La collaborazione multi-religiosa per il soccorso dei migranti

26 Mar

di Piero RizzoMigranti e Sviluppo n° 27 – Commenti esteri
L’articolo di questo mese è preso dall’Economist ed ha come titolo “Il soccorso ai migranti sta cambiando il mondo delle religioni”. I Valdesi, si legge nell’articolo, insieme con i loro precedenti persecutori (i cattolici), agiscono da catalizzatori nel rispondere in modo creativo alla crisi migratoria europea.
L’iniziativa dei “corridoi umanitari” è un caso “impressionante” di cooperazione interreligiosa in una causa umanitaria. È stato lanciato tre anni fa dai Valdesi insieme alla comunità di Sant’Egidio, un organismo cattolico noto per il lavoro di assistenza e di pace. In seguito a un patto con il governo italiano, questi enti di beneficenza accomunati dalla fede si sono assunti la responsabilità per l’intero ciclo del viaggio di migranti particolarmente vulnerabili verso l’Europa.
Ecco come funziona. Individui bisognosi, che possono essere minori non accompagnati, anziani, malati o persone in pericolo immediato di persecuzione, vengono identificati nel luogo di partenza (ad esempio, un campo profughi in Libano), trasportati in aereo verso una destinazione europea dove ricevono “visti umanitari” e quindi vengono aiutati a inserirsi nella società del paese ospitante. La fase finale prevede anche il collegamento con le moschee. L’idea ha preso forma in Italia ma è stata adottata in altri tre paesi (Francia, Belgio e Andorra) e da altre agenzie umanitarie, tra cui la Caritas, una grande organizzazione di beneficenza cattolica e le chiese protestanti francesi.
Almeno 2.000 persone hanno beneficiato di questo trattamento onnicomprensivo: una goccia nell’oceano quando ci si confronta con la crisi migratoria ma, come dicono i sostenitori, un’importante dimostrazione che il salvataggio di persone da imbarcazioni in avaria non è l’unica risposta possibile. Nel lanciare il progetto, il buon nome e le casse piene dei Valdesi sono stati di aiuto. Sebbene i loro adepti siano poche decine di migliaia, centinaia di migliaia di italiani hanno scelto questa chiesa come destinataria di una piccola fetta del loro reddito.
In molti modi diversi, il far fronte ai bisogni dei migranti sta catalizzando un cambiamento nella scena religiosa del mondo occidentale, e gli scienziati sociali ne stanno prendendo nota. Il progetto “corridoi umanitari” è una delle cinque iniziative multireligiose considerate in una ricerca descritta nell’ultimo numero di Journal of Ethnic and Migration Studies.
Osservando la scena attraverso lenti alquanto scettiche e secolari, l’articolo dice che le prove supportano l’idea che gli approcci multifede possano superare i problemi “ben documentati” che sorgono quando l’integrazione dei nuovi arrivati è gestita da un solo gruppo religioso, non ultimo quello di favorire i propri correligionari.
In Germania i finanziamenti statali per alcuni progetti di integrazione sono stati subordinati alla partecipazione di più fedi religiose.
Brevi considerazioni.
Se ci focalizzassimo esclusivamente sui numeri di migranti “liberati”, 2 mila contro un totale di varie centinaia di migliaia, dovremmo concludere che si sta parlando del nulla. In realtà l’iniziativa “corridoi umanitari” è degna di nota per due motivi. Primo perché riguarda un’umanità estremamente vulnerabile: minori non accompagnati, anziani, malati o persone in pericolo immediato di persecuzione. Secondo perché l’operazione prevede una cooperazione multireligiosa, la quale, anche se sostenuta con calore da papa Francesco, è difficile da realizzare perché molti migranti provengono da paesi la cui identità religiosa è così radicata, da essere causa di divisione e di conflitti.
https://www.economist.com/erasmus/2019/02/25/care-for-migrants-is-changing-the-world-of-religion

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Una Risposta to “La collaborazione multi-religiosa per il soccorso dei migranti”

  1. Maria Elvira Consoli 26 marzo 2019 a 20:45 #

    Il problema è tanto vasto e complesso da non poter essere risolto soltanto con una politica d’inclusiva e di caritativa accoglienza, ossia con una goccia nell’oceano. Occorrerebbe – a parer mio – una seria analisi delle cause che lo determinano a monte per poter interagire politicamente in sinergia con i ‘governanti’ delle regioni da cui i migranti provengono e/o fuggono. Non penso che si possa identificare il problema dei migranti con il processo di globalizzazione e trattarlo come tale. Si tratta invece di un grave disagio politico e amministrativo proprio dei Paesi che lo determinano. Non dovremmo, pertanto, fermarci a dare un’accoglienza,che potrebbe rivelarsi semplice fumo, ma – per parafrasare un giusto adagio- non dar loro un ‘pesce’, ma insegnare loro a pescare, cioè a saper vivere ‘politicamente’ e correttamente nei loro Paesi.

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