”L’ONU sta lasciando morire i migranti in Libia”

25 Nov

Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 34, a cura Piero Rizzo (25 XI 2019)
L’articolo di Foreign Policy selezionato per questo mese sparge del sale sulla ferita più che mai aperta dei migranti detenuti nei “campi di tortura” libici. E’ stato pubblicato il 10 ottobre con il titolo: ”L’ONU sta lasciando morire i migranti in Libia”.
L’obbiettivo primario per il quale l’UE sta finanziando la guardia costiera libica è di tenere i migranti fuori dall’Europa, non importa se essi vanno a finire nell’inferno dei campi di detenzione in balia delle milizie e dei trafficanti di esseri umani.
Dopo aver descritto il calvario di una donna che ha visto morire il figlio di 7 anni e il marito nel centro di detenzione di Zintan, l’autrice Sally Hayden, giornalista freelance impegnata sui diritti umani e le crisi umanitarie, prosegue.
Le loro morti non erano le uniche. Rifugiati e migranti nei centri di detenzione libici hanno iniziato a contattarmi nell’agosto 2018, dopo che gli era stato comunicato il mio rapporto da persone che avevo intervistato in Sudan l’anno precedente. Da allora, ho parlato con dozzine di detenuti in molti centri diversi, che usano telefoni nascosti per inviare informazioni su ciò che sta accadendo loro. Ho trovato ripetute conferme alle loro accuse da molte altre fonti.
Ho iniziato a inviare e-mail all’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees)  e all’IOM (International Organization for Migration) riguardo al numero crescente di morti a Zintan nell’ottobre 2018, poco dopo che le Nazioni Unite erano state coinvolte nel trasferimento di centinaia di migranti e rifugiati da Tripoli. Solo sette mesi dopo, quando 22 detenuti erano morti per mancanza di cure mediche e per le condizioni terrificanti,  le N.U. si interessarono finalmente di ciò che stava accadendo a Zintan e chiesero che i detenuti venissero trasferiti di nuovo. Quando gli è stato chiesto un commento, l’OIM ha dichiarato che la condivisione pubblica di rapporti non confermati di eventi a cui l’organizzazione non ha assistito, potrebbe minacciare la sicurezza dei migranti in detenzione. Il personale delle Nazioni Unite ha precedentemente confermato a Foreign Policy che nessuna organizzazione sta monitorando il numero di detenuti che muoiono in tutta la rete di centri di detenzione libici.
Questo è solo uno di una serie infinita di scandali che si verificano nella  rete di centri di detenzione in teoria gestiti dal Dipartimento Libico per la Lotta alla Migrazione Illegale, che è associato al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, sostenuto dalle N.U. Nella realtà, molti centri di detenzione sono controllati da milizie.
Decine di migliaia di rifugiati e migranti sono stati rinchiusi a tempo indeterminato nei centri di detenzione negli ultimi due anni e mezzo, dopo essere stati intercettati dalla guardia costiera libica mentre tentavano di raggiungere l’Italia attraverso il Mar Mediterraneo.
Alla domanda sul ruolo dell’Unione Europea nel facilitare lo sfruttamento, la tortura e l’abuso di migliaia di rifugiati e migranti in Libia, i portavoce dell’UE regolarmente ribadiscono che nei centri di detenzione sono presenti le Nazioni Unite , aggiungendo che l’UE sta cercando di migliorarne le condizioni e vorrebbe chiudere i centri.
Ha detto un uomo del Darfur che i detenuti sono stati minacciati e picchiati dalle guardie libiche di fronte al personale dell’UNHCR senza che questo sia intervenuto per fermarle (l’UNHCR lo nega). Per i rifugiati e i migranti detenuti in Libia, l’UNHCR è diventato un simbolo di inazione, un’agenzia il cui logo suscitava in passato forti sentimenti di speranza e di ammirazione, mentre ora suscita crescenti sentimenti di disprezzo.

Brevi considerazioni. E’ tutto un dejà vu. Quando Salvini ripete ad nauseam che il numero di migranti, con lui ministro dell’interno, si è drasticamente ridotto (e in parallelo anche il numero di morti), nelle statistiche non compaiono i morti nei campi libici e si omette di dire che, al trattamento subumano in quei lager, non di rado si preferisce la morte.
In questi giorni, si sente dire soprattutto dalla sinistra e da una parte del mondo cattolico che Salvini se n’è andato, ma i suoi metodi sono rimasti. Pensiamo che il problema non si risolverebbe aprendo le braccia a tutti i migranti con spirito bergogliano, perché in tal caso Salvini sarebbe fatto “santo subito” a furor di popolo (ai simboli religiosi provvederebbe lui stesso) e le cose peggiorerebbero. Siamo di fronte a un caso esemplare di conflitto tra l’etica dei principi – propria dell’idealismo – e l’etica della responsabilità – propria del pragmatismo (Max Weber docet).
In chiusura ci preme ricordare che gli orrori libici li troviamo anche nel cuore dell’ Europa, in questo caso in Croazia, come abbiamo appreso dalla lettera di Lorena Fornasir (Trieste) pubblicata su questo blog il 22 ott. u.s. Al peggio non c’è limite.

https://foreignpolicy.com/2019/10/10/libya-migrants-un-iom-refugees-die-detention-center-civil-war/

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