Metamorfosi Boko Haram

20 Nov

di Marco Cochi (da NigriziaNotizie 31 ottobre 2017) 

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    L’annunciata uccisione della moglie dello storico leader di Boko Haram è un duro colpo al movimento terrorista che, diviso al suo interno in fazioni e braccato dagli eserciti di cinque stati, sembra si stia dedicando con sempre più determinazione al commercio illegale di armi e droga.  

La scorsa settimana su tutti i media nigeriani è rimbalzata la notizia dell’uccisione di Mallama (che nella lingua hausa significa Signora ed è un appellativo che indica un segno di rispetto) Fitdasi, una delle mogli dello storico leader di Boko Haram, Abubakar Shekau. Come reso noto dal portavoce dell’aviazione nigeriana, Olatokunbo Adesanya, l’eliminazione della donna sarebbe avvenuta il 19 ottobre in un raid aereo nel distretto di Durwawa, nei pressi di Konduga, nello stato nordorientale di Borno (Nigeria).

La scomparsa della Fitdasi costituisce un altro piccolo passo in avanti nella lotta al gruppo jihadista, considerato che la donna aveva un ruolo di coordinamento nella logistica del movimento terrorista nigeriano, come dimostra il fatto che quando è rimasta vittima del bombardamento stava rappresentando il marito (sul cui capo pende una taglia di sette milioni di dollari offerta dal dipartimento di Stato americano) in una riunione con alcuni membri di spicco dell’organizzazione.

Il contrasto alla setta islamista da parte delle forze di sicurezza nigeriane continua dunque a essere serrato, ma negli ultimi mesi Boko Haram ha dimostrato di essere ancora in grado di lanciare attacchi, che a ottobre hanno addirittura registrato un significativo incremento. Da maggio a settembre, il gruppo terroristico aveva ucciso almeno 381 civili, un numero equivalente a oltre il doppio di quelli eliminati nei cinque mesi precedenti.

Un recente studio realizzato dal Combating Terrorism Center dell’Accademia militare di West Point, rileva che il cospicuo aumento degli attacchi è dovuto all’impiego di un maggior numero di kamikaze, che nei primi sei mesi del 2017 hanno lanciato 54 azioni suicide, un numero superiore a quello relativo allo stesso periodo del 2014, quando questo genere di attentati aveva raggiunto una frequenza allarmante.

È però innegabile che le operazioni militari coordinate della Multinational joint task force (Mnjtf) composta da Nigeria, Ciad, Camerun, Niger e Benin, hanno indebolito notevolmente Boko Haram e ridotto il territorio sotto il suo controllo, che nel 2014, all’apice della sua affermazione, si estendeva per oltre 50mila km², racchiusi nelle provincie settentrionali di Borno, Yobe e Adamawa.

Oltre a essere indebolito dalla martellante azione della Mnjtf, Boko Haram è anche minato da faide interne, che l’hanno diviso in quattro fazioni, tra le quali emergono quella di Abubakar Shekau e quella dei seguaci di Abu Musab Al-Barnawi, figlio del fondatore della setta, Mohammed Yusuf, la cui leadership è riconosciuta dallo Stato Islamico.

Secondo il giornalista nigeriano Aminu Abubakar, che segue dall’inizio il gruppo jihadista, tutto questo ha determinato che Boko Haram stia gradualmente abbandonando la sua originale missione di creare un califfato islamico nel nord-est della Nigeria, per trasformarsi invece in un’organizzazione criminale.

Una tesi supportata anche da Adah Williams, ricercatrice ed esperta di prevenzione dei conflitti presso la Rome Business School, che si dimostra concorde nel ritenere che il gruppo islamista si stia de-radicalizzando per dedicarsi ad attività più redditizie, tra le quali il controllo delle risorse energetiche. Lo dimostra l’attacco nel luglio scorso per assicurarsi il controllo di un impianto petrolifero nello stato di Borno, dove i miliziani nigeriani hanno ucciso 69 persone e rapito tre tecnici.

Così, mentre la pressione dei militari nigeriani aumenta, Boko Haram, oltre al furto di bestiame, ai sequestri di civili e alle rapine, può dedicarsi ad attività criminali molto più remunerative, come il traffico di armi leggere e di droga.

E, riguardo la specializzazione in quest’ultimo ‘business,’ sono eloquenti gli elementi forniti dall’ultimo rapporto sul traffico mondiale di droga realizzato dall’Ufficio delle Nazioni Unite su droga e crimine (Unodc), che evidenzia come Boko Haram sia fortemente implicato nel contrabbando di eroina e cocaina in tutta l’Africa occidentale. 

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