Il trionfo di Pareto

1 Apr

Sintesi di “The triumph of Pareto”, di Gary Flomenhoft (Univ. del Vermont), in Real-World Economics Review, n. 80, online, 2017, pp. 14-31.
L’economia neo-classica si presenta come una scienza libera dai valori e definisce l’efficienza economica col criterio dell’ottimo paretiano, considerandolo una misura oggettiva. In realtà l’ottimo paretiano implica valori normativi mascherati.
I tre pilastri dell’economia del benessere neo-classica sono: a. l’homo oeconomicus, che massimizza l’utilità ed è razionale. b. La concorrenza perfetta, che avviene senza poteri nel mercato e con rendimenti costanti, informazione perfetta, assenza di incertezza. c. L’ottimo paretiano.
La scienza del comportamento ha provato che l’homo oeconomicus non esiste (1), mentre Stiglitz ha mostrato che la concorrenza perfetta è rara. Ma l’ottimo paretiano è ancora in piedi. Esso definisce ottimo lo stato in cui nessuno può cambiare la sua posizione senza che qualcuno stia peggio. Questo criterio non dice nulla, ad esempio, su una politica che libera un milione di persone dalla più nera povertà ma impone una piccola perdita ad un singolo miliardario. Casi di questo genere sono considerati implicitamente non desiderabili.
Daly ha sostenuto che l’efficienza dell’ottimo paretiano è desiderabile solo se deriva da livelli sostenibili di produttività e da un’equa distribuzione della ricchezza e delle risorse (2). L’efficienza paretiana appare banale in confronto con altre misura di efficienza, quale il PIL per unità di prodotto, il valore del prodotto per unità di lavoro, il benessere per unità di prodotto, l’indicatore di progresso per unità di impronta ecologica, ecc.
L’ottimo paretiano assume la distribuzione esistente come data. Se qualsiasi distribuzione del reddito può portare all’ottimo, allora perché preoccuparsi di rendere la distribuzione più giusta? Questa economia non fa distinzione fra reddito guadagnato e non guadagnato, o la fa solo per raccomandare tasse più basse sul secondo. Hackett osserva che sopprimere la schiavitù avrebbe fatto star peggio i proprietari di schiavi e quindi non sarebbe stato una misura pareto- efficiente (3).
Pareto, insieme con Edgeworth, elaborò le curve di indifferenza, che descrivono le varie combinazioni di beni che realizzano le preferenze dei singoli. Queste curve eliminano la possibilità di confronto fra le utilità individuali. Ognuno decide la sua propria utilità. Ciò evita considerazioni di giustizia sulle condizioni sociali. Al contrario, l’utilità classica mirava al “massimo vantaggio per il maggior numero di persone”. Il suo fine era di aumentare l’utilità sociale complessiva, e ciò implicava che un aumento di reddito procurasse al povero maggiore utilità che al ricco.
Il principio di Pareto riflette la sua visione di darwinismo sociale perché favorisce una crescente diseguaglianza. Nella teoria della circolazione delle élite (4), Pareto parla delle persone di capacità superiori che tendono a migliorare la loro posizione. I migliori delle classi basse cercano di scalzare la classe dominante. Nel 1906 aveva affermato che “nessuna classe sociale può mantenere a lungo la sua proprietà o il suo potere se non ha la forza e il vigore necessario per difenderli. Nel lungo termine solo il potere decide la struttura sociale” (5).
Pareto era sostenitore della guerra delle classi, del diritto delle élite di controllare la proprietà e del primato del potere su ogni altra considerazione sociale.
Questa visione corrisponde alla recente storia economica. Nel 1997 la concentrazione della ricchezza in USA per l’1% più ricco raggiunse il 40,1%, poco sotto il 44,2% raggiunto appena prima del crollo del 1929. Dopo la fine ufficiale dell’ultima recessione l’1% più ricco si è appropriato del 95% dell’aumento di reddito, e adesso guadagna il 20% del reddito totale (6).
Pareto afferma che “la classe dominante A contiene una parte alpha, ancora abbastanza forte ed energica per difendere il suo dividendo di autorità, e una parte beta fatta di individui degenerati, con intelligenza e volontà deboli, umanitari, come si dice oggi … Oggettivamente, la lotta consiste soltanto nel fatto che i B-alpha cercano di prendere il posto degli A-alpha. Tutto il resto è subordinato e casuale” (7).
La teoria delle élite di Pareto non è nuova per chi abbia studiato il comportamento dei primati. Essa esprime la gerarchia di dominio degli scimpanzé, che Pareto descrive come ideale per gli uomini. Persino fra le scimmie, gli scimpanzé sono più aggressivi e gerarchici in confronto ai bonobo o gli oranghi. E’ la società degli scimpanzé quella a cui aspiriamo?
V. ad es. D. Kahneman e A. Tversky (2000), Choices, Values, and Frames, New York: Cambridge University Press.
(2) H. Daly (1992), “Allocation, distribution, and scale: Towards an economics that is efficient, just, and sustainable”, Ecological Economics, 6 (3), 185–193.
(3) S. Hackett (2001), Environmental and Natural Resource Economics, New York: Sharpe, p. 26.
(4) W. Pareto (1916) Trattato di sociologia.
(5) W. Pareto, Manuale di economia politica con una introduzione alla scienza sociale (1906, cit. in M. Gaffney, e F. Harrison (1994), The Corruption of Economics, London: Shepheard & Walwyn.
(6) T. Piketty e E. Saez (2006), “The evolution of top incomes”, American Economic Review, 96 (2), 200–205.
(7) Cit. in Gaffney e Harrison (1994).

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...