Come integrare i migranti – Prima parte

29 Mag

Risultati immagini per integrare i migrantiMigranti e Sviluppo maggio 2018

Lavoro e accoglienza – 18 di Aldo Randazzo

Cause delle migrazioni

Uno degli scopi del convegno dovrebbe essere quello di approfondire le ragioni che alimentano le migrazioni. Questo è importante per governarle (o tentare di farlo). Prevalentemente ci troviamo di fronte a fenomeni endogeni quali le guerre, le carestie, le estreme povertà, ecc. Non è escluso possano esservi motivi connessi alle facili comunicazioni odierne che, consentendo la conoscenza di stili di vita diversi, alimentano la speranza o l’illusione di una vita migliore. O, ancora, il richiamo di parenti precedentemente emigrati che hanno raggiunto migliori condizioni di esistenza.

Contesto

Diverse ricerche economiche dimostrano che i paesi europei sono in grado di assorbire i processi migratori che in questi anni hanno portato milioni di persone dall’Africa e dal Medio Oriente nel nostro Continente. Tuttavia, il flusso impetuoso dell’ultimo periodo ha creato (e crea) notevoli problemi di gestione.

ONG, operatori istituzionali e volontari hanno svolto e svolgono un ruolo importante nel salvataggio e nell’assistenza sanitaria connessa al primo soccorso e tuttavia si evidenziano notevoli carenze che riguardano:

  • L’insufficienza nell’assicurare dignitose strutture di accoglienza ai migranti al loro arrivo dopo il recupero in mare;
  • L’incapacità di controllo delle stesse strutture da parte delle autorità preposte;
  • I tempi eccessivamente lunghi per il riconoscimento o meno dello stato (rifugiato o asilo) del migrante.

Integrazione

Le questioni di maggior rilievo si pongono nel momento successivo al primo soccorso. Quando il migrante entra in una sorta di limbo. Sia che gli venga concesso il permesso di soggiorno, sia che gli venga negato, inizia un calvario alla ricerca di mezzi di sopravvivenza. Nel primo caso può muoversi alla luce del sole, nel secondo caso entra nell’inferno della “clandestinità” che lo porta verso il lavoro nero o, peggio, le organizzazioni criminali.

Qui si pone, a mio avviso, il primo dei problemi: non è possibile avviare alcun discorso di integrazione tenendo tante persone (si stima siano 500 mila in Italia) in condizione di “clandestinità”. Sono d’accordo con Emma Bonino quando afferma che è necessaria una sanatoria.

La seconda questione riguarda ciò che si intende con il termine “integrazione”. Alcuni scambiano la tolleranza per integrazione: “tollero la presenza dell’estraneo, che tale rimane, quale dovere umano di accoglienza e ospitalità a condizione che osservi i miei valori e le leggi del mio Stato”. Se la migrazione fosse un fatto contingente e, risolte le cause che la generano, reversibile, potrebbe essere questo un atteggiamento comprensibile e giustificabile. Ma le migrazioni in corso hanno un carattere strutturale, Saranno pochi coloro che potranno tornare nei paesi di partenza.

L’integrazione, a questo punto, deve andare oltre il riconoscimento di pari diritti e doveri. L’integrazione diviene un processo che dovrà portare a godere delle stesse opportunità di cui godono i cittadini italiani.

Nel prossimo numero approfondiremo i meccanismi dell’integrazione.

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Una Risposta to “Come integrare i migranti – Prima parte”

  1. maria angela accascina 30 maggio 2018 a 09:10 #

    molto interessante

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