Identikit delle multinazionali

6 Mar

L’articolo  6-3-2017 di Anna PELLANDA

Risultati immagini per multinazionali   Le imprese multinazionali sono grandi imprese che nascono, producono, vendono e pagano le tasse in paesi diversi. Nella nazione d’origine ha sede la holding del gruppo che agisce da casa-madre. Per la maggior parte si trovano negli Stati Uniti, ramificate in Centro e Sud America, e in Giappone, ramificate nel Sud Est asiatico. Oggi anche Russia e Cina sono sedi di multinazionali casa-madre.

   Nascono alla fine dell’Ottocento con lo scopo di reperire materie prime agricole e minerarie necessarie alla loro produzione: in questo si è visto un ritorno al colonialismo e allo sfruttamento dei paesi deboli da parte dei più forti. Dopo la seconda guerra mondiale l’interesse delle grandi imprese si rivolge alla produzione industriale condotta in loco (delocalizzata) o perché la manodopera costa meno o perché vengono offerte agevolazioni varie. Assomigliano molto agli “investimenti diretti all’estero”. Ma, mentre questi comportano la proprietà delle attività, alle multinazionali può bastare il controllo delle attività. Si possono infatti avere investimenti solo finanziari nelle modalità più diverse, come contratti di subappalto, franchising (concessioni per la commercializzazione), licensing (licenze per l’utilizzo di brevetti) e altre forme ancora che indicano come sia difficile dare una definizione generale di multinazionali. Quasi tutte queste imprese si avvalgono della pratica del “land grabbing” che consiste nell’acquisto a prezzi bassissimi o nell’affitto per 99 anni, nei paesi sottosviluppati, di terre definite disponibili dai governi locali anche se sono utilizzate dalle popolazioni originarie, in genere per il pascolo. Queste terre vengono trasformate in attività produttive ad alta tecnologia, e la popolazione aborigena ivi impiegata è sfruttata con salari bassissimi.

   Il fatturato delle imprese multinazionali può essere enorme. Ad esempio si calcola che la società petrolifera Exxon Mobil abbia un fatturato che supera il PIL dell’intero Egitto, paese esportatore di petrolio e gas naturale. Le multinazionali si autofinanziano ma ottengono anche prestiti da istituzioni internazionali, come la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo e la stessa Banca Mondiale.

  L’ultimo tipo di impresa multinazionale è detto post-industriale e riguarda prevalentemente il settore dei servizi bancari, finanziari, assicurativi, ecc. Lo sviluppo di questi settori è stato innescato e richiesto proprio dal passaggio delle multinazionali da imprese agricole e minerarie a imprese industriali. In queste ultime, progresso tecnico e grande dimensione spingono all’internazionalizzazione, non più al semplice reperimento di materie prime. Il meccanismo con cui operano è tipico del monopolio: solo la grande impresa infatti può investire in ricerca e sviluppo (R&D), produrre così in modo innovativo ed esteso, ottenere le economie di scala e i profitti più alti.

   Sorge allora il problema. Le imprese multinazionali sono monopoli o oligopoli? Quando si resti entro i confini nazionali, le  grandi imprese, come spiegato dalla teoria di J. Schumpeter del 1912 ripresa nel 1966 da R. Vernon, operano secondo il meccanismo sopra descritto e sono così potenti da imporre le cosiddette “barriere all’entrata” alle concorrenti che non riescono a produrre con pari capacità tecnico-dimensionale. Ma quando le imprese operano internazionalmente esse devono confrontarsi con imprese altrettanto grandi. In questa situazione conviene loro allearsi e dar vita a oligopoli, come studiato da S. Hymer nel 1974 e confermato da J. Dunning nel 1981. Queste alleanze possono essere orizzontali: quando le multinazionali operano in paesi diversi producendo la stessa merce, come fa Mc Donald’s, oppure verticali: quando, operando in paesi diversi, producono dalla materia prima al prodotto finito come ad esempio le “sette sorelle” che estraggono petrolio, lo raffinano e vendono benzina. Altri oligopoli sono le “dieci sorelle” dell’agroalimentare, le farmaceutiche, le bancarie; queste ultime  (Goldman Sachs, J. P. Morgan, CityGroup, Bilderberg Group) sono così potenti da influenzare persino le Agenzie di rating come Standard & Poor, Moody’s e  Fitch, preposte alla loro stessa valutazione.

  Un esempio di multinazionale con tutte le caratteristiche sopra elencate viene dalle imprese americane della carne. Esse (a) sono un potentissimo oligopolio risalente ai primi “cinque re” Hammond-Swift-Morris-Armour-Wilson; (b) operano su terre estorte prima ai nativi indiani e poi ai sudamericani; (c) producono in grandissime dimensioni; (d) utilizzano il progresso tecnico che risale all’adozione della catena di montaggio e delle celle frigorifere, inventate tra il 1869 e il 1878. Nascono così gli odierni allevamenti intensivi  dove gli animali sono stipati in spazi ridottissimi, nutriti con soia, cereali, ormoni  e antibiotici, costretti sulla catena di montaggio e macellati in tempi brevissimi e in quantità enormi. Le conseguenze nefaste su uomini, animali e ambiente sono innumerevoli.

GRASSIVARO. F., Le imprese multinazionali, CEDAM, 1991

RIFKIN, J., Ecocidio (1992), Mondadori, 2001

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