Per la ripresa non basta l’economia dell’offerta – Parte II

19 Set

l’articolo 19-9-2016 di Terenzio Cozzi

Risultati immagini per economia offertaTutte le teorie del ciclo pre- e post-keynesiane hanno sottolineato le difficoltà di far partire la ripresa, invertendo l’andamento depressivo. Un compito tutt’altro che facile. Occorre infatti rovesciare lo stato delle aspettative che si è deteriorato tanto più gravemente quanto più a lungo è durata la fase negativa della crisi.

         È certamente possibile che l’attuazione, o anche solo l’annuncio, di qualcuna delle misure permissive di cui si è detto finora possa dar luogo a qualche speranza che il peggio stia per passare così da provocare qualche miglioramento delle aspettative. Si è già detto, ad esempio, come l’attuazione di misure che riducono il costo del lavoro possano indurre qualche impresa ad ampliare un po’ la produzione in vista del possibile aumento delle esportazioni. Riduzioni di imposte sui redditi delle famiglie possono in breve tempo tradursi in maggiori consumi.

         Misure operanti sul lato dell’offerta possono dunque servire a stimolare la domanda con effetti favorevoli sulle prospettive di uscire dalla depressione. Ma è molto probabile possano dare uno stimolo insufficiente se, come nel nostro caso, da lungo tempo le aspettative negative si sono incancrenite e hanno già provocato cocenti delusioni con numerosi tentativi di ripresa miseramente abortiti. Per di più, si è oggi aggiunta la nube nera della possibile minor crescita provocata dalla Brexit.

         Il rovesciamento delle aspettative richiede un robusto e duraturo potenziamento della domanda globale. In prima battuta lo stimolo non può che venire dalla spesa pubblica. Ma deve attivare, sperabilmente in tempi brevi, un ampio volano di domanda da parte di imprese e consumatori in numero crescente. Nel gergo degli economisti, debbono essere privilegiate spese con elevati effetti moltiplicativi già nel breve periodo. Molti investimenti pubblici, attivabili rapidamente, hanno caratteristiche di questo tipo. Esempi importanti sono i progetti, geograficamente molto diffusi, per la manutenzione degli edifici scolastici, quelli per la messa in sicurezza del territorio e quelli relativi al recupero di opere pubbliche gravemente degradate per mancata manutenzione.

         Questo elenco di investimenti potrebbe essere ampliato di molto. Ma si possono aggiungere anche spese che accrescono direttamente i consumi. In particolare, anche per l’elevatezza dei moltiplicatori di breve periodo oltre che per evidenti ragioni di solidarietà e di giustizia sociale, è opportuno privilegiare anche i sussidi di disoccupazione, i sostegni alle pensioni minime e alle famiglie in difficoltà.

         L’attuazione di queste proposte non dovrebbe essere bloccata dal timore di squilibrare irrimediabilmente i conti pubblici. Infatti, i moltiplicatori elevati fanno sì che l’aumento della spesa pubblica sia più che compensato dall’aumento del PIL; il che, per il caso italiano, comporta una riduzione del rapporto debito/PIL. È anche del tutto evidente che solo il ritorno alla crescita può garantire la sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo. Ma occorre da parte pubblica operare per il rovesciamento delle aspettative ritornando, con grande determinazione, a investire sul futuro con l’obiettivo di riuscire finalmente a provocare il necessario risveglio dell’iniziativa privata.

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Una Risposta to “Per la ripresa non basta l’economia dell’offerta – Parte II”

  1. Nello De Padova 21 settembre 2016 a 09:40 #

    E chi lo ha detto che per il benessere della collettività quello di “…..garantire la sostenibilità del debito pubblico nel lungo periodo…..” sia una strategia da perseguire?

    Il debito pubblico è quella strana cosa che si genera quando qualcuno ha molti soldi e non sa che farsene (o per lo meno non è capace di investirli in attività capaci di produrre reddito) e quindi decide comodamente di “prestarli” ad uno stato che invece farebbe bene a toglierglieli quei soldi con le tasse!

    La ricordate la parabola dei talenti?

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