Si è rotto il nesso fra sviluppo economico e valori democratici?

5 Nov

Sviluppo e democrazia n.1, di Cosimo Perrotta

Risultati immagini per democrazie difettoseOggi si discute se c’è il rischio che torni il fascismo. C’è chi lo crede e chi no. Ma la questione è mal posta. E’ ben difficile che tornino i regimi di destra del Novecento, ma è meno difficile che si affermino regimi illiberali e non democratici. Anzi, questa involuzione è già in atto, in Polonia, Ungheria, Italia, Austria, ecc. L’Unione Europea sembra una cittadella assediata dal crescente degrado internazionale, e minata dall’interno da crescenti pulsioni antidemocratiche.

Secondo l’Economist, la democrazia mondiale sta regredendo. I paesi più democratici sono quelli nel Nord Europa (più la Nuova Zelanda), e sono seguiti dagli altri paesi dell’Europa occidentale, eccetto l’Italia. USA e Italia sono solo al 20° posto, tra le “democrazie difettose”. Cina e Russia sono tra i paesi autoritari, in fondo alla classifica (1).

Molti regimi, comprese alcune potenze mondiali, usano l’assassinio politico come prassi normale. Moltissimi reprimono la stampa, le minoranze etniche o religiose, i partiti di opposizione, intellettuali e giornalisti. Anche fra le “grandi democrazie” ci sono capi di stato xenofobi e razzisti, che esaltano l’uso privato delle armi, difendono la tortura o separano con la forza i bambini (emigrati) dalle madri. Nei paesi occidentali, oppressi dalla disoccupazione, una buona parte di cittadini e governanti hanno atteggiamenti razzisti verso i migranti.

Il Legatum Prosperity Index del 2017 (online), calcola il grado di prosperità dei paesi sulla base dei comuni valori democratici: qualità dell’economia, ambiente favorevole agli affari, qualità delle istituzioni, sistema educativo, salute, sicurezza, libertà individuale, capitale sociale, inquinamento. Ebbene, fra i primi 22 classificati, 17 paesi sono europei (non c’è l’Italia), 4 di derivazione europea, più Singapore. Quell’elenco, però, include gli USA, con i suoi 40mila morti all’anno da arma da fuoco; Malta, dove è stata uccisa la giornalista Galizia che denunziava i traffici di droga in cui sembra implicato il governo; l’Australia, che fa morire di inedia in un’isoletta gli immigrati espulsi.

Ancora peggiore è la situazione dei paesi emergenti. A cominciare dalla Cina – il vero motore dello sviluppo attuale nei paesi non occidentali – quasi tutti i governi sono dittatoriali. Ormai il nuovo sviluppo economico va avanti senza la democrazia. C’è dunque un rischio vero che si rompa del tutto il nesso fra sviluppo economico e democrazia, fra benessere e diritti umani, su cui l’Occidente è cresciuto.

Gli illuministi affermarono per primi che un benessere stabile richiede rispetto dei diritti, libertà di parola, tolleranza (cioè pluralismo), cosmopolitismo, libertà economica, salari alti, pace. Fu in quel periodo che si formò il nesso inscindibile tra valori politico-sociali e progresso economico. Nella pratica, questo modello si affermò con enorme fatica, attraverso la “Glorious Revolution” inglese, e poi con le rivoluzioni americana e francese. Il modello – che poi si chiamerà democratico – fu esportato da queste tre nazioni in tutto il mondo, e rese possibile il progresso della civiltà.

Naturalmente, quel modello è stato molte volte disatteso dai suoi stessi propagatori. Il progresso economico dell’Ottocento si basò sullo sfruttamento disumano dei ceti popolari e sulla violazione sistematica dei loro diritti. Negli USA la schiavitù durò fino al 1865; e dopo cominciò la serie infinita di linciaggi dei neri, ancora in corso. Inoltre, fu completato il genocidio dei nativi. Le nazioni europee giustificavano l’oppressione e la rapina delle risorse di Africa, Asia e America Latina con la necessità di portare la civiltà a quei “selvaggi”. E ancora oggi “esportano democrazia” in questo modo. Con molta approssimazione, possiamo dire che, come la democrazia ateniese si basava sulla schiavitù, così la democrazia moderna si è basata sull’oppressione e l’iper-sfruttamento dei ceti più bassi, e si basa ancora sull’oppressione e lo sfruttamento dei popoli non occidentali.

Tuttavia il modello illuminista ispirò le lotte dei liberali e di gran parte dei socialisti e degli utopisti. Nel Novecento il modello andò presto in crisi; come mostrò emblematicamente lo sfaldarsi del pacifismo socialista nel 1914. Esso fu disprezzato e combattuto prima dagli imperi e poi dai regimi anti-democratici, fascisti o comunisti.

La vittoria di USA, Inghilterra e Francia nelle due guerre mondiali fu il trionfo del modello democratico. Con esso si costruì il welfare state, che estese per la prima volta il benessere alle classi più basse e potenziò la democrazia.

Ma la democrazia guadagna proseliti solo se è in grado di assicurare sviluppo e benessere. Altrimenti, perde consensi. E’ questo il nostro caso. Dovremo quindi capire perché oggi la democrazia non assicura più lo sviluppo.

(1) E’ il Democratic Index per il 2017 dell’Economist Intelligence Unit (online).

(continua il primo lunedì di dicembre)

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