2015, l’anno europeo per lo sviluppo

4 Giu

larticolo  1 giugno 2015 di Rosa Stella De Fazio

867Lo sviluppo internazionale è parte integrante dell’azione esterna dell’Unione Europea ed è una delle sue principali priorità. Lo ha ricordato la Commissione europea[1] all’inizio del 2015, dedicando l’anno corrente al rilancio delle iniziative intraprese dalle organizzazioni europee che si occupano di sviluppo e cooperazione, e alla proposta di nuove iniziative. L’ “anno europeo per lo sviluppo” ha la sua base normativa nella Comunicazione COM (2011) 637 def.[2], per mezzo della quale la Commissione si impegna a divulgare le modalità di erogazione degli aiuti europei allo sviluppo nella massima trasparenza[3], e si propone di coinvolgere le Istituzioni nazionali e le Organizzazioni internazionali nella lotta alla povertà e nell’empowerment femminile.

La Commissione ha presentato un quadro sintetico dell’azione attuale dell’Unione Europea per la cooperazione allo sviluppo, che si articola in 15 punti.[4] Da esso emergono profili significativi, come la riduzione del numero di “estremamente poveri”[5] di almeno 700 milioni di persone rispetto al 1990; e la realizzazione di una forte crescita economica negli ultimi anni in vari Paesi in via di sviluppo (PVS). Entrambi questi fattori hanno posto le premesse per una graduale espansione nei prossimi anni di procedure più eque nell’erogazione degli aiuti europei. Ad esempio, la procedura c.d. di “modulazione” prevede la destinazione di finanziamenti ai Paesi più esposti a catastrofi naturali o a conflitti, o che soffrono di più la povertà e l’instabilità istituzionale.

Accanto a questo target, l’Unione Europea mira a introdurre nei futuri piani di sviluppo i princìpi della “titolarità del Paese” e del “sostegno al bilancio”. Questi principi coinvolgono direttamente i beneficiari della cooperazione nell’allocazione delle risorse erogando circa il 25% degli aiuti direttamente ai governi dei PVS. In tal modo, i governi decidono le modalità, i luoghi e il contenuto[6] della spesa, e si consultano strettamente con l’UE, in modo da garantire la stabilità e la durabilità dei risultati raggiunti.

Accanto a nuove forme di collaborazione tra l’Unione europea e i PVS, l’anno europeo per lo sviluppo sarà l’occasione per lanciare una programmazione congiunta tra Unione e Stati membri, con lo scopo di valutare le maggiori criticità che colpiscono il PVS preso in esame e individuare le possibili soluzioni, stabilendo di volta in volta quale tra i donors coinvolti nel progetto possa contribuire in maniera più efficace allo sviluppo dell’area interessata. Si prevede anche la collaborazione di donors esterni all’Unione. Oltre alla creazione di nuove strutture della cooperazione, il progetto dell’anno europeo per lo sviluppo consentirà infine di diffondere tra i cittadini europei un’adeguata informazione[7] relativa ai risultati già raggiunti, in particolare l’accesso all’istruzione elementare per quasi 14 milioni di bambini; l’accesso all’acqua potabile di migliore qualità per oltre 70 milioni di persone; l’assistenza di personale medico competente per oltre 7,5 milioni di nascite[8].

I progressi già compiuti dimostrano in definitiva la crescente espansione e allo stesso tempo la necessità di rinnovare l’attività di cooperazione dell’Unione Europea e di rafforzare un’azione coesa e stabile per lo sviluppo internazionale.

[1] Attraverso l’azione congiunta della DG Cooperazione internazionale e sviluppo, lo sportello informativo “External Cooperation” e la piattaforma online “capacity4dev.eu”.

[2] Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle Regioni COM(2011) 637 def. “Potenziare l’impatto della politica di sviluppo dell’Unione europea: un programma di cambiamento”, 13 ottobre 2011.

[3] L’Unione è stata infatti classificata tra i donors internazionali più trasparenti: vedi EU Aid Explorer, una piattaforma di monitoraggio annuale della trasparenza dei destinatari dei finanziamenti e dei dati relativi alle attività di cooperazione allo sviluppo (www.euaidexplorer.jrc.ec.europa.eu).

[4] Sul portale www.europa.eu/eyd2015/it/content/eu-development-aid.

[5] Secondo la definizione dell’OCSE l’“estrema povertà” riguarda coloro che vivono con meno di 1$ al giorno. Nel 2000 erano a 1,3 miliardi di esseri umani; il suo dimezzamento rappresentava uno degli Obiettivi dello Sviluppo del Millennio per il periodo 2000-2015.

[6] I campi prevalenti sono: il buon governo, i diritti umani, la democrazia, la sanità, l’istruzione, l’agricoltura e l’energia.

[7] Dai dati dell’Eurobarometro del 2013 relativi alla conoscenza dei cittadini europei dell’azione dell’Unione per lo sviluppo risultava che oltre i due terzi ritenevano la lotta alla povertà nei PVS come una delle principali priorità dell’Unione, ma la metà dichiarava di non avere un’adeguata informazione sulla destinazione degli aiuti europei.

[8] I dati presentati sono tratti dal Report della DG EuropAid della Commissione europea “EU Contribution to the Millennium Development Goals-Key results from European Commission programmes” del 2013.

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