NOBEL PER L’ECONOMIA 2017: L’IRRAZIONALITÀ DEI PROCESSI DECISIONALI

24 Ott

l’articolo 23-10-2017 di Piero Rizzo

Un principio della teoria dominante, per cui le decisioni economiche derivano da calcoli razionali, negli ultimi decenni è stato messo in discussione dalla economia comportamentale.

Uno dei pionieri di quest’ultima è Richard  Thaler, dell’ università di Chicago, Premio Nobel 2017. Le motivazioni del premio della Royal Swedish Academy of Sciences sono che egli “ha inserito ipotesi psicologicamente realistiche nelle analisi del processo decisionale. Esplorando le conseguenze di una razionalità limitata, preferenze sociali e carenza di self-control egli ha dimostrato come i tratti umani sistematicamente influenzino sia le decisioni individuali che gli esiti del mercato”.

La teoria economica tradizionale suppone che le persone abbiano facile accesso alle informazioni, possano elaborarle perfettamente e mirino sempre a massimizzare il proprio interesse. Questo modello semplificato ha risolto complicati problemi,  ma ha mostrato discrepanze significative dalla la realtà.

Thaler ha segnalato tre aspetti psicologici che influenzano  le decisioni: razionalità limitata,[1] percezione della correttezza e mancanza di auto-controllo.

Limitata razionalità (bounded rationality)

Non è realistico assumere che le persone prima di decidere prendano in esame tutte le possibili alternative e tutte le conseguenze a lungo termine. Molto spesso si focalizza l’attenzione su alcuni elementi, non sempre i più importanti, e si trascurano gli altri. Nella teoria della contabilità mentale, Thaler descrive come le persone organizzano, formulano e valutano le decisioni finanziarie.

Noi tendiamo a semplificare tali decisioni creando specie di conti separati nelle nostre menti, e valutando l’effetto su ciascuno di questi conti piuttosto che sul nostro patrimonio totale. Per esempio alcuni dividono il proprio bilancio in un conto per le bollette domestiche, uno per le vacanze, ecc.

Questo comportamento ha talvolta dei costi, come quando non si utilizza denaro da conti di risparmio a lungo termine per esigenze a breve termine, e si è costretti quindi a contrarre costosi prestiti al consumo.

Sempre legati alla razionalità limitata sono i concetti di loss aversion (avversione alle perdite),[2] e endowment effect (effetto dotazione). Quest’ultimo, di Thaler, spiega alcune asimmetrie nelle transazioni economiche. L’avversione alla perdita porta a dare un peso maggiore alla perdita di un bene che non alla acquisizione di un bene equivalente (il dispiacere di perdere supera la soddisfazione di acquisire).

Percezione della correttezza

Per studiare i sentimenti di equità e generosità, Thaler e altri hanno effettuato un esperimento, noto come il gioco del dittatore. Gli studenti di una classe di psicologia vengono invitati a dividere una dotazione di $20 tra ognuno di loro e un anonimo compagno preso a caso. Essi hanno due opzioni: trattenere per se 18 dollari e dare a quel compagno 2 dollari oppure dividerli in parti uguali, 10 dollari a ciascuno. Risultò che il 76% degli studenti divise il denaro in parti uguali. Ovviamente le interazioni erano anonime e non c’erano preoccupazioni di reputazione.

Ciò dimostra che il tradizionale “uomo economico” egoista, teso sempre a massimizzare il proprio interesse, spesso lascia il posto a un essere più umano e “irrazionale”, facendosi guidare da sentimenti di equità e generosità.

 Mancanza di auto-controllo 

Thaler  evoca il mito omerico di Ulisse che si fa legare all’albero della nave per non cedere al canto delle sirene. Quello di Ulisse è il dilemma di tutti. In ognuno di noi convivono due “io”, quello miope dell’agente e quello lungimirante del pianificatore. Quest’ultimo si occupa della massimizzazione dei benefici nel corso di tutta vita, mentre l’agente si preoccupa dell’utilità a breve. Questa dicotomia avviene perché le tentazioni a breve termine, spesso mandano in frantumi  i piani, per esempio, per assicurarsi una serena vecchiaia  o per adottare uno stile di vita più sano. Thaler ricorda i propositi che si fanno a Capodanno, che spesso vengono disattesi.

Da tutto ciò deriva la “nudge theory” (teoria della spinta gentile) illustrata nel suo libro Nudge. Essa dice che  spesso è necessario un aiuto, un pungolo per convincere le persone a prendere decisioni che sono nell’interesse loro e della società. Questo concetto è stato definito “paternalismo libertario” (e si è attirato severe critiche dai liberisti). Un esempio è nella donazione di organi. La Spagna ha adottato un sistema ”opt out” in cui tutti i cittadini sono inseriti nei registri dei donatori, eccetto quelli che comunicano una decisione diversa. Il Regno Unito invece ha scelto il sistema “opt in “ per cui spetta ai cittadini chiedere di essere inseriti nei registri. La Spagna è leader mondiale per le donazioni di organi.

Nel commento su Deaton, Nobel per l’economia 2015, avevo solidarizzato con il suo dolore per  l’improvviso attacco di “infelicità” che l’aveva colpito nel ritirare il milione (circa) di dollari del premio, a causa dell’enorme divario dal Magic Number for Happiness: $75,000.  Il Nobel di quest’anno ha dichiarato che spenderà i soldi del premio in maniera “assolutamente  irrazionale”. Auspico (ma con apprensione) che per il prossimo Nobel per l’economia non si debba ancora allertare un medico del pronto soccorso o uno psicologo.[3]

[1] Già teorizzata da Herbert Simon.

[2] Dovuto a Daniel Kahneman.

[3] Royal Swedish Academy of Sciences RICHARD H. THALER: INTEGRATING ECONOMICS WITH PSYCHOLOGY.

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