Un trattato internazionale sull’emigrazione

26 Feb

di Piero Rizzo

Migranti e Sviluppo – Commenti esteri n. 15 (febbr. 2018)

Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, nel Guardian del 12 gennaio scorso,
parla per la prima volta di un trattato globale sulla migrazione che deve essere negoziato dai governi sotto l’auspicio delle Nazioni Unite. L’obbiettivo è di trasformare una fonte di abusi, di umiliazioni e di conflitti in un fattore di prosperità.
Gestire la migrazione – dice Guterres – è una delle sfide più difficili per la cooperazione internazionale nel nostro tempo. La migrazione favorisce la crescita economica, riduce le disuguaglianze e unisce società diverse. Tuttavia è anche una fonte di tensioni politiche e di tragedie umane. La maggioranza dei migranti vive e lavora legalmente. Ma una minoranza disperata mette a rischio la propria vita per entrare in paesi dove deve affrontare sospetti e abusi.
Quest’anno i governi negozieranno per la prima volta un accordo globale sulla migrazione per il tramite delle Nazioni Unite. Non imporrà alcun obbligo agli Stati. Ma è un’opportunità per contrastare i miti perniciosi sui migranti ed elaborare una visione comune sul problema.
Il mondo è rimasto scioccato dal recente video della CNN sui migranti venduti come schiavi. E’ scandaloso che ogni anno migliaia di migranti subiscano la stessa sorte senza che l’opinione pubblica ne sia informata. Oggi ci sono quasi sei milioni di migranti costretti ai lavori forzati, spesso nelle economie sviluppate.
Il trattato si deve basare su tre principi.
Il primo è riconoscere i benefici dell’immigrazione. Gli immigrati di norma non tolgono il lavoro ai lavoratori locali e in più i loro salari avvantaggiano sia i paesi che li ospitano sia quelli di origine.
Il secondo. Bisogna rafforzare lo stato di diritto nell’interesse proprio e dei migranti. Contro l’illegalità e gli abusi, i governi mettano in atto più corridoi legali per la migrazione.
Il terzo. C’è bisogno di maggiore cooperazione internazionale per proteggere i migranti, e di ristabilire il regime di protezione dei rifugiati in conformità alle leggi internazionali. Il destino di migliaia di persone che muoiono non è solo una tragedia umana, rappresenta anche un fallimento della politica.
Per parte nostra, notiamo che il successo di questo trattato incontrerà notevoli ostacoli. Si pensi a quanto scrive Houellebecq (“Credo che questa invasione sia organizzata dai Fratelli Musulmani che si avvalgono di mezzi finanziari provenienti da vari Stati. Non potendo fare una guerra all’Europa, possono preparare un’onda crescente di migranti e gradualmente sottomettere l’Europa”. Oppure si pensi alle dichiarazioni dei capi politici del gruppo di Visegrad, come Zeman, Kaczyński, Fico e Orban.
Ma anche nell’Europa dell’Ovest c’è molta ostilità. Si pensi all’articolo di Douglas Murray (dell’ Express) citato nell’11° numero di Migranti e Sviluppo, che concludeva: l’Europa sta andando dritta verso il suicidio e sta distruggendo la sua civiltà.
Come diceva Einstein è più facile rompere un atomo che un pregiudizio. Speriamo vivamente che l’ONU abbia successo. Non è retorico affermare che il suo sarebbe anche un successo di tutta l’umanità.
https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jan/11/migration-benefit-world-un-global-compact

 

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