Immigrati, una risorsa su cui investire (estratti)

25 Nov

Risultati immagini per Immigratidi Rocco Bellantone — da Nigrizia Notizie 10 ottobre 2018
Un paese che invecchia, che vede trasferirsi all’estero sempre più giovani, in cui le nascite sono al livello minimo dal 1861 e che ha bisogno di politiche nuove per integrare in modo gli immigrati. È questa la fotografia dell’Italia nel Rapporto 2018 sull’economia dell’immigrazione presentato oggi dalla Fondazione Leone Moressa a Roma, Palazzo Chigi (relatrice del Rapporto, Chiara Tronchin).

Solo riconoscendo dignità e valore agli immigrati, instradandoli verso l’accesso regolare al mercato del lavoro, l’Italia potrà sopravvivere al lungo “inverno demografico”.
Nel 2050 la popolazione anziana in Italia crescerà del 47%. Al contrario, giovani e adulti di età compresa tra 15 e 64 anni diminuiranno del 18%. Guardare agli immigrati non come a “invasori” ma come a una risorsa su cui investire è una strada obbligata. Oggi in Italia gli stranieri regolari sono 5 milioni, l’8,5% della popolazione nazionale. Di questi, 2,4 milioni lavorano. Svolgono per lo più mansioni poco qualificate e poco retribuite, il che significa che non scippano alcuna opportunità agli italiani.
Producono un valore aggiunto di 131 miliardi (l’8,7% del valore aggiunto nazionale), dichiarano 27,2 miliardi di euro, versano 3,3 miliardi di euro di IRPEF e contributi pari a 11,9 miliardi di euro, partecipano al Pil con una fetta di quasi il 9%. Di questi stranieri, 691mila (il 9,2%) hanno deciso di mettersi in affari avviando principalmente delle piccole imprese.
L’Africa è ”la rotta migratoria più pericolosa al mondo, ha detto alla presentazione del Rapporto il direttore di OIM Federico Soda. Sono state 1.200 le persone scomparse nel 2018. Nel caso della Libia, si tratta di vere e proprie fughe da un paese dove si patiscono violenze di ogni tipo.
Ad oggi nei nostri centri di accoglienza ci sono circa 150 mila persone, la permanenza media è di oltre un anno, ci sono costi sociali ed economici altissimi”.
Luigi Maria Vignali, della Farnesina, ha rilevato che gli africani emigrati in Europa fanno arrivare nei loro paesi d’origine 66 miliardi di euro l’anno. In Italia vanno individuati per loro sia percorsi di formazione professionale sia le competenze di cui l’Africa ha bisogno per il proprio sviluppo. “Il modello da perseguire – ha spiegato – è quello della migrazione circolare per consentire a chi è venuto nel nostro paese di poter ritornare nella sua terra arricchito di competenze professionali. La fuga di cervelli può e deve diventare uno scambio di cervelli”.
Il direttore del Censis, Massimiliano Valeri, ha detto: “Serve una programmazione di lunga durata per far sì che l’Italia non continui ad attrarre solo migranti privi di istruzione. Gli stranieri non comunitari laureati che vivono in Italia sono l’11%, nel Regno Unito si va oltre il 50,6%. Se questi numeri non cambiano le distanze tra italiani e stranieri rimarranno accentuate e difficilmente assisteremo a un processo equilibrato di integrazione”. Di diverso parere Tatiana Esposito, della Farnesina, secondo la quale in Italia gli stranieri qualificati e laureati ci sono. “Solo dei lavoratori extra UE occupati nel 2017 – ha spiegato – il 47,5% aveva una laurea STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics). I titoli ci sono, il problema è valorizzarli all’interno del nostro sistema produttivo”.
Il Rapporto aggiunge: che le migrazioni non si esauriranno nel giro di pochi anni. “Da un lato, l’Africa registra una crescita demografica tale per cui nel 2050 raggiungerà i 2,5 miliardi di abitanti, contro i 500 milioni dell’UE. Parallelamente, il Pil dell’Africa sub-sahariana è un decimo di quello europeo, e gli aiuti pubblici dei paesi ricchi incidono pochissimo a livello economico”.

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