Il recupero dell’evasione fiscale

30 Ott

 Il documento, 30 ottobre 2014

di Mauro Gallegati

Teamwork Raising The Bar Un work-in-progress di Gallegati, intitolato “Oltre la crisi”, contiene questo paragrafo (3.1.2), che qui anticipiamo

Da noi chi può evade. Questo mette in moto un meccanismo perverso in cui la parte più povera e/o quella più (volontariamente o meno) onesta della popolazione finanzia le classi più ricche della popolazione mediante una maggior pressione fiscale effettiva, servizi pubblici inadeguati e tassi di interesse elevati (con effetti depressivi su investimenti ed occupazione). Il problema della qualità della spesa va di pari passo con quello dell’evasione fiscale e ne è il corrispettivo.

Stando così le cose, come sorprendersi se la disuguaglianza aumenta a scapito delle generazioni più giovani e dei meno abbienti? Se soffrite di letargia vi consiglierei Ladri di Livadiotti.[1] La vostra coscienza civica non vi lascerà dormire dopo aver scoperto che il fisco sa nomi e cognomi di chi evade, ma non fa nulla.

Come ho appena evidenziato, l’evasione fiscale è da noi ormai una malattia cronica e mai davvero combattuta,[2] favorita da un sistema tributario troppo complesso,[3] da un esteso partito degli evasori,[4] ma soprattutto da una mortificante assenza di senso civico che ci spinge a considerare lo Stato come una entità esterna e spesso ostile. Occorrerà dunque combattere l’evasione, ma, nello stesso tempo, riqualificare la spesa, che ora è percepita, secondo i dati World Bank, come la peggiore in Europa. Si dovrà inoltre abbassare la tassazione sulla produzione di reddito ed aumentare quella su rendite e ricchezza (dell’1% dei ricconi) ed incrementare la spesa in ricerca e sviluppo.[5]

Appare necessario introdurre una riforma che renda il fisco più semplice; con normative semplificate ed accorpamento delle imposte minori; con la digitalizzazione dei pagamenti. Una strada percorribile è quella dell’eliminazione del contante. E’ interessante un esperimento introdotto in Corea del Sud nel 1999, quando il sommerso sul PIL era del 18%. Tecnicamente, si è introdotto un sistema di deduzioni fiscali per acquisti effettuati elettronicamente e le ricevute di tali transazioni entrano in una lotteria nazionale (ma si legga questa proposta come un primo passo). Il risultato così ottenuto vale quasi il 2% del PIL.

Inoltre bisogna verificare i grandi patrimoni. Il 10% delle famiglie più ricche possiede il 47% delle ricchezza netta familiare totale, secondo l’indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012 della Banca d’Italia. Questa indagine mostra anche che il 10% delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2% del totale dei redditi prodotti, mentre il 10% di quelle con redditi pi elevati percepisce invece una quota del reddito pari al 26%.

[1] Stefano Livadiotti, Ladri. Gli evasori e i politici che li proteggono, Bompiani 2014.

[2] Il sommerso è stimato al 17.9% del PIL nel 1992 e 17.5 nel 2008, ossia in termini di imposte evase il 4% del PIL. Se nella Seconda Repubblica, l’evasione fosse stata effettivamente combattuta, il rapporto debito/PIL sarebbe oggi del 60%!

[3] Secondo le stime del FMI l’indice di complessità del sistema tributario è in Italia 134, contro la media OECD di 62. lamentavano i pericoli di tale sistema già nel 1982.

[4] La ripartizione lavoratori dipendenti-lavoratori dipendenti sul totale degli occupati _e32% e 68% rispettivamente: in Europa 10 e 90. Le entrate _scali dai dipendenti per_o sono

quasi 10 volte pi_u alte (127 miliardi di euro contro 14).

[5] In Italia, la spesa in R&S sul PIL è di 1.3 (il 44% viene dal settore privato), mentre in Germania è di 2.9 (66% privato).

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