Economie di scala e diseconomie negli allevamenti intensivi

15 Mag

Risultati immagini per allevamenti intensividi Anna Pellanda

Il 18 aprile 2018 per iniziativa del Fai si è tenuta presso il Comune di Padova una mia “conversazione” sull’analisi costi/benefici e gli allevamenti intensivi (v. anche il mio art. su Sviluppo Felice del 4 maggio 2015). Della conversazione del 18 aprile, si approfondiscono ora due aspetti: le economie di scala e le diseconomie. Ci si riferisce agli allevamenti intensivi dove si produce carne a basso prezzo ma con profitti altissimi.

Per economie di scala reali si intende la riduzione del costo medio di produzione di lungo periodo ottenibile ampliando la dimensione degli allevamenti (capannoni) e adottando il progresso tecnico (mungitrici meccaniche, nastri di scorrimento, distribuzione automatica mangimi). Le economie pecuniarie derivano dai prezzi inferiori praticati per l’acquisto di animali e mangimi, ma anche farmaci, ridotti per la grande quantità acquistata. Se questo vale all’interno delle imprese, esternamente si riducono i costi producendo vicino a luoghi di approvvigionamento di cibo e animali, nei pressi degli impianti di macellazione, in prossimità di luoghi di vendita delle carni. Le diseconomie in teoria indicano aumenti di costi sia reali che pecuniari sia interni che esterni ma in realtà coinvolgono così tanti aspetti da risultare complesse e interdisciplinari.
Iniziamo dalla dimensione: più si ampliano gli impianti e più economie di scala si ottengono. Ma gli allevamenti intensivi sono già amplissimi e quindi non si può tanto agire spazialmente quanto numericamente ovvero aumentando il numero dei bovini, suini, ovini, galline e pesci costretti nelle loro poste, gabbie e acquari. Qui bovini e suini hanno appena lo spazio per reggersi in piedi tanto che riescono a malapena a camminare, se necessario, a causa dell’atrofia muscolare alle zampe; quando poi le mucche e le scrofe partoriscono spesso schiacciano i neonati. Le galline non possono neanche aprire le ali.
Anche il progresso tecnico negli allevamenti intensivi è tutto particolare: se nelle produzioni industriali esso si identifica essenzialmente con il rinnovo dei macchinari e la riqualificazione del personale, esso negli allevamenti intensivi dall’Ottocento ha perso rilevanza. Tra il 1869 e il 1875 infatti negli Stati Uniti il progresso tecnico è stato importantissimo e si è concretizzato nell’invenzione della catena di montaggio nei macelli di Chicago (cui Henry Ford si è ispirato per la produzione delle automobili) e nell’ideazione delle celle frigorifere per i vagoni ferroviari. La successiva meccanizzazione della mungitura, della distribuzione dei mangimi, dei nastri trasportatori delle deiezioni degli animali (che non escono mai dai capannoni) non possono più di tanto essere tecnicamente perfezionate. Allora l’importanza del progresso per ottenere economie di scala risiede non nella tecnica ma nella farmacologia.
I farmaci negli allevamenti intensivi sono indispensabili perché, dato l’obiettivo di rapidissimo ingrasso cui sono costretti gli animali, si somministrano loro ormoni della crescita e data la loro promiscuità, possibile causa di contagio di infezioni e malattie, li si tratta con antibiotici sempre più potenti. Vengono inoltre tagliate le code ai maialini e tranciato il becco alle galline (senza anestesia) perché non si feriscano tra loro per lo stress che accumulano in queste condizioni di cosiddetta vita.
Il progresso tecnico negli allevamenti intensivi è progresso farmacologico e di ricerca scientifica che è già riuscita in Israele a creare pollame senza piume per risparmiare spazio nelle gabbie e nello spiumaggio mentre negli Stati Uniti ha già ottenuto la clonazione dei polli, venduti come sicuri nei supermercati.
La potenza delle multinazionali della carne e degli allevamenti intensivi è tale che senza difficoltà si può parlare di “fallimento del mercato”. Ma non è solo questione economica perché le diseconomie innescate da questo sistema di allevamento ricadono sull’ambiente, la salute umana e la vita degli animali. L’aria e l’acqua sono infatti inquinate dalle emissioni e dalle deiezioni degli animali. La FAO stima che l’allevamento del bestiame causi il 60% delle emissioni di ammoniaca; a loro volta le deiezioni degli animali, non smaltite come una volta mediante i pascoli bensì convogliate da nastri trasportatori in pozze stagnanti all’esterno dei capannoni, riversano azoto e fosforo nei fiumi e nei mari che riescono a raggiungere specie se piove. Effetto serra e piogge acide sono imputabili agli allevamenti intensivi (P. Lymbery) ma anche la deforestazione è da essi causata (J. Rifkin). In Brasile si distrugge la foresta amazzonica a ritmi spaventosi e in Argentina ogni anno si radono al suolo 200.000 ettari di bosco per far posto a coltivazioni di soia e olio di palma che costituiscono i più comuni mangimi degli animali chiusi nei capannoni intensivi. Essendo queste colture infestate dai parassiti, l’uso di pesticidi e diserbanti è diffusissimo. Gli uomini, mangiando carni provenienti da questi allevamenti, assumono ormoni e antibiotici e tutta l’umanità respira biossido di carbonio e beve ammoniaca. La soia che potrebbe sfamare intere popolazioni denutrite (più di un miliardo nel mondo) va invece data agli animali che non conoscono né pascoli né foraggio.
Tutto questo sistema di produzione si regge sullo sfruttamento degli animali. I profitti sconfinati che i proprietari degli allevamenti intensivi ricavano sono prodotti da queste nuove macchine di guadagno, costrette ad angustie di ogni genere, manipolate farmacologicamente, prevaricate nel corpo e nel genere di vita. Ma gli uomini fingono di non sapere, amano il loro stomaco e non provano quella pietà che Teofrasto invocava per gli animali.

LYMBERY, P., OAKESHOTT. I., Farmageddon(2014), Roma, Nutrimenti, 2015
RIFKIN, J., Ecocidio (1992), Milano, Mondadori, 2014
TEOFRASTO, Della Pietà (IV-III sec. a.C.), a cura di G. Ditadi, Vicenza, Isonomia, 2005.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...