L’isola di Samo, prigione dei rifugiati e vergogna dell’Europa

27 Mag

Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n° 29
a cura di Piero Rizzo

Quest’anno la ricorrenza del terzo anniversario (20 marzo) dell’accordo UE-Turchia, per la gestione dei migranti sulla rotta balcanica, è passata un po’ in sordina. Eppure i drammi umani che ne sono derivati sono tutt’altro che irrilevanti. Ha scritto “The Nation”, uno dei più antichi settimanali statunitensi: “Samo rappresenta la crudeltà di un accordo tra Unione Europea e Turchia che ha lasciato circa 75mila richiedenti asilo in un limbo”. Concetto non meno severo è stato espresso dal “Guardian”: “Ciò che ha fatto [l’accordo] è condannare migliaia di persone a una vita di paura e limbo, l’esatto contrario dei valori che l’UE dice di custodire. In realtà è una macchia duratura sulla coscienza dell’Europa da parte di politici che a parole sostengono i valori universali incarnati dall’Acropoli”.

Riportiamo degli stralci liberamente tradotti dell’articolo di “The Nation” del 23 apr. u.s. il cui titolo è: “L’isola greca che divenne una prigione a cielo aperto per i rifugiati”.

Se l’obiettivo principale dell’operazione era quello di scoraggiare i richiedenti asilo dall’attraversare il mare, la strategia inizialmente sembrava funzionare: il numero di nuovi arrivi è inizialmente diminuito. Ma già nell’estate del 2018, stava di nuovo incominciando a salire. A partire dal 14 aprile di quest’anno, 9.233 richiedenti asilo sono sbarcati in Grecia, 1.444 a Samo, e molti altri dovrebbero arrivare quando il clima migliorerà.

Gli effetti dell’accordo sono particolarmente visibili nelle isole del Mar Egeo settentrionale come Samo, perché, essendo così vicine alla Turchia, attirano il maggior numero di rifugiati. Prima, le persone che arrivavano venivano trasferite sulla terraferma o in Europa in pochi giorni o settimane. Adesso, molti sono costretti ad aspettare sulle isole mesi o anche anni, perché nell’accordo si stabilisce che non possono lasciare le isole prima che la domanda di asilo sia stata accettata o meno.

La vita nel campo di Samo è stata sempre terribile, ma dopo l’accordo è peggiorata costantemente. L’estate scorsa, mentre la temperature saliva a 38°C, l’acqua scorreva solo per due ore al giorno, tutti i bagni erano rotti e il campo puzzava di fogna. In inverno, c’erano giorni in cui finiva il cibo, alcuni container erano così affollati che la gente dormiva sul pavimento, mentre forti piogge e venti si abbattevano sulle tende e i pochi effetti personali andavano giù per la collina in un fiume di fango. Le condizioni sono diventate così terrificanti che alla vigilia del terzo anniversario, Oxfam e altre 24 ONG hanno inviato una lettera ai leader dell’UE dicendo che l’accordo ha portato a politiche e pratiche in Grecia “miopi, insostenibili, inefficaci e pericolose.”

Per quanto preoccupanti, il razzismo, la mancanza di sicurezza e le pessime condizioni non sono tuttavia il problema più grande. Il vero problema è non sapere quando e se verrà concesso l’asilo e il permesso di lasciare l’isola, o se si sarà rimandati in Turchia, da dove si potrebbe addirittura essere riportati nel paese da cui si è fuggiti.

“Tutto ciò che facciamo è aspettare e tormentarci. Non possiamo fare piani, non abbiamo alcun controllo sul nostro futuro “, ha detto Zainab. “Vogliamo solo vivere una vita normale qui, non una vita lussuosa, solo una vita sicura. Vogliamo essere utili. Ma qui non possiamo fare niente per nessuno, nemmeno per noi stessi. ”

Chiudiamo con il sottotitolo dell’articolo del Guardian citato all’inizio. Secondo Amnesty, affermare che il trattato sulla migrazione ha avuto successo significa negare la realtà, data la terribile situazione delle persone intrappolate nelle isole greche.
https://www.thenation.com/article/samos-greece-refugee-hell/
https://www.theguardian.com/world/2019/mar/20/activists-project-refugees-welcome-on-acropolis-to-show-crisis-not-over

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