Mazzucato: Servono grandi investimenti in Europa

7 Mag

Flash 7/5/2015

new_premises_bigUn bell’articolo di Mariana Mazzucato (“Europa, ascolta le parole di Atene”, la Repubblica 16/3/2015) mostra nel modo più chiaro gli errori dell’UE nella lotta alla crisi. L’autrice parte dalla sua nota tesi che in periodo di crisi il settore pubblico – anziché contenere le spese, come dicono le politiche di austerità – deve aumentarle. Ciò, sia nel breve che nel lungo periodo. Nel breve periodo, come spiega Richard Koo, l’Europa ha confuso i propri problemi strutturali con i problemi di bilancio. Durante la crisi le imprese e i privati sono oppressi dai debiti, perciò le une non investono e gli altri non spendono, anche quando i tassi di interesse sono molto bassi. Se si aggiunge il settore pubblico a ridurre le spese, si genera la recessione, com’è accaduto. Koo dice che l’UE non ha imparato dall’esperienza giapponese, e sta percorrendo la stessa strada.

Fin qui, notiamo noi, per contrastare la crisi, basterebbero le politiche keynesiane di aumento della domanda e il quantitative easing, che abbassa il prezzo del denaro. Ma nel lungo periodo, questo non basta più. Gli USA hanno superato la crisi, non solo con il quantitative easing, ma anche grazie agli investimenti strategici, che aumentano la produttività (e creano nuova domanda stabile). Gli USA hanno speso 800 miliardi di dollari per l’energia rinnovabile. E la Germania ha fatto proprio come gli USA. “L’Europa, dice Mazzucato, dovrebbe fare come la Germania fa e non come la Germania predica”. E aggiunge: “Il problema dell’Italia non è il deficit eccessivo ma la mancata crescita, perché da almeno venti anni non si fanno investimenti di questo genere”.

Mazzucato osserva che il piano Junker di investimenti è troppo ridotto ed ha aspettative ridicolmente esagerate. Ella ricorda che Varoufakis, come economista, da anni lavora ad un piano di investimenti europei che elimini le divergenze competitive fra gli stati. La Banca europea degli investimenti potrebbe emettere bond, garantiti dalla Bce, per grandi investimenti, evitando così che le banche usino il denaro del quantitative easing per altri scopi, invece di prestarlo alle imprese. In effetti oggi ci sono proposte di project bonds emessi dalla Banca Europea degli Investimenti, e acquistati anche dalla Bce, per finanziare grandi progetti (v. l’articolo di Fabio Bassan, “La Bce può acquistare i project bond della Bei” in la Repubblica, Affari e Finanza, 27/4/2015.

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