Aumento della produttività come aumento dei diritti

7 Gen

 

di Cosimo PerrottaSviluppo e democrazia n. 3

Storicamente, il capitalismo si è sviluppato allargando insieme il mercato interno e quello esterno. In genere il mercato e i consumi interni sono aumentati quando il mercato esterno (esportazioni) aveva difficoltà ad allargarsi. Il primo sviluppo, nel medioevo, si è basato soprattutto sulle esportazioni. Nel Cinquecento, con le workhouses, le politiche per l’occupazione hanno accresciuto i consumi interni.

Il mercato interno, però, si può allargare in due modi: accrescendo il consumo delle élite oppure quello dei lavoratori. Quest’ultimo accresce la capacità produttiva del lavoro (crescita del capitale umano). Però c’è una bella differenza se la produttività aumenta comprimendo il consumo dei lavoratori o accrescendo il loro consumo e quindi la loro capacità produttiva. Questi due processi in genere sono intrecciati, ma è importante vedere qual è quello prevalente.

Nel primo processo, di norma, si ha un aumento dei profitti senza sviluppo duraturo. Ci sono livelli tecnologi bassi, scarsa innovazione, lavoro elementare; forti disuguaglianze di reddito; un basso livello d’istruzione e di civiltà; poche garanzie democratiche e diritti civili inosservati. Si tratta di società povere e arretrate in tutti i sensi; e i loro profitti tendono costantemente a trasformarsi in rendite parassitarie.

Tra questi casi ci sono le economie schiaviste, come l’estrazione di oro e argento nell’America spagnola; la coltivazione di caffè e cacao in Brasile; la coltivazione del cotone negli Stati Uniti del sud; l’estrazione di minerali preziosi in Congo; ecc.

Simili economie di rapina sono la regola nel colonialismo e nel neo-colonialismo. Da 6 secoli l’Africa è saccheggiata dagli europei di tutte le sue risorse naturali e umane. E’ ancora molto presente la monocoltura, il land grabbing, il dumping per invadere i mercati con i prodotti occidentali; l’esportazione dei rifiuti tossici, lo strangolamento finanziario.

Gli stessi fenomeni si verificano in Bangladesh o in Pakistan (lavoro di bambini o donne schiavizzati per i prodotti della moda occidentale); in Birmania, Tailandia, Cuba e Antille, Brasile, per la schiavitù sessuale dei bambini; in Kazakstan per il land grabbing; in America Centrale per le piantagioni di banane; ecc.

Spesso la rapina e il saccheggio hanno avuto come conseguenza il genocidio dei nativi (in Canada e Usa, in Argentina e Cile, in molte zone dell’Africa, in Australia e Nuova Zelanda, e ancor oggi fra gli aborigeni dell’Amazzonia, dell’Africa e dell’Asia del Sud.

Quando invece lo sviluppo si basa sull’aumento della capacità produttiva dei lavoratori, c’è allo stesso tempo aumento dei profitti e aumento del benessere. Sono queste le fasi di maggior progresso economico ma anche civile, culturale e politico. In queste fasi il consumo popolare è protetto dallo stato (spesso spinto a questo da dure lotte dei lavoratori). Ciò è avvenuto, ad esempio, nell’Inghilterra del Cinquecento e poi del Settecento, nella Francia post-rivoluzionaria, nella Germania di Bismarck, nell’Italia giolittiana; e in tutta Europa con il welfare state.

In tutti questi casi c’è stato un rapido progresso tecnologico che ha sostenuto l’aumento della capacità produttiva dei lavoratori. Si è acceso un processo virtuoso in cui progresso tecnico, aumento della specializzazione e aumento dell’occupazione si inseguivano. La scomparsa di vecchie mansioni e dei loro posti di lavoro era più che compensata da nuove mansioni e nuova occupazione, più specializzata – questo è l’effetto descritto da Ricardo quando criticava i ludditi che distruggevano le nuove macchine (1).

C’è tuttavia un terzo tipo di esperienze storiche, quello di un rapido progresso tecnico in cui le condizioni dei lavoratori non migliorano; e talvolta peggiorano. I lavoratori sono troppo deboli per reagire a un eccessivo sfruttamento, e lo stato – che è sempre governato dalle élite – difende queste ultime. Ciò è avvenuto nell’Europa del Seicento; durante la prima rivoluzione industriale; nell’Italia dell’Ottocento; durante le dittature di destra del Novecento).

I casi del terzo tipo rendono più complesso il nostro schema, ma storicamente sono i più frequenti in Europa. In essi la specializzazione e gli alti consumi generati dal progresso tecnico non sono andati a beneficio di tutti i lavoratori ma a vantaggio solo di alcuni: le professioni più alte (artigiani specializzati, operatori del commercio internazionale, tecnici, professionisti, dirigenti).

Fino alla metà del Novecento, il capitalismo ha “cooptato” nella crescita del capitale umano e del benessere non tutti i lavoratori ma una parte di essi, facendo crescere costantemente i ceti medi. La coscienza dei diritti, la capacità di difenderli e la stessa democrazia sono cresciute proprio grazie ai ceti medi. Ma nelle fase di crisi acuta della capacità di espansione del capitalismo (come a metà Ottocento e negli anni Venti-Trenta del Novecento) questi ceti sono stata la base di dittature reazionarie anti-popolari. Oggi essi sembrano ugualmente attratti dall’una o dall’altra alternativa.

(1) Ricardo, Principles of Political Economy, 1821, cap. 31, par. 18-22.

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