Un convegno su “Le migrazioni: occasione di sviluppo in Italia e in Africa”

26 Mar

Migranti e Sviluppo – Lavoro/Accoglienza n. 16 (marzo 2018)

Nel prossimo autunno (data probabile, 26-27 ottobre) Humanfirst – l’associazione che pubblica questo mensile insieme a Sviluppo Felice – sta programmando un convegno nazionale, da tenere a Lecce, dove saranno invitati a parlare i maggiori esperti italiani delle migrazioni attuali verso l’Italia, soprattutto docenti universitari, operatori Ong e rappresentanti di istituzioni.

Le ipotesi da verificare durante il convegno sono le seguenti:

Le migrazioni economiche avvengono quando l’economia ospitante ha bisogno di mano d’opera e le aree di provenienza hanno un iniziale sviluppo, che stimola i migranti a cercare una vita migliore. Queste migrazioni, come mostra l’esperienza storica, si possono regolare ma non fermare.

2. I migranti sono attratti verso l’Italia (e l’Europa) dall’invecchiamento della popolazione europea. L’aumento del benessere provoca sempre, oltre a una maggiore longevità, il calo della natalità (per la legge della transizione demografica).

3. I giovani locali non trovano conveniente svolgere i lavori elementari, sia per l’alto livello di studi raggiunto sia perché il lavoro disponibile è spesso precario e sottopagato. Disoccupazione e lavoro precario degli italiani rafforzano la denatalità.

4. I migranti in pericolo devono essere salvati ed accolti per rispetto dei diritti umani. L’Italia, con l’aiuto delle Ong internazionali, ha il merito di salvare e dare una prima accoglienza ai migranti che arrivano per mare. Ma, anche a causa di norme europee inadatte (tra cui l’accordo di Dublino), essa non organizza l’integrazione degli immigrati.

5. La mancata integrazione è la causa principale della paura e dell’ostilità suscitate dagli immigrati nella popolazione locale.

6. L’integrazione deve iniziare appena gli immigrati arrivano, anche se sono in attesa di identificazione, valutazione o espulsione. Questo è l’unico modo per controllare la loro presenza e renderla produttiva e non pericolosa. Gli immigrati devono contribuire da subito con il proprio lavoro gratuito, dato in cambio dell’ accoglienza, e con la frequenza ai corsi di italiano, civismo e attività professionali.

7. Con la stessa spesa attuale per l’accoglienza, o poco più, l’Italia può avviare gli immigrati all’integrazione e dare anche lavoro ad un gran numero di italiani che organizzano e attuano questi percorsi. Così la spesa diventa un investimento.

8. Un numero ancor più grande di italiani e di migranti di ritorno può trovare lavoro nei paesi africani d’origine. L’Italia – si spera, con l’aiuto dell’Europa – dovrebbe avviare un processo di sviluppo, che crei occupazione produttiva e allarghi il mercato dei prodotti interni di quei paesi.

9. Questa spesa – purché resti sotto il pieno controllo di chi la eroga – sarebbe un grande investimento, un “piano di sviluppo reciproco” su due livelli, che permette il controllo dell’emigrazione in Italia.

10. Solo questo permetterà di organizzare – in un modo che sia insieme umano ed efficace – i corridoi umanitari e il controllo delle vie dell’emigrazione clandestina.

 

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