Commenti Esteri per Migranti e Sviluppo maggio 2018

30 Mag

Risultati immagini per accordo UE-Turchia

a cura di Piero Rizzo

Il 20 marzo è stato il secondo anniversario dell’accordo UE-Turchia sulla gestione dei migranti sulla rotta balcanica. In sintesi, in base all’accordo la Turchia avrebbe impedito che le barche partissero dalle sue coste verso la Grecia e questa a sua volta avrebbe rimandato verso la Turchia i migranti che non avessero acconsentito di registrarsi e quelli le cui domande di asilo fossero state respinte. In cambio per ogni profugo respinto, un altro sarebbe stato trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. Il tutto finanziato dalla UE con tre miliardi di euro.

Accanto a questi punti fondamentali, ce ne sono altri definiti “edulcoranti politici”,  tra cui la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi  (a certe improbabili condizioni)  e “l’apertura di nuovi capitoli” per l’adesione della Turchia all’Unione Europea.

La Commissione  Europea ha avviato le trattative per una seconda fase che dovrebbe chiudersi con un “accordo globale” entro giugno.

Il Financial Times del 22 marzo ha pubblicato un lunghissimo articolo su questo argomento dal titolo “Il dilemma migrazione: la UE valuta l’impatto del suo accordo con la Turchia”.

Qui riportiamo alcuni stralci, liberamente tradotti, seguiti da brevi considerazioni finali.

Dal punto di vista politico la posta in gioco non potrebbe essere più alta. I leader delle istituzioni europee stanno lottando per ridurre i vantaggi ottenuti dai partiti anti-immigrazione come la Lega nelle elezioni italiane. Viktor Orbán, primo ministro autocratico dell’Ungheria, ha posto l’immigrazione al centro della sua campagna per la rielezione. In una manifestazione di massa a Budapest ha affermato che gli ungheresi devono combattere i tentativi di “forze esterne e potenze internazionali” per indurli ad accettare la loro quota di migranti.

Per l’UE, l’accordo con la Turchia è stata una ferma risposta che ha frenato il flusso di rifugiati e attenuato la ricaduta politica all’interno del blocco.

“Con tutte le critiche che si possono fare sull’accordo, è stata tamponata una situazione divenuta molto tossica”, afferma un diplomatico dell’UE. “Vorremmo tutti essere gentili e non essere quelli che bloccano i sogni e le aspirazioni di qualcuno. Ma la situazione era tale che questa non era un’opzione “.

Gli arrivi dal Mediterraneo in UE sono crollati a meno di 200 mila lo scorso anno e tuttavia i  migranti ancora muoiono o vanno dispersi a migliaia.

Fin dall’inizio, l’accordo è stato sottoposto a critiche. Una riguarda la definizione della Turchia  come “destinazione sicura” per chi si vede respinta la domanda di asilo. La Turchia infatti non applica pienamente la Convenzione sui rifugiati del 1951 e non ha un sistema di asilo adeguato. Un’altra è che l’accordo è giuridicamente ambiguo perché non è né un trattato formale né un protocollo.

Considerazioni finali.

Per l’accordo Italia-Libia si possono avanzare le stesse critiche riportate sopra. Con l’aggravante che in questo caso la sorte degli emigranti respinti può essere ancora più tragica (e per questo è  stato presentato un ricorso alla Corte europea per i diritti umani).

E tuttavia non ci sentiamo di disapprovare in toto quanto ha fatto il Governo italiano e in particolare il ministro Minniti, convinti come siamo che, se fosse perdurata la situazione che si era creata nella prima metà dello scorso anno, sarebbero proliferati in Europa i Viktor Orbán con qualche rischio per la coesione (già sotto stress) della UE.

https://www.ft.com/content/179de308-2c2b-11e8-a34a-7e7563b0b0f4

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