Galdo: l’Italia è ultima, ma può ancora sperare

3 Ott

l’articolo 3-10-2016 di Donatella Porrini

antonio-galdo-ultimi-einaudiIn Ultimi. Così le statistiche condannano l’Italia (Einaudi, febbraio 2016, pp. 116) l’autore, Antonio Galdo, presenta una serie di classifiche per mostrare come, in un confronto con i Paesi avanzati del mondo globale, e innanzitutto con quelli europei, l’Italia risulti la peggiore in molti campi: investimenti pubblici e privati in ricerca, tempi della giustizia, utilizzo della spesa pubblica, burocrazia, gestione della sanità e tanti altri.

Nel nostro paese esiste una diffusa consapevolezza, quasi un refrain del tipo “tanto le cose in Italia vanno male”, e il libro in un certo senso fornisce una dettagliata fonte di dati che confermano questo modo di pensare.

La constatazione della nostra pessima situazione è resa ancora più drammatica dal fatto che paradossalmente esistono molte realtà positive (l’autore ne cita una fra tutte: la Luxottica di Del Vecchio). Dunque, gli italiani dimostrano spesso di avere capacità uniche al mondo, ma in molti casi non trovano l’ambiente idoneo per metterle a frutto.

La lettura dei tre capitoli dai titoli significativi, “Il futuro dietro di noi”, “Poca innovazione e tanti soldi sotto il materasso”, “Il prezzo della corruzione”, fornisce un quadro dettagliato di quali siano le negatività delle attuali condizioni socio-economiche dell’Italia. Tre aspetti fra tutti: l’Italia è un paese corrotto, vecchio e diviso in due.

Per quanto riguarda il primo aspetto, siamo il Paese più corrotto dell’Eurozona e del G7, e questo, al di là del mancato rispetto dei principi dell’etica pubblica, comporta un notevole danno economico (che la Corte dei conti ha misurato in 60 miliardi, circa  quattro punti di Pil) e di reputazione (che la Confindustria stima in 16 miliardi di minori investimenti di imprese straniere).

Per quanto riguarda il secondo aspetto, in quarant’anni gli ultra-settantenni sono più che raddoppiati, arrivando a 9 milioni, mentre i novantenni sono passati da 86mila a 450mila. Gli over 65, che nei prossimi vent’anni passeranno dal 20 al 33 per cento della popolazione, hanno visto la loro ricchezza familiare raddoppiarsi mentre quella dei capifamiglia sotto i 34 anni si è ridotta del 25,8 per cento.

Il terzo aspetto riguarda la situazione del Sud Italia, che viene descritto come abbandonato a se stesso con la conseguenza che, come mostrato dai dati, in quindici anni è cresciuto la metà della crescita della Grecia; mentre si è allargato il divario con il Nord, dove il reddito medio pro-capite è di 31.124 euro contro i 18mila del meridione.

Di fronte ai dati statistici commentati dall’autore, che provano la grave situazione di un paese con la maglia nera in molti settori cruciali dell’economia reale, si è spinti a condannare tutto quanto è stato fatto dalla politica, a onor del vero non solo dall’attuale governo.

Ma l’intento dell’autore è quello di far sì che si abbia una piena conoscenza della realtà per avviare un processo di cambiamento e di modernizzazione.

E allora una volta arrivati alla fine del libro occorrerebbe rileggere l’introduzione: “L’Italia non è un malato terminale, né il destino cinico e baro ci costringe alla rassegnazione. Al contrario abbiamo tutte le energie e le possibilità per riprenderci con una ragionevole velocità, come abbiamo fatto durante il ciclo vitale del boom economico, quando in pochi anni un popolo di analfabeti e di contadini si è trasformato in una delle nazioni più ricche del mondo”

Antonio Galdo ricorda che siamo ancora la quinta manifattura del mondo, grazie alle imprese che riescono a mantenere la qualità dei prodotti e a reggere il mercato; che dal Sud potrebbe venire una spinta alla crescita; che in Italia ci sono anche ottime scuole e università; che abbiamo ospedali che brillano per efficienza.

E così “Ultimi” racconta anche da dove l’Italia deve ripartire per risalire la classifica.

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