I migranti climatici

23 Apr

Risultati immagini per I migranti climaticia cura di Piero Rizzo
Migranti e Sviluppo – Commenti Esteri n. 17 (aprile 2018)
Un rapporto della Banca Mondiale (“L’ondata: prepararsi per la migrazione interna”) afferma che 143 milioni di persone potrebbero emigrare entro il 2050 a causa dei cambiamenti climatici e dei fenomeni conseguenti (scarsità d’acqua, raccolti grami e innalzamento del livello del mare).

Finora i grandi fenomeni migratori sono stati causati soprattutto da fattori economici, politici e sociali. Da qualche anno a questa parte i fattori climatici stanno acquistando sempre maggiore importanza e stanno spingendo un numero crescente di persone a cercare zone più vivibili all’interno dei propri paesi per costruirsi una vita migliore.
Questo scenario copre solo tre regioni—l’Africa Sud-Sahariana, l’Asia Meridionale e l’America Latina—che sono le maggiori aree critiche dal punto di vista climatico e che rappresentano il 55% della popolazione mondiale in via di sviluppo.
Gli spostamenti probabilmente interesseranno i più poveri dei paesi poveri. La gente si sposterà in grandi numeri dalle regioni rurali verso le regioni urbane. Senza una pianificazione preventiva, tali drammatiche ondate di migrazione potrebbero portare a gravi sconvolgimenti e instabilità.
La Banca Mondiale sollecita le città a dotarsi di infrastrutture, servizi sociali e opportunità di lavoro prima del previsto afflusso, avvertendo che le strategie di “adattamento in loco” per rendere le aree rurali più resilienti, hanno dei limiti.
Il rapporto mette in evidenza che queste catastrofiche previsioni potrebbero non avverarsi nelle suddette proporzioni, se si mettessero in atto dei seri interventi in tre aree principali:
Riduzione da subito dei gas serra
La riduzione dell’aumento di temperatura a meno di due gradi entro la fine del secolo, come previsto dall’accordo di Parigi, richiede fin da subito azioni efficaci. E anche in questo caso i livelli di migrazione interna sarebbero notevoli. Se poi la riduzione non fosse nemmeno raggiunta, gli ecosistemi e i mezzi di sostentamento sarebbero seriamente compromessi e quindi la migrazione climatica si aggraverebbe.
Inserimento delle migrazioni climatiche nella pianificazione dello sviluppo
Per garantire resilienza e prospettive di sviluppo per tutti gli interessati, è necessario intervenire in ogni fase della migrazione (prima, durante e dopo lo spostamento). E ciò richiede leggi, politiche e strategie nuove che al presente sono molto carenti.
Investimenti tempestivi per migliorare i dati sull’entità e la portata delle migrazioni climatiche locali
Sono necessari ulteriori investimenti per comprendere meglio e contestualizzare la portata, la natura e l’entità della migrazione indotta dai cambiamenti climatici.
Se tutte queste misure fossero messe in atto, il numero dei migranti per queste cause
potrebbe scendere da 143 milioni a 40.
Brevi considerazioni finali:
Una riduzione significativa dei gas serra secondo l’accordo di Parigi (specialmente dopo la presa di posizione di Trump) penso non sia all’orizzonte.
143 milioni di disperati sono tanti ed è improbabile che si spostino solo all’interno dei propri paesi. Pochi anni fa si diceva che, una volta venuta meno l’ondata di profughi (dovuta alle guerre in Medio Oriente), il flusso dei migranti si sarebbe ridotto a qualche decina di migliaia. La previsione era ottimistica e infondata.

http://time.com/5206716/world-bank-climate-change-internal-migration/
https://reliefweb.int/report/world/groundswell-preparing-internal-climate-migration

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