L’estinzione della classe media americana: luogo comune o realtà?

8 Feb

L’articolo 8-2-2016 di Pietro Rizzo

clessNegli ultimi anni (comunque da prima della crisi del 2007) titoli simili a questo:The Middle Class Faces Extinction—So Does the American Dreams1 sono diventati quasi un luogo comune. Il premio Nobel Stiglitz afferma: gli Stati Uniti che sono stati punto di riferimento per il mondo nella costruzione di una società con una larga maggioranza costituita dalla classe media, rischiano di diventare la prima società con una ex classe media. 2

Qual è il motivo che sta portando a questa profonda trasformazione? La risposta sembra unanime, Stiglitz incluso: l’ineguaglianza.

La scomparsa della classe media si porta dietro uno dei valori più vantati, più invidiati e più duraturi della società americana: l’American Dream, ovvero la possibilità per ogni cittadino di arrivare ai vertici della nazione, partendo dai gradini più bassi.

Si sta affermando la cosiddetta “società a clessidra” (The Hourglass Society), cioè divisa in due parti come i coni della clessidra: una classe alta costituita dai privilegiati che accumulano sempre più ricchezze e una classe bassa sempre più ampia, costituita dai “meno fortunati”, che galleggia sopra la soglia di povertà. Cito da Wikipedia: “ La Hourglass Economy è un’economia che produce una classe alta e una classe bassa più numerose e causa un declino della classe media”.

Già da alcuni anni il mondo del business scommette su una società con due classi. Le grandi compagnie (ad es. Propter & Gamble) hanno elaborato la “hourglass marketing strategy”, i cui target sono i consumatori delle classi alta e bassa.

Gli economisti Case e Deaton (il secondo è l’ultimo premio Nobel per l’economia) hanno analizzato una miriade di dati di istituti demoscopici degli ultimi decenni sulla salute e la mortalità degli americani bianchi non ispanici di mezza età.3 Le conclusioni sono sorprendenti (almeno per i non addetti ai lavori come chi scrive).

Il grafico 1 mostra un’inversione di tendenza nella mortalità dei bianchi USA non ispanici dopo il 1998 (curva in rosso), mentre negli altri paesi industrializzati la mortalità continua a scendere del 2% l’anno.

1

All-cause mortality, ages 45–54 for US White non-Hispanics (USW), US Hispanics (USH), and six comparison countries: France (FRA), Germany (GER), the United Kingdom (UK), Canada (CAN), Australia (AUS), and Sweden (SWE).

Invece la mortalità degli ispanici ha continuato a declinare con lo stesso tasso di quello britannico (1,8 % all’anno).

 2

Mortality by cause, white non-Hispanics ages 45–54

 Il grafico 2 mostra le cause di morte all’origine dell’inversione di tendenza del grafico precedente: suicidi, avvelenamento non intenzionale da droga e alcol, malattie croniche del fegato e cirrosi. Per inquadrare meglio il contesto, nel grafico è riportata anche la mortalità per cancro ai polmoni e per diabete. Il diffondersi dell’obesità ha fatto paventare un forte aumento delle morti per diabete. Ma questo finora non si è verificato.

Anche per le altre fasce di età c’è stato un andamento analogo nel periodo 1999-2013.

3

Mortalità per avvelenamento involontario, suicidi e malattie del fegato nei non ispanici per fasce di età.

Secondo l’opinione dominante, la qualità della vita della maggioranza dei cittadini della più grande potenza economica (e non solo) dovrebbe collocarsi ai vertici del mondo. Case e Deaton hanno dimostrato invece che le cose non stanno in questi termini. I dati da loro analizzati si conoscono da lungo tempo, ma essi sono stati interpretati in maniera distorta.

A lungo si è pensato infatti che la differenza con i paesi europei più avanzati fosse dovuta all’enorme divario che c’è tra gli afro-americani e i bianchi. Il divario razziale indubbiamente esiste, ma i risultati della ricerca di Case-Deaton mostrano che non è sufficiente a supportare questa tesi.

L’abbassamento del livello dei redditi che si registra da diversi anni (si calcola che il loro valore attuale sia inferiore a quello di 40 anni fa), abbinato al fatto che gli USA sono l’unico paese sviluppato in cui il diritto alla salute non è compreso tra quelli fondamentali (Obama ha dovuto superare mille ostacoli per migliore un po’ la situazione), ha sottoposto gli americani della classe media e le loro famiglie a un enorme stress, che ha generato un crescente senso di insicurezza e di frustrazione e che ha risucchiato molti nel circolo vizioso depressione-alcol-droga-suicidio.

In conclusione, al quesito posto nel titolo penso si debba rispondere che effettivamente in America la classe media è in via di estinzione.

Siccome di solito quello che succede in America dopo qualche tempo si verifica anche in Europa (almeno così si è sempre detto), il fenomeno si sarebbe dovuto già diffondere dalle nostre parti. Non mi sembra che ciò sia avvenuto. Forse la vecchia Europa ha sviluppato dei robusti anticorpi che l’America non ha. Forse.

  • Anne Case e Angus Deaton, “Rising morbidity and mortality in midlife among white non-Hispanic Americans in the 21st century”, Proceedings of the National Academy of Sciences, September 17, 2015.
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Una Risposta to “L’estinzione della classe media americana: luogo comune o realtà?”

  1. Marcello Aprile 9 febbraio 2016 a 19:21 #

    Sicuro che abbiamo gli anticorpi? Rispetto al passato immediato (anni 80 e 90) la classe media al sud è costituita dai soli statali; fare gli insegnanti è, per es., l’unico modo di avere uno stipendio da 1500 euro, che qualunque altro dipendente del settore privato, dalle banche all’impresa, si sogna. I 1000 euro per i ventenni sono mediamente diventati un sogno. Classe alta, classe bassa sterminata, classe media ridotta al lumicino. Lo scenario mi sembra comparabile…

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