Commento a proposito dei posti di lavoro rimasti vacanti

16 Nov

di Antonio Baldo
L’articolo di Cosimo Perrotta del 7/X/2019 sui posti di lavoro che restano vacanti (ricerca di Excelsior e Unioncamere), suggerisce una serie di riflessioni di diversa natura, più o meno antiche, che qui si possono solo accennare.
1 – L’economia è una scienza sociale, cosa non accettata soprattutto dai teorici (neo)classici che presuppongono la piena occupazione in un equilibrio sempre raggiunto da domanda e offerta che s’incontrano in situazione di perfetta concorrenza. Più in generale, si continua a ragionare così anche se, in realtà, questo non esiste. Se fosse vero, taluni lavori manuali dovrebbero essere pagati più di tanti altri considerati intellettuali mentre altri, come quelli di manager e amministratori, sono spesso retribuiti ben al di sopra della loro effettiva produttività
2 – Nelle sue prospettive più generali, il legame tra scuola e lavoro è tutto da ridiscutere. Che la scuola debba preparare in modo diretto al lavoro vale solo (e in parte) per un’istruzione professionale che – come e più della scuola globalmente intesa – è interessata più ai docenti che agli studenti, anche al netto della sua funzione di consenso politico. L’attribuzione della competenza normativa alle Regioni non aiuta, ma nemmeno lo Stato gode di ottima fama. Rimane un grande gap di efficienza, nella preparazione e nell’informazione, per l’incontro tra lavoro e formazione.
3 – Non solo per i giovani, le motivazioni e la fiducia (così importanti anche in economia) dipendono dalla cultura diffusa in una comunità, oggi centrata sul denaro e, soprattutto in Italia, sul prestigio sociale. Rivederla significa, ad esempio, discutere il valore legale del titolo di studio quando quello pratico è quasi inesistente.
4 – La carente offerta di taluni lavori dipende molto da stipendio e condizioni proposte dalla domanda di imprese e famiglie. In realtà, i soldi ci sarebbero ma è vero che parecchie aziende corrono il rischio di uscire dal mercato.
5 – Oltre ad accentuarne le disuguaglianze, Robotica, Intelligenza Artificiale e altre applicazioni scientifiche diminuiranno la necessità totale di lavoro, soprattutto a scapito della manualità. E’ tutt’altro che una disgrazia, ma occorre “desacralizzare” il lavoro retribuito (vedi l’articolo “Il reddito delle libertà” di John Lanchester, uscito sulla London Review of Books e ripreso nel numero 1325 di Internazionale) e slegare, almeno in parte, lavoro retribuito e reddito necessario ad una vita dignitosa. Qualcuno ha detto che il difficile non è far passare le nuove idee ma superare quelle vecchie.
6 – Le stesse statistiche devono essere rese più trasparenti e oneste, soprattutto nei confronti spaziali e temporali che cambiano continuamente i loro riferimenti senza avvisare i lettori.

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