Giustizia civile: la via Crucis si accorcia, ma di poco

22 Mag

il documento 22-5-2017 dell’ Ufficio Parlamentare di Bilancio

Risultati immagini per Giustizia civileSi sa che la lentezza patologica della giustizia civile italiana è una delle maggiori cause del nostro ritardo economico. Questa lentezza nega di fatto un pilastro fondamentale della convivenza civile: la certezza del diritto. Essa inoltre disincentiva gli investimenti; scoraggia la concorrenza basata sul merito;  premia il clientelismo, l’abusivismo e la corruzione. Sul piano privato, essa nega di fatto i diritti civili e umani; e incoraggia l’anarchia e l’abuso. Riportiamo qui parte della Introduzione di una ricerca ufficiale svolta in merito. I risultati furono accennati sui giornali nel luglio scorso; ma dopo è tornato sul problema un fitto silenzio (la Redazione)

Unanimemente considerata tra i grandi malati d’Italia, la giustizia civile, appare ancora lontana dagli standard di efficienza e produttività dei sistemi giudiziari più avanzati. A distanza di alcuni anni dalle riforme legislative varate si intravvedono, nel complesso, sintomi di miglioramento (si riducono iscrizioni e procedimenti pendenti), ma ancora parziali (sono in calo anche le definizioni dei procedimenti) e troppo timidi per far ritenere di essere in prossimità di un punto di svolta. Soprattutto, essi non sono chiaramente riconducibili a un effettivo miglioramento delle performance, piuttosto che a misure che limitano l’accesso alla giustizia (aumento dei costi per avviare un processo, filtri per adire ai gradi superiori di giudizio, ecc.).

 Quella che si ricava dai numeri di ciascun tribunale è la fotografia di un’Italia a più velocità, nella quale ai divari territoriali (Nord-Sud) e dimensionali (tribunali grandi, medi e piccoli) si aggiungono specifiche differenze, tanto da  far emergere una mappa della giustizia civile in qualche misura a “macchia di leopardo”.

 

La grande variabilità di situazioni emerge esaminando i flussi dei procedimenti (iscritti, pendenti, definiti) riferiti ai tribunali ordinari negli anni solari 2013-2015. Il primo indice fornisce un’indicazione della capacità di smaltimento di un ufficio. Il secondo indice, disposition time dà indicazioni sul tempo massimo di definizione di un procedimento.

I risultati più interessanti si possono desumere considerando congiuntamente i due indici per ogni singolo tribunale ordinario. Analizzando sulla base del grafico la distribuzione per aree geografiche dei tribunali, si evidenzia anche nella giustizia civile una “questione meridionale”: Se i tribunali del Nord si collocano in grande maggioranza (44 su 50) nel quadrante dei “primi della classe” e in nessun caso in quelli dei “problematici”, una buona fetta di quelli del Mezzogiorno (18 su 58) rientrano nei problematici, e solo 6 tra i più virtuosi (spiccano le eccellenze di Marsala e Trapani). Analogamente, se si guarda alla grandezza del bacino di utenza, a soffrire maggiormente sono particolarmente i tribunali piccoli e medio-piccoli (rispettivamente 6 e 7 su un totale di 20 nel quadrante con maggiori criticità, il I).

 All’interno di queste tendenze non mancano però differenze e peculiarità che rendono ancor più frastagliata la geografia nazionale. La dispersione, quanto al numero di definizioni [decisioni prese] in rapporto alle nuove iscrizioni, è notevole: nella sola area del Sud si va da valori da 133 a 145 per cento di Foggia, Isernia o Lamezia Terme, agli 83 di Vallo della Lucania o Gela. Stesso discorso per quanto attiene ai tempi di smaltimento: la maglia rosa spetta ad Aosta (118 giorni), quella nera a Patti (1193 giorni).

 Non basta. Alla fine dello scorso anno, i tribunali di Nola, Foggia e Civitavecchia mostravano una capacità prospettica di esaurimento dello stock pressoché analoga (tra 574 e 581 giorni); ma se i primi due, con un clearance rate significativamente superiore a 100 hanno ridotto i procedimenti pendenti, Civitavecchia (clearance rate pari a 95,6 per cento) ne ha viceversa accumulato di nuovi. Stesso discorso per quanto riguarda tre casi – Salerno Vercelli e Taranto – che nel 2015 hanno evidenziato capacità di smaltimento dell’arretrato molto simili (clearance rate da 116 a 118 per cento): i due tribunali meridionali hanno indici di smaltimento dell’arretrato rispettivamente di 378 giorni (Taranto) e 658 giorni (Salerno), contro i 215 giorni della realtà di Vercelli.

 Quali conclusioni trarre? Giocoforza preliminari e parziali e suscettibili, dunque, di approfondimenti.  Difficile infatti poter attribuire da questa foto statica un giudizio sulla efficienza di questo o di quel tribunale, in assenza di informazioni sugli input disponibili per ciascuna sede.  L’eterogeneità degli indici per tribunali di dimensione analoga e di realtà geografiche prossime potrebbe essere spiegata anche da differenze nella dotazione di risorse strumentali e di personale o ancora da fattori esogeni di altra natura.

(Dalla Presentazione del Focus n. 5, “L’efficienza della giustizia civile e la performance economica” dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, del 22 luglio 2016 – Sottolineature nostre)

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