La legge contro il caporalato al Senato

7 Mar

il documento 7-3-2016

Primo sì del Senato alla legge per contrastare il caporalato. Una vera e propria economia sommersa che genera enormi profitti, distorce la concorrenza e alimenta una malavita particolarmente violenta che controlla oltre 300 mila persone. Con questi dati si è confrontato il Senato approvando il disegno di legge n. 1201, che reca nuove disposizioni penali “per contrastare lo sfruttamento di lavoratori irregolarmente presenti sul territorio nazionale”.

Il testo del disegno di legge, riformulato dalle Commissioni riunite del Senato, ha salvaguardato l’originale intenzione di approntare rimedi efficaci contro lo sfruttamento dei lavoratori ed in particolare degli stranieri che, a causa dell’irregolarità del loro soggiorno, possono più facilmente essere vittime di abusi. Di seguito le principali novità proposte dal provvedimento, che ora dovrà essere esaminato dalla Camera dei deputati.

Viene introdotto nel codice penale il reato di “grave sfruttamento dell’attività lavorativa”. Si punisce, con la reclusione da tre ad otto anni e con una multa di 9.000 euro per ogni lavoratore impiegato, chi sottopone i lavoratori a grave sfruttamento mediante violenza, minaccia o intimidazioni, e li obbliga a condizioni lavorative caratterizzate da gravi violazioni di norme contrattuali o di legge ovvero a un trattamento personale degradante.

La pena aumenta se tra le persone occupate ci sono minori o stranieri irregolarmente soggiornanti. La norma ha carattere generale, essendo diretta a colpire il fenomeno del “caporalato” indipendentemente dalla nazionalità delle vittime. Alla condanna seguono sanzioni accessorie come l’incapacità a contrarre patti con la pubblica amministrazione, la perdita di agevolazioni e finanziamenti nazionali e comunitari, oltre alla sospensione dell’attività produttiva.

E’ previsto l’arresto obbligatorio in flagranza nei casi di grave sfruttamento. Prevedendo l’arresto obbligatorio, grazie alla modifica operata all’articolo 380 del Codice di procedura penale, si incide in maniera indiretta anche sull’articolo 18 del Testo Unico sull’Immigrazione, consentendo alla vittima straniera, a determinate condizioni, di ottenere un permesso di soggiorno per protezione sociale.

Questo permesso offre un importante strumento per sfuggire ai trafficanti e consente una piena integrazione, in quanto può essere convertito in uno per lavoro o studio, se ne sussistono le condizioni.

Per il datore di “lavoro domestico” si applica la sola ammenda da 3.000 a 5.000 euro, qualora siano impiegati contestualmente non più di due lavoratori. Con tale disposizione si è voluto tenere conto dell’esigenza di evitare sanzioni sproporzionate nei confronti di soggetti socialmente deboli, a esempio anziani non autosufficienti che si avvalgano di “badanti”.

E’ infine prevista la possibilità di avvalersi del sequestro preventivo dei luoghi di lavoro dove risultino occupati uno o più lavoratori stranieri, oggetto di intermediazione abusiva di manodopera. Più in generale è previsto un aggravio delle sanzioni per chi utilizza lavoratori stranieri irregolari, in particolare per chi si avvale dell’intermediazione abusiva di manodopera definita dalla “Legge Biagi”: in tal caso è previsto il sequestro preventivo del luogo di lavoro dove sia occupato anche un solo straniero.

“Un voto importante contro una patologia del sistema che crea economie illegali, ostacola la concorrenza e falsa gli equilibri di mercato”. Così ha commentato l’approvazione del testo il sottosegretario all’Interno Marcella Lucidi, rappresentante del Governo nell’esame del disegno di legge. “Con questa norma – ha detto – il caporalato viene sanzionato indipendentemente da chi sia il soggetto sfruttato. Questo mi sembra un aspetto importante. Combattere la criminalità italiana e straniera che si avvale di manodopera irregolare o in nero, riducendola in schiavitù, violando i diritti umani, falsando gli equilibri di mercato, recando danno anche alle nostre imprese che invece operano nella regolarità, significa lavorare per garantire la sicurezza del Paese”.

“Le indagini delle forze di polizia, – ha detto Lucidi nel corso di un’audizione alla commissione Agricoltura della Camera – e anche quelle giornalistiche, ci hanno indicato che i settori più esposti al caporalato sono l’agricoltura e l’edilizia, ma anche quello manifatturiero e turistico. I soggetti che subiscono di più lo sfruttamento sono gli extracomunitari, in particolare quelli senza permesso di soggiorno. In questo contesto non mancano neanche immigrati che si trasformano da vittime in sfruttatori di altri immigrati o realizzano complicità con le organizzazioni criminali”.

(da redazione@metropoli.itla Repubblica 20 Novembre 2015)

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