Un popolo di cavallette

13 Mar

Il documento 13-3-2017 (a cura di C. Perrotta)

Risultati immagini per diseguaglianze italiaQuesto è un documento, non un articolo, perché si limita a mettere insieme alcuni fatti dell’Italia molto noti e citati nei giornali e negli altri media.

La società italiana è una piramide di privilegi, che vanno dal vertice più alto alla base più larga. I privilegi, nel senso originario del termine di esenti dalle norme, si distribuiscono in tre ambiti:  di natura legale, della zona grigia, di natura illegale. Tutti i privilegi riguardano gruppi – ristretti o vastissimi – di persone che si mangiano la ricchezza nazionale in modo di gran lunga sproporzionato a quello che danno, e formano tutti insieme un popolo di cavallette.

Privilegi di natura legale. I membri della Corte costituzionale prendono uno stipendio mediamente doppio di quello dei loro colleghi di tutti gli altri paesi sviluppati. Lo stesso vale per gli altri vertici della magistratura e quelli della Banca d’Italia. Il Governatore della Banca d’Italia ha uno stipendio molto più alto di quello del Governatore della Banca Centrale Europea e, ai tempi di Bernanke, lo stipendio era quasi 4 volte maggiore di quello del capo della Federal Reserve.

Un’analoga sproporzione, rispetto alle stesse prestazioni svolte all’estero, c’è per gli stipendi dei parlamentari nazionali, dei parlamentari europei, consiglieri regionali e comunali, funzionari pubblici di ogni genere e grado. La sproporzione riguarda anche pensioni, vitalizi e sinecure varie di cui godono gli ex-politici di ogni grado e che spesso vengono ereditati dai loro familiari.

Oltre alla sproporzione rispetto all’estero, è molto diffusa l’inversa proporzionalità tra compensi e meriti. L’altezza dei compensi è tanto maggiore quando peggiore è il servizio reso. I casi siciliani sono esemplari, ma non certo unici. Lì il presidente dell’ente regionale degli acquedotti riceve oltre un milione e mezzo l’anno, ma gran parte della popolazione urbana riceve l’acqua pochi giorni a settimana, per poche ore. Inoltre i siciliani pagano mediamente più tasse per l’acqua del resto d’Italia. Sempre in Sicilia, i funzionari di medio livello della Regione vanno in pensione, anche dopo pochissimi anni di lavoro, con pensioni che superano i 5mila euro mensili. Una grandissima parte dei 27mila stipendi per guardie forestali sono di fatto pensioni o sinecure abusive date senza avere in cambio alcun servizio.

Poi ci sono le categorie privilegiate, come ad esempio, i dipendenti delle Camere dove un usciere guadagna quanto un professore universitario di massimo grado.

A questo bisogna aggiungere quella che si può chiamare sindrome dell’auto blu, cioè la selva di “piccoli” privilegi, esenzioni, servizi erogati gratis o a prezzi irrisori ai VIP nazionali, regionali, comunali e di villaggio e ai loro familiari. Essi vanno dai viaggi di parlamentari e consiglieri, per sé e per i parenti, a spettacoli, partite di calcio, mense, ecc.

Non basta. Le generazioni che sono entrate al lavoro negli anni Sessanta-Ottanta, anche nel settore privato, godono di una serie di protezioni che sono diventate veri privilegi a confronto con il lavoro precario o la disoccupazione delle generazioni successive. Rientrano in questo ambito i diversi milioni di pensionati-baby, che sono ancora in gran parte giovani ma pensionati a 40 o 50 anni. le loro pensioni sono ben indicizzate, e aumentano mentre le paghe di chi lavora diminuiscono.

Privilegi della zona grigia. Questo campo è immenso. Esso annovera decine di migliaia di consulenti, segretari, assistenti nominati dai politici ad ogni livello, e pagati con denaro pubblico per prestazioni di fatto inesistenti; prestiti di favore delle banche ai potenti locali, spesso non rimborsati; promozioni di grado negli ultimi mesi di servizio per aumentare la pensione (ciò riguarda tutti gli alti gradi militari, ma anche molto spesso i magistrati – compresa la Corte costituzionale, che sforna presidenti emeriti a decine – ed è credibile che tocchi molti altri vertici dirigenziali.

Rientrano in questo ambito gran parte degli appalti pubblici, che sono pilotati a favore di imprese amiche anche quando restano nell’ambito della legalità. Il risultato di questi privilegi occulti è che spesso il servizio è inefficiente e i costi sono sproporzionati al servizio.

Privilegi illegali. Sono praticamente innumerevoli, ma la componente di gran lunga più vasta è data dagli evasori fiscali, molti dei quali godono anche delle esenzioni ISEE da tariffe e pagamenti per servizi pubblici, adesso un po’ ridotte ma ancora in vigore.

Seguono i milioni di falsi invalidi, falsi braccianti, falsi artigiani, falsi disoccupati, falsi malati che lucrano pensioni, contributi, assegni assistenziali non dovuti. Seguono ancora i numerosi funzionari pubblici corrotti, che vendono appalti e assegnazioni varie.

Chi c’è sotto questa enorme piramide parassitaria? Ci sono i disoccupati, i lavoratori precari e quelli in nero, i lavoratori stabili con paghe molto basse, i pensionati sociali, gran parte degli emigrati, i poveri, i barboni. Le mense della Caritas e di altre organizzazioni nelle città italiane aumentano sempre più. E un anno fa è morta di fatica Paola Clemente, una bracciante brindisina che prendeva 27 euro al giorno, in nero, per 11 o 12 ore di lavoro.

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2 Risposte to “Un popolo di cavallette”

  1. Pino Andriolo 13 marzo 2017 a 15:50 #

    La vasta articolazione evidenziata da Perrotta dei “privilegi” è divenuta almeno nell’opinione pubblica insostenibile con il venir meno dello scambio di legittimazione di tale sistema a causa della crisi fiscale dello Stato. Due famosi studi degli anni 70 pubblicati da Ermanno Gorrieri raffiguravano questo sistema in termini di “giungla” (quella retributiva” e quella “pensionistica”, a dimostrare che il problema è antico ma nuova è la tematizzazione in una fase quella attuale nella quale spesso proprio i ceti (le caste come siusa dire) che di questi privilegi godono in larga misura lo adoperano per mantenerli e nello stesso tempo tramutarli in consenso “populista”. Al fondo tuttavia credo ci sia una profondissima crisi delle istituzioni, ossia del reticolo di regole amministrazioni apparati che non sono riusciti (a questo punto poco importa se per scelta o incapacità o impossibilità) a tradurre indirizzi di riforma in effettiva riarticolazione del sistema delle retribuzioni delle pensioni della valutazione e della misurazione dei risultati del lavoro. Non è un caso se esaminando riforme settoriali (dalla pubblica amministrazione, alla scuola, alla regolazione dei servizi di pubblica utilità) ci si imbatte in una sterile ripetizione e riaffermazione di regole che puntualmente si mostrano in breve inattuate (o inattuabili). Non è difficile rilevare l’assurdità sociale di avere introdotto un regime previdenziale e pensionistico basato sulla effettiva contribuzione del lavoratore lasciando inalterato non solo alcuni macroscopici privilegi ma soprattutto un modello pensionistico basato sulla retribuzione che non solo è insostenibile ,ma segna una frattura sociale e generazionale tra lavoratori che prestano la propria opera allo stesso modo dei padri. Di fronte a questo la risposta delle forze progressiste e che si richiamano a principi di giustizia sociale sono in netta difficoltà, dovuta alla palese insostenibilità delle vecchie regole e la utilità di mantenere il consenso della più numerosa categoria sociale contemporanea, quella dei pensionati.

  2. andrea pierucci 15 marzo 2017 a 08:40 #

    Trovo sempre molto stimolanti gli articoli di sviluppo felice. Questo no. E’ una raccolta di luoghi comuni e generalizzazioni sugli stipendi e privilegi che non aiuta affatto a capire i termini della questione. Queste cose le ho lette da sempre sulla “Casta” o simili libri (più documentate), sul blog di Grillo e nelle barzellette (di destra)degli anni 60 sul fatto che tantissimi italiani erano improduttivi e ben remunerati e restavano solo gli interlocutori della barzelletta a far qualcosa di utile! Milioni di ……, ma quanti siamo? Eppure il problema dei privilegi è davvero importante e andrebbe affrontato non con alte grida, ma con denunce (e proposte) precise, senza fare di tutta l’erba un fascio. E’ tale la giusta indignazione degli autori che, per esempio, sfugge il fatto che gli appalti pilotati non sono in zona grigia, ma in zona illegale!

    Ma non sarà un articolo un po’ infelice a farmi perdere l’interesse in Sviluppo Felice

    Grazie per l’attenzione

    Andrea Pierucci

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