“L’Europa rischia il fallimento sull’immigrazione”

25 Set

Risultati immagini per Europa rischia il fallimento sull’immigrazionea cura di Piero RizzoMigranti e Sviluppo n. 21 (settembre 2018)
Questo è il titolo dell’articolo di Tony Barber, del Financial Times (28 agosto u.s.), che abbiamo scelto per questo numero. Il problema dei migranti, si sostiene, non riguarda il loro numero (ridottosi drasticamente fin dallo scorso anno) e la loro integrazione, ma la crisi politica che ha causato.La quale crisi si esprime in dibattiti velenosi e polarizzanti sull’identità nazionale e sul ruolo dell’Islam in Europa. Essa moltiplica il sostegno ai partiti radicali di destra, come la Lega italiana, che è entrata nel governo a giugno e si è trasformata nella forza politica più dinamica del paese. Spinge i partiti di centrodestra ancora più a destra. In Germania, mina il governo di coalizione formatosi con difficoltà.
La crisi alimenta anche i contrasti tra alcuni governi dell’Europa dell’est e quelli dell’ovest e paralizza gli sforzi per riformare l’UE.
Fuori dall’Europa l’agitazione sui rifugiati e sui migranti sembra ossessiva. Secondo l’agenzia ONU, l’UNHCR ci sono 65.8 milioni di profughi nel mondo, di questi 25.4 milioni sono rifugiati. Il numero di rifugiati in Iran, Giordania, Libano e Turchia è maggiore che in Europa. La Giordania ne ha 89 per mille abitanti.
Per contro, poco più di 60 mila migranti e rifugiati hanno attraversato il Mediterraneo verso l’Europa tra il primo gennaio e il 12 agosto. Nello stesso periodo dello scorso anno erano stati quasi 120 mila.
In media, il 38% dei cittadini europei considera il problema immigranti come il più importante. Nella repubblica Ceca, in Ungheria, in Lituania e in Slovacchia la media è dell’80 %.
Gli stati che hanno conquistato l’indipendenza solo di recente e che hanno scarsa esperienza storica nel ricevere estranei sono molto più sensibili ai rischi che possono derivare alla loro cultura e identità rispetto ai paesi molto più grandi. Ciò dovrebbe portare a politiche differenziate sull’immigrazione e non rigide.
Tuttavia ciò che è imperdonabile è il modo in cui i politici alimentano i pregiudizi anti-immigranti per lucrare in popolarità e consolidare il potere. Di solito si punta il dito su Orban e Kaczynski, ma ci sono esempi simili in Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito.
Cosa si può fare? Le autorità dell’UE sostengono che per conquistare la fiducia dei cittadini sull’immigrazione si deve esercitare un controllo più rigido sui confini esterni e reprimere i trafficanti di esseri umani. Ma ogni paese dovrebbe creare vie di migrazione legali ben gestite.
L’aspetto più pernicioso per Tony Barber è che la demagogia anti-immigranti sia diventata parte integrante della politica europea ed inquini la sfera pubblica.
Brevi considerazioni.
Che la soluzione del problema immigrazione debba incominciare dalla creazione di vie legali (corridoi umanitari) è il refrain di tutti gli articoli sulla migrazione. Sembra l’uovo di Colombo, ma finora nessun paese europeo si è mai impegnato seriamente in questa direzione. E non ci sono segni che lo faccia in futuro. Solo qualche centinaio di profughi è arrivato in Italia con visti di ingresso regolari grazie all’azione meritoria della comunità di Sant’Egidio.
Che demagoghi anti-immigrati stiano inquinando la sfera pubblica è del tutto evidente. Ma essi non nascono come funghi nel bosco e il loro successo è legato all’humus su cui seminano, che in questa fase storica è fortemente favorevole.
https://www.ft.com/content/e45c4b5e-9fcc-11e8-85da-eeb7a9ce36e4

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