Dai diritti naturali ai diritti della Natura

9 Apr

Risultati immagini per diritti della Naturadi Maurizia Pierri – aprile 2018
Nel post “E’ possibile parlare di sviluppo se il pianeta sta morendo?”, del febbraio scorso, ho evidenziato che una delle grandi sfide di oggi è quella dei cambiamenti climatici. Qualunque strategia si voglia adottare, non si può prescindere dagli strumenti propri del diritto, siano essi di soft law (non direttamente vincolanti) o di hard law (cogenti).

Prima ancora, però, è necessario cambiare prospettiva sul rapporto tra Uomo e Natura, come rappresentato dal Diritto. E’ noto il contributo del giusnaturalismo e la teoria dei diritti naturali, come prerogativa dell’essere umano. I governi devono tutelare, questi diritti (1). Questa teoria permea l’esperienza costituzionale europea e statunitense dalla fine del XVII secolo. D’altra parte, il principio personalista (2) pone l’individuo al centro del sistema di diritti e libertà. Esso risente fortemente dell’opzione giusnaturalista del costituzionalismo liberale, ma anche di una visione cristiana sul ruolo centrale dell’uomo nel Creato. Nella tradizione costituzionale occidentale, il rapporto tra Uomo e Natura è ricostruito in termini strumentali: la Natura è al servizio del’Uomo, ed è oggetto di tutela soltanto in quanto funzionale al suo benessere.
Il rispetto della Natura si dissolve nel concetto di tutela dell’Ambiente, non in quanto tale ma in quanto bene strumentale rispetto alla salute dell’Uomo. Questa cornice giuridica ha consentito uno sfruttamento pressoché illimitato delle risorse naturali, con le conseguenze catastrofiche che vediamo oggi, e che non sono sfuggite agli studiosi del diritto. Negli ultimi anni c’è stato un rinnovamento del paradigma costituzionale in alcuni paesi della Comunità Andina delle Nazioni: Ecuador e Bolivia in primis. Le Carte fondamentali di questi Paesi, modificate rispettivamente nel 2008 e nel 2009, rispecchiano una visione nuova: “nuevo consitucionalismo” (3), che si ispira a valori ctoni ancestrali. Aspetti fondamentali di questo cambiamento sono i concetti di sumak kawsay, in lingua quechua, e suma qamaña, in aymara, cioè buen vivir o vivir bien, che indicano l’essere in armonia con la collettività e con la natura. La sfera privata e quella comunitaria, la sfera materiale e quella spirituale, sono concepite come interdipendenti (formula assai diversa dal benessere o welfare di matrice utilitarista delle politiche sociali europee). Il rinnovamento costituzionale ha investito il ruolo dell’Uomo nei confronti della Natura: l’antropocentrismo liberale occidentale è stato sostituito da una prospettiva cosmogonica, in cui l’uomo è componente e non protagonista dell’ordine delle cose. In questo sistema, che è strettamente correlato ad una concezione religiosa politeista e animista, l’uomo deve interagire con le altre componenti naturali rispettandone l’essenza, le finalità, l’evoluzione: il mondo naturale è intriso di sacralità e dunque non può essere violato o strumentalizzato. La Natura diventa soggetto di diritti, in primo luogo quello a vedere rispettata la sua esistenza, il mantenimento e la rigenerazione dei suoi cicli vitali, della sua struttura, funzioni, processi evolutivi. La conseguenza di questo radicale cambiamento di prospettiva è un salto di qualità: dall’ambientalismo all’ecologismo più profondo.
Il rapporto simbiotico dell’uomo con l’ambiente abilita il cittadino a rivendicare i diritti della Terra. E’ questo il vero elemento di rottura con la tradizione giuridica occidentale: l’Uomo agisce per reclamare il rispetto di un diritto, non proprio, ma altrui (il diritto della Natura ad essere salvaguardata). L’art. 71 della costituzione dell’Ecuador per esempio riconosce a tutti (persone, comunità, popolazioni, nazionalità) la titolarità a reclamare nei confronti della pubblica autorità il rispetto dei diritti della natura. Intorno a questo aspetto, la titolarità ad attivare una azione di reclamo, si sta sviluppando un dibattito dottrinale molto importante, anche per le suggestioni che possono derivarne sul diritto alla salubrità dell’ambiente. Il mainstream del costituzionalismo ecologista, a partire dal celebre scritto di Stone “Should Trees Have Standing? Toward Legal Rights for Natural Objects” del 1972, si sta rafforzando e tenta di dare dignità a temi che il diritto riteneva marginali: tutela della biodiversità e dell’agro-biodiversità, tutela dei boschi e delle foreste, diritto ad una alimentazione diversificata. Sono diritti della persona ma non è possibile assicurarli se prima non si tutelano i diritti della Natura.

(1) Vedi Le basi filosofiche del costituzionalismo, a cura di A. Barbera, Laterza, Bari-Roma, 1997, spec. pagg. 1-42.

(2) E. Mounier, Il personalismo, AVE, Roma, 1949.

(3) La rivista Diritto pubblico comparato ed europeo, 2012-II, ha pubblicato gli scritti di numerosi studiosi italiani e latino americani. Tra questi, vedi G. Rolla, “La nuova identità costituzionale latinoamericana nel bicentenario dell’indipendenza” (pp. 326-41) e M. Petters Melo, “Neoconsitucionalismo e nuevo consitucionalismo in America latina” (pp. 342-54).

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