Come integrare i migranti – II parte

26 Giu

Risultati immagini per integrare i migranti

di Aldo Randazzo – Migranti e sviluppo n. 19 – giugno 2018

La prima delle questioni è quella del lavoro. Gran parte degli immigrati arrivati in questi ultimi anni vive oggi ai margini della società con lavori mal retribuiti e di grave sfruttamento (raccolta delle arance e dei pomodori, mance derivanti da piccoli lavoretti, piccoli commerci, ecc.). La condizione di “clandestinità” li condanna a questa sorte senza via d’uscita. Per dare pari opportunità è necessario in questo caso, oltre alla concessione dei permessi di soggiorno, costruire e far funzionare la rete dei centri per l’impiego alla pari di altri paesi europei. Ciò offrirebbe la possibilità di:

Acquisire le potenzialità conoscitive delle persone in arrivo e predisporre le attività formative per l’avviamento al lavoro;
Sottrarre gli immigrati al ricatto di datori di lavoro che senza scrupoli impongono soprusi e condizioni di sfruttamento;
Limitare lo scontro sociale tra gli italiani (penultimi) e gli immigrati (ultimi) che talvolta ha assunto caratteri violenti;
Evitare che le persone immigrate di maggiore professionalità fuggano, come oggi accade, verso i paesi del Nord Europa alla ricerca di condizioni più sicure e stabili;
Quale conseguenza del punto precedente, evitare che sia solo l’Italia a farsi carico dell’integrazione di chi, senza alcuna qualificazione, potrà concorrere meno al miglioramento della produttività di sistema.
Va da sé che la costituzione di una rete efficace di centri per l’impiego contribuirebbe a risolvere una serie di questioni anche per la popolazione italiana che ha visto crescere forme incontrollate di precariato e aree di povertà. Se gli immigrati, più di quanto già non accada, attraverso nuove forme di lavoro precario, fossero percepiti quali concorrenti sul mercato del lavoro, i conflitti sociali potrebbero solo acuirsi.
Dalle considerazioni fatte mi pare si evinca che la questione immigrazione non sia isolabile da quelle più annose che riguardano il nostro Paese. Integrazione – attraverso il recupero di tutte le varie forme di esclusione, che interessano sia gli italiani che gli immigrati – e sviluppo sono due facce della stessa medaglia.
Riportando l’attenzione sugli immigrati altri quattro aspetti mi sembrano importanti:
La famiglia. Immediatamente dopo il problema del lavoro, l’integrazione deve favorire concrete possibilità di realizzazione di una famiglia per gli immigrati che lo desiderino. I ricongiungimenti familiari e l’approvazione dello “ius soli” sono ineludibili.
La religione. Tanti immigrati sono di religione islamica: deve essere riconosciuto il diritto che essa sia professata liberamente favorendo anche la costruzione di luoghi di culto.
La scuola. Integrazione è anche il favorire l’interazione tra culture e religioni diverse. Forti delle esperienze negative di altri paesi europei di più antica immigrazione, vanno combattuti i ghetti e quindi le scuole devono essere e rimanere pubbliche e laiche nei programmi. Il “meticciato”, da tanti temuto, è un valore che crea integrazione sociale e sviluppo civile.
Lo stato sociale. Il welfare state ha avuto in Italia un progressivo indebolimento. Le molteplici ragioni non sono qui di interesse. Tuttavia, una inversione di tendenza favorirebbe anche il processo di integrazione.

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