La favola del Sud borbonico ricco e sviluppato

19 Mar

Risultati immagini per Sud borbonicoGira per internet una tenacissima favola secondo cui, al momento dell’unificazione dell’Italia, il Sud dei Borboni sarebbe stato più ricco e sviluppato del Nord e che sarebbe diventato povero perché rapinato dal Nord dopo l’unità. E’ pur vero che all’ignoranza voluta e coltivata non c’è rimedio; ma ci si degni almeno di guardare i dati forniti da tutti (tutti) gli storici più accreditati.

Nel 1861, quando l’Italia fu unificata, lo stato borbonico aveva un PIL inferiore del 15-20% a quello del resto d’Italia. Il PIL agricolo era del 30% inferiore. Si tenga presente che il Sud era soprattutto un’economia agricola. Ma anche le risorse idrauliche, le opere pubbliche, i mercati urbani, le materie prime e giacimenti del Sud erano largamente inferiori (1).

Vera Zamagni ci ricorda che a ridosso dell’unificazione la produzione agricola per ettaro del Sud era un terzo di quella della Lombardia e la metà di quella del Piemonte (1857). La seta grezza prodotta nel Mezzogiorno era uguale a un quarto delle sole regioni Lombardia, Liguria e Piemonte. Rispetto alle stesse regioni, i fusi di cotone del Sud erano solo un quinto (1857); i telai di lana erano la metà (1866); i lavoratori metalmeccanici meno di metà (1861); e nel 1868 la produzione di carta era un quarto.

Nel 1859, nel regno borbonico c’erano 99 km di ferrovie (che comprendono anche i km della mitica ferrovia Napoli-Portici!), mentre nei soli Piemonte e Liguria ce n’erano 850. Nel 1863, il Sud aveva 1 km e mezzo circa di strade per abitante, in Lombardia erano 6 e mezzo. L’analfabetismo nel Sud colpiva l’87% della popolazione; nel Nord, il 54%. Nel 1861, il 90% dei bambini del Nord andava alla scuola primaria contro il 18% (diciotto) del Sud. Infine il Nord era in grado di mantenere15 abitanti per kmq in più del Sud; 60 in più nelle aree coltivate. Eckaus e Galasso riportano dati simili (2).

I nostri saccenti storici auto-nominati penseranno che almeno il dato generale sugli addetti all’industria dia loro ragione. Essi erano, all’unificazione, il 31% dei lavoratori nel Sud e il 25% nel Nord. Ma sbagliano ancora, perché – come spiegarono Paolo Sylos Labini e diversi altri storici veri, quelli del Sud erano soprattutto artigiani, che producevano oggetti di lusso per i latifondisti (3).

L’economia del Sud era talmente debole e arretrata che – come sempre avviene in questi casi – l’unificazione con un’economia molto più sviluppata distrusse la sua produzione primitiva (4). In primis la poca industria, addensata intorno a Napoli. Quest’industria era assistita dallo stato (oltre ad essere di tipo coloniale) e non resse la concorrenza sul mercato aperto. Non c’è dunque nessun complotto nella rovina della fabbrica di S. Leucio e altre simili.

La ricchezza di un’economia, come avvertiva Adamo Smith, non si misura con la quantità di denaro posseduto ma con il tenore di vita medio dei suoi abitanti. Il Sud borbonico era fatto di un pugno di latifondisti che possedevano quasi tutta la ricchezza del paese; un modesto nucleo di artigiani poveri; e un mare di contadini miseri e affamati. E’ vero, c’erano anche i cosiddetti galantuomini, cioè la piccola borghesia, fatta soprattutto di piccoli proprietari, e di professionisti clienti degli agrari. Sebbene economicamente insignificante, questo ceto era molto importante politicamente perché – per conto degli agrari – teneva buono il popolo con l’egemonia culturale e con la repressione. Esso impedì a lungo allo stato di creare strade, istituire scuole, favorire il commercio, tutte cose che potevano risvegliare nei contadini una volontà di migliorare e di non rassegnarsi. Ed è importante anche storicamente, perché è da loro che il Sud ha ereditato il costume del parassitismo (5).

C.P.

1) Vedi Valerio Castronovo, Storia d’Italia,, vol. IV, Tomo I. Torino, Einaudi, 1975, pp. 47-9. Dato confermato nell’ediz. del 2006 (pp. 10-20). Stefano Fenoaltea, “Lo sviluppo dell’industria dall’Unità alla Grande Guerra …”, in Storia economica d’Italia, a c. di P.L. Ciocca e G. Toniolo, vol. 3.1, Intesa-Laterza, 2003.

2) V. Vera Zamagni, Dalla periferia al centro … 1861-1981, Bologna, il Mulino, 1990, pp. 40-41; Introduzione alla storia economica d’Italia, Bologna, il Mulino 2007, pp. 42-3. Richard Eckaus, “L’esistenza di differenze economiche tra Nord e Sud d’Italia al tempo dell’unificazione”, Moneta e Credito, n. 50, 1960, pp. 346-72. Giuseppe Galasso, Storia del Regno di Napoli, vol. VI, Torino: De Agostini, 2012, pp. 583-7, 593-4. V. anche Luciano Cafagna, Dualismo e sviluppo nella storia d’Italia, Venezia, Marsilio, 1989.

3) Sylos Labini, Scritti sul Mezzogiorno, pp. 163-88 (l’articolo è del 1963). Castronovo, op. cit., 1975, p. 48. Fenoaltea, op. cit., p. 193.

4) Vedi ad es. Santina Cutrona, “L’unificazione nazionale distorta”, in in L’arretratezza del Mezzogiorno, a c. di Cosimo Perrotta e Claudia Sunna, Milano, Bruno Mondadori, 2012, pp. 103-5.

5) V. i saggi di Anna Azzurra Gigante, “La mancata formazione del senso civico”, in L’arretratezza del Mezzogiorno, a c. di Cosimo Perrotta e Claudia Sunna, Milano, Bruno Mondadori, 2012, pp. 62-5.

 

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4 Risposte to “La favola del Sud borbonico ricco e sviluppato”

  1. luigi borzacchini 19 marzo 2018 a 11:35 #

    si cita spesso, come segno del progresso borbonico, la ferrovia Napoli-Portici come prima ferrovia italiana. Ma non solo essa fu fatta con management francese e tecnologia inglese, ma soprattutto collegava regge borboniche e veniva utilizzata da baroni, cardinali, sovrani, etc. mentre da tempo la Leeds-Manchester-Liverpool trasportava manufatti tessili e meccanici della rivoluzione industriale inglese.

  2. Domenico Scalera 26 marzo 2018 a 15:03 #

    Su Internet circola di tutto, comprese le favole sul Sud borbonico ricco e sviluppato. Però recente, accreditatissima ricostruzione storica mostra che, prima dell’unificazione, le differenze di reddito pro-capite tra Nord e Sud erano molto ridotte (come è ovvio, confrontando economie a quello stadio di sviluppo capitalistico) e che alcune aree della Campania erano in effetti tra le più avanzate in Italia. D’altra parte, che l’unificazione abbia apportato benefici assai dissimili al Nord e al Sud del paese è abbastanza acclarato. Infine, attribuire il ritardo istituzionale odierno del Mezzogiorno interamente all’eredità borbonica appare eccessivo, così come esagerato è il tono dell’affermazione “il Sud ha ereditato il costume del parassitismo”, che effettivamente ricorda proprio i toni apodittici ed estremisti del web.

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  1. La favola del Sud borbonico ricco e sviluppato – fabiosulpizioblog - 19 marzo 2018

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