La coscienza dei luoghi

9 Mag

di Achille Flora L’articolo 9-5-2016

Coscienza di classe e coscienza di luogoGiacomo Becattini – economista – e Alberto Magnaghi – urbanista – confrontano le proprie linee di ricerca nel nuovo libro di Becattini[i].  Il punto in comune è dato dai concetti di “luogo” e di “coscienza di luogo” cui i due studiosi sono pervenuti provenendo da due diverse discipline e filoni di ricerca.

Cosa sono il luogo e la sua coscienza? In Becattini il luogo è un addensamento di “coralità produttiva”, non riducibile semplicemente alla vicinanza fisica (economie di agglomerazione), tecnica o culturale tra le imprese, bensì generato da una “omogeneità e congruenza culturale” delle famiglie. Becattini contrappone alla gelida geo-settorialità – intesa come vicinanza territoriale di imprese dello stesso settore o di processi produttivi merceologicamente contigui – la calda “coralità produttiva e civile”. Quest’ultima forma un ambiente produttivo speciale, le cui radici affondano nell’ambiente sociale e istituzionale locale, nella “omogeneità e congruenza culturale delle famiglie”. Il luogo entro cui agisce la coralità produttiva è formato nel corso del tempo dall’agire di fenomeni naturali, storici e antropologici e coinvolge istituzioni locali, famiglie, imprese, associazioni culturali e sportive, condizionando scelte individuali che, a loro volta, condizionano l’ambiente comune.

In Magnaghi il luogo rappresenta un territorio dotato d’identità e, a differenza del concetto di spazio, include la variabile tempo, poiché l’uomo lo modifica dialogando con natura e storia. Il territorio non è un prodotto naturale bensì umano, poiché l’uomo modifica e costruisce l’ambiente. Magnaghi, fondatore della Società dei Territorialisti, già in un suo precedente lavoro[ii]  aveva identificato nel processo di deterritorializzazione della metropoli contemporanea, ossia nella “destrutturazione delle relazioni e proporzioni fra ambiente fisico, costruito e antropico” la sorgente del degrado ambientale, contrapponendola alle interpretazioni di funzionalisti ed economisti.

Il territorio è, infatti, il grande assente dall’analisi economica. Tale analisi ha trascurato ogni riferimento a fenomeni concreti e specifici (storici, culturali, sociali e territoriali) che potessero inficiarne la validità. Ciò, allo scopo di confermare se stessa come paradigma interpretativo, capace di assurgere al ruolo di Teoria generale. La teoria della localizzazione, di cui Alfred Weber all’inizio del ‘900 è stato un pioniere, ha proposto un approccio prevalentemente fisico-metrico[iii]. Questo approccio centra l’analisi su due forze fondamentali, una centrifuga (i costi di trasporto) che spinge per una localizzazione diffusa delle imprese,  ed una centripeta (le economie di agglomerazione) che all’inverso stimola le imprese a localizzarsi in forma concentrata per sfruttarne i vantaggi che ne derivano. Lo stesso approccio fu ripreso, negli anni ’90 dello scorso secolo, dalla scuola della Nuova Geografia Economica, in cui concentrazione d’imprese e domanda locale si alimentano reciprocamente in territori in cui a fattori di first nature (risorse naturali) si uniscono fattori di second nature (economie di scala, concentrazione di domanda, bassi costi di trasporto). In quest’approccio, nella sua articolazione tra centri e periferie, quello che scompare è il ruolo dei soggetti sociali, della cultura e dei saperi locali, la loro possibilità di tradursi in prodotti che siano espressione della sedimentazione storica ed antropica nei territori. E’ il mondo della grande impresa fordista che ha guardato al territorio solo come base produttiva, ordinandolo secondo le esigenze industriali, dominando le stesse aree urbane organizzate secondo i tempi della produzione, e creando vere e proprie città fabbriche[iv].

Becattini e Magnaghi ribaltano completamente quest’approccio, guardando al territorio come a un fattore produttivo, la cui precondizione è la valorizzazione delle sue dotazioni di saperi, di cultura, di sedimentazioni architettoniche, un patrimonio da tradurre in risorsa territoriale attraverso un progetto di sviluppo locale. La ricomposizione del rapporto antropico tra l’uomo e il suo ambiente, passa attraverso un’opera di ricostruzione dell’identità di un luogo. Un approccio non riducibile ad una lettura dei sistemi produttivi locali – particolarmente i distretti – in termini di pura geo-territorialità, trascurandone il calore della comunità socio-istituzionale

[i] Becattini G., La coscienza dei luoghi. Il territorio come soggetto corale, Donzelli, Roma, 2015.

[ii] Magnaghi A., Il progetto locale, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.

[iii] Capello R., Economia regionale, il Mulino, Bologna, 2004.

[iv] Magnaghi A., Perelli A., Sarfatti R., Stevan C., La città fabbrica. Contributi per un’analisi di classe del territorio, Clup, Milano, 1970.

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