L’Italia del nuovo familismo amorale

4 Feb

di Cosimo Perrotta

Nell’Italia di Salvini domina un nuovo familismo amorale. Questa espressione fu creata dal sociologo americano Banfield nel 1958 per descrivere i rapporti sociali di un paesino arretrato della Basilicata (Chiaromonte, chiamato col nome fittizio di Montegrano). Il familismo amorale descrive la cultura di chi si sente assediato da un mondo esterno ostile e opprimente, e si difende legandosi ai soli rapporti che può controllare, quelli della famiglia. E’ un atteggiamento amorale perché non ha valori civici, né solidarietà, né lealtà verso l’altro. Non ha morale. “L’altro” è il diverso, l’estraneo; un potenziale pericolo da cui difendersi. Non merita rispetto né umana comprensione.

Voi direte, che c’entra l’Italia di oggi con una società agricola del Sud degli anni Cinquanta? Con un villaggio che era il punto terminale di dieci secoli di oppressione, miseria e prepotenza? Quella realtà non c’è più; anzi stava già sparendo mentre Banfield analizzava il suo paesino. E’ vero; ma attenzione. La crisi economica dell’Occidente (che per l’Italia è più grave) sta creando una massa crescente di diseredati: scolarizzati senza lavoro, operai disoccupati, lavoratori precari e iper-sfruttati. Ma sta creando anche – in conseguenza della disoccupazione e della mancanza di fondi – anziani, malati e invalidi con poca assistenza; servizi sempre meno efficienti; università disastrate; uffici pubblici non più in grado di funzionare decentemente; enormi zone critiche nel sistema del welfare state.

Le vittime di questo degrado – che ormai sono tante, e crescono – si sentono tradite e si ribellano. Perciò nel cuore del benessere riemergono i (dis)valori pre-moderni, l’ostilità verso l’altro, visto come nemico; una versione odierna dell’ “homo homini lupus” di Hobbes.

Ora assistiamo allibiti a questa involuzione. Sono dunque spariti i valori moderni per una larga parte della società? Non sono bastati 60 anni di benessere diffuso, di scolarizzazione di massa, di cultura dei diritti e dei doveri, l’abitudine alla democrazia e alla solidarietà? Queste cose in effetti servono a poco per chi viene escluso dal benessere e dalla sicurezza del lavoro. Per questi diseredati, il ritorno ai disvalori pre-moderni è una tentazione continua. E’ già tanto che una parte di loro (i giovani che emigrano, gli intellettuali, gli anziani cresciuti nel culto dei partiti e della democrazia) si sottragga al degrado.

Tanto più che i diseredati vedono che l’altra parte della società, quella tutelata, non solo conserva il proprio benessere ma cresce in ricchezza e privilegi. Ed è proprio la parte protetta della società, quella del lavoro garantito e del reddito sicuro, a conservare i valori della civiltà moderna. Questo è un primo paradosso: i valori della democrazia sono “salvati” dai privilegiati. Ma la democrazia è uguaglianza tendenziale. Come fa a salvarsi attraverso i privilegi?

Ma c’è un secondo paradosso, peggiore del primo. Una larga fetta della società tutelata non crede affatto nei valori della modernità e della democrazia; anzi, incoraggia i diseredati a combatterli. Perché lo fa? Per il motivo opposto a quello che spinge i diseredati: vuole proteggere i propri privilegi, la propria evasione fiscale, ecc. Essa ha capito che il modo più efficace per farlo è di lanciare i diseredati contro un nemico esterno: l’Europa, cattivissima; gli immigrati, tutti “mussulmani”; i “negri”, selvaggi per definizione.

Dunque, se si guarda bene, gli individui privilegiati o protetti che sono ostili al rispetto dei diritti umani vogliono rafforzare l’esclusione dei diseredati, indebolire lo spirito di equità e neutralizzare le garanzie residue verso i più deboli. Essi fingono di allearsi con gli esclusi contro un immaginario nemico comune. Ma in realtà sono loro i veri nemici degli esclusi.

Ebbene, Salvini – il corifeo della crociata anti-immigrati e anti-Europa – dice di voler difendere “gli italiani”. Gli italiani diseredati pensano che egli sia il loro paladino; e nel Sud qualcuno gli bacia la mano (come ai padroni di un tempo e ai mafiosi di oggi; come al re, Borbone o Savoia che fosse). Ma gli italiani privilegiati, che lo votano e lo esaltano, sanno bene che Salvini pensa a loro.

Il celebre etologo Desmond Morris afferma che la paura degli estranei deriva dal fatto che siamo animali tribali, ma che essa va tenuta sotto controllo. “Un eccesso di familismo ci rende aggressivi con gli estranei. Un eccesso di patriottismo, conduce diritto al conflitto con gli altri popoli”.

Come un secolo fa, si è formato e tende a prevalere un nuovo blocco sociale reazionario. Esso è fatto, come allora, di operai disoccupati, di ceti medi in rovina e, in più, di una parte di operai e di ceti medio-alti protetti e corporativi.
(1) Edward Banfield, Le basi morali di una società arretrata, il Mulino 2010 (orig. 1958).
(2) Intervista di Marino Niola a Desmond Morris, la Repubblica del 23/1/2019, p. 29.

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2 Risposte to “L’Italia del nuovo familismo amorale”

  1. riccardo faucci 4 febbraio 2019 a 10:20 #

    l’amico Perrotta ha scritto come di consueto una bella pagina, a cui non saprei aggiungere nulla, se non un invito a tutti a far conoscere casi di cittadini italiani che hanno perduto il posto di lavoro oppure, cercandolo, non lo hanno trovato perchè già occupato da un “negro” cioè di un immigrato.

  2. Pasquale Montemurro 4 febbraio 2019 a 17:27 #

    Nell’Italia di Salvini cosi come l’ha lasciata recentemente il PD ….

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