Il ministro della malafede e i conti dell’Inps

8 Lug

di Cosimo Perrotta

Il ministro dell’Interno, anziché controllare le migrazioni, ne impedisce il controllo. Il suo calcolo è questo: quanto meno l’immigrazione viene regolata tanto più aumenta il senso di pericolo, creato ad arte da lui. Quindi sarà maggiore l’odio che riesce a suscitare, e il consenso elettorale per lui.

A questo servono il clamore dei porti chiusi alle Ong ma aperti di soppiatto ai barchini dei trafficanti; il taglio dei fondi agli Sprar; il rigetto del 90% delle domande di asilo per motivi umanitari; la frottola del rimandarli indietro; l’imposizione ai Centri di accoglienza di espellere chi rifiuta offerte di lavoro superiore ai 3mila euro annui (vedi Tito Boeri su Repubblica del 5 luglio). Il risultato è che, mentre gli arrivi sono diminuiti di quasi il 90%, gli irregolari aumentano, e nel 2020 arriveranno a 700mila.

E’ un vero tradimento del proprio ruolo istituzionale; da ministro dell’ordine a ministro del disordine; da ministro della sicurezza a ministro dell’insicurezza permanente. Tutto serve alla rappresentazione farsesca dei nemici alle porte, e di lui che salva la civiltà italiana (lui?), come Orbán e Kaczyński salvano la civiltà europea (?).

Salvini rifiuta Timmermans come capo della Commissione Europea. Eppure Timmermans è l’avversario dell’austerity, contro la quale il governo italiano si scaglia ogni giorno. E’ stato un errore? No, perché in realtà Salvini non vuole trovare intese con l’Europa, vuole comunque lo scontro (che gli porta voti).

Egli ottiene da Malta uno scambio senza senso tra i 40 naufraghi del veliero Alex e altri 40 immigrati che stanno a Malta. Il veliero, piccolo e stracarico, non ce la farebbe ad arrivare fino a Malta, così la Marina si offre di prendere i migranti e portarli lì. Ma Salvini lo impedisce; dopo di che accusa la Marina di scarsa collaborazione e accusa Alex di non voler andare a Malta. Per la stessa ragione, il ministro rifiuta la proposta di Seehofer di accordarsi per portare in Germania e in Europa i naufraghi che arrivano nei porti italiani. Allo stesso modo, mesi fa, rifiutò la modifica dell’accordo di Dublino, che impone ai profughi sbarcati in Italia di restare qui.

Il ministro della malafede consente in silenzio gli sbarchi in Italia organizzati dai trafficanti, ma poi fa molto chiasso contro i salvataggi in mare fatti dalle Ong, falsifica i fatti e accusa le Ong di essere trafficanti di uomini. Come ha già fatto con “il derby tra fascisti e antifascisti”, il ministro riduce tutto a un’immonda contesa fra “stare con gli italiani” (cioè con lui) o stare con i migranti e le Ong, che secondo lui delinquono.

Ma il ministro falsifica anche in grande. Ha creato un buco spaventoso nei conti Inps con il pensionamento anticipato della quota 100, ma impedisce la regolarizzazione dei lavoratori immigrati, che porterebbe all’Inps nuovi fondi. Spieghiamo ai fedeli di Salvini qual è il problema.

Il calo demografico in Italia sembra ormai irreversibile. Nel 2004 i nuovi nati erano oltre 562mila, nel 2018 meno di 440mila. Dal 2006 i decessi sopravanzano le nascite sempre più. Nel 2018 sono arrivati a quasi 200mila in più. A ciò si aggiungono gli italiani espatriati: quasi 215mila nel solo 2018 (dati Istat del 3 luglio).

Inoltre, siamo il paese più longevo al mondo, dopo il Giappone; dunque, la popolazione non solo diminuisce ma invecchia, e quindi lavora sempre meno. L’aumento della popolazione lavorativa, appena proclamato dall’Istat, non è vero; risulta solo se si considerano fra gli occupati regolari anche quelli che hanno lavorato per 4 ore in un mese. Ma l’estendersi del lavoro precario, saltuario e mal pagato non risolve certo il problema dei contributi Inps. Dunque, il divario fra contributi previdenziali, pagati da chi lavora, e pensioni erogate cresce. I primi diminuiscono, le seconde aumentano.

Spesso si dice che questo divario scomparirebbe se ci fosse una politica di sostegno alle famiglie con figli, come nei paesi più avanzati d’Europa. Questo è vero solo in parte. Il calo demografico in Italia ha due cause diverse. Certo, la mancanza del sostegno pubblico scoraggia le famiglie dal fare figli. Ma c’è anche una causa opposta: l’aumento del reddito porta sempre le famiglie a decidere di fare meno figli, per difendere il proprio benessere.

Questa seconda causa è ineliminabile. E’ propria delle società sviluppate, e può essere compensata in un solo mondo: accogliendo nuovi lavoratori che fanno più figli e pagano i contributi degli anziani. Parliamo ovviamente degli immigrati (secondo Confindustria, ne servono 170mila in più all’anno); i quali vanno accolti, regolarizzati e controllati. Vanno sottoposti, come tutti, a diritti e doveri, e non criminalizzati a prescindere.

Oggi moltissimi immigrati lavorano in nero, fra badanti, colf, raccoglitori di frutta, operai di fabbrica o di cantiere, addetti al piccolo commercio e ai servizi. Ai loro datori di lavoro, il ministro della malafede va benissimo, perché li esonera da ogni controllo effettivo; in più, aizza l’opinione pubblica contro i migranti, e quindi li tiene sotto ricatto. Se questi lavoratori venissero regolarizzati il buco previdenziale sarebbe notevolmente alleggerito.

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