PER UN REDDITO MINIMO GARANTITO – II parte

18 Apr

l’articolo  18-4-2016 di Antonio Baldo

povertà-41-300x192Ogni meccanismo sociale comporta diritti e doveri, vantaggi e costi, anche di natura diversa. Si sta parlando di reddito minimo e non di reddito di “cittadinanza”, né di un sostegno di disoccupazione. La forma più semplice è mettere a disposizione una somma di denaro, ma non è l’unica possibile. Vediamo alcune possibili voci.

 1 – Entrata finanziaria (individuale o famigliare).

Accettando il rischio delle cifre tonde e soltanto per dare un’idea di grandezza, si può azzardare la cifra di 1.000 euro mensili per persona adulta.

Vanno valutate le conseguenze sull’incentivo a passare al regime di mercato: una cifra elevata lo mortifica; una troppo bassa non rende appetibile il regime di reddito minimo. Diventa cruciale il sistema formativo.

 

2 – La casa.

La disponibilità di un’abitazione decente rimane una condizione di base per una vita accettabile. In termini assoluti, il patrimonio abitativo italiano appare vicino alla sufficienza: a fronte di 22 milioni di famiglie, esistono più di 27 milioni di abitazioni, dei quali oltre 5 non sono utilizzati. Il problema appare affrontabile sul piano normativo. Non è in discussione il diritto di proprietà ma soltanto un sistema di vincoli, magari garantiti dalla pubblica autorità.

 

3 – Tariffe agevolate.

Per molti servizi, esse non aggravano i costi (ad es. trasporti o spettacoli pubblici). Analoghe considerazioni possono essere fatte per taluni servizi culturali, alcuni dei quali tendono a una gratuità di fatto, come nel campo della comunicazione informatica.

 

4 – Disponibilità di taluni prodotti di largo consumo.

Parecchi prodotti hanno non solo bassi costi di produzione e distribuzione, ma anche qualità piuttosto omogenee.

Conservando una produzione concorrenziale affidata al privato, un acquisto e una distribuzione gestiti dal pubblico potrebbero mantenere prezzi molto contenuti per ben individuate fasce di utenti, lasciando nel contempo massima scelta tra prodotti analoghi. Questa non è altro che la logica dei GAS, i gruppi d’acquisto solidale.

 

5 – Possibilità di limitate integrazioni di reddito.

Le “attività” delle persone che, per scelta, stanno fuori dai circuiti lavorativi possono fornire integrazioni di reddito anche non banali. Può essere il caso di numerose iniziative di natura creativa e artistica e, oggi, perfino scientifica.

Certo, serve un sistema di controlli, analogo a quello per il lavoro nero. In ogni caso, rilevare (per poi sanzionare) l’esercizio di un’attività sarebbe più facile che definire in termini monetari un reddito evaso da assoggettare a un’imposta.

 

Occorre pensare anche ai doveri. Se ne possono ipotizzare almeno tre.

1 – Lavoro obbligatorio, a chiamata, con limitate possibilità di rifiuto.

Una certa quantità di lavoro è un obbligo per ogni cittadino. Si pensi alle necessità legate a emergenze o a quelli che sono chiamati “lavori socialmente utili”. Si può prevedere una specie di “servizio civile” per periodi anche brevi e comunque per un totale prefissato (corrispondente a 3 o 4 mesi) di giornate/anno.

Tali lavori non devono essere necessariamente pubblici: in tal caso, le retribuzioni di mercato possono andare a formare dei fondi di garanzia e riserve finanziarie destinate a fini previdenziali e pensionistici.

 

2 – Impegno a non lavorare “in nero”.

I “furbi” vanno colpiti come gli evasori fiscali e con pene non soltanto pecuniarie.

Questo richiede un sistema di controllo che comporta un costo, ma il compito non dovrebbe essere impossibile.

 

3 – Socializzazione di parte della “attività” svolta.

L’attività, liberamente scelta, legata al reddito garantito è, per definizione, gratificante sul piano personale. Si tratta spesso di attività che rivestono utilità non solo individuali e che, in una certa misura, possono essere “socializzate”. Pensiamo, ad esempio, a quelle artistiche di una certa qualità oppure a quanto attiene alle espressioni dell’altruismo o della cura di persone, beni culturali o ambiente.

 

Scelta e temporaneità

 

La scelta di uno stile di vita non va fatta una volta per tutte. Il sistema duale lavoro-attività deve prevedere la possibilità di passare da uno all’altro con relativa facilità e per periodi piuttosto brevi (3 – 5 anni).

Una delle caratteristiche più marcate di un individuo che vive in una società complessa consiste nell’immagine di sé (identità) che tale situazione comporta e, in ogni fase della vita, può essere difficile rispondere alla domanda: “chi sono io, nella situazione in cui ora mi trovo?”

Oggi il fattore più influente appare quello economico ma altre sollecitazioni culturali stanno avanzando e crescendo d’importanza; e su queste trova fondamento l’ipotesi del regime di reddito minimo.

Le cose cambiano: il dilemma è tra progettarle o subirle.

 

 

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