Veganomics?

9 Lug

Risultati immagini per Veganomics?Questo blog non è in alcun modo vegano. Ma condivide la preoccupazione per l’eccesso devastante di produzione di carne e per la crudeltà degli allevamenti intensivi. C.P.

a cura di Piero Rizzo

Da molti anni il Guardian di Londra fa una martellante campagna per la riduzione di carne e latticini. George Monbiot (“La via migliore per salvare il pianeta? Riduci drasticamente carne e latticini”, 8 giugno) scrive: se gli esseri umani sopravvivranno a questo secolo e al prossimo, se altre forme di vita potranno vivere accanto a noi, dipende dal modo in cui mangiamo. Possiamo ridurre quasi a zero il consumo di tutto il resto e tuttavia porteremo i sistemi viventi al collasso, a meno che non cambiamo le nostre diete.
L’articolo, prende spunto da una ricerca di Science che afferma che l’allevamento di bestiame utilizza l’83% delle terre agricole del mondo, ma fornisce solo il 18% delle nostre calorie. Una dieta a base vegetale ridurrebbe l’utilizzo di terreno del 76% e dimezzerebbe i gas serra e gli altri inquinanti provenienti dalla produzione alimentare.

La causa di questo è in parte l’enorme inefficienza del nutrire il bestiame col frumento: gran parte del suo valore nutrizionale si perde nella conversione delle proteine vegetali in proteine animali. Così per la soia: se la mangiassimo direttamente invece di usarla come alimento per bestiame per poi mangiare la carne, i latticini, le uova e il pesce, la stessa quantità di proteine la otterremmo con quantità molto minori. E ciò costituirebbe un freno alla deforestazione.

Danni ancora maggiori provengono dagli animali ruspanti: l’impatto ambientale della conversione dell’erba in carne è enorme con qualsiasi metodo di produzione praticato oggi. Per allevare tali animali sono richieste vastissime estensioni di terreno e se ne ottengono solo 1.2% delle proteine che mangiamo.

Ogni volta che sollevo il problema cruciale del rendimento per ettaro, afferma l’estensore dell’articolo, ricevo una raffica di insulti. Ma non me la prendo con gli allevatori, sottolineo solo che i conti non tornano. Non possiamo nutrire la crescente popolazione mondiale e proteggere i suoi sistemi viventi attraverso l’allevamento di animali. Carne e latticini sono una stravaganza che non possiamo più permetterci.

Non ci sono alternative. Coloro che sostengono che l’allevamento “rigenerativo” o “olistico” imita la natura, ingannano se stessi. Esso si avvale delle recinzioni, mentre in natura gli erbivori selvatici scorrazzano liberamente, spesso coprendo vaste distanze. Esso esclude o estirpa i predatori, che sono fondamentali per il buon funzionamento di tutti i sistemi viventi.

Il più efficace intervento sull’ambiente che si possa fare è di ridurre l’estensione di terreno utilizzato per gli allevamenti e un passo avanti molto significativo si farà quando la produzione di “carne coltivata” (in vitro) diventerà di massa.
Ci sono tre importanti obiezioni. La prima è che l’idea della carne artificiale è disgustosa. Chi la pensa in questa maniera, afferma l’autore dell’articolo, dovrebbe sapere quanto disgustosa può sembrare la filiera che porta alla salsiccia, agli hamburger o alle crocchette di pollo: allevamento, macellazione e lavorazione. Lui ne è consapevole avendo lavorato in un allevamento intensivo di suini.
La seconda obiezione è che la carne coltivata mina la produzione locale di cibo. Se si considera che il maiale del nostro cortile mangia la soia proveniente dell’Argentina è facile dedurre che l’obiezione è infondata.
La terza obiezione è più valida: la carne coltivata si presta alla creazione di grandi trust. La produzione di mangimi come quella di bestiame si è concentrata in grandi corporation. Si deve lottare per garantire che per la carne coltivata non si verifichi la stessa cosa: in questo settore come in tutti gli altri sono necessarie rigide leggi anti-trust.
Il 31 maggio Damian Carrington citava Joseph Poore, dell’Università di Oxford, che ha diretto la ricerca di Science: “Una dieta vegana è probabilmente l’unica singola grande via per ridurre l’impatto sul pianeta Terra, non solo i gas serra, ma l’acidificazione globale, l’eutrofizzazione, l’utilizzo del suolo e dell’acqua. È molto di più che ridurre i voli o acquistare un’auto elettrica”, in quanto il risultato di queste iniziative si limita alla riduzione dei gas serra.
In chiusura qualche breve considerazione. La potente lobby degli allevatori e certe abitudini cristallizzatesi nei secoli sono solo due dei macigni sulla strada del cambiamento. Un barlume di speranza proviene dal fatto che negli ultimi anni la sensibilità dei giovani per ambiente e sostenibilità è notevolmente aumentata. Certamente le campagne meritorie del Guardian dovranno durare molto, molto a lungo.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jun/08/save-planet-meat-dairy-livestock-food-free-range-steak

https://www.theguardian.com/environment/2018/may/31/avoiding-meat-and-dairy-is-single-biggest-way-to-reduce-your-impact-on-earth

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