosciamo la letteratura dei popoli che ci vivono accanto. Ovviamente non è sufficiente conoscere gli altri tramite noi, dobbiamo dare a loro stessi l’opportunità di raccontarci di loro. L’Africa, ad esempio, per molti anni è stata conosciuta solo tramite racconti fatti da non africani, non è stata data l’opportunità agli africani di raccontare la loro Africa. Abbiamo così conosciuto solo alcuni aspetti di questo continente e delle sue tante culture.
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Costruire un “Piano Marshall” per gli immigrati

2 Lug

appello di Sviluppo Felice per una battaglia di civiltà

Cari lettori,

se non riusciremo a governare l’arrivo dei migranti, sempre più accelerato, rischiamo di disarticolare la cultura e la struttura democratica del nostro paese. Creare un’adeguata cultura dell’accoglienza oggi non è meno urgente dell’accoglienza stessa. E’ questa attività culturale che vorremmo promuovere.

Ci muove il senso umanitario, ma anche la convinzione che è possibile trasformare l’immigra-zione in un fattore di sviluppo economico. Ed è urgente intraprendere questa via, combattendo sia la corruzione nella gestione dell’accoglienza sia lo sfruttamento demagogico della paura e del razzismo latente. Continua a leggere

Abbiamo bisogno di ripensare e riscrivere le immagini e i simboli del benessere

29 Ago

di Luigino Bruni *

benessere4u.iobloggo.comPerché sempre più gente corre nei parchi, pedala lungo le strade, fa ginnastica ballando gioiosamente in gruppo sulle spiagge? Per diverse buone ragioni, ma è certo che il nostro corpo non ha ancora capito che il mondo è cambiato – almeno in molte parti del pianeta – e continua a renderci piacevoli cibi grassi e calorici, e meno attraenti verdure e cibi magri. E si capisce bene, se pensiamo che per un centinaio di migliaia di anni (se vogliamo limitarci al giovane homo sapiens) abbiamo vissuto in un ambiente povero di calorie essenziali per cacciare, riscaldarsi, fuggire dai predatori, sopravvivere. I tempi di cambiamento dell’organismo umano sono molto più lunghi dei mutamenti sociali e culturali. Continua a leggere

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